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La mountain bike (MTB) è uno sport dove la preparazione atletica riveste un'importanza
basilare. Non solo essa è di fondamentale rilievo per chi pratichi questo sport
a livello agonistico, ma è indispensabile anche per chi lo consideri semplicemente
un piacevole hobby.
Molti percorsi, infatti, hanno caratteristiche tali da essere impraticabili da
parte di chi non abbia almeno un certo livello di capacità di forza, oppure rischiano
di rendere una vera tortura quella passeggiata che sarebbe dovuta essere distensiva
e rilassante. Se si sta nuotando in piscina, infatti, e ci si sente stanchi, si
può sempre fermarsi per riprendere fiato o per chiudere anticipatamente, rispetto
ai programmi, la mia sessione di allenamento; ma ci si trova in sella alla MTB
in mezzo ad un bosco o ad un prato ondulato e si va in "crisi", in qualche modo
si deve rientrare a casa o al punto di ritrovo, e ciò può costituire un finale
oltremodo spiacevole per una esperienza che doveva essere positiva e costruttiva.
La preparazione atletica, dunque, è un momento cardine per la pratica anche amatoriale
di questo sport. Le indicazioni che seguono sono rivolte a chi pratichi la MTB
con obiettivi agonistici, ma, fatti gli opportuni adattamenti, possono servire
veramente a tutti. Nel seguito dell'articolo ci riferiremo sempre ad atleti agonisti
ed a gare, ma il discorso può essere sempre facilmente adattato agli amatori e
alle loro uscite non competitive. Effettuare una corretta preparazione significa
dunque dotare il praticante di quelle capacità condizionali, cioè di quelle caratteristiche
fisiche, che gli servono per effettuare al meglio la gara.
Le qualità che più servono ad un biker sono:
- Resistenza
- Forza
- Velocità (resistenza alla velocità)
- Mobilità o flessibilità
- Destrezza ed equilibrio
- Decontrazione muscolare
Le prime tre sono vere e proprie capacità condizionali, mentre le ultime tre
sono caratteristiche atletiche che tendono a confluire con quella che comunemente
viene definita "tecnica" di esecuzione del gesto sportivo.
Resistenza
È la capacità dell'organismo di resistere contro la stanchezza in esercitazioni
sportive di lunga durata. Quando mi affatico, infatti, per un certo tempo posso
comunque mantenere l'intensità iniziale tramite maggiori sforzi di volontà. Oltre
un certo punto, però, l'intensità diminuisce: la resistenza è, appunto, la capacità
di contrastare questo calo di efficacia.
Viene determinata dalla capacità funzionale del sistema cardiocircolatorio, del
metabolismo, del sistema nervoso e dalla coordinazione di tutti gli organi ed
i sistemi. È importante anche l'aspetto coordinativo e psichico e la forza di
base posseduta. L'allenamento della resistenza deve prevedere sempre sia l'allenamento
della resistenza di base, sia di quella specifica di gara, privilegiando la cosiddetta
resistenza aerobica. Esistono infatti almeno cinque diverse capacità di resistenza,
strettamente connesse le une alle altre:
- DI LUNGA DURATA:
per percorrere una distanza per la quale l'atleta necessita di più di 8 minuti
senza che intervenga un sostanziale cedimento di velocità. La prestazione avviene
quasi esclusivamente in condizioni aerobiche. Richiede uno sforzo di tutti i sistemi
dell'organismo, ma il fattore determinante per la qualità della prestazione è
la capacità del flusso di ossigeno nell'unità di tempo, cioè la capacità aerobica.
- DI MEDIA DURATA:
durata compresa tra 2 e 8 minuti. Dipende dalla resistenza di forza e dalla resistenza
alla velocità. Si verifica un debito di ossigeno. Al crescere della velocità,
aumenta la richiesta energetica anaerobica.
- DI BREVE DURATA:
compresa tra 45 secondi e 2 minuti. Vi è un'elevata percentuale di processi metabolici
anaerobici. Dipende massicciamente da fattori quali la cosiddetta resistenza di
forza e dalla resistenza alla velocità. Il suo livello è determinato da quello
delle riserve energetiche e dalla capacità di utilizzarle in assenza di ossigeno,
dalla capacità di tamponare le reazioni acide del lavoro, e dalla possibilità
dei muscoli di continuare a contrarsi anche con un Ph sanguigno acido.
- DI FORZA:
indica un tipo di resistenza localizzata nei distretti muscolari interessati.
- ALLA VELOCITÀ:
consiste nella capacità di resistere alla stanchezza con carichi di intensità
massimale o submassimale non facendo diminuire la rapidità del moto su brevi distanze.
Nella pratica della MTB tutti questi aspetti vanno coltivati: è infatti necessario
possedere resistenza di lunga durata, perché la gara dura sempre ben più di otto
minuti, resistenza di forza, perché vi sono spesso salite anche ripide che richiedono
il ricorso a questa qualità, resistenza alla velocità, perché può fare la differenza,
soprattutto in partenza, quando occorre ben posizionarsi all'interno del gruppo,
ed in un eventuale arrivo allo sprint, e la resistenza di media e breve durata,
perché sono propedeutiche e legate alle altre.
Forza
Tra le varie forme in cui questa qualità può essere espressa, quelle che hanno
un interesse per la pratica della MTB sono:
- PURA o MASSIMALE,
che è quella più elevata esprimibile con una contrazione muscolare volontaria.
È la forma più importante, perché influenza tutte le altre.
- VELOCE:
è la capacità di superare delle resistenze con una elevata rapidità di contrazione.
Nella pratica la sua espressione tende a coincidere con quella del concetto di
velocità, al quale si rimanda. Si esprime e si allena con movimenti rapidi. Un
buon metodo di allenamento adatto alla pratica della MTB, è quello di incrementare
molto la forza massimale e di trasformarla poi in forza veloce con esercitazioni
specifiche rapidissime. In ogni caso l'allenamento deve essere condotto per portare
ad un rapporto forza-tempo del movimento simile a quello di gara, in modo che
i muscoli effettuino nel minore tempo possibile il gesto di gara, cioè la pedalata,
con una resistenza pari a quella di gara. Nell'allenare la forza veloce ci si
deve fermare prima dell'arrivo dell'affaticamento.
- RESISTENZA DI FORZA:
è la capacità di opporsi alla fatica durante applicazioni di forza di lunga durata.
Rappresenta il punto di contatto tra le qualità della resistenza e della forza.
Il suo allenamento principe consiste in primo luogo nell'esercizio di gara ed
in esercitazioni specifiche rendendo più difficili le condizioni esterne. Si rimanda
a quanto detto sul concetto di resistenza per ogni approfondimento.
L'allenamento di qualsiasi aspetto della forza deve essere sempre finalizzato
alle esigenze specifiche del movimento di gara. La programmazione deve prevedere
delle esercitazioni di sviluppo generale della forza, che precludano la costituzione
di una "barriera di forza" che impedisca ulteriori progresso, poi esercitazioni
specifiche, che rispettino la ritmica alternanza tra tensione e rilassamento tipica
dei movimenti ciclici, e di movimento di gara. Questi ultimi, ad esempio possono
essere rappresentati da sprint sulla bici partendo da fermi con carichi addizionali.
Tengo a precisare che la pratica della MTB richiede lo sviluppo di forza, in tutte
le sue componenti e varianti, anche in distretti muscolari che normalmente vengono
trascurati in altre discipline simili. Dato per scontato il potenziamento degli
arti inferiori, compresi i glutei, il biker deve allenare anche i muscoli stabilizzatori
del tronco, la schiena, le spalle, i pettorali, le braccia, con particolare riferimento
alle mani ed agli avambracci, evitando, però, un'eccessiva crescita di massa muscolare
che si trasformerebbe in ulteriore peso da trasportare.
Velocità
È la capacità di spostarsi su una breve distanza con la massima rapidità . È una capacità complessa e difficile da allenare, i cui presupposti sono:
la mobilità dei processi nervosi, che fornisce un'elevata frequenza di movimento,
la forza veloce e la potenza, che incidono sull'accelerazione, l'elasticità e
la capacità di rilassare rapidamente dei muscoli, la tecnica, la capacità di concentrazione
ed altri meccanismi biochimici. Il biker ha bisogno della velocità in alcuni momenti
specifici della gara: in partenza, quando deve lottare per conquistare una posizione
favorevole all'interno del gruppo, nella volata finale, ed eventualmente in altri
momenti topici della gara. In ogni caso molto spesso si può parlare più di un
ricorso alla resistenza alla velocità che non alla velocità pura.
Per allenare la velocità occorre migliorare:
- La rapidità della reazione motoria, cioè la risposta, ad esempio al segnale dello
starter o allo scatto di un avversario;
- La fase di aumento della velocità, in cui hanno rilievo la potenza e la forza
veloce;
- La fase di stabilizzazione della velocità, in cui si sviluppa la massima velocità
possibile.
Vista l'importanza che ha la tecnica di esecuzione del gesto, occorre
innanzi tutto perfezionare per prima questa, con ripetizioni a velocità submassimale
o con progressioni a velocità controllata che arrivino fino al 90-95% di quella
massima, nelle quali si mantenga un perfetto controllo tecnico sviluppando al
contempo una velocità simile a quella massimale. Riprendo qui il concetto di resistenza
alla velocità, già trattato nella sezione dedicata alla resistenza, per ribadire
che il suo sviluppo è legato a quello della resistenza aerobica, che attiene alle
prestazioni cardiache e circolatorie ed alle capacità di recupero, ed a quello
della velocità pura.
Mobilità o flessibilità e decontrazione muscolare
Si tratta di caratteristiche fisiche che spesso vengono confuse. La prima è la
capacità di realizzare dei movimenti con grande escursione e si allena ad esempio
con esercizi di stretching. Più complesso, invece è l'argomento della decontrazione
muscolare, che consiste sia nella capacità di decontrarre il muscolo agonista
dopo la sollecitazione sia di decontrarre gli antagonisti nel momento della sollecitazione.
In entrambi i casi la deficienza di decontrazione riduce la forza, la resistenza
e la velocità. Ciò è ovviamente di grande rilievo negli sport ciclici, dove il
muscolo deve passare ritmicamente da uno stato di contrazione ad uno di decontrazione.
La capacità di decontrazione è allenabile e può essere migliorata con slanci,
balzi, scuotimenti degli arti, massaggi e trattamenti ipertermici, come bagni
caldi e saune.
Destrezza ed equilibrio
Rientrano più nel campo dell'addestramento che non dell'allenamento e della preparazione
atletica e garantiscono una maggiore economicità dei gesti e quindi un minore
ricorso alla forza muscolare.
PERIODIZZAZIONE
Non tutti i periodi dell'anno sono uguali. Visto che non è materialmente possibile
essere "in forma" sempre e che il periodo delle gare, o quantomeno quello delle
competizioni più importanti, è limitato, ciò che si fa durante il resto dell'anno
deve essere propedeutico ad ottenere le migliori prestazioni quando ciò ci interessa.
Possiamo quindi individuare tre diversi periodi, per ciascuno dei quali indichiamo
alcuni esempi di allenamenti tipici. Non va però dimenticato che ogni capacità
condizionale va comunque allenata in ogni fase della periodizzazione, compresa
quella di transizione se raggiunge o supera le tre o quattro settimane. Nel periodo
gara gli allenamenti saranno caratterizzati da ritmi più intensi, pause di recupero
più lunghe ed intervallati da giornate di riposo completo o "attivo", a bassa
intensità, finalizzate a ristabilire le scorte energetiche nell'organismo.
Si precisa che quelle che seguono sono solo delle indicazioni di massima e non
possono essere interpretate come un programma di allenamento completo: questo,
infatti, deve tenere conto delle caratteristiche specifiche di ogni singolo individuo,
quali, ad esempio, la necessità di diminuire o controllare il peso corporeo, di
incrementare una capacità particolarmente deficitaria rispetto alle altre e così
via. Solo un esame basato su alcuni test può sciogliere le riserve relative ad
una preparazione individualizzata. Atleti apparentemente simili, infatti, potrebbero
avere livelli di potenza e capacità aerobica, di massimo consumo di ossigeno e
di soglia anaerobica diversi e potrebbero dunque necessitare di approcci alla
preparazione anche sostanzialmente dissimili.
Periodo di preparazione
Gli allenamenti caratteristici di tutta la preparazione sono:
Fondo lungo
Suo scopo è quello di plasmare le basi psicologiche, organiche e muscolari necessarie
perché l'atleta possa sopportare le fatiche dell'allenamento per l'intera stagione.
La durata è variabile e può giungere anche alle 4 ore. Il ritmo deve essere di
un 15-20% inferiore a quello di soglia anaerobica, ed anche eventuali salite devono
essere intraprese sotto tale soglia. Questo allenamento è di fondamentale importanza,
perché abitua psicologicamente il soggetto alla fatica, "insegna" al corpo ad
utilizzare risorse energetiche costituite anche da grassi e produce adattamenti
muscolari, articolari, tendinei e di tutti i sistemi.
Fondo lento
Costituisce il classico allenamento di recupero delle energie psicofisiche e
rappresenta il cosiddetto "recupero attivo": è un fondo percorso a ritmo continuo,
con intensità del 25 o 30% inferiore a quello di soglia e protratto da una fino
ad un massimo di due ore, assolutamente solo in pianura e possibilmente fatto
in compagnia e in un ambientazione gradevole, per rigenerare anche la mente.
Fondo medio e fondo veloce
La durata del primo, sempre a ritmo uniforme, varia da 30' a 90' percorsi ad
un ritmo cardiaco del 10 o 15% inferiore a quello della frequenza di soglia anaerobica.
Il secondo, invece, ha una durata dai 20' fino all'ora, percorsi con una frequenza
cardiaca compresa tra il 95% ed il 100% di quella di soglia. Questi due tipi di
allenamento possono essere anche svolti insieme andando a costituire un allenamento
in progressione ed il loro scopo è quello di porre le basi per potere effettuare
allenamenti a più alta intensità e per elevare il livello di soglia anaerobica.
Il cosiddetto periodo di preparazione può a sua volta essere suddiviso in due
tappe, secondo il seguente schema:
I tappa, più lunga: in una programmazione annuale può durare circa quattro mesi. È caratterizzata
da un quantità di carico elevata e gradatamente crescente e da un'intensità bassa.
Il suo principale obiettivo, infatti, è di elevare la capacità di carico dell'atleta.
Alcuni esempi di allenamento caratteristico di questa prima tappa sono:
- Abituarsi a "stare in sella":
non è un aspetto banale come può sembrare: uscite di 3-4 ore a ritmi blandi e
costanti e con rapporti agili sono assai utili per riprendere confidenza con la
bicicletta.
- Allenamento di resistenza con variazioni di ritmo:
in questa fase è bene effettuarlo su percorsi medio-lunghi per poter contribuire
ad aumentare la resistenza aerobica. Può consistere in 4 o 5 ripetizioni di durata
compresa tra i 10 e i 20 minuti ad una velocità di poco superiore al 50% di quella
massima esprimibile, utilizzando rapporti agili ed un percorso vario dal punto
di vista altimetrico. Il recupero tra le serie è tra i 4 e i 6 minuti a velocità
moderata.
- Sviluppo di forza resistente con allenamento in salita:
su una salita con pendenza uniforme del 5% circa, vanno effettuate da 5 a 8 ripetizioni
di durata compresa tra due e quattro minuti e con due minuti di recupero.
- Forza:
esercitazioni per lo sviluppo generale in palestra con bilancieri o macchine
isotoniche per tutto il corpo, non solo per le gambe. Per lo sviluppo della forza
vanno effettuate serie con elevato carico e basso numero di ripetizioni. Cominciare
ogni seduta allenando gli arti inferiori, che rimangono comunque il gruppo muscolare
più importante e non superare le 25 serie complessive per allenamento.
II tappa: il suo obiettivo è di collegare tra loro le singole componenti dello stato
di forma, rendendo l'allenamento più specifico. Si mantiene costante la quantità
di lavoro e ne si aumenta l'intensità.
Ecco alcuni esempi di allenamento tipici di questa fase.
- Sviluppo della resistenza in salita: è un allenamento misto di forza e resistenza
che consiste nell'effettuare da 4 a 6 ripetizioni di circa 2-4 minuti in una salita
con pendenza compresa tra il 4 e l'8% con rapporti piuttosto agili. Recupero di
almeno 4 minuti. In alternativa può essere valido effettuare da due o tre ripetizioni
di circa 10-15 minuti in salita con gli stessi rapporti. Recupero di almeno 8-10
minuti.
- Le ripetute a soglia anaerobica: un obiettivo basilare di un biker è quello di
avere un'elevata velocità di soglia anaerobica, e l'allenamento di questa caratteristica
è costituito dall'effettuare lunghe ripetute con frequenza cardiaca vicina a questo
valore. Possono essere eseguite numerose ripetizioni della durata compresa tra
4 e 10 minuti con un recupero effettuato pedalando lentamente e con un rapporto
agile per circa 3 o 4 minuti.
- Sviluppo della resistenza di breve e media durata e della capacità di lavorare
con alte concentrazioni di lattato: si effettuano variazioni di ritmo di durata
compresa tra i due e i quattro minuti, nelle quali l'intensità del tratto veloce
è superiore alla frequenza di soglia del 5%, e quella della fase più lenta è di
circa il 5% inferiore alla velocità di soglia. La durata complessiva del lavoro
non dovrebbe superare l'ora.
- Allenamento a ritmo gara: consiste nel percorrere frazioni di allenamento ad
un ritmo prossimo alla velocità e all'impegno che si dovrà tenere in gara. Ha
soprattutto una funzione di stimolo psicologico.
- Forza speciale: in pianura o in salita, con partenza da fermo, sviluppare la
massima spinta sui pedali, tenendo rapporti lunghi, per 6 o 7 secondi. L'esercizio
può essere effettuato sia da seduti sul sellino, sia in piedi sui pedali. Con
l'avanzare della stagione e l'avvicinarsi del periodo di gara, occorre velocizzare
l'azione, diminuendo la lunghezza dei rapporti, la pendenza della salita ed aumentando
i tempi di recupero.
- Forza resistente in salita: su una pendenza di circa il 5% eseguire da 4 a 9
ripetizioni, in una o più serie, della durata da 1'30" a 3 minuti con rapporti
lunghi. Recupero di almeno 5-8 minuti tra le ripetute e di 10-15 minuti tra le
serie.
- Forza resistente in pianura: allenamento simile al precedente, dal quale si differenzia
per la durata delle ripetizioni, che è di circa 30 secondi superiore e per la
frequenza della pedalata, anch'essa leggermente superiore.
- Resistenza alla velocità: si tratta di ripetizioni di durata compresa tra 30"
e i 2' a velocità sub-massimale, con un recupero quasi completo che permetta di
smaltire quasi completamente il debito lattacido.
- Velocità: in pianura, partendo in progressione, raggiungere la massima velocità
possibile e mantenerla per un tempo compreso tra i 3 ed i 6 secondi. Recupero
ampio sia tra le serie che le ripetizioni, il cui numero deve essere tale da far
sì che non vi sia un sensibile calo della velocità. Da quel momento in avanti,
infatti, si allenerebbe la resistenza alla velocità e non la velocità pura.
Periodo gara
Il compito dell'atleta è di adeguare le capacità sviluppate nel periodo di preparazione
alle esigenze specifiche relative alle gare più importanti. Si riduce la quantità
di carico e si aumenta l'intensità, conformandola alle caratteristiche di gara,
anche se deve essere sempre curata e mantenuta la resistenza aerobica. I mezzi
di allenamento sono costituiti quasi esclusivamente da carichi specifici, quindi
da lavoro sulla MTB. Per avere alcuni esempi di allenamento si possono prendere
in esame quelli indicati nella sezione precedente, diminuendo il numero di ripetizioni,
aumentando i tempi di recupero e la velocità delle prove ed adeguando i rapporti
e la frequenza di pedalata a quelli usati in gara. Uno strumento di allenamento
indispensabile, poi sono le competizioni giudicate non importanti, dove possono
essere sperimentati tattiche, sensazioni, aspetti psicologici e capacità di sostenere
ritmi elevati in preparazione di quelle che più interessano.
Periodo di transizione
Compito del periodo di transizione è di rigenerare le energie fisiche e psichiche,
senza perdere eccessivamente il grado di allenamento. Deve essere breve e non
superare le quattro settimane. In tale fase possono essere praticate discipline sportive che piacciano all'atleta,
esercitazioni di tipo generale, ed addestramento tecnico sulla MTB.
Sebbene queste righe concernano esclusivamente gli aspetti legati alla preparazione
atletica, si conclude sottolineando il fatto che un allenamento completo alla
pratica della MTB deve comprendere numerose sessioni di lavoro tecnico finalizzate ad apprendere
la migliore tecnica di guida possibile. A parità di condizione atletica, infatti, la padronanza del mezzo fa certamente
la differenza tra due atleti. Durante queste sedute di lavoro tecnico, poi, dovrebbero
essere inseriti esercizi specifici tali da migliorare contemporaneamente l'abilità
di guida e talune capacità condizionali, fondendo quindi il momento dell'"addestramento"
all'uso del mezzo con quello dell'"allenamento" propriamente detto. |