Un po' di storia ...
Un antico bassorilievo assiro illustra soldati che sfuggono a nuoto ad avversari
che scagliano frecce su di loro. 
Fisiologia
Il nuoto presenta molte interessanti caratteristiche dal punto di vista fisiologico
e biomeccanico. La prima considerazione riguarda il galleggiamento il quale risulta
dal fatto che il corpo riceve una spinta (detta archimedea) diretta dal basso
verso l'alto, essendo la densità corporea inferiore a quella dell'acqua. La densità
corporea rispecchia la componente grassa ed inoltre il fatto che i polmoni contengono
aria. Le ossa hanno densità ovviamente superiore all'acqua, mentre i tessuti molto
idratati, come i muscoli, hanno densità uguale all'acqua. La densità corporea
delle donne è inferiore a quella degli uomini in virtù di una maggior percentuale
di grasso, distribuito soprattutto a livello delle cosce e dei glutei. Questa
disposizione del grasso conferisce al sesso femminile un maggior galleggiamento
e anche un minor costo energetico, a parità di velocità, rispetto ai maschi. Il
principale problema biomeccanico all'avanzamento in acqua è rappresentato dalla
resistenza dinamica alla progressione; infatti questa resistenza è circa 800 volte
superiore rispetto alla progressione in aria, il che rispecchia il fatto che la
densità dell'acqua è circa 1000 volte superiore alla densità dell'aria. Conseguenza
diretta della elevata resistenza all'avanzamento è l'elevato costo energetico
e la bassa velocità massima raggiungibile rispetto ad altre forme di locomozione.
Migliore è la tecnica di progressione, minore è il costo metabolico, mediamente
del 20-40%. Quindi, un grande campione possiede una tecnica di progressione ottimale.
Tuttavia questo non è il solo fattore. Infatti hanno grande importanza anche l'aerodinamicità
del corpo e, come già accennato sopra, la densità corporea. Nelle donne il costo
energetico, a parità di velocità di avanzamento è del 20% inferiore rispetto agli
uomini; questi ultimi devono spendere energia per mantenere l'assetto orizzontale,
in quanto la maggior densità corporea tenderebbe a creare un momento di forza
che mette il corpo in posizione verticale. E' possibile misurare questo momento
di forza che rappresenta in effetti un parametro utile per caratterizzare l'attitudine
del soggetto al nuoto. Bisogna disporre di una tavola oscillante immersa, il soggetto
vi si pone sopra supino e deve disporre di un tappanaso e boccaglio (la testa
infatti rimane immersa dovendo il soggetto rimanere immobile, appoggiato alla
tavola). La tavola è fulcrata circa all'altezza del torace, pertanto il peso degli
arti inferiori tende a fare ruotare la tavola facendole assumere una posizione
verticale, un dinamometro agganciato all'estremità della tavola misura la forza
di "affondamento" della tavola stessa. Questo affondamento viene anche definito
come "effetto piedi"; è tanto maggiore quanto più lunghi sono gli arti inferiori;
pertanto "l'effetto piedi " si manifesta maggiormente nell'età dello sviluppo
e costituisce un ineludibile fattore che si oppone al miglioramento prestativo.
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Nel nuoto si è assistito negli ultimi 15-20 anni al crollo continuo dei records, a differenza di altri sport, tipicamente l'atletica, ove i records resistono molto più tenacemente. La ragione sta nel fatto che nel nuoto, anche per i grandi campioni, esisteva sostanzialmente una condizione di sottoallenamento (cioè di scarso allenamento). Questo in ragione del fatto che l'elevata resistenza all'avanzamento offerta dall'acqua impedisce il raggiungimento di velocità elevate. I miglioramenti atletici si sono ottenuti accorciando le distanze di allenamento ed aumentando la velocità su distanze più brevi. La programmazione dell'allenamento nel nuoto si può attualmente avvalere dell'ausilio della modellistica al calcolatore che considera in modo globale il peso di vari fattori che includono le differenze biotipologiche e tra i diversi stili. Sicuramente il nuoto, rispetto ad altri sport, non comporta lesioni da sovraccarico: è quindi consigliato a tutti, anzi soprattutto a chi ha problemi di carico (schiena, sovrappeso) o di riabilitazione funzionale.
Alimentazione
Il costo energetico varia molto tra i vari stili di nuoto. Il costo minore si ha nello stile libero, segue il dorso con un costo energetico di poco superiore, aumenta considerevolmente (del 50-60%) nella rana e nel delfino. Un altro importante fattore da considerare nel nuoto è la termoregolazione. Il valore medio di costo energetico per soggetto di 70 kg è dell'ordine di 10 kcal/minuto a circa 4 km/h. Quindi mezz'ora di nuoto corrisponde a 300 kcal. Il costo energetico sale molto con l'aumentare della velocità, ad esempio del 40% per velocità di 6 km/h. Normalmente l'acqua è più fredda del corpo, pertanto si ha una continua dispersione termica attraverso la cute per due meccanismi: conduzione, cioè trasferimento diretto di calore dal corpo all'acqua, ma anche convezione: infatti, l'avanzamento comporta il fatto che il corpo entra continuamente in contatto con una nuova falda d'acqua e quindi il processo di dispersione termica è aumentato. Un effetto analogo si verifica nell'avanzamento in aria. La dispersione termica è rilevante e l'organismo può solo controbilanciarla con la termogenesi legata al lavoro muscolare. La sopravvivenza in acqua è in effetti criticamente legata alla temperatura dell'acqua. Non è affatto raro provare una gran fame dopo una bella nuotata. Questo testimonia dell'elevata spesa energetica. Spesso si pone il quesito se è possibile assumere alimenti sinchè si è in acqua. La risposta è sì: sono consigliati alimenti energetici, ricchi di zucchero. Il problema si pone per le grandi traversate come quella della Manica, ove è possibile calcolare che il dispendio energetico è dell'ordine di 5000 kcal cioè il doppio di una maratona.