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IL SALTO TRIPLO
Tempi esecutivi e preparazione specifica

A cura del Prof. Mario Testi
In collaborazione con la rivista
specializzata Nuova Atletica dal Friuli
Testo del
Dott. Gioacchino Paci

Introduzione

L'opinione che il salto triplo sia una specialità difficile e pericolosa ha reso sempre complicato il suo approccio. In effetti nessuna specialità atletica è veramente difficile se affrontata con cognizione delle forze in gioco e dei ritmi con cui agiscono e si coordinano. Tutto deve essere proporzionato alle possibilità del soggetto: non solo le forze fisiche, ma soprattutto le abilità "culturali" vale a dire le capacità di comprendere ed acquisire nuove informazioni e reagire in modo idoneo.

Approccio metodologico

Per controllare il processo di allenamento di uno specifico sport, è necessario individuarne i parametri significativi e utilizzare dei metodi di valutazione efficaci per misurarli.

Il rilevamento dei tempi d'entrata allo stacco viene effettuato in tutti i salti dell'Atletica Leggera. La sua utilizzazione è utile per verificare l'efficacia della rincorsa che deve essere progressiva sino al raggiungimento della massima accelerazione in relazione alla capacità di svolgere, con quella accelerazione, il compito sportivo specifico alla ricerca della massima prestazione. Questi rilevamenti hanno consentito di proporre modelli di prestazione in riferimento alle distanze della rincorsa ed alle velocità d'entrata allo stacco.

Un altro parametro importante dell'esecuzione del salto triplo è il tempo esecutivo dal momento dello stacco all'arrivo in sabbia. Ricerche specifiche su questo tema sono state condotte dal Prof. Rosati che, sulla base di rilevazioni cronometriche in 35 anni di allenamento e di insegnamento del salto triplo, ha determinato delle relazioni tra i parametri temporali e di lunghezza del salto.

I risultati ottenuti in queste rilevazioni pluriennali dimostrano l'esistenza di un "ritmo del salto triplo", che si manifesta sia nel principiante, sia nell'atleta evoluto e estrinseca in un tempo pressoché uguale:

"due secondi, centesimo più o meno" .

Lo spazio percorso rappresenta la variabile dipendente dalle qualità e capacità del singolo soggetto che esegue il compito nel tempo più o meno uguale per tutti .

Il ritmo unitario individuato, tuttavia, può presentarsi solo se viene garantita la fluidità nell'esecuzione attraverso l'uniforme distribuzione dello sforzo durante i balzi e la loro coordinazione nell'eseguire un compito unitario. Non può esservi salto triplo, infatti, se non si rispettano le consegne regolamentari che prevedono uno stacco con un arto, un secondo stacco con lo stesso arto ed un terzo con l'altro arto prima dell'arrivo. Ogni componente del salto condiziona il resto e ne è condizionata a sua volta.

Dati cronometrici

Il ritmo unitario constatato dai rilevamenti del Prof. Rosati invita ad una visione sempre complessiva del salto in cui la frammentazione nelle singole componenti deve essere sempre analizzata con attenzione. I dati cronometrici dell'esperienza pluriennale sono stati rilevati in tutte le modalità espressive della rincorsa:

  • da fermo senza avanzamento;
  • da fermo in avanzamento;
  • con rincorsa breve ( 4 - 6 appoggi );
  • con rincorsa media ( 8 - 14 appoggi );
  • con rincorse lunghe.

Queste modalità di rincorsa sono state proposte ai giovanissimi (10 - 12 anni) sino a 4 appoggi ; ai giovani (13 - 15 anni ) sino alle rincorse medie, ad atleti grandi di diverso valore sino alle rincorse lunghe. Quindi si sono sperimentati con il cronometraggio del loro tempo esecutivo nell'esecuzione del Salto triplo eseguito sul posto senza avanzamento anche gli atleti evoluti.

Le misure realizzate in allenamento e cronometrate nei salti da fermo sono state mediamente comprese tra i 6 metri dei giovanissimi ai 10 degli atleti più evoluti. I salti cronometrati e realizzati con rincorse brevi sono stati dai 7 metri dei giovanissimi ai 14 dei più maturi. Le misure dei salti cronometrati ed effettuate con rincorse medie sono risultate comprese tra i 9 metri dei giovani ai 15 metri degli atleti evoluti. La risultanza metrica dei salti eseguiti con rincorsa lunga è oscillata dai 14 ai 17 metri in test preagonistici in raduni nazionali ed in gara.

Ecco i dati cronometrici relativi alle rincorse sopra citate:  

GIOVANISSIMI (60 SOGGETTI)
20 in 1"84 20 in 1"90 14 in 2"00 6 in 2"06
GIOVANI (100 SOGGETTI)
31 in 1"96 35 in 2"04 28 in 2"10  6 in 2"13
ATLETI (100 SOGGETTI)
16 in 2"00 24 in 2"06 48 in 2"10 12 in 2"15

Di seguito vengono riportati i risultati dei rilevamenti effettuati il terzo anno di frequenza dell'ISEF dal 1986 al 1998, durante le lezioni di Salto triplo. I rilevamenti facevano parte della valutazione ritmica personale dello studente, nell'eseguire il "triplo" con salti sul posto, salti da fermo, breve rincorsa. Solo in alcuni casi sono stati rilevati dati cronometrici su salti con rincorsa media con prestazioni oscillanti dai 12 ai 13 metri.

Il rilevamento cronometrico è stato anche in questo caso manuale.  

Salto triplo / Tempi esecutivi degli studenti ISEF - Roma
ANNO SOGGETTI TEMPO (sec)
1986 28 soggetti su 96 2"08
1989 36 soggetti su 100 2"05
1992 24 soggetti su 76 2"10
1995 29 soggetti su 80 2"03
1998 30 soggetti su 106 2"06

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Analoghe conclusioni sono state tratte dall'analisi del salto triplo femminile. Al di là delle risultanze metriche, il ritmo delle atlete tende ad avere una ricorrenza ritmica come per i colleghi maschi , anche se questo valore sembrerebbe essere ad un livello mediamente più basso. Rilevazioni effettuate sulle atlete alle Olimpiadi di Atlanta del 1996 hanno mostrato che tendevano a svolgere il compito atletico in un tempo medio intorno a 1"94 sec.

Per quanto riguarda le atlete italiane, occorre innanzitutto rilevare la differenza esistente tra l'atleta Lah e tutte le altre: il ritmo della campionessa italiana potrebbe essere analizzato unitamente alle colleghe straniere di livello internazionale, mentre le altre 10 atlete italiane hanno dimostrano caratteristiche temporali molto lontane dalla tendenza internazionale (valore medio 1"79 / 1"80 unitamente ad una maggiore variabilità).

Conclusioni

Si può ipotizzare, alla luce di quanto teorizzato dal Prof. Rosati e da quanto osservato nei dati del presente articolo, che il Salto triplo abbia una sua ciclicità, legata all'applicazione della regola: stesso arto - cambio - arrivo. Interessante è osservare che anche se eseguito sul posto, senza nessun avanzamento, la sua ciclicità rispetta un determinato ritmo. Dando solo l'indicazione di eseguirlo, rispettando i tempi di rimbalzo tra un salto e l'altro la risultanza media cronometrica è pressoché uguale a quella del salto in movimento. Nel confronto delle realizzazioni sul posto ed in movimento, nasce l'esigenza di valutare in due modi diversi il tempo esecutivo anche se uguale: uno rimane solo una verifica ritmica, l'altro si trasforma in una valutazione più completa: in 2" quanti metri faccio ?

Il riscontro cronometrico (verifica strumentale) dimostra che al di sotto di un dato tempo si saltano delle fasi di trasformazione ed al di sopra del quale non si ha più lo sviluppo metrico ottimale (traiettorie più alte del necessario portano a più lunghi percorsi in aria, senza però risultanza metrica lineare). Sta all'istruttore osservare quale causa produca un effetto negativo. A questo proposito la garanzia di rispettare il tempo di 2" (centesimo più o meno) per i maschi e un tempo appena inferiore nelle femmine nell'esecuzione sul posto, può aiutare a prevenire errori o ad evitare difficili correzioni future con esecuzioni in avanzamento.  

UN ESEMPIO
L'esecuzione di un giovane atleta in un salto sul posto pari a 1"80 sec, sollecitato a prolungare gli impulsi, aumenta notevolmente il tempo correggendo automaticamente gli errori presenti nella prima esecuzione. Una volta raggiunto il massimo della distanza attraverso il salto da fermo, con partenza sagittale, preferibilmente eseguito sia di destro sia di sinistro, si può iniziare ad inserire la rincorsa. Con la gradualità di proposta di rincorsa man mano crescente e la verifica di trasformazione metrica a parità di tempo esecutivo, si differenzieranno spontaneamente i carichi caratteristici tra i salti e la necessaria relazione tra i due arti, uno protagonista a terra ed uno oscillante di fianco.

Andando a disturbare questo binomio utilizzando un solo arto ("avanza con la gamba sinistra ........sospendi di più la destra....."), si corre il rischio di rompere questa armonia negli appoggi, pregiudicando l'unità del salto. Le flessibilità degli arti sono conseguenze delle estensioni a terra e non vanno pertanto isolate dal contesto coordinato di impulsi alternati, ma facenti parte di un gesto unitario. Molti, cioè, intervengono a correggere la posizione in aria perché diversa dal modello di prestazione. In questi casi il soggetto, preoccupato di assumere una posizione sollecitata, perde la sensibilità degli impulsi che debbono essere causa dell'avanzamento e la fluidità. Sulla base del proprio ritmo invece, uguale o simile a quello dei campioni, il giovane potrà gradualmente sviluppare il proprio allenamento avendo a disposizione un metro di misura. L'aumento delle velocità d'entrata poi produrrà un maggior spazio percorso.

 

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