IL SALTO CON L'ASTA "Dalla storia alla tecnica"ATLETICA LEGGERA |
A cura del Prof. Mario Testi
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Il salto con l'asta, esercizio fra i più spettacolari e difficili dell'atletica
moderna, nacque in tempi assai remoti per far fronte a necessità belliche, quando l'uomo
pensò di servirsi di pertiche, più o meno lunghe, per proiettarsi al di là di
fossati, barriere ed altri ostacoli. Nonostante non sia mai entrato a far parte dei "Giochi dello Stadio", il salto
con l'asta divenne sport presso i Greci antichi. Fu chiamato "salto in alto con
pertica", definizione che si ritrova nel tedesco moderno "Stabhoch-sprung".
La prima competizione di salto con l'asta risale in ogni caso ai giochi del County Meath, tenutisi a Taliti, in Irlanda, nel 1829 a.c.
I primi studi sulla tecnica del salto con l'asta si ebbero per merito del tedesco
Guts Muths nel 1780, mentre le prime competizioni moderne si tennero ad Ulverston , nel Lancashire (Inghilterra) intorno al 1850 Fra gli abitanti di quella regione, ricca di canali e piccole dighe, era in
uso da qualche tempo valicare tali ostacoli per mezzo di lunghe pertiche, fatte
di legno di abete o di frassino. Inizialmente, quindi, il salto con l'asta si
sviluppò più che altro in lunghezza che in altezza, ma presto fu possibile raggiungere
anche altezze considerevoli, prossime ai 4 metri, spostando le mani per arrampicarsi
sull'asta. Questo stratagemma fu proibito intorno alla fine del XIX secolo, cioè
proprio alla
vigilia della prima Olimpiade moderna di Atene (1896), dove s'impose William
Hoyt (USA) con m 3,30. Da qui in poi la scuola americana, aiutata anche da nuovi
attrezzi di bambù, iniziò il suo predominio che durò fino ai giochi olimpici del
1972.
C'è da dire che, durante questi anni, ci furono tanti cambiamenti, a cominciare
dal tipo di attrezzo. Infatti, dal bambù (il cui maggior interprete fu Cornelius Warmerdam, che negli anni '40 migliorò
per ben otto volte il record mondiale fino ad un massimo di m 4,78), si passò nel 1947 all'alluminio, mentre verso la fine degli anni '50 si videro
i primi prototipi di asta in fibra di vetro (fiberglass), materiale che costituisce
tutt'oggi l'asta.
Proprio grazie a questi cambiamenti, uniti ad un costante perfezionamento della
tecnica e della metodologia degli allenamenti, si saltò sempre più in alto, e
già nel 1963 l'americano Brian Sternberg fu il primo uomo a valicare il muro dei
5 metri (51 anni dopo il primo uomo sopra i 4 metri, ovvero un altro americano,
Marcus Wright).
Dopo il 1972, in altre parole quando il tedesco orientale Wolfgang Nordwig interruppe
il predominio olimpico americano, si misero in luce varie scuole, come quella
polacca e, più recentemente, quella francese e soprattutto quella sovietica.
Quest'ultima ha avuto come massimo interprete Sergey Bubka, capace di portare
il record mondiale da 5,84m (1984), agli attuali 6,14m (1994), sei volte campione
mondiale e campione olimpico nel 1988. Attualmente, a seguito del suo ritiro,
il salto con l'asta mondiale attraversa un fase di stasi, in cui non esiste un
atleta o una scuola dominante in assoluto.
In fisica, il salto con l'asta potrebbe essere definito come la trasformazione
di energia cinetica (rincorsa) in energia potenziale (caricamento dell'asta) . In effetti, questa definizione non è poi così lontana dalla realtà, poiché,
lo scopo principale dell'atleta è proprio quello di trasferire la velocità di
rincorsa all'asta, attraverso l'impulso dello stacco, per determinarne la flessione
e sfruttarne la risposta elastica nel modo più efficace possibile.
Come già accennato, l'asta è composta di un materiale in fibra di vetro (simile a quello delle imbarcazioni nautiche), molto leggero e soprattutto elastico . Esso è colato a caldo in appositi stampi, con le fibre vetrose che percorrono
longitudinalmente tutta la lunghezza dell'asta.
Ovviamente, le aste non sono tutte uguali: variano in lunghezza e secondo il
peso dell'atleta (o della capacità di piegare l'asta). I migliori atleti utilizzano.
Quando su un'asta s'identifica la scritta 5,20/200/14.5, vuol significare che
si sta per usare un'asta lunga 5,20m per 200 libbre di sopportazione, mentre il
numero 14.5 rappresenta il coefficiente (o freccia) di flessione. Quest'ultimo
sarà tanto più basso quanto più l'asta sarà dura. E' chiaro che l'obiettivo primario
di un saltatore con l'asta è di impugnare sempre più in alto e di utilizzare aste
meno flessibili, capaci di restituire una spinta maggiore nella fase aerea del
salto. Per l'utilizzazione di aste sempre più "dure", si dovrà possedere un'ottima
velocità di entrata e soprattutto un'ottima tecnica di "presentazione" ed "imbucata"
dell'asta stessa nell'apposita cassetta.
Come già accennato in precedenza, il salto con l'asta è forse la disciplina più
tecnica dell'atletica leggera, quindi una corretta esecuzione del salto è la base
fondamentale di un risultato di livello.
Ma come si esegue il salto con l'asta?
Tecnica di base
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Le quattro fasi del salto con l'asta: | |
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Bibliografia