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IL SALTO CON L'ASTA "Dalla storia alla tecnica"

A cura del Prof. Mario Testi
Testo del Prof.
Andrea Giannini
Nazionale di salto con l'asta.

 Il salto con l'asta, esercizio fra i più spettacolari e difficili dell'atletica moderna, nacque in tempi assai remoti per far fronte a necessità belliche, quando l'uomo pensò di servirsi di pertiche, più o meno lunghe, per proiettarsi al di là di fossati, barriere ed altri ostacoli. Nonostante non sia mai entrato a far parte dei "Giochi dello Stadio", il salto con l'asta divenne sport presso i Greci antichi. Fu chiamato "salto in alto con pertica", definizione che si ritrova nel tedesco moderno "Stabhoch-sprung".
La prima competizione di salto con l'asta risale in ogni caso ai giochi del County Meath, tenutisi a Taliti, in Irlanda, nel 1829 a.c.
I primi studi sulla tecnica del salto con l'asta si ebbero per merito del tedesco Guts Muths nel 1780, mentre le prime competizioni moderne si tennero ad Ulverston , nel Lancashire (Inghilterra) intorno al 1850  Fra gli abitanti di quella regione, ricca di canali e piccole dighe, era in uso da qualche tempo valicare tali ostacoli per mezzo di lunghe pertiche, fatte di legno di abete o di frassino. Inizialmente, quindi, il salto con l'asta si sviluppò più che altro in lunghezza che in altezza, ma presto fu possibile raggiungere anche altezze considerevoli, prossime ai 4 metri, spostando le mani per arrampicarsi sull'asta. Questo stratagemma fu proibito intorno alla fine del XIX secolo, cioè proprio alla vigilia della prima Olimpiade moderna di Atene (1896), dove s'impose William Hoyt (USA) con m 3,30. Da qui in poi la scuola americana, aiutata anche da nuovi attrezzi di bambù, iniziò il suo predominio che durò fino ai giochi olimpici del 1972. 
C'è da dire che, durante questi anni, ci furono tanti cambiamenti, a cominciare dal tipo di attrezzo. Infatti, dal bambù (il cui maggior interprete fu Cornelius Warmerdam, che negli anni '40 migliorò per ben otto volte il record mondiale fino ad un massimo di m 4,78), si passò nel 1947 all'alluminio, mentre verso la fine degli anni '50 si videro i primi prototipi di asta in fibra di vetro (fiberglass), materiale che costituisce tutt'oggi l'asta.
Proprio grazie a questi cambiamenti, uniti ad un costante perfezionamento della tecnica e della metodologia degli allenamenti, si saltò sempre più in alto, e già nel 1963 l'americano Brian Sternberg fu il primo uomo a valicare il muro dei 5 metri (51 anni dopo il primo uomo sopra i 4 metri, ovvero un altro americano, Marcus Wright).
Dopo il 1972, in altre parole quando il tedesco orientale Wolfgang Nordwig interruppe il predominio olimpico americano, si misero in luce varie scuole, come quella polacca e, più recentemente, quella francese e soprattutto quella sovietica. 
Quest'ultima ha avuto come massimo interprete Sergey Bubka, capace di portare il record mondiale da 5,84m (1984), agli attuali 6,14m (1994), sei volte campione mondiale e campione olimpico nel 1988.  Attualmente, a seguito del suo ritiro, il salto con l'asta mondiale attraversa un fase di stasi, in cui non esiste un atleta o una scuola dominante in assoluto.

In fisica, il salto con l'asta potrebbe essere definito come la trasformazione di energia cinetica (rincorsa) in energia potenziale (caricamento dell'asta) . In effetti, questa definizione non è poi così lontana dalla realtà, poiché, lo scopo principale dell'atleta è proprio quello di trasferire la velocità di rincorsa all'asta, attraverso l'impulso dello stacco, per determinarne la flessione e sfruttarne la risposta elastica nel modo più efficace possibile.
Come già accennato, l'asta è composta di un materiale in fibra di vetro (simile a quello delle imbarcazioni nautiche), molto leggero e soprattutto elastico . Esso è colato a caldo in appositi stampi, con le fibre vetrose che percorrono longitudinalmente tutta la lunghezza dell'asta.
Ovviamente, le aste non sono tutte uguali: variano in lunghezza e secondo il peso dell'atleta (o della capacità di piegare l'asta). I migliori atleti utilizzano.
Quando su un'asta s'identifica la scritta 5,20/200/14.5, vuol significare che si sta per usare un'asta lunga 5,20m per 200 libbre di sopportazione, mentre il numero 14.5 rappresenta il coefficiente (o freccia) di flessione. Quest'ultimo sarà tanto più basso quanto più l'asta sarà dura. E' chiaro che l'obiettivo primario di un saltatore con l'asta è di impugnare sempre più in alto e di utilizzare aste meno flessibili, capaci di restituire una spinta maggiore nella fase aerea del salto. Per l'utilizzazione di aste sempre più "dure", si dovrà possedere un'ottima velocità di entrata e soprattutto un'ottima tecnica di "presentazione" ed "imbucata" dell'asta stessa nell'apposita cassetta.
Come già accennato in precedenza, il salto con l'asta è forse la disciplina più tecnica dell'atletica leggera, quindi una corretta esecuzione del salto è la base fondamentale di un risultato di livello. 

Ma come si esegue il salto con l'asta?

Tecnica di base

Le quattro fasi del salto con l'asta:

  1. La rincorsa
  2. Il caricamento dell'asta
  3. La fase d'oscillazione - slancio
  4. La fase di raddrizzamento, volo e caduta

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La rincorsa è la fase propulsiva del salto: nei migliori saltatori si sviluppa su 18-20 passi, pari a 40-45 metri di lunghezza. Si esegue con una ritmica progressiva che prevede la maggiore accelerazione negli ultimi sei passi, dove si raggiungono velocità fino a 10m/s.  Gli ultimi passi in accelerazione sono molto importanti perché qui comincia la presentazione dell'asta, dalla cui corretta esecuzione dipenderà l'esito del salto. 
La presentazione è un momento piuttosto delicato. Si passa da una fase in cui si corre con l'asta quasi verticale, a un momento in cui la cima dell'attrezzo comincia a scendere per poi entrare con precisione nella cassetta d'imbucata. 
In questo momento è fondamentale l'uso corretto delle braccia, il braccio anteriore rimane sempre vicino al petto, mentre quello posteriore sale per girarsi davanti alla testa.
Successivamente, entrambi gli arti saranno distesi verso l'avanti-alto.
Lo stacco è considerato come la prosecuzione naturale della presentazione e, in un gesto tecnico correttamente eseguito, precede di poco il caricamento dell'attrezzo. 
A questo punto del salto, l'atleta spinge ancora l'asta verso l'avanti-alto per rendere oltremodo efficace l'entrata ed il caricamento .  Le spalle tendono ad avanzare il più possibile ed il corpo del saltatore assume il tipico atteggiamento ad arco. In questa fase si assiste al massimo piegamento dell'asta.
L'atleta aiutandosi con le braccia, che devono rimanere tese, compie un contromovimento con le spalle che fa fare al corpo un'oscillazione in avanti che precede il ribaltamento completo.
L'atleta, a questo punto, viene a trovarsi in una posizione completamente verticale, con il corpo vicino alle impugnature dell'asta, pronto a sfruttare la risposta elastica dell'attrezzo. Detta risposta porterà ad un completo raddrizzamento del corpo verso l'alto, con conseguente volo oltre l'asticella.
Una volta lasciato l'attrezzo, infine, è indispensabile avere un ottimo controllo acrobatico del corpo in volo, sia per superare senza problemi l'asticella, sia per compiere in modo incolume l'atterraggio sulla zona di caduta.

Bibliografia

  • Ugo Cauz - Il salto con l'asta - Edizioni atletica leggera - 1973
  • Renzo Avogaro - Il salto con l'asta in Italia e nel mondo - AtleticaStudi n° 6 - 1996
  • Vitaly Petrov - Proposte per la costruzione di un saltatore con l'asta di elevato livello - AtleticaStudi n° 2 - 1996
  • Francesco Ambrogi - Considerazioni sull'influenza dei parametri temporali sul risultato nel salto con l'asta - AtleticaStudi n° 4 - 1995
  • Mario Testi, Vitaly Petrov, Francesco Ambrogi - Il salto con l'asta 1° e 2° - VHS AtleticaStudi video - 1997

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