SCI DI FONDO
Un po' di storia...
In Svezia fu trovato in una palude uno sci datato a ben 5000 anni fa. Inoltre,
risale al 2000 a.C. la più antica rappresentazione che ritrae due cacciatori di
renne che inequivocabilmente calzano specie di sci.
Molto più vicino a noi, il re Gustav Wasa, fondatore della monarchia svedese,
non essendo riuscito a convincere il suo popolo a ribellarsi alla dominazione
danese, partì sconsolato da Mora per recarsi in terra norvegese e cercare aiuto.
Fu raggiunto dopo circa 90 km a Salen da due messi che gli comunicavano la decisione
coraggiosa di ribellarsi ai danesi. Sicuramente notevole la prestazione di Wasa,
ancora più significativa quella dei due messi che si misero alle sue calcagna
e lo raggiunsero. Dal 1922, gli svedesi ricordano questo lontano episodio con
una gara di fondo, la Vasaloppet , che si snoda da Salen a Mora, percorrendo in senso inverso la marcia dell’antico
re.
Auguriamo a tutti di correre una Vasaloppet, e di provare l’emozione di vedere
il campanile della chiesetta di Mora che sporge dalla nera boscaglia proprio vicino
all’arrivo.
Certamente lo sci è nato al nord come mezzo di trasporto oltre il 55° parallelo.
Come sempre, la natura fornì il suggerimento per inventare lo sci di fondo. Gli
sci di fondo vengono dalle betulle che coprono fittamente le colline scandinave.
Le betulle hanno un diametro di 5-8 cm e sono alte e dritte. Tagliate a metà per
il lungo una betulla (operazione che risulta facile per la natura del legno) ed
ecco un paio di sci da fondo.
Un po' più difficile deve essere stato curvare la punta. Se visitate il museo
di sci di fondo di Lahti, ridente cittadina finlandese patria del fondo, vedrete
che i primi sci sono proprio betulle tagliate a metà per il lungo, e vedrete anche
i vari tentativi per dare alla punta la curvatura necessaria. Oggi il legno di
betulla, così leggero e resistente, è solo un componente dei moderni sci da fondo.
Caratteristiche dello sci da fondo
Il fondo è una disciplina sportiva meravigliosa per l’ambiente in cui si pratica,
boschi, valli (fondo valle, da cui il nome appunto) ma anche salite e discese
spesso dolci (ma non sempre!). Oggi le piste sono ben battute e al giro di boa
c’è un ristoro con bevande calde, salsicce, polenta, ecc. Vi sono due stili,
il passo classico e il passo pattinato .
Il passo classico
E' quello più antico, più bello da vedere e più atletico. Si effettua su pista
con binari paralleli, una volta battuti dagli sciatori, attualmente preparati
meccanicamente.
Il passo base prende il nome di passo alternato, infatti si muovono braccia e
gambe in modo alternato come nella marcia. A differenza della marcia, nel fondo
la spinta con la gamba in appoggio è molto forte ed imprime un’accelerazione al
corpo e quindi allo sci che scivola in avanti. Quando la spinta si è quasi spenta,
viene appoggiato l’altro piede che a sua volta provvede alla successiva spinta.
La spinta della gamba viene aiutata da quella del bastoncino effettuata dal braccio
opposto alla gamba. La coordinazione tra spinta di gamba e di braccia richiede
una grande tecnica e pratica. Perché la spinta della gamba generi un’accelerazione
verso l’avanti, bisogna che, al momento della spinta stessa, lo sci non scivoli
sul terreno ma rimanga attaccato, ancorchè debolmente, alla neve.
Questo compromesso si raggiunge mediante l’uso delle scioline. La sciolina ottimale consente l’aggancio dello sci alla neve al momento della
spinta: in termini fisici questo significa che esiste un attrito statico sufficientemente
elevato da non far scivolare indietro lo sci; successivamente, si ha la scivolata
e in questa fase la sciolina deve garantire un basso coefficiente di attrito dinamico.
Il coefficiente di attrito dinamico è sempre inferiore a quello statico, tuttavia
esiste una correlazione tra i due coefficienti. Infatti, se la sciolina “attacca”
molto, la spinta è facile ma la scivolata è scarsa. Se la sciolina “attacca” poco,
lo sci scivola indietro in fase di spinta ma scorre bene sulla neve. Il fondo
a passo classico è una disciplina dove eccelle la componente tecnica, infatti
il gesto atletico nella sua semplicità richiede grande efficienza, in questo caso
il costo energetico è relativamente basso, circa 1 kcal/(kg x km). Se l’esecuzione
è scadente il costo energetico può aumentare di tre- quattro volte e questo spiega
il rapido esaurimento di chi non possiede la tecnica.
L’uso delle scioline richiede conoscenza e astuzia, ma le regole sono in fondo
abbastanza semplici.
Prima regola: la scelta della sciolina dipende dalla temperatura della neve in superficie;
quindi basta leggere sulla confezione e scegliere quella che meglio si adatta
alla temperatura ambiente.
Seconda regola : bisogna considerare il tipo di neve, e da questo punto di vista esistono due
categorie di scioline, quelle dure (o stick) e quelle molli in tubo (dette klister)
. La neve giovane ha un cristallo piccolo, infatti è soffice, polverosa; in questo
caso bisogna usare scioline dure. Con il passare del tempo e con le escursioni
termiche la neve “invecchia”, si formano grossi cristalli e la neve diventa dura,
ghiacciata sotto zero, oppure pastosa e pesante se la temperatura sale sopra lo
zero (questo si verifica soprattutto in primavera). In questo caso si usano scioline
molli e vischiose in tubetto; la loro applicazione comporta un certo incollamento
e sporcamento di mani.
Un’altra regola è che di norma non è possibile applicare una sciolina per neve molto fredda
su una sciolina per neve meno fredda applicata precedentemente. Grosse difficoltà
esistono anche per i migliori sciatori con neve fresca e temperatura intorno allo
zero: c’è chi dice che conviene stare davanti al camino, infatti o lo sci scivola
indietro o si fa lo “zoccolo”, due casi opposti, insomma. E’ certo che le scioline
fanno un pò impazzire, però è un pasticcio divertente!
Passo pattinato
In questi ultimi anni si è fatto strada il cosiddetto passo “pattinato” ove non
è necessaria la sciolina. La pratica del passo pattinato è resa possibile dalla
battitura meccanica di una pista larga almeno 2.5-3 metri. Nel passo pattinato
il soggetto pattina letteralmente sugli sci aiutandosi con una spinta delle braccia.
Niente sciolina in questo caso, anzi paraffina per scivolare al massimo. Mediamente,
questo stile è di esecuzione più facile rispetto al passo alternato (tutti più
o meno sono in grado di eseguirlo), è abbastanza elegante da vedere se il movimento
è armonioso, altrimenti dà una impressione di grande goffaggine.
Per contro, nel passo “alternato” il movimento risulta in fondo più congeniale;
tutto sommato il soggetto può anche camminare, in pratica scivolare poco effettuando
una spinta modesta. Così infatti va la maggior parte della gente con gran godimento.
Gli sci da alternato e da pattinato, così come gli attacchi e le scarpette, sono
diversi. Tuttavia sono disponibili alcuni modelli che realizzano un utile compromesso
per essere usati con entrambi gli stili.
Fisiologia
Lo sci di fondo è uno sport ad elevata componente aerobica e quindi comporta
un grosso impegno cardiovascolare.
Allenamento
I grandi campioni del fondo dispongono di una elevatissima potenza aerobica la
quale, a sua volta, risulta da una grande efficienza del sistema cardiovascolare.
Per affrontare la stagione di fondo bisogna quindi prepararsi seguendo un programma
di condizionamento-allenamento di tipo aerobico che, per la maggior parte delle
persone, si svolge a secco.
La corsa (jogging) è l’allenamento base.
E’ utile prevedere una progressione nel carico di allenamento. Privilegiare la
resistenza all’inizio cercando di arrivare a correre un’ora-un’ora e mezzo; successivamente
si può seguire un programma più specifico per migliorare la velocità di fondo.
Questo obiettivo si raggiunge accorciando la distanza ma aumentando la velocità.
Una programmazione dell’allenamento a secco è fortemente consigliabile a chi intende
competere in corse di grande impegno.
Quando arriva la neve bisogna inizialmente dedicarsi al ripasso dello stile a
al perfezionamento tecnico; questa fase non deve essere sacrificata: è infatti
il miglior investimento per la stagione. Successivamente si può passare alla fase
di accumulo di chilometri fino a coprirne 25- 30 nel corso di una seduta. Nella
terza fase si migliora la velocità accorciando la distanza.
Se l’obiettivo è quello di partecipare a qualche gara importante bisogna sicuramente
accumulare un bel po' di ore di lavoro, nel fondo infatti le ore e non i chilometri,
sono il parametro che conta.
Alla fine dell’allenamento si può essere madidi di sudore, e il berretto può
esserne intriso. Bisogna avere a disposizione altri indumenti per coprirsi subito
perché il raffreddamento è repentino: giacca a vento sempre disponibile, guanti
e berrettino di ricambio.
Bronchiti e tracheiti sono i principali nemici del fondista. Dato l’impegno,
nel fondo la traspirazione cutanea e la sudorazione sono elevate; occorre essere
leggeri durante l’esercizio ma disporre di buona copertura quando ci si ferma.
Alimentazione
Il fondo è disciplina che comporta una considerevole spesa energetica, tanto
maggiore quanto più scarso è il bagaglio tecnico. Come in tutte le discipline
di resistenza, il principale inconveniente è rappresentato dall’ipoglicemia: per
prevenirla, occorre assumere ogni ora-ora e mezzo alimenti energetici che quindi
bisogna avere a disposizione con sé. E’ anche elevata la perdita di acqua attraverso
la traspirazione e il sudore. Polenta e salsiccia a metà giro rappresentano un
interessante elemento di valenza sociale ma hanno poco a che fare con l’allenamento.
Un piccolo zainetto sulle spalle consente di portarsi dietro tanto una piccola
scorta di viveri che un termos con una buona bevanda calda. Nel fondo si consiglia un tenore zuccherino superiore rispetto a prove di resistenza
su terreno: ad esempio nella maratona si consiglia una soluzione glucosata al
6%, mentre nel fondo si può tranquillamente arrivare al 10%.
Itinerari e gare
Programmare una vacanza in sci da fondo è un’esperienza rilassante e meravigliosa,
infatti è un modo di fare del turismo.
Ci si può spostare da un luogo all’altro con tappe di 15-20 km su piste ben battute.
Si può scegliere la Finlandia, o la Svezia e la Norvegia, oppure il Massiccio
centrale in Francia, o le splendide vallate delle nostre Alpi.
Per chi ha ambizioni a livello amatoriale c’è ampia scelta: ad un estremo la
Vasalopp, sulle orme di re Wasa, tanta strada ma poca salita, all’altro estremo
la Marciagranparadiso, 45 km con partenza e arrivo a Cogne, passo classico obbligato,
salite lunghe e dure, discese impegnative, camosci e stambecchi che guardano con
curiosità gli sciatori (gli sciatori invece è meglio che guardino la pista).
In gare del genere bisogna sempre avere a disposizione qualcosa da mangiare e
da bere oltre che un adeguato set di scioline. |