SCIALPINISMO: PREPARAZIONE ATLETICA
SCIALPINISMO PREPARAZIONE |
A cura di Renzo Zonca
Con la consulenza di:
Paolo Valoti, Istruttore Nazionale Sci Alpinismo,
sezione CAI di Bergamo;
Giancelso Agazzi, medico,
componente della Commissione
Medica Centrale del CAI, sezione CAI di Bergamo. |
Scopo di questa scheda, è fornire la proposta di un “programma di allenamento”
per la pratica dello scialpinismo a livelli di impegno fisico alto e molto alto,
anche agonistico. Per sua natura, questo programma richiede quindi una buona costanza
e un impegno non indifferente in termini di tempo e, certo, una giusta motivazione
sportiva e alpina.
Il programma di allenamento proposto è, ovviamente, uno dei molti possibili,
specie per uno sport “speciale” – quale è lo scialpinismo – che si svolge all’aperto,
con una miriade di variabili, oggettive e soggettive. Le indicazioni fornite,
inevitabilmente, non devono essere considerare in modo rigido, quanto piuttosto
un’utile traccia di lavoro, da personalizzare sulla base dei propri gusti, delle
proprie esigenze, dei propri obiettivi, delle proprie condizioni psicofisiche.
Premessa
Una preparazione atletica ha lo scopo di “allenare”, cioè abituare, il nostro
organismo a “prestazioni” sempre migliori, essenzialmente in termini di durata
e di sforzo fisco. In altri termini, il costante allenamento provoca degli adattamenti
organici nel nostro organismo, che ne migliorano le prestazioni fisiche e psichiche.
Il programma di allenamento andrà quindi ad agire sui seguenti fattori:
- fattori organici : capacità e potenza aerobica e anaerobica, forza e velocità
- fattori coordinativi : tecnica e abilità motoria
- fattori psicologici : motivazione, attitudine, sicurezza.
In particolare, si agirà in via prevalente sui fattori organici, con una vera
e propria preparazione atletica, che avrà positivi riflessi sugli altri due gruppi
di fattori. In un secondo tempo, nel corso delle escursioni, saranno i fattori
coordinativi e psicologici a entrare maggiormente in gioco.
La preparazione sarà basata su due principi fondamentali, alla base di ogni corretto
allenamento: gradualità e costanza. Gradualità come incremento progressivo del carico di lavoro, sia come durata
che come intensità; costanza come necessità di stimolare frequentemente il nostro
corpo (tre o più volte la settimana) per apportare adattamenti evidenti.
L’allenamento deve inoltre essere pianificato, sulla base di tre punti principali:
- stabilire l’obiettivo (o gli obiettivi) da raggiungere; ad esempio, arrivare in forma all’inizio della
stagione, o per specifici appuntamenti agonisti, o ancora per salite/itinerari/escursioni
di grande impegno.
- individuare e stabilire le modalità di allenamento, anche in relazione al periodo stagionale.
- stabilire la quantità e l’intensità del lavoro fisico da eseguire.
Piano d’allenamento
Il piano d’allenamento annuale sarà suddiviso in quattro fasi, o periodi principali:
| FASE 1 - "generale " |
| Da giugno a settembre: in questo periodo si cercherà di innalzare soprattutto
la resistenza aerobica, andando a colmare le carenze soggettive, e migliorando
le capacità organiche di base quali le funzioni cardiache e respiratorie |
| FASE 2 - "speciale" |
| Da ottobre a novembre: l’allenamento si avvicina alla pratica sportiva vera e
propria, con una particolare attenzione al lavoro intenso, per migliorare la capacità
e la potenza anaerobica |
| FASE 3 - "agonistica" |
| Da dicembre a marzo: tutto è finalizzato all’attività sportiva o agli eventi
agonistici, non mancando di eseguire alcuni “richiami” delle attività svolte nei
periodi precedenti |
| FASE 4 - "transizione" |
| Da aprile a maggio: mantenimento della condizione fisica raggiunta. |
Nell'organizzazione del programma di allenamento, è prioritario stabilire il
numero di ore da svolgere nei quattro periodi principali, tenendo presente che
la base di partenza è, ovviamente, il lavoro svolto, in termini di ore, nella
stagione passata. Questo raffronto è molto importante, perché il massimo incremento
del lavoro in allenamento è pari, di norma, al 20 per cento.
Programmazione generale
In generale, lo scialpinismo non agonistico è uno sport di tipo aerobico, cioè
senza accumulo di acido lattico. Aumentando lo sforzo, si raggiunge al cosiddetta
“soglia anaerobica”, oltre la quale l'acido lattico prodotto è superiore a quello
smaltito. Tuttavia, se si hanno in programma salite/gite/escursioni di notevole
impegno, e magari qualche rally/gara, occorre inserire nel programma di preparazione
specifici allenamenti per migliorare la cosiddetta “resistenza lattacida”, cioè
per abituare i muscoli a lavorare anche in presenza di quantità crescenti di acido
lattico. Per impostare correttamente il lavoro, occorre inoltre identificare la
nostra “soglia anaerobica”, tramite la corrispondente frequenza cardiaca. Questa
frequenza, che possiamo definire “limite”, può facilmente ottenersi tramite il
test di Conconi.
|
Il test di Conconi
Il test di Conconi è una delle metodologie pratiche più conosciute finalizzato
alla valutazione del proprio stato di forma e delle proprie potenzialità fisiche,
nelle discipline sportive aerobiche.
Si esegue preferibilmente su un percorso pianeggiante, meglio se su una pista
di atletica, con l’aiuto di un compagno a bordo pista. Si deve percorrere una
distanza prefissata (3 o 4 chilometri): ogni 200 metri si deve aumentare il ritmo
della corsa, in modo che il tempo di percorrenza dei successivi 200 metri diminuisca
di 2 secondi. Occorre rilevare il tempo di percorrenza delle singole frazioni
di 200 metri e il relativo valore della frequenza cardiaca (FC), che deve aumentare
al massimo di 8 pulsazioni al minuto (è consigliato l'uso di un cardiofrequenzimetro).
I dati così rilevati vanno inseriti in un sistema di assi cartesiani, ponendo
sull'asse delle ascisse (orizzontale) la velocità (spazio percorso / tempo di
percorrenza) e sull'asse delle ordinate la frequenza cardiaca.

Osservando il grafico, si noterà che la velocità e la frequenza cardiaca aumentano
in modo lineare fino ad un certo punto, chiamato “punto di deflessione”, oltre
il quale viene meno la linearità tra i due parametri. Tale “punto di deflessione”
individua la frequenza cardiaca e la velocità di soglia anaerobica, cioè la velocità
oltre la quale comincia ad aumentare la concentrazione di lattato nel sangue. |
La “frequenza cardiaca limite” è quindi il punto di riferimento per le tre intensità
di esecuzione dell’allenamento:
- allenamento lento: fino al 90 per cento della frequenza cardiaca limite
- allenamento medio: dal 90 al 97 per cento della frequenza cardiaca limite
- allenamento veloce: oltre il 97 per cento della frequenza cardiaca limite
Dopo aver stabilito il programma di allenamento a lungo termine, si
passa a organizzare le settimane di “carico” e di “scarico”.
Nel periodo generale, di norma si programmano tre settimane di carico crescente e una di scarico,
con una diminuzione del lavoro pari al 40 - 50 per cento.
Nel ciclo successivo, cioè nel periodo speciale, il carico di lavoro aumenta, e si possono eseguire due settimane di carico
e una di scarico.
Durante il periodo agonistico, si possono effettuare dei “richiami” dei lavori svolti in precedenza, organizzando
l'allenamento in funzione dell’impegno dell’escursione (o dell’eventuale gara)
domenicale.
Programmazione settimanale
La dettagliata programmazione delle settimane di allenamento deve tener conto
di alcune considerazioni:
- rispettare il più possibile la programmazione generale, a meno che non vi siano
problemi di salute, infortuni, eccessiva stanchezza o, viceversa, eccessiva facilità
nel sostenere il carico di lavoro programmato;
- utilizzare i mezzi di allenamento in funzione del periodo stagionale. Nel “periodo
generale”, cioè in estate, è possibile andare in bicicletta, correre, camminare
con i bastoncini etc. Con l'avvicinarsi della stagione invernale, si passa gradualmente,
se possibile, a mezzi più specifici e più “vicini” ai movimenti atletici dello
scialpinismo, come ad esempio i roller;
- dare la priorità ai lavori intensi, eseguendo successivamente gli allenamenti
di lunga durata;
- non trascurare, in relazione all’attività svolta, i tempi di recupero, la cui
durata è indicativamente riportata nella tabella seguente
| Tipo di lavoro |
Tempo di recupero in ore |
| LENTO |
6 - 24 |
| MEDIO |
12 - 24 |
| VELOCE |
12 - 48 |
| AGONISMO |
12 - 72 |
- curare e affinare la tecnica, sia in salita che in discesa, utilissima per conseguire
la “massima resa con il minimo sforzo”.
Anche se non fanno direttamente parte del programma di allenamento, vi sono alcuni
aspetti da considerare con la massima attenzione:
- riscaldamento, importante per non incorrere in tendiniti o contratture;
- defaticamento, per smaltire rapidamente l'acido lattico accumulato;
- stretching e mobilità articolare, indispensabili per conferire elasticità alla
muscolatura;
- alimentazione, nel senso di seguire una dieta corretta;
- integrazione alimentare, utile nel caso di attività molto intensa o agonistica.
In questo caso, conviene anche raccogliere il parere del proprio medico;
- eseguire periodiche analisi del sangue, in accordo con il proprio medico, per
tenere sotto controllo la condizione fisica generale;
- svolgere, indicativamente ogni due mesi, dei test di verifica per valutare i
miglioramenti conseguiti. Il test di Conconi e i test sui massimali di forza sono
necessari per aggiornare la frequenza cardiaca limite;
- è infine consigliabile tenere costantemente aggiornato un “diario di allenamento”,
con annotato non solo i lavori eseguiti, ma anche le sensazioni, le situazioni
particolari etc.
Periodo generale
Nel “periodo generale” di allenamento, da giugno a settembre, si deve innalzare
soprattutto la resistenza aerobica, andando a colmare le carenze soggettive, con
un ampio ventaglio di possibilità atletiche: andare in bicicletta, correre in
pianura e/o in salita, camminare con i bastoncini in salita, aggiungere in seguito
lo zaino etc. Del programma di allenamento possono ovviamente far parte anche
le classiche escursioni domenicali in montagna. Questo periodo è quello più facile
da organizzare, sulla base dei gusti, del tempo disponibile, dell’ambiente che
ci circonda (città piuttosto che paesi) e anche quello che concede più elasticità
nella programmazione e nell’esecuzione
Periodo speciale e agonistico
In questi periodi, il lavoro diventa più specifico e mirato, aumentando nel contempo
d’intensità. Occorre quindi un programma più rigoroso, di cui esponiamo una proposta
dettagliata.
Programma da eseguire a giorni alterni
|
Durata % |
50 |
30 |
10 |
10 |
|
Tipo |
Lungo - lento |
Lungo - veloce |
Medio |
Corto veloce |
|
Durata media |
Ore 2,15 |
Ore 1,45 |
Minuti 35 |
Minuti 25 |
|
Ritmo % |
40 |
60 |
80 |
100 |
|
Freq. cardiaca |
135 - 145 |
140 - 150 |
150 - 155 |
155 - 160 | |
Come già detto, si può correre in pianura/salita (una delle attività più allenanti
della capacità organica generale e specifica), usare la bicicletta, gli skiroll,
la mountain bike etc.
Programma da eseguire a giorni alterni
| Durata % |
30 |
30 |
40 |
| Tipo |
Lungo - lento |
Medio |
Lavoro specifico da alternare
(**) |
| Durata media |
Ore 1 |
Ore 1 |
| Ritmo % |
40 |
80 |
| Freq. Cardiaca |
135 – 145 |
150 – 155 | |
(**)Lavoro specifico: alternare i seguenti esercizi:
Allunghi: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 1 minuto al massimo e 1 minuto di
recupero (correndo piano) per 10 volte (totale 20 minuti); infine 10 – 20 minuti
di defaticamento (totale massimo ore 1).
Ripetute: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 2 minuti al massimo e successivo recupero
al 40 per cento dello sforzo (frequenza cardiaca a circa 135) e ripetere per 10
volte; infine 10 – 20 minuti di defaticamento (tot massimo ore 1,30).
Variazioni di ritmo: 15 – 20 minuti di riscaldamento; 3 minuti all’80 per cento dello sforzo (frequenza
cardiaca a circa 150); 3 minuti al 100 per cento dello sforzo (frequenza cardiaca
a circa 165); ripetere per 5 volte; 15 minuti di defaticamento; ripetere il ciclo
(totale massimo ore 1,30).
Piramidali: 15 – 20 minuti di riscaldamento; intervallate da 90 secondi di recupero, eseguire
le seguenti fasi al massimo sforzo: 30 secondi, 50 secondi, 75 secondi, 110 secondi,
75 secondi, 50 secondi, 30 secondi; dopo un recupero di 10 minuti, ripetere il
ciclo
Programma da eseguire 4 o 5 giorni la settimana, se possibile sugli sci
| Durata % |
50 |
30 |
20 |
| Tipo |
Lungo - lento |
Medio |
Lavoro specifico
da alternare
(**) |
| Durata media |
Ore 2 |
Ore 1 |
| Ritmo % |
40 |
80 |
| Freq. Cardiaca |
135 – 145 |
150 – 155 | |
| (**)Lavoro specifico: alternare gli esercizi del mese di novembre |
Ovviamente, in caso di allenamento sugli sci, i tempi, il ritmo e la frequenza
cardiaca sono valori indicativi, sulla base dei seguenti criteri:
- Lo sforzo “lungo - lento” assume maggiore importanza per abituare i muscoli al
movimento specifico e, soprattutto, al peso dell’attrezzatura.
- Per quanto riguarda il lavoro specifico, all’inizio del mese si tenderà a privilegiare
la variazione del ritmo, mentre in seguito si punterà al potenziamento, ad esempio
aumentando il ritmo su pendii ripidi o tracciando in neve fresca.
- Cercare di sciare il più possibile, su pendii il più possibile diversi tra loro,
per migliorare i riflessi, l’articolazione motoria e i muscoli specifici della
discesa.
Programma da eseguire 3 o 4 giorni la settimana, se possibile sugli sci
| Durata % |
20 |
20 |
60 |
| Tipo |
Lungo - lento |
Medio |
Lavoro specifico
da alternare
(**) |
| Durata media |
Ore 1 |
Ore 1 |
| Ritmo % |
40 |
80 |
| Freq. Cardiaca |
135 – 145 |
150 – 155 | |
| (**)Lavoro specifico: alternare gli esercizi del mese di novembre |
Ovviamente, in caso di allenamento sugli sci, i tempi, il ritmo e la frequenza
cardiaca sono valori indicativi, sulla base dei seguenti criteri:
- si riducono l’intensità e il volume del lavoro fisico (meno giorni e meno ore),
ma per contro saranno più mirati allo sviluppo della velocità e della frequenza.
Il “lungo - lento” si potrà fare una sola volta alla settimana;
- lavorare molto sui “cambi” (salita – discesa – ripido – piano) meglio se sotto
sforzo;
- nel lavoro specifico eseguire molti cicli di “ripetute” e di “allunghi”, in grado
di abituare l’organismo a un rapido recupero (e a un veloce smaltimento dell’acido
lattico).
Nei mesi successivi, a seconda dell’attività scialpinistica o agonistica, si
mantiene il programma di gennaio, per poi ridurlo progressivamente nel “periodo
di transizione”.
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