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IL TIRO A VOLO

A cura di Andrea Carlucci

Nel tiro a volo bisogna colpire un bersaglio (piattello) in movimento da una distanza che varia a seconda della specialità. Si spara con un fucile a canna liscia e si cerca di colpire il piattello che viene lanciato in aria da apposite macchine; la traiettoria del bersaglio può essere predeterminata attraverso una sequenza conosciuta dall’atleta che si presenta in pedana oppure selezionata a caso al momento del lancio. Ogni azione si svolge in tempi rapidissimi, per cui è uno sport che richiede elevate doti di concentrazione, attenzione, riflessi e capacità di rilassamento. È necessario memorizzare e automatizzare i movimenti, dettarsi i tempi di chiamata del piattello e saper focalizzare un obiettivo. Le variabili di questo sport possono essere tantissime: il vento, il freddo, la nebbia, il sole davanti agli occhi, gli stessi piattelli.

Le origini del tiro a volo risalgono alla pratica del tiro al piccione, in voga nell'Inghilterra della prima metà del XIX secolo e da qui diffusa in tutta Europa. Alla fine dell'800, però, le associazioni animaliste riuscirono a far bandire la pratica un po' ovunque e negli Stati Uniti, in particolare, si iniziò a sparare su delle palle di vetro lanciate da un contenitore munito di molla. Le palle furono poi sostituite da bersagli di argilla a forma di disco che furono chiamati in diversi modi, sempre richiamando i piccioni o i volatili fino a prendere il nome di “Piattello”. Nel 1900 fu ammesso come sport facoltativo alle Olimpiadi di Parigi, ciò che diede un grande impulso alla sua diffusione. Nel 1926 venne fondata la Federazione Italiana Tiro al Piccione d’Argilla (FITPA) che riunì 30 società tra tutte le regioni italiane, trasformata l'anno successivo in FITAV (Federazione Italiana Tiro a Volo), entrando a far parte del CONI. Il primo titolo mondiale assegnato ad un italiano fu nel 1950 a Madrid, all'atleta Carlo Sala: fino al 2016, in quattordici edizioni dei giochi Olimpici, il Tiro a Volo Italiano ha ottenuto complessivamente 9 medaglie d’oro, 8 d’argento e 8 di bronzo e numerosi primi posti tra Campionati del Mondo, Coppe del Mondo e Campionati Europei. Attualmente tutte le associazioni che operano nel settore giovanile prevedono all’interno della propria organizzazione la figura di un tecnico che ha il compito di fornire le indicazioni necessarie sul maneggio dell’arma in assoluta sicurezza, le nozioni di base del regolamento fino alle prime esercitazioni controllate in pedana. La pratica giovanile è governata in ogni regione da una specifica Commissione che organizza in collaborazione con il Delegato Regionale l’attività che prevede anche la partecipazione a gare, sia in ambito regionale che nazionale.

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Specialità olimpiche

Fossa olimpica o “Trap”

La prima delle specialità del tiro a volo, a lungo rimasta l'unica. Gli atleti sparano ponendosi dietro una linea di tiro rettilinea posta ad una distanza di 15 metri dietro la fossa dove sono posizionate le macchine “lanciapiattelli”. Il fucile di ciascun atleta è caricato con due colpi ed i piattelli vengono presentati in aria in modo automatico dopo il segnale del tiratore. L’atleta deve sparare alternandosi su cinque pedane diverse cui corrispondono tre macchine lanciapiattelli, per un totale di 15 macchine da cui partiranno i piattelli in successione automatica. La difficoltà consiste nel fatto che il tiratore, pur conoscendo il tempo di uscita del piattello, deve intercettarne direzione, traiettoria e altezza.
Skeet
Di origine americana, la specialità è molto simile a quella denominata “Around the clock” in cui il tiratore spara ad un bersaglio muovendosi sulle dodici posizioni che corrispondono alle ore di un orologio. Qui invece si spara da 8 pedane poste lungo un semicerchio il cui raggio misura 19,20 metri e alle cui estremità sono poste le macchine lanciapiattelli, una a sinistra detta “pull” e l’altra a destra detta “mark”. Il tiratore attende il piattello con il fucile non imbracciato e ha a disposizione un solo colpo per ciascun piattello (in totale sono due). L’atleta in pedana conosce altezza e direzione dei piattelli che escono dalle macchine in una successione sempre uguale; ciò che varia e aumenta le difficoltà è la diversa posizione del tiratore rispetto alle macchine lanciapiattelli e il tempo di lancio che in genere ha una variazione da zero a tre secondi dalla chiamata del tiratore.

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Double trap
L’abilità in questa disciplina sta nell’intercettare due piattelli lanciati simultaneamente con una traiettoria fissa. Il tiratore si sposta su cinque pedane non predeterminate con due colpi in canna. Le macchine lanciapiattelli qui sono tre per ogni campo e le possibili combinazioni sono stabilite in precedenza secondo il programma scelto. I lanci vengono prestabiliti con raggio di trenta gradi sul piano orizzontale e la loro altezza è variabile da tre metri a tre metri e mezzo per una distanza dalla fossa di dieci metri.

Si ringrazia per il materiale fotografico  Carlo Francesco Manstretta dell’Ufficio Stampa della Federazione Italiana Tiro a Volo (FITAV). www.fitav.it

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