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I TUFFI

A cura di Andrea Carlucci

Tra gli sport individuali, quello dei tuffi è tra i più spettacolari. Gli atleti della disciplina, prima di entrare in acqua, si lanciano verso l’alto ed eseguono con fluidità e coordinazione i più diversi movimenti acrobatici che vanno dai salti mortali agli avvitamenti con varie combinazioni, posizioni di partenza e orientamenti (si può partire anche da una posizione verticale). La disinvoltura con la quale sembrano volteggiare, però, è sempre frutto di un’elevata preparazione fisica e mentale: sono atleti che devono esprimere grandi capacità di forza, potenza, agilità, flessibilità, coordinazione, sorrette da controllo e concentrazione.
I tuffi vengono eseguiti in piscine della profondità di almeno 5 metri, saltando da un trampolino o da una piattaforma. Il trampolino è una tavola lunga e flessibile che si piega quando il tuffatore salta ripetutamente alla sua estremità sfruttando al massimo l’energia elastica indispensabile per guadagnare altezza e velocità prima del tuffo. La piattaforma è invece una struttura rigida di cemento, alla quale gli atleti accedono tramite delle apposite scalette; posta in genere a più altezze, è larga 3 metri. Per la gare di tuffo dal trampolino, siano esse maschili o femminili, esistono due altezze differenti: 1 e 3 metri. I tuffi da piattaforma vengono invece eseguiti da un’altezza di 10 metri.
Ai tuffi tradizionali si affiancano quelli sincronizzati, che dal 2000 sono stati inclusi nel programma olimpico. In questo caso due tuffatori, che insieme compongono una squadra, si impegnano nell’eseguire contemporaneamente lo stesso tuffo, ciò che richiede loro capacità di coordinazione e affiatamento. La valutazione verrà, in questo caso, effettuata sia in base alla singola esecuzione del tuffo dell’uno e dell’altro atleta, sia in base al grado di sincronizzazione.
In tutti i casi, le gare di tuffi prevedono che gli atleti, dopo aver effettuato i loro volteggi, entrino in acqua in assetto perpendicolare rispetto alla superficie: nelle competizioni ufficiali vengono valutati da una giuria che, tenendo conto del livello di difficoltà delle figure eseguite, abbinato a un coefficiente, assegna ad ogni concorrente un punteggio da 1 a 10. Vince il tuffatore che, fra tutti, ottiene il punteggio più alto.

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Storia
Nell’antichità i tuffi venivano eseguiti da differenti altezze soltanto durante la preparazione militare, senza alcuna pretesa stilistica e senza alcuno scopo agonistico. È al tedesco Johann Guts Muths che si deve la nascita della disciplina vera e propria, inserita come complemento alla ginnastica militare e inclusa tra gli esercizi di educazione fisica. Lo stesso Muths organizzò nel 1833 le prime gare sulle acque della Sprea a Berlino. In seguito alcuni suoi allievi, in particolare H.O. Kluge, elaborarono una tecnica, che fu poi adottata per lunghi anni da tuffatori di varie nazioni. Nel 1833 si svolsero i primi campionati europei, in cui gli atleti tedeschi si imposero su tutti gli altri. La supremazia germanica fu più tardi superata dai tuffatori statunitensi. Nel 1904 lo sport dei tuffi fu incluso tra il programma dei Giochi Olimpici. In questa edizione, svoltasi a Saint Louis, la prima specialità ad essere introdotta nel programma olimpico fu proprio il tuffo dalla piattaforma di 10 m maschile, con la tecnica messa a punto dai tedeschi e dagli svedesi. Le competizioni femminili vennero introdotte nel 1912.

In Italia
Di tuffi in Italia si comincia a parlare nel 1895, cinque anni prima della fondazione della FIRN (Federazione Italiana Rari Nantes) che diventerà nel 1930 FIN (Federazione Italiana Nuoto), quando si venne a sapere che nella grande vasca (100 metri per 25) dello stabilimento Bagno di Diana a Milano la pratica sportiva più diffusa era quella dei “salti in acqua" dai trampolini dell'altezza di metri 1,20 e 3,50 e dalle terrazze di 6 metri. Nel 1896, nella prima competizione di cui si abbia traccia, si distinse per precisione ed eleganza Ferdinando Bezzi che vinse la medaglia d'oro imponendosi tra nove concorrenti. Nel 1900, la società Nettuno di Milano organizzò al Bagno di Diana il campionato assoluto, con partecipazione esclusivamente milanese: Bezzi così divenne il primo campione italiano di tuffi precedendo nei 6 metri Giovanni Colombo e Luigi Levati (capostipite di una titolata famiglia di tuffatori). Non erano ancora stati codificati i vari tipi di tuffi: nel 1902 si parlava di "salti girati" e "capofitti non girati" che, poi l'anno seguente, vennero integrati da capovolte avanti e indietro, capovolta e mezza, due capovolte e mezza, verticali e capovolta, anerbach con e senza giro.
Nel 1902 si svolse in Italia il primo campionato nazionale, ove si impose Carlo Bonfanti. Nel 1925, si ebbe la distinzione tra tuffi dal trampolino e tuffi dalla piattaforma. Tra gli atleti italiani, che hanno contribuito in modo particolare al progresso della discipina si ricordano Luigi Cangiullo, che portò in Italia una serie di tuffi assimilati gareggiando con campioni stranieri, i fratelli Gaetano ed Ernesto Lanzi e Carlo Dibiasi. In tempi più recenti hanno dato notevoli risultati in questo sport anche Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi che vinse tre volte la medaglia d'oro alle Olimpiadi e fu due volte campione mondiale. Klaus era figlio di Carlo, l'atleta considerato il campione più completo nella storia dei tuffi.
Gli atleti agonisti praticano mediamente 4 allenamenti settimanali mentre coloro che approdano a livello nazionale arrivano ad effettuare anche due sedute di allenamenti al giorno, ripartiti tra allenamento in acqua, a secco e in palestra.
Attualmente la disciplina è regolamentata dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN).

La Giuria
Per ogni tuffo la giuria valuta queste tre fasi:
- la partenza;
- il volo;
- l’ingresso in acqua.
All’interno di queste tre fasi i giudici verificano:
- l'altezza massima raggiunta dall'atleta in volo;
- la qualità e la lunghezza temporale della verticale sulle mani eseguita sulla piattaforma, se prevista in entrata;
- la distanza orizzontale dell'atleta dalla piattaforma durante il volo che non dovrebbe essere pericolosamente corta ma non dovrebbe superare i 2 piedi (0,61 m);
- la posizione del corpo durante l'acrobazia: in particolar modo i piedi dovrebbero sempre toccarsi e le capriole o gli avvitamenti dovrebbero essere eseguiti in modo corretto;
- l'angolo di entrata, che dovrebbe essere di 90 gradi: il movimento deve finire ben prima dell'entrata in acqua, ed il corpo allinearsi in modo appropriato.

Tipologie di tuffo
Vi sono 6 principali gruppi di tuffi eseguiti di norma dagli atleti. Essi sono:
- Gruppo 1: avanti, nel quale il tuffatore salta guardando avanti a sè e ruota in avanti;
- Gruppo 2: indietro, nel quale il tuffatore salta guardando la pedana e ruota indietro;
- Gruppo 3: rovesciato, nel quale il tuffatore salta guardando la piscina ma ruota indietro;
- Gruppo 4: ritornato, nel quale il tuffatore salta rivolto verso la pedana e ruota in avanti;
- Gruppo 5: avvitamento, comprendente qualunque tuffo nel quale l'atleta esegua un avvitamento,
- Gruppo 6: verticale, solo nella gare da piattaforma, comprende qualunque tuffo nel quale si parta dalla posizione verticale.

Vi sono anche quattro differenti posizioni di rotazione che possono essere assunte:
- Posizione A: teso, con gambe e braccia completamente distese (la più difficile);
- Posizione B: carpiato, con gambe tese come sopra ma braccia piegate (di media difficoltà);
- Posizione C: raggruppato, con sia gambe che braccia piegate, in modo da formare una piccola palla (più facile della altre, permette la maggiore velocità di rotazione);
- Posizione D: libero, che comprende qualunque combinazione delle tre precedente ma deve contenere un avvitamento

Nelle competizioni, ad ogni tuffo viene assegnato un codice che consiste di 3 o 4 cifre seguite dalla lettera indicante la posizione di rotazione. Il primo numero del codice individua sempre il gruppo del tuffo. Ad esempio:
101A - salto avanti (1), regolare (0), con mezza rotazione (1) tesa (A), o semplicemente teso in avanti;
203C - salto indietro (2), regolare (0), con una rotazione e mezza (3) in posizione raggruppata (C), o semplicemente un salto mortale e mezzo indietro raggruppato.

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Non esistono solo i tuffi regolamentati dal programma Olimpico: ci sono anche manifestazioni di tuffi dalle grandi altezze dai 20 metri ai 30 metri a cui partecipano atleti, spesso ex-tuffatori professionisti, che si lanciano da piattaforme artificiali costruite appositamente per questi circuiti a strapiombo di laghi, fiumi o sul mare. Si tratta di tuffi “estremi” ad elevata pericolosità presiedute da giurie specializzate che son chiamate a valutare ciascun tuffo utilizzando gli stessi parametri e criteri validi per le competizioni ufficiali.

Scarica qui il regolamento tuffi 2009-2013 a cura di Klaus Dibiasi

Si ringrazia per la gentile collaborazione e per il materiale fotografico la Dott.ssa Paola Zermiani Bertocchi, Elena Bertocchi (campionessa italiana specialità trampolino 1 metro e 3 metri) della società “Bergamo Nuoto” e l’allenatore Dario Scola.

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