I TUFFI |
A cura di Andrea Carlucci |
Tra gli sport individuali, quello dei tuffi è tra i più spettacolari. Gli atleti della disciplina, prima di entrare in acqua,
si lanciano verso l’alto ed eseguono con fluidità e coordinazione i più diversi
movimenti acrobatici che vanno dai salti mortali agli avvitamenti con varie combinazioni,
posizioni di partenza e orientamenti (si può partire anche da una posizione verticale).
La disinvoltura con la quale sembrano volteggiare, però, è sempre frutto di un’elevata
preparazione fisica e mentale: sono atleti che devono esprimere grandi capacità
di forza, potenza, agilità, flessibilità, coordinazione, sorrette da controllo
e concentrazione.
I tuffi vengono eseguiti in piscine della profondità di almeno 5 metri, saltando da un trampolino o da una piattaforma. Il trampolino è una tavola lunga e flessibile che si piega quando il tuffatore salta ripetutamente
alla sua estremità sfruttando al massimo l’energia elastica indispensabile per
guadagnare altezza e velocità prima del tuffo. La piattaforma è invece una struttura rigida di cemento, alla quale gli atleti accedono tramite
delle apposite scalette; posta in genere a più altezze, è larga 3 metri. Per la gare di tuffo dal trampolino, siano esse maschili o femminili, esistono
due altezze differenti: 1 e 3 metri. I tuffi da piattaforma vengono invece eseguiti da un’altezza di 10 metri.
Ai tuffi tradizionali si affiancano quelli sincronizzati, che dal 2000 sono stati inclusi nel programma olimpico. In questo caso due
tuffatori, che insieme compongono una squadra, si impegnano nell’eseguire contemporaneamente
lo stesso tuffo, ciò che richiede loro capacità di coordinazione e affiatamento.
La valutazione verrà, in questo caso, effettuata sia in base alla singola esecuzione
del tuffo dell’uno e dell’altro atleta, sia in base al grado di sincronizzazione.
In tutti i casi, le gare di tuffi prevedono che gli atleti, dopo aver effettuato
i loro volteggi, entrino in acqua in assetto perpendicolare rispetto alla superficie: nelle competizioni ufficiali vengono valutati da una
giuria che, tenendo conto del livello di difficoltà delle figure eseguite, abbinato
a un coefficiente, assegna ad ogni concorrente un punteggio da 1 a 10. Vince il
tuffatore che, fra tutti, ottiene il punteggio più alto.
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In Italia
Di tuffi in Italia si comincia a parlare nel 1895, cinque anni prima della fondazione
della FIRN (Federazione Italiana Rari Nantes) che diventerà nel 1930 FIN (Federazione
Italiana Nuoto), quando si venne a sapere che nella grande vasca (100 metri per
25) dello stabilimento Bagno di Diana a Milano la pratica sportiva più diffusa era
quella dei “salti in acqua" dai trampolini dell'altezza di metri 1,20 e 3,50 e
dalle terrazze di 6 metri. Nel 1896, nella prima competizione di cui si abbia
traccia, si distinse per precisione ed eleganza Ferdinando Bezzi che vinse la
medaglia d'oro imponendosi tra nove concorrenti. Nel 1900, la società Nettuno
di Milano organizzò al Bagno di Diana il campionato assoluto, con partecipazione
esclusivamente milanese: Bezzi così divenne il primo campione italiano di tuffi
precedendo nei 6 metri Giovanni Colombo e Luigi Levati (capostipite di una titolata
famiglia di tuffatori). Non erano ancora stati codificati i vari tipi di tuffi:
nel 1902 si parlava di "salti girati" e "capofitti non girati" che, poi l'anno
seguente, vennero integrati da capovolte avanti e indietro, capovolta e mezza,
due capovolte e mezza, verticali e capovolta, anerbach con e senza giro.
Nel 1902 si svolse in Italia il primo campionato nazionale, ove si impose Carlo
Bonfanti. Nel 1925, si ebbe la distinzione tra tuffi dal trampolino e tuffi dalla
piattaforma. Tra gli atleti italiani, che hanno contribuito in modo particolare
al progresso della discipina si ricordano Luigi Cangiullo, che portò in Italia
una serie di tuffi assimilati gareggiando con campioni stranieri, i fratelli Gaetano
ed Ernesto Lanzi e Carlo Dibiasi. In tempi più recenti hanno dato notevoli risultati
in questo sport anche Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi che vinse tre volte la
medaglia d'oro alle Olimpiadi e fu due volte campione mondiale. Klaus era figlio
di Carlo, l'atleta considerato il campione più completo nella storia dei tuffi.
Gli atleti agonisti praticano mediamente 4 allenamenti settimanali mentre coloro
che approdano a livello nazionale arrivano ad effettuare anche due sedute di allenamenti
al giorno, ripartiti tra allenamento in acqua, a secco e in palestra.
Attualmente la disciplina è regolamentata dalla Federazione Italiana Nuoto (FIN).
La Giuria
Per ogni tuffo la giuria valuta queste tre fasi:
- la partenza;
- il volo;
- l’ingresso in acqua.
All’interno di queste tre fasi i giudici verificano:
- l'altezza massima raggiunta dall'atleta in volo;
- la qualità e la lunghezza temporale della verticale sulle mani eseguita sulla
piattaforma, se prevista in entrata;
- la distanza orizzontale dell'atleta dalla piattaforma durante il volo che non
dovrebbe essere pericolosamente corta ma non dovrebbe superare i 2 piedi (0,61
m);
- la posizione del corpo durante l'acrobazia: in particolar modo i piedi dovrebbero
sempre toccarsi e le capriole o gli avvitamenti dovrebbero essere eseguiti in
modo corretto;
- l'angolo di entrata, che dovrebbe essere di 90 gradi: il movimento deve finire
ben prima dell'entrata in acqua, ed il corpo allinearsi in modo appropriato.
Tipologie di tuffo
Vi sono 6 principali gruppi di tuffi eseguiti di norma dagli atleti. Essi sono:
- Gruppo 1: avanti, nel quale il tuffatore salta guardando avanti a sè e ruota in avanti;
- Gruppo 2: indietro, nel quale il tuffatore salta guardando la pedana e ruota indietro;
- Gruppo 3: rovesciato, nel quale il tuffatore salta guardando la piscina ma ruota indietro;
- Gruppo 4: ritornato, nel quale il tuffatore salta rivolto verso la pedana e ruota in avanti;
- Gruppo 5: avvitamento, comprendente qualunque tuffo nel quale l'atleta esegua un avvitamento,
- Gruppo 6: verticale, solo nella gare da piattaforma, comprende qualunque tuffo nel quale si parta
dalla posizione verticale.
Vi sono anche quattro differenti posizioni di rotazione che possono essere assunte:
- Posizione A: teso, con gambe e braccia completamente distese (la più difficile);
- Posizione B: carpiato, con gambe tese come sopra ma braccia piegate (di media difficoltà);
- Posizione C: raggruppato, con sia gambe che braccia piegate, in modo da formare una piccola palla (più
facile della altre, permette la maggiore velocità di rotazione);
- Posizione D: libero, che comprende qualunque combinazione delle tre precedente ma deve contenere
un avvitamento
Nelle competizioni, ad ogni tuffo viene assegnato un codice che consiste di 3
o 4 cifre seguite dalla lettera indicante la posizione di rotazione. Il primo
numero del codice individua sempre il gruppo del tuffo. Ad esempio:
101A - salto avanti (1), regolare (0), con mezza rotazione (1) tesa (A), o semplicemente
teso in avanti;
203C - salto indietro (2), regolare (0), con una rotazione e mezza (3) in posizione
raggruppata (C), o semplicemente un salto mortale e mezzo indietro raggruppato.
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Scarica qui il regolamento tuffi 2009-2013 a cura di Klaus Dibiasi
Si ringrazia per la gentile collaborazione e per il materiale fotografico la Dott.ssa Paola Zermiani Bertocchi, Elena Bertocchi (campionessa italiana specialità trampolino 1 metro e 3 metri) della società “Bergamo Nuoto” e l’allenatore Dario Scola.