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DOMANDE E RISPOSTE SU ROTTURA DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: SINTOMI, DIAGNOSI E RIABILITAZIONE

A cura di Maura Peripoli

Nell’articolazione del ginocchio ci sono due legamenti crociati che si chiamano così perché si incrociano al centro dell’articolazione. Il legamento crociato anteriore impedisce al femore di spostarsi posteriormente durante la fase di carico sull’arto, stabilizza il ginocchio nell’estensione completa e impedisce l’iperestensione. Inoltre ha l’importante funzione di stabilizzare la tibia evitando l’eccessiva rotazione interna e funge da supporto secondario agli stress in valgo/varo qualora i legamenti collaterali venissero danneggiati. Questo legamento è fortemente sollecitato mentre si fa sport ed è proprio durante lo svolgimento delle discipline sportive che si registrano i maggiori casi di rotture. La rottura del legamento può essere associata anche ad una rottura dei menischi e in questo caso si cerca di ricostruire il legamento e suturare il menisco rotto. In generale una rottura del crociato anteriore non necessita di un intervento d’urgenza come nel caso di una frattura.

Sintomi
La rottura o lesione isolata del legamento crociato anteriore si può osservare durante una distorsione del ginocchio mentre il muscolo quadricipite è contratto. Questo succede soprattutto ai calciatori quando con il quadricipite contratto e il piede bloccato al suolo, il ginocchio effettua un movimento di torsione. Nello stesso istante a livello del ginocchio si può sentire un "crack". Il dolore può essere immediato e il ginocchio può gonfiarsi; dopo alcuni minuti, se la lesione è isolata, l’infortunato può rialzarsi e camminare. Il dolore avrà un’intensità variabile, poiché determinato anche da un’eventuale versamento articolare e soprattutto dalla sua consistenza.

Diagnosi
La diagnosi di lesione totale del legamento crociato anteriore si basa sull'esame clinico eseguito da uno specialista: dopo un'accurata anamnesi (informazioni date dal malato), il medico, nelle prime ore dopo l’infortunio, verifica la presenza o meno di sangue all’interno dell’articolazione (emarto) ed esegue quindi la manovra di Lachman, la cui positività conferma la rottura del legamento crociato anteriore.

Esami radiologici
L'esame radiografico è indispensabile per escludere eventuali lesioni ossee, in particolare delle spine intercondiloidee. Mentre la semplice lastra in antero-posteriore del ginocchio, evidenzia talvolta la cosiddetta frattura di Segon. Gli esami strumentali radiologici (telos o lachman radiologico) invece permettono di valutare l'entità di alcune lesioni inveterate . Infine per valutare le lesioni dei legamenti o dei menischi e quelle cartilaginee, la risonanza magnetica nucleare rimane l’esame più accreditato.

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Riabilitazione
La riabilitazione del ginocchio operato per la ricostruzione del legamento crociato anteriore è essenziale per ottenere un buon risultato; viene effettuata secondo protocolli ben precisi. In generale la riabilitazione dipende dalla tecnica chirurgica utilizzata, dal tipo di trapianto e dalla sua fissazione e da altri parametri. Il percorso riabilitativo inizia immediatamente dopo l’intervento.

Di seguito, le risposte ai dubbi più frequenti che assalgono tutti coloro i quali, per motivi diversi, si trovano a dover affrontare i problemi connessi con la rottura del legamento crociato e con la conseguente riabilitazione ad essa connessa.

In che modo può verificarsi un evento traumatico al legamento crociato anteriore?

Un evento traumatico può verificarsi sia col ginocchio esteso e quindi in seguito ad una iperestensione sia col ginocchio flesso e quindi in valgo-extrarotazione o in varo intra-rotazione.

È sempre necessario l’intervento chirurgico?

No. Dipende dall’età del soggetto, dal livello di attività e dal grado di instabilità del ginocchio. Un soggetto di oltre 60 anni non praticante attività sportiva e con una buona stabilità del ginocchio può convivere con il problema e evitare l’intervento chirurgico.

Qual è il primo passo dopo un intervento chirurgico?

Subito dopo l’intervento chirurgico l’obiettivo è quello di ridurre il dolore e il gonfiore attraverso l’uso di ghiaccio, compressione e elettrostimolazione. Inoltre viene posto un tutore che blocchi il ginocchio o in estensione o che permetta un movimento limitato/ variato a seconda del soggetto.
Importante è l’uso delle stampelle per limitare il carico del peso corporeo che non deve superare il 50% del carico corporeo totale.

E il primo passo in campo riabilitativo?

È bene iniziare con degli esercizi di mobilità. L’obiettivo primario della riabilitazione è quello di recuperare precocemente l’estensione completa del ginocchio, l’estensione attiva del ginocchio deve essere limitata tra i 60-90° per ridurre la traslazione anteriore della tibia. Importante è anche la flessione del ginocchio che, in circa 5-6 settimane deve raggiungere la flessione completa (135°). Quando la flessione arriva ai 100-110° è consigliabile iniziare ad utilizzare il cicloergomentro, utile per recuperare la mobilità.

Quando inizia il potenziamento muscolare?

Un altro aspetto molto importante della riabilitazione è il ripristino della normale forza muscolare che agisce sull’articolazione. Il potenziamento muscolare può essere intrapreso da subito a patto che sia graduale e non troppo stressante per l’articolazione.
È consigliabile iniziare con esercizi a catena cinetica chiusa in quanto evitano la traslazione anteriore. Gli esercizi più immediati sono le contrazioni del quadricipite, il sollevamento dell’arto inferiore con gamba estesa sulla coscia e la co-contrazione dei muscoli posteriori della coscia.
Successivamente vanno introdotti esercizi contro resistenza crescente per i muscoli posteriori della coscia, gli adduttori, abduttori e gastrocnemio.
Dopo circa due settimane si possono iniziare esercizi a catena cinetica chiusa quali il minisquat, la salita laterale sul gradino, lo scorrimento del piede contro il muro, gli esercizi alla pressa e gli esercizi propriocettivi. Si può iniziare ad inserire lo stretching.
Nell’ultima fase della riabilitazione possono essere inseriti anche esercizi a catena cinetica aperta per il rafforzamento del quadricipite e esercizi per l’equilibrio in stazione eretta, PNF, e stretching.

Ricapitolando quanto dura un programma riabilitativo?

Circa 5-6 mesi a seconda del soggetto e dello specifico caso.

Dopo quanto tempo si può riprendere un’attività sportiva?

Il tempo può variare da soggetto a soggetto, considerando una buona riabilitazione e un soggetto particolarmente reattivo circa 5 o 6 mesi.

(In collaborazione con la Dott.ssa Francesca Ceci)

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