I tentativi di effettuare un razionale inquadramento di questa condizione, al fine di studiare l’incidenza e l’eziologia, sono stati complicati dalla mancanza di una sua ben precisa definizione. Per questo fra le forme di anemia da sport deve essere inclusa anche una condizione, indicata come “pseudoanemia”, che si può instaurare come logica conseguenza dell’allenamento. In tale circostanza si determina una espansione del volume plasmatico non associata ad un corrispondente aumento della componente corpuscolata; questa situazione può di conseguenza simulare l’esistenza di uno stato anemico. In questa condizione pseudoanemica si riscontra una concentrazione dell’emoglobina leggermente ridotta, eritrociti di colore normale, ferritina normale ed un valore di Mcv (volume corpuscolare medio) ai limiti superiori della norma. Nello sportivo, oltre a questa condizione, si possono sviluppare altre due forme “anemiche”:
Diagnosi Per poter precocemente individuare queste forme di anemie, oltre alle comuni indagini di laboratorio, è stato proposto l’utilizzo del dosaggio della protoporfirina. Essa rappresenta l’ultima tappa di una via biosintetica che conduce, dopo il suo legame con un atomo di ferro, alla formazione del gruppo eme. Nel caso in cui la disponibilità di ferro dell’organismo si riduca, la protoporfirina comincia ad accumularsi all’interno del globulo rosso sotto forma libera, perché l’insufficiente quantità dello ione rende impossibile il completamento della sintesi dell’eme.
Si è osservata la variazione di tale elemento nei maratoneti, sia nella fase di preparazione che nella gara, notando, in quest’ultima un notevole aumento della quota libera.
E’ consuetudine nell’atleta, specialmente nel periodo pre-gara, di ridurre l’introito calorico per diminuire il proprio peso con la conseguenza di negativizzare il bilancio di ferro. Questa cattiva abitudine è più marcata nelle donne atleta a causa dei cicli mestruali che corrispondono mediamente ad una perdita giornaliera di 0,5-0,6 mg al giorno. Numerosi studi hanno dimostrato che dopo un periodo di allenamento sostenuto ad elevate intensità si verifica una perdita di sangue dal tubo digerente senza la presenza di patologie, sia negli atleti che nei soggetti sedentari. Tale perdita generalmente non è visibile ma può essere facilmente riscontrato attraverso l’esame microscopico. La diminuzione di ferro, inoltre, si accentua, da persona a persona in base al quantitativo di sudorazione giornaliera. Il sudore contiene mediamente 300-400 g/l al giorno di ferro; un’ intensa attività fisica può provocare una sudorazione pari a 3 l con la conseguente perdita di 1-2 mg di ferro al giorno. Altro fattore che caratterizza “l’anemia da sport” è l’ematuria ovvero la perdita di sangue con le urine. E’ un fenomeno transitorio che scompare 24-72 ore dopo l’allenamento, questa caratteristica normalizzazione, in così breve tempo, permette di distinguerla da eventuali ematurie presenti in vere e proprie patologie renali. Prevenzione Si può affermare che il mantenimento di valori di ferro accettabili si può ottenere con tecniche di prevenzione. Per esempio controllare la ferritinemia e il grado di saturazione della transferrina al termine del periodo di allenamento. Assumere, con la propria alimentazione almeno 20 mg di ferro al giorno, valore che deve essere particolarmente osservato nelle donne (tab 1). Una buona norma consiste anche nel ridurre tutti quei prodotti responsabili della riduzione dell’assorbimento del ferro quali: i tannini del vino, il the, il caffè, le bevande che contengono caffeina (cola, chinotto, ecc.). Allenarsi ad alte quote, inoltre, stimola l’eritropoiesi, con incremento dei globuli rossi, dell’emoglobina e quindi maggiore capacità di trasporto d’ossigeno (ciò avviene perché in altura s’instaura una situazione di ipossia, a causa della minore quantità di ossigeno disponibile, ed il rene risponde secernendo maggiore quantità di EPO). Inoltre, atleti a rischio di anemia spesso devono ricorrere alla supplementazione di ferro, consigliata sempre dal medico, che può prolungarsi anche per 1-3 mesi. Infine si può stabilire che l’anemia da ferro nello sportivo non è determinato da una reale carenza di ferro ma ad una discrepanza fra la velocità di formazione della protoporfirina e il ferro disponibile, quindi maggiori saranno le riserve minori sarà l’insorgenza della malattia. ANEMIA DA SPORTArticoli correlati
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