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DOMANDE E RISPOSTE SULLA FRATTURA DELLA CLAVICOLA

A cura di Maura Peripoli

Rappresenta quasi il 50% delle fratture che interessano la spalla: la frattura di clavicola è un tipo di infortunio che capita comunemente a chi fa sport, specialmente a chi pratica discipline di contatto, dove le cadute e traumatismi sono piuttosto frequenti. Con il termine clavicola, si intende generalmente quell’osso lungo e sottile che collega lo sterno con la scapola, ha una forma piuttosto “ricurva” ed è formata da una parte centrale e due estremità, una mediale (più vicina allo sterno) ed una laterale (più vicina alla scapola). La sua funzione è quella di “legare” la spalla con il tronco, di proteggere il polmone e vasi sanguigni sottostanti.
Come accennato, la frattura di clavicola è un trauma al quale vanno soggetti soprattutto gli sportivi e gli sport più a rischio sono soprattutto il ciclismo, lo sci, il motociclismo, il rugby e l’ippica, tutti quegli sport dove è molto facile subire traumi da impatto. Ma “rischia” anche chi vive nelle grandi metropoli: molti infatti sono gli incidenti da traffico quali cadute dal motorino o dalla bicicletta. In generale poi, questo tipo di frattura rappresenta circa il 5% di quelle totali e i soggetti maggiormente a rischio sono solitamente i bambini anche piccolissimi a causa delle ossa ancora fragili e della maggiore possibilità di cadute; gli adulti invece hanno meno probabilità di incorrere in questo tipo di infortunio, mentre è maggiore per loro, la possibilità di complicazioni.

Come vengono classificate le fratture?
In base al numero dei frammenti e in questo caso si parla di frattura composta, quando cioè i due segmenti ossei rimangono allineati, mentre si parla di frattura scomposta quando si assiste allo spostamento di uno o più frammenti e vengono lesionati anche i tessuti. Si definisce poi esposta e complicata quella frattura in cui viene lesa la pelle con conseguente rischio di infezioni mentre viene chiamata chiusa o semplice, quella in cui la pelle rimane “integra”.

Qual è la tipologia di fratture più frequente?
L’81% delle fratture sono quelle che interessano la parte centrale della clavicola (III medio) e di queste il 48% sono generalmente scomposte ed il 19% sono comminute (scomposte con molti frammenti), mentre sono rare (2%) quelle che interessano l’estremità mediale della clavicola (quella più vicino al torace).

Quali sono i sintomi da tenere sotto controllo in caso di frattura di clavicola?
Occorre dire innanzitutto che, in caso di frattura di clavicola, l'area situata direttamente sopra ad essa, si presenta piuttosto dolente con un evidente gonfiore localizzato nella parte lesionata e quando il gonfiore diminuisce è anche possibile “sentire” la frattura semplicemente accostando sopra la mano. Inoltre il dolore avvertito, aumenta sensibilmente durante i movimenti del braccio e della testa. E la regione clavicolare si presenta tumefatta. In alcuni casi è possibile anche osservare un alterazione della sensibilità e “uno scricchiolio” durante i movimenti.

Come avviene il primo soccorso in questo tipo di infortunio?
Nella prima fase, in attesa dell'intervento medico, è importante immobilizzare la parte lesa evitando il più possibile movimenti inutili e pericolosi. Ciò serve ad evitare il più possibile fastidiose e pericolose complicazioni. L’eventuale frattura scomposta o esposta non va assolutamente toccata o ridotta in attesa dei soccorsi. Generalmente la diagnosi è immediata: il medico si accorge subito del tipo di infortunio occorso al paziente e lo indirizzerà immediatamente a sottoporsi ad una radiografia, per confermare la diagnosi. Il medico inoltre effettuerà un indagine strumentale per assicurarsi che la lesione non abbia coinvolto i nervi ed i vasi sanguigni che circondano la clavicola (si tratta di complicazioni piuttosto rare ma da non sottovalutare). Dopo una settimana poi verrà effettuata un’altra radiografia per controllare il processo di guarigione.

Esistono fattori di rischio per la frattura di clavicola?
Sicuramente l’età avanzata e quella giovane incidono in ugual modo a livello di rischio, poiché nelle persone anziane il pericolo di frattura è rappresentato dall’osteoporosi mentre per quanto riguarda i bambini a rischiare di più sono quelli macrosomici alla nascita (cioè con peso superiore ai 4 kg). Ma anche chi ha malattie ossee congenite può subire questo tipo di frattura e tutti coloro i quali praticano discipline sportive di contatto.

La prevenzione esiste?
Poiché generalmente le fratture di clavicola sono quasi sempre provocate da cadute o incidenti, diventa difficile parlare di prevenzione. Tuttavia, può tornare utile utilizzare delle “protezioni” (paraspalle o cinture di sicurezza) che rappresentano, comunque una soluzione preventiva. Attenzione anche alla dieta che deve essere equilibrata e apportare le giuste dosi di calcio e vitamina D e abbinarla ad un’attività fisica regolare: ciò aumenta la resistenza delle ossa e migliora la coordinazione dei movimenti, allontanando quindi il rischio di cadute e fratture.

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Come trattare la frattura di clavicola e come avviene la riabilitazione?
La frattura della clavicola si ripara anche se i due monconi non vengono riposizionati in modo da combaciare perfettamente. Ma esiste il rischio di complicazioni secondarie, quali la pseudoartrosi e tale rischio diminuisce sensibilmente se i due segmenti fratturati vengono riportati nella loro posizione fisiologica. Ecco perché la maggior parte delle fratture composte della clavicola viene trattata secondo un protocollo conservativo applicando un bendaggio “a otto” (immobilizzazione di entrambe le spalle) o un bendaggio a triangolo. Questi sono i trattamenti più indicati (che hanno ormai sostituito i vecchi apparecchi gessati), perché garantiscono un processo di riossiificazione spontaneo e inoltre più veloce e completo. Il bendaggio "a otto" garantisce una posizione delle spalle eretta, garantendo una migliore guarigione dalla frattura. In commercio ne esistono di varie lunghezze, adattabili alle esigenze di ognuno, ma occorre stare particolarmente attenti a far sì che il bendaggio non stringa troppo altrimenti potrebbero insorgere formicolii, alterazioni della sensibilità e gonfiori alle mani, inoltre la forte compressione può ostacolare il normale flusso sanguigno o comprimere eccessivamente le strutture nervose. Una volta rimosso il bendaggio è visibile e “palpabile” il callo osseo che con il tempo si rimodella e fino a scomparire del tutto: ciò naturalmente varia in base all’età del paziente. Alcune volte in caso di frattura scomposta o esposta, il bendaggio non è sufficiente e quindi si rende necessario intervenire chirurgicamente (per riposizionare i segmenti fratturati tramite viti, placche metalliche o cerchiaggio) e l’intervento serve anche ad evitare ulteriori complicazioni quali la lesione della pelle, dei vasi o neri e dei legamenti. Dopo l’intervento occorrerà utilizzare un tutore che dovrà essere indossato per un tempo breve. Generalmente però visti i rischi che questo tipo di intervento chirurgico presenta, gli specialisti cercano il più possibile di evitarlo.

Quanto tempo ci vuole per guarire da una frattura?
Solitamente la guarigione avviene nel giro di 8-10 settimane per gli adulti, mentre per gli adolescenti i tempi si “accorciano” a 6-8 settimane e a 3-4 per i bambini. In ogni caso, già durante la fase di recupero è possibile praticare alcuni sport (il ciclismo ad esempio) perché la clavicola, pur non essendo ancora saldata, può tuttavia ritrovare una certa mobilità: naturalmente tutto ciò dovrà avvenire con una certa prudenza. Per ritornare invece a praticare le discipline sportive precedenti, gli allenamenti potranno essere ripresi solo dopo la completa scomparsa del dolore.

Tutte le fratture guariscono completamente?
Non tutte le fratture guariscono completamente: alcune fratture (1%-4%) trattate in modo conservativo, sono soggette a "pseudoartrosi" (frattura che non consolida) e ciò dipenderà dal grado di sovrapposizione dei frammenti: più e maggiore, più frequente è la pseudoartrosi. Tuttavia, a prescindere dal trattamento (conservativo o chirurgico), le fratture di clavicola sono a rischio di pseudoartrosi più di altre.

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