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Chiunque ha provato l'esperienza del mal di gambe che tipicamente si accusa nei
giorni successivi ad un forte impegno muscolare, come nel caso di una lunga gita
in montagna. Il male si protrae per qualche giorno e può essere così forte da
ostacolare gravemente il movimento e portare a situazioni ove il controllo motorio
dell'arto inferiore è così incerto da rappresentare causa di distorsioni.
Il male va ricondotto non all'impegno muscolare durante la salita, ma alle specifiche condizioni di lavoro dei muscoli durante la discesa. Infatti, durante la discesa i muscoli delle gambe sono impegnati in una modalità di contrazione definita come "contrazione-allungamento". E' facile verificare questa condizione ponendo una mano sul quadricipite della gamba che si appoggia su un gradino quando si scendono le scale: il muscolo si contrae e contemporaneamente, tenuto conto che il ginocchio si flette, si allunga. La modalità di "contrazione-allungamento" comporta lo sviluppo di forze molto elevate nel ventre muscolare che sono causa di lesioni e microtraumi.
L'entità delle lesioni è variabile: da una frammentazione e disorganizzazione della trama macromolecolare, sino alla vera e propria rottura (strappo) delle cellule muscolari le quali vanno incontro ad un processo di necrosi, esse cioè muoiono. Al loro posto si forma un tessuto di riparazione, detto tessuto cicatriziale, e pertanto si verifica una perdita netta di componente muscolare. Il mal di gambe quindi, non ha nulla a che vedere con l'accumulo di acido lattico, un metabolita che può accumularsi rapidamente nei muscoli (e nel sangue), ma che altrettanto rapidamente viene rimosso.
Microlesioni e recupero
Un recente studio ha caratterizzato l'entità delle microlesioni muscolari mettendole in relazione alle capacità prestative dei muscoli stessi nei maschi e nelle femmine.
| Lo studio prevedeva un protocollo di sovraccarico finalizzato ad indurre microlesioni. Al soggetto veniva successivamente chiesto di quantizzare il dolore: è interessante e relativamente semplice la tecnica usata la stima del dolore che, trattandosi di una sensazione soggettiva, non è facilmente traducibile in numeri. Il metodo si basa sul mostrare al soggetto un segmento graduato da 0 a 10: al soggetto viene chiesto di segnare un punto sul segmento corrispondente all'intensità del dolore (0 nessun dolore, 10 massimo dolore). Così si realizza, su una scala graduata, una trasformazione di un segnale da analogico a digitale. Veniva inoltre misurata la capacità dei muscoli di sviluppare forza prima e successivamente alle microlesioni. |
Nei maschi, le microlesioni causano una riduzione del 14% della forza massima la quale ritorna al valore normale dopo circa 4-5 giorni. Presumibilmente questa riduzione include una componente inibitoria legata al dolore che impedisce al soggetto di sviluppare la massima forza, infatti l'entità delle microlesioni è troppo limitata per giustificare la riduzione di forza. Simile era la riduzione della massima velocità con cui i muscoli sviluppano forza, anche se questa aumentava rispetto al normale dopo soli 4 giorni dalle microlesioni . Si interpreta questo dato come un preciso effetto allenante riconducibile ad una facilitazione dell'attivazione neuro-muscolare.
Nelle donne, in seguito a microlesioni, la forza massima si riduce in modo paragonabile ai maschi. Non si verifica invece alcuna variazione della velocità di generazione della forza e pertanto nessun effetto allenante in termini di attivazione neuro-muscolare. (Si noti che nelle donne, la forza massima è mediamente inferiore del 42% rispetto ai maschi, e la massima velocità di sviluppo di forza di ben il 55%)
In conclusione, il "mal di gambe" malgrado possa essere fastidioso alquanto, non sembra essere un grave problema, non solo, ma dopo pochi giorni, in particolare nei maschi, i muscoli sembrano essere più efficaci nel processo di sviluppo della forza.
...niente paura quindi per le gite di quest'estate.
Referenza:
Borsa P.A. e E.L. Sauers. "The importance of gender on myokinetic deficits before
and after microinjury"Med. Sci. in Sports and Exercise.32 (5); 891-896, 2000.
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