ADOLESCENZA E BIOENERGETICA: |
A cura di Sara De Felice |
“Al momento dell'adolescenza l'immaturità è un elemento essenziale di salute.
E per l'immaturità non c'è che una cura, lo scorrere del tempo e la crescita verso
la maturità, che solo il tempo può favorire” (Winnicott, 1961).
Un compito difficile per tutti coloro che hanno a che fare con gli adolescenti,
siano essi genitori, educatori, insegnanti o psicologi, è quello di distinguere
tra comportamenti a rischio che fanno parte di un processo che chiede solo rispetto
e attesa e quelli che invece esprimono un'urgente richiesta di aiuto.
È nella natura stessa dell'adolescente spingersi verso, e delle volte oltre,
il limite consentito. Compito di sviluppo di questa fase di crescita è proprio
la scoperta, la conoscenza delle regole, il superamento della fase onnipotente
infantile per scoprire i limiti che caratterizzano la maturità dell'età adulta.
Non si possono conoscere i confini se non vengono sperimentati.
Alla ricerca della propria soggettività l'adolescente prova i propri limiti sia
emozionali che corporei, come se dovesse capire qual è la sua resistenza evocando
emozioni o sensazioni “forti”. Questo agire mantiene il suo carattere evolutivo
se non viene investito troppo del pensiero magico e onnipotente caratteristico
del pensiero infantile.
Ciò che è importante, quando si parla di adolescenti, è entrare nell'ottica che
gli agiti non devono essere considerati solo come comportamento fine a se stesso,
circoscritto a quella situazione, ma va letto in un'ottica più ampia ovvero come
atto comunicativo, non come pura forma di trasgressione ma come significativa
forma di comunicazione, come modalità di rimettere in gioco vissuti di tipo pre-verbale
che sono stati registrati nel sé infantile, senza aver trovato modo di essere
diversamente elaborati. Ha poca importanza la “classificazione” dell'agito, ciò
che conta è cosa vi è dietro a questo gesto, perché è stato fatto, che fine e
scopo voleva raggiungere, cosa voleva comunicare all'esterno.
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Attraverso il pensiero e all'interno di un diverso radicamento della propria
identità l'adolescente fa un lavoro di spola tra il bambino che non è più e le
potenzialità dell'adulto che non è ancora. Azione e pensiero sono comunque tentativi,
anche se di segno diverso, di padroneggiare l'angoscia di una transizione che
confronta l'adolescente con la perdita, con l'indefinito e con il vuoto.
Questo processo di rielaborazione del Sé viene chiamato “processo di soggettivazione”
in cui si sviluppa una graduale appropriazione in termini soggettivi di progetti,
desideri, pulsioni ed emozioni.
Lowen, a proposito di consapevolezza del proprio sé, introduce il concetto di
radicamento (grounding), che indica la connessione energetica con la realtà, tra i piedi e il terreno
sul quale appoggiano. Avere grounding, in un senso più ampio, vuol dire essere in contatto con il proprio corpo, e
con la verità della propria esistenza, anziché vivere "tra le nuvole", soltanto
nella propria testa e nei propri pensieri.
L'adolescente, con la crescita, fa l'esperienza di come la libera espressione
delle emozioni si scontri con il rifiuto, la disapprovazione, l'umiliazione, la
punizione. Non sentendosi libero di esprimere e provare le diverse emozioni che
lo investono impara a controllarle, attraverso diversi meccanismi di difesa, e
questo ha delle conseguenze. Blocca permanentemente i muscoli coinvolti in queste
espressioni mediante tensioni croniche, che sono inconsce.
Un vortice emozionale e di novità travolge l'adolescente che si deve accompagnare
nel modo migliore nel passaggio all'età adulta per poter prevenire comportamenti
ed agiti a rischio. È possibile far conoscere all'adolescente le emozioni di cui
sente una forte pressione, fargli sperimentare in contesti protetti che è possibile
sopportare e reggere le emozioni anche se forti e angoscianti e contemporaneamente
lavorare per aumentare la percezione dei proprio corpo e riconoscerne i segnali
impliciti che ci manda.
Uno strumento utile per questi scopi è l'analisi bioenergetica che, ponendo l'attenzione all'integrazione mente corpo, rende possibile una
maggiore consapevolezza e conoscenza di se stessi e delle proprie capacità combinando
terapia corporea e psicoterapia verbale. Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un'unità.
Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni.
Il lavoro bioenergetico offre la possibilità di rientrare nella conoscenza del corpo vissuto sperimentando
in prima persona quale attivazione, quale sensazione, quale emozione, quale stato
energetico, quale immagine e quali ricordi emergono negli esercizi corporei di
bioenergetica. Il proprio corpo diventa il focus centrale del “linguaggio del
corpo”. Attraverso l'implicito che ci comunica il corpo l'adolescente riesce a
esprimere ciò che a parole e mentalmente ancora non riesce ad elaborare.
Parlare di consapevolezza corporea significa analizzare una parte profonda del
proprio sé, decodificare messaggi impliciti connessi alla propria emotività. Permettendo
la costruzione di quella “identità dell'Io” formata dalla connessione di identità
corporea, identità emozionale, identità relazionale.
Il corpo degli adolescenti spesso provoca impaccio e non viene riconosciuto dal
soggetto stesso, sono frequenti pensieri e sensazioni di estraneità e di non riconoscimento
della propria fisicità. Un lavoro di terapia psicoanalitica che parte dal corpo
e dalle sue sensazioni è un ottimo strumento per eliminare o almeno allentare
l'angoscia dovuta a questo cambiamento. Ogni tensione muscolare, sia essa cronica
(parte cioè della nostra armatura caratteriale), oppure generata da uno stress
temporaneo di qualsiasi genere e gravità è un "buco" nella capacità di sentire
il corpo, quindi di percepire se stessi. Nella contrazione, infatti, rimane trattenuta
l'energia dell'emozione "pericolosa" che l'adolescente non ha saputo esprimere
o ha espresso in modo non funzionale, attraverso un agito pericoloso. Di conseguenza,
non solo non è più in grado di agirla in modo socialmente accettato (piangendo,
urlando, ridendo, pestando i piedi) ma non è neppure più capace di sentirla: non
sa se è triste o arrabbiato, bisognoso di affetto o umiliato. Ogni tensione muscolare,
quindi, è un vuoto nella capacità di percepire se stesso, un vuoto nel senso di
identità.
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Il regolatore omeostatico è la capacità di regolare l'intensità dei propri stati
psico- biologici affinché essi non sovrastino l'adolescente. La madre o il terapeuta
calma o stimola, regola le mancanze o gli eccessi, anche questa regolazione può
essere fatta attraverso lo sguardo, la voce, le braccia, attraverso il corpo ed
il linguaggio implicito.
Accogliere, dare un confine e permettere l'allontanamento, è ciò che serve all'adolescente,
riprendendo un concetto di Bowlby: lasciare che il ragazzo possa sperimentare
avendo una base sicura dove poter tornare.
Bibliografia
• Borrello M. R. (1997), La classe di esercizi bioenergetici. Uno strumento per il rinforzo dell'identità, Psicologia e Scienze Umane N1 aprile 1997
• Borrello M.R. (2009), La classe di esercizi bioenergetici, momenti di regolazione interattiva e di
autoregolazione, Il corpo narrante N. 2 Luglio 2010
• Bowlby J. (1989), Una base sicura, Raffaello cortina editore
• Carbone P. (2001), Le ali di Icaro, Bollati Boringhieri Saggi
• Carbone P. (2005), Adolescenze, Edizioni Magi
• Lwen A. (1979), Espansione ed integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio
• Lowen A. (2004), Bioenergetica, Economica Feltrinelli
• Tonella G. (2009), Il sé una continuità psicocorporea, memoria procedurale e terapia psicocorporea, Il corpo narrante N. 1 Dicembre 2009
• Winnicott D.W. (1965), La famiglia e lo sviluppo dell'individuo, Armando, Roma, 1968