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Attacchi di panico
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In cima all'ansia: l'attacco di panico La parola “panico” nasce dalla mitologia greca in cui si narra del “dio Pan”, metà uomo e metà caprone, abituato a comparire all’improvviso sul cammino altrui, suscitando un terrore interiore e scomparendo poi velocemente, lasciando le proprie vittime nell’incapacità di spiegarsi quanto è accaduto e ciò che hanno provato. Similmente a quanto si racconta in tale leggenda, un attacco di panico è un episodio
breve ed intenso in cui si sperimenta ansia acuta, che insorge in modo improvviso
e che comporta sintomi fisici e vissuti psicologici di terrore.
Insieme alle descrizioni di un quadro sintomatologico di tipo corporeo, le persone che vivono un attacco di panico riferiscono degli stati psicologici tipici di questo picco di ansia. Questi ultimi in genere possono comprendere:
Ogni crisi di panico rappresenta un circolo vizioso in cui i sintomi fisici alimentano quelli mentali e viceversa. La durata di questo malessere acuto può andare da qualche minuto fino a crisi di circa mezz’ora; per questo i progressi nel suo superamento riguardano anche la capacità di accorciare i tempi della sua massima espressione. Vivere tra le catene del panico
Talvolta alcune persone sperimentano attacchi di panico occasionali, ossia reazioni di ansia acute a periodi di stress che tendono a non ripresentarsi se ci si allontana dagli stimoli stressogeni e se le condizioni personali e ambientali sono ancora tali da favorire il superamento veloce e completo della situazione che li ha scatenati. Paura della paura Tuttavia ciò che spesso si innesca dopo il primo attacco di panico è una paura
persistente di avere un nuovo attacco di panico, una trappola che può finire per
incatenare una persona nell’esperienza di attacchi ripetuti, che viene definita
disturbo di panico.
Agorafobia La preoccupazione di star male spesso influenza radicalmente pensieri, emozioni
e comportamenti, portando facilmente, in numerosi casi, a chiudersi in se stessi
e a modificare completamente il proprio stile di vita, cercando in questo modo
di proteggersi dalla sofferenza.
Ecofobia In alcuni casi tuttavia la prima esperienza di “ansia parossistica episodica”,
come viene chiamato anche questo problema, si manifesta in contesti casalinghi:
a letto, in poltrona, davanti la televisione, in bagno.
Tanto l’agorafobia che l’ecofobia si configurano come conseguenze di un processo di condizionamento, ossia dell’apprendimento ad evitare un luogo che è stato associato allo stato di malessere provato o che viene mentalmente immaginato come il teatro di una situazione in cui sarebbe difficile gestire una delle crisi del disturbo di panico. Isolamento sociale La presenza di attacchi di panico finisce facilmente per condizionare la persona che ne soffre a causa di diversi motivi.
I rifiuti inoltre spesso non vengono motivati con le reali ragioni, a causa di vergogna o di una naturale riservatezza rispetto al proprio malessere, con la conseguenza che spesso gli inviti respinti possono creare negli amici e conoscenti delle offese o fraintendimenti che possono portare ad allontanamenti dalla persona che sta male e che, a sua volta, tenderà a sentirsi non compresa, non aiutata, lasciata sola con il proprio malessere. D’altro canto, il rifiuto di uscire insieme può generare frustrazioni e reazioni negative anche se motivato sinceramente, spiegando il problema, dal momento che molte persone non conoscono realmente la sofferenza che genera un attacco di panico e pensano che basti offrire il proprio supporto e la propria vicinanza all’amico o familiare che ne è vittima, per far si che egli possa reagire al problema. Un rifiuto dell’aiuto offerto perciò viene interpretato anche come mancanza di fiducia o come una negazione della capacità dell’altro di offrire sicurezza. Anche i rapporti di coppia possono essere gravemente compromessi dal disturbo di panico e in alcuni casi si genera una tale dipendenza dal partner che rischia di soffocare l’altro, di rendere eccessive le richieste, di rimandare messaggi sempre più esigenti che creano sensazioni di impotenza o di far pensare persino che, il partner che soffre per motivi intangibili, in realtà abbia qualcosa da nascondere come causa di tale ansia. Depressione In una certa percentuale di casi di disturbi di panico si sperimenta anche qualche stato depressivo che può durare alcune ore oppure configurarsi come un vero e proprio “episodio depressivo”. Le manifestazioni più comuni sono in genere crisi di pianto, sensazione di inutilità, senso di impotenza, bassa stima di sé e sensazione di incapacità a superare il problema, accompagnata da una perdita di interesse verso ogni attività che non si riesce ad intraprendere a causa della paura di star male. Un problema complesso L’attacco di panico è il risultato dell’azione di diversi fattori che possono contribuire alla sua insorgenza o al suo mantenimento e che possono avere un peso diversi in ogni persona che vive questo disagio. Infatti, non esiste una causa univoca e specifica di tale problematica: essa piuttosto si presenta spesso in persone in cui sono presenti fattori predisponenti o di vunerabilità. Questi ultimi sono legati principalmente a:
Tra i fattori costituzionali che rendono sensibili a disturbi di panico, si comprendono soprattutto di aspetti temperamentali che rendono più predisposti all’ansia, soprattutto in quei soggetti con “ansia di tratto”, ossia con tendenze caratteriali a preoccuparsi o agitarsi. In rapporto a fattori relativi ai primi anni di vita che sembrano predisporre a problemi di attacchi di panico, nella storia clinica delle persone che soffrono di stati di panico sono stati rilevati spesso rapporti familiari piuttosto freddi e distaccati e stili di attaccamento insicuri, questi ultimi connotati da notevole “ansia da separazione”, un vissuto che tende a sostenere la formazione di una personalità ricca di insicurezze e bisogni di attenzione insoddisfatti. Tra le tendenza psicologiche catastrofiche più presenti in coloro che soffrono del Disturbo da Attacchi di Panico (D.A.P.) rientrano propensioni psicologiche catastrofiche che portano ad ingigantire le cause di sensazioni corporee non abituali, che vengono attribuite facilmente a possibili problemi fisici gravi. Tra le stesse tendenze cognitive rientrano anche le interpretazioni apocalittiche di problemi personali, che si ritiene abitualmente di non essere in grado di risolvere, dal momento che vengono collegati a fattori ritenuti impossibili da controllare. Nelle donne il problema degli attacchi di panico sembra più frequente in ragione dei maggiori fattori di stress a cui si è sottoposte anche dal punto di vista ormonale e alla crescente complessità della routine della moderna vita femminile, che impone una costante necessità di dividersi tra molteplici esigenze lavorative e familiari. Anche la tendenza fisiologica di alcuni soggetti a reagire più facilmente agli stimoli, spesso legata ad una “sensibilità neuroendocrina” e alla conseguente presenza di una maggiore facilità a mettere in atto una risposta fisiologica di reazione allo stress, è un fattore costituzionale predisponente al Disturbo di Panico. Esistono inoltre degli elementi che tendono soprattutto a rappresentare degli agenti scatenanti dell’attacco di panico e sono costituiti spesso da fattori di stress psicofisico che tendono a favorire l’inizio o il ripetersi delle cosiddette “crisi di panico”. A tal proposito, numerosi resoconti relativi alla storia di persone colpite da D.A.P. riferiscono la rilevanza di fattori psicologici scatenanti e in particolare di perdite affettive o reali di persone significative. Dal punto di vista fisiologico, un aspetto che tende a scatenare una nuova crisi di panico è costituito dall’iperventilazione, ossia da una tendenza a respirare in modo tale da introdurre una quantità d’aria nei polmoni superiore a quella normale, che in genere è di circa 4-6 litri al minuto. Dal momento che la ventilazione polmonare serve ad immettere ossigeno ed espellere anidride carbonica, l’esecuzione di atti respiratori prolungati, veloci e approfonditi, spesso legata all’ansia, non solo non genera maggiore ossigenazione, ma genera anche una emissione esagerata di anidride carbonica che è responsabile di tutti i malesseri di questa anomalia del funzionamento respiratorio: capogiri, sensazione di debolezza e di instabilità, problemi respiratori. Tali sintomi derivano principalmente dalle conseguenze, a vari livelli fisici, dell’abbassamento della quantità di anidride carbonica che sono: - rallentamento del metabolismo legato alla mancanza di tale sostanza catalizzatrice,
con conseguente sottoproduzione di sostanze utili al corpo;
Tale condizione respiratoria anomala viene facilmente prodotta da stati di stress e, nelle persone che soffrono di Attacchi di Panico, i suoi sintomi tendono a produrre velocemente una nuova crisi di panico. Sempre dal punto di vista fisico, un altro aspetto che favorisce la comparsa o l’aumento di crisi di panico è l’abuso di alcolici, di farmaci o altre sostanze stimolanti il sistema nervoso. In realtà ciò di cui ha bisogno il sistema nervoso è disintossicarsi, per ricominciare a lavorare correttamente. Infine, alcuni aspetti rappresentano soprattutto fattori di continuità ossia aspetti che mantengono il problema, dal momento che tendono a creare un circolo che si autoalimenta. Stress lavorativi o familiari sono particolarmente importanti in questa categoria di fattori che nutrono il problema, dal momento che essi innalzano la soglia di tensione post-stress, avvicinando più spesso al crollo psicofisico costituito dall’attacco di panico. Anche fattori fisici, quali malattie di vario tipo, possono stressare e quindi aumentare la quantità di “intossicazione” del sistema nervoso che abbassa la soglia di reattività allo stress, oppure possono peggiorare il problema già in atto, dal momento che i loro sintomi vengono interpretati come un peggioramento dell’ansia. Alcuni passi fondamentali per superare il problema Superare un Disturbo di Panico è possibile e richiede innanzitutto la necessità
di prendere consapevolezza della natura benigna del problema, che nasce da una
reazione naturale a fattori di sovraccarico.
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