BILANCIO DI COMPETENZE
Un percorso per conoscersi tra scelte e cambiamenti
Nel corso della vita possono presentarsi diversi momenti in cui è necessario
ed utile un aiuto per conoscersi meglio e per effettuare delle scelte consapevoli,
in grado di condurre verso mete soddisfacenti tra quelle possibili nel contesto
in cui si vive.
In fasi di cambiamento, di insoddisfazione, di indecisione è necessario disporre
di possibilità che consentano di narrarsi e di guardarsi allo specchio in modo
da poter individuare le risorse da poter mettere in gioco per superare le proprie
difficoltà dirigendosi verso obiettivi più chiari e motivanti.
Ciò è particolarmente importante nel contesto lavorativo, all’interno del quale
è nato un metodo di conoscenza di sé e di evoluzione personale oggi utilizzato
in modo crescente anche in altri ambiti di scelta. Si tratta del “bilancio di competenze”, che rappresenta una complessa attività di orientamento, un percorso guidato
che può aiutare a trovare nuove prospettive quando si percorre una strada a senso
unico da tempo, quando si rende utile l’analisi del potenziale e quando si sceglie
o si subisce un cambiamento che richiede degli adattamenti.
Le origini e la tradizione
Il metodo del “bilancio di competenze” è stato inteso originariamente come un
complesso di azioni di consulenza orientativa utili per lo sviluppo professionale.
Esso infatti si è dimostrato un ottimo metodo di accompagnamento nelle fasi di
transizione della vita professionale e si rivela molto utile per favorire l’inserimento
in un contesto di lavoro nuovo, sia in una fase di avviamento iniziale al lavoro
che in una fase di ricollocamento verso una nuova posizione lavorativa.
L’obiettivo, in questo ambito di applicazione tradizionale, è quello di sostenere
l’analisi delle competenze dei destinatari del bilancio, in modo che essi divengano
anche più consapevoli del contesto in cui possono integrare e spendere le proprie
potenzialità in un modo coerente con il modo di percepire se stessi in un dato
momento della propria vita. Questa possibilità di sincronizzare la propria “immagine
di sé” con le “attività quotidiane” rappresenta un elemento cruciale per sentirsi
soddisfatti e per viversi in sintonia con le proprie mansioni e con i propri impegni,
attribuendo a questi ultimi una giusta dimensione nel proprio progetto di vita.
Conseguentemente il bilancio di competenze nel lavoro è considerato fondamentale
tanto per i lavoratori che per i datori di lavoro.
Per un lavoratore (o aspirante tale) è importante per effettuare scelte allineate
alle proprie caratteristiche personali, in modo da non ritrovarsi intrappolato
in una professione inadatta a se stessi.
Per un’azienda è particolarmente utile sostenere un bilancio di competenze dei
propri lavoratori quando si devono stabilire dei cambiamenti di mansioni o si
devono decidere delle promozioni che, guidate dalla consapevolezza prodotta da
tale percorso, avranno maggiori probabilità di successo e stabilità.
I primi interventi sistematici di bilancio di competenze sono stati sostenuti
in modo ufficiale dal Ministero del Lavoro francese negli anni ’80 grazie al riconoscimento
di questa pratica come un metodo di esercizio di una politica attiva di lavoro,
modalità di attivazione che è stata acquisita anche dall’Italia che ha inserito
il bilancio di competenze tra le azioni di orientamento formativo e di formazione
continua.
La “formazione” è intesa in questo caso come sviluppo personale che il bilancio
intende generare favorendo l’acquisizione di conoscenze su se stessi, ma anche
fornendo esempi di modalità per riflettere su se stessi e per progettare i propri
obiettivi in modo ancorato alla realtà interiore ed esteriore, sviluppando capacità
di analisi retrospettiva e prospettica.
Finalità del percorso
Un percorso di bilancio di competenze, al di là di ogni personalizzazione che
si rende necessaria di volta in volta, deve cercare di soddisfare sempre quattro
grandi finalità di base:
1. individuare le competenze già presenti nel cliente che sono pronte per essere
investite in un progetto di inserimento sociale o professionale o, in alternativa,
definire le potenzialità che possono essere sviluppate allo stesso scopo;
2. sostenere lo sviluppo di capacità di auto-valutazione e di scelta, tali da
diminuire lo scarto tra “piano ideale” e “piano reale” che intrappola in lunghe
fasi di stasi;
3. aiutare a potenziare le proprie risorse personali ed emozionali, le quali
rappresentano un’arma per affrontare le situazioni di cambiamento in cui è necessario
saper mantenere sempre viva la capacità di progettare/ri-progettare il proprio
futuro;
4. elaborare un progetto concreto per il proprio sviluppo personale/professionale.
Verso il “Bilancio personale”: nuove applicazioni del “Bilancio di competenze”
Dopo alcuni anni dalle prime applicazioni professionali del bilancio di competenze
i risultati positivi hanno incoraggiato l’adozione di questo processo di orientamento
in nuovi contesti.
Questa procedura infatti si è dimostrata utile per:
- sostenere capacità stabili di inserimento professionale nel mercato del lavoro,
indipendentemente dalla tipologia di contratti disponibili;
- motivare alla scelta di percorsi idonei di acquisizione di competenze ritenute
fondamentali per inserirsi in determinati contesti di lavoro;
- preparare a processi di mobilità interna o esterna e ad altre forme di cambiamento
lavorativo;
- allargare alcune rappresentazioni del contesto sociale, lavorativo o personale
con ricadute positive sulle possibilità di cambiamento positivo;
- motivare alla formazione continua.
In particolare, all’interno di un bilancio di competenze, è possibile prevedere
alcuni momenti di diagnosi-consapevolezza ritenuti utili per raggiungere le finalità
per cui viene richiesto il bilancio.
Una delle azioni fondamentali comprese nel bilancio è costituita dalla riflessione
sulla motivazione che implica la possibilità di conoscere meglio quali sono gli aspetti che riescono
a dare maggiore benessere e soddisfazione in modo da comprendere, per quanto possibile,
questi aspetti nella propria routine e nel proprio futuro.
La classificazione dei propri interessi è un altro elemento fondamentale, strettamente connesso alla motivazione, che
permette di considerare le situazioni di lavoro (ma relative ad altri aspetti
della vita) che attraggono e che possono, per questo, motivare.
L’individuazione delle capacità personali che sono richieste dalle attività che affascinano è un passo fondamentale per
capire se esse si incrociano con conoscenze e competenze già presenti in relazione
alla propria esperienza, oppure se è necessario pensare a delle opportunità per
sviluppare tali aspetti.
L’analisi di altri importanti aspetti personali può essere molto importante per guidare la progettazione attiva del proprio
futuro e per aiutare ad avere un ruolo attivo anche in quelle condizioni in cui
alcune scelte vengono subite. Essa indaga su aree importanti che riguardano l’analisi
di risorse e punti deboli, la percezione di sé, gli stili di pensiero rispetto al futuro ma anche le modalità di comunicazione. In questo contesto l’analisi dei valori può aiutare a prendere consapevolezza di quegli aspetti della vita ritenuti importanti,
in modo da mantenerli vivi di fronte alle scelte personali e professionali, rispettando
il loro diverso peso interiore non soltanto in modo ideale ma anche sul piano
reale delle scelte.
Le ricadute della progettazione del proprio futuro lavorativo coinvolgono gran
parte del resto della propria vita e questo ha portato a constatare che il bilancio
di competenze spesso ha la capacità di sostenere una riflessione in grado di stimolare
una migliore organizzazione di tutti i settori della propria vita.
Per questa ragione ci sono crescenti applicazioni di questa metodologia, con
la selezione di strumenti ad hoc, a campi di consulenza professionale volti a
sostenere le scelte in senso più ampio e ad affrontare momenti di difficoltà e
di crisi.
Percorsi simili al bilancio di competenza, più appropriatamente definiti “bilanci
personali” trovano spazio nel contesto della consulenza psicologica o del counselling
rivolto a persone che si trovano ad affrontare fasi di cambiamento importanti
per la propria felicità e per definire il proprio futuro, quali:
- momenti di blocco nel proprio percorso di studi;
- cambiamenti della città o del paese in cui si vive (es. stranieri in fase di
integrazione);
- cambiamenti familiari (es. uscita dal nido, arrivo di un figlio, separazione);
- trasformazioni radicali delle proprie abitudini quotidiane (es. pensionamento,
abbandono di un’attività importante).
In questi casi la riflessione può coinvolgere anche aree legate a stili di pensiero
o a modalità personali nella gestione delle emozioni, fino all’analisi del sé
ideale in un determinato contesto e all’intreccio di questi aspetti con un progetto
di cambiamento specifico.
Tre più uno
Il percorso tradizionale di bilancio di competenze consta di tre grandi fasi.
Nel corso della prima tappa, definita fase di presentazione e accoglienza, si accerta la possibilità concreta di effettuare un’azione di bilancio effettuando
anche una analisi dei bisogni specifici e del problema che alimenta la richiesta.
Nella seconda fase, l’analisi del potenziale, si avvia una sequenza investigativa di attività di testing adattate alle esigenze
specifiche, volte a esplorare le risorse personali e professionali dell’utente
in modo da accrescere la sua conoscenza e consapevolezza di sé in modo equilibrato.
Nella terza fase, quella di elaborazione del progetto finale, si effettua una restituzione dei dati raccolti e si intrecciano i dati con
il progetto futuro sviluppato in itinere, in modo da rendere l’utente consapevole
di ciò che può favorire oppure ostacolare questo piano e da identificare le tappe
necessarie per mettere in pratica il progetto stesso.
A queste tre fasi, che mediamente impegnano da quattro a sei incontri, può seguire
una quarta fase che si sviluppa a distanza di sei mesi e che è definita fase di accompagnamento durante la quale si verifica la realizzazione del progetto professionale.
Anche in questo caso, le esperienze svolte hanno messo in evidenza delle necessità
che hanno modificato e ampliato le abitudini degli operatori per cui, in taluni
casi in cui si rende necessario, il percorso di bilancio può essere integrato
da un percorso di coaching in cui l’utente viene assistito periodicamente (anche
una volta al mese) per verificare i progressi nella realizzazione del progetto
e per guidare all’eventuale aggiustamento degli obiettivi in itinere.
Gli strumenti per il bilancio
Nella scelta degli strumenti da adottare per condurre un bilancio, il professionista
deve lasciarsi guidare dall’obiettivo che intende raggiungere, ma anche dalle
caratteristiche culturali e dall’età dei destinatari.
Le metodologie di intervento sono essenzialmente due:
- il colloquio individuale, che serve ad accompagnare soprattutto la fase finale del percorso;
- il lavoro di gruppo, che verte sul confronto guidato a partire dall’adozione di diversi strumenti
di riflessione quali schede, test, questionari o anche laboratori di tipo creativo
(es. scrittura o visualizzazione) o interattivo-comunicativo (es. role-playing)
che riguardano un determinato aspetto su cui riflettere.
Come è stato sottolineato, l’adattamento del bilancio al cliente è importantissimo
ma tale percorso risulta realmente utile nella misura in cui il suo valore venga
compreso dal destinatario che deve impegnarsi in modo sincero, attivo e propositivo
nella costruzione del suo futuro.
Approfondimenti bibliografici
- Aubret J., 1990, Le bilans personnels et professionnels, Inetop, Paris, 1990.
- Di Fabio A., Majer V., 2004, Il bilancio di competenze. Prospettive di approfondimento, Franco Angeli.
- Di Fabio A., 2002, Bilancio di competenze e orientamento formativo. Il contributo psicologico, Giunti, OS.
- Selvatici A., D’Angelo M.G., 1999, Il bilancio di competenze, Franco Angeli.
- Selvatici A., Waldann S., 2006, Ritrovarsi per ritrovare il lavoro. Bilancio di competenze per fasce deboli, Franco Angeli.
BILANCIO DI COMPETENZE