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IL BILANCIO DI COMPETENZE

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

Un percorso per conoscersi tra scelte e cambiamenti
Nel corso della vita possono presentarsi diversi momenti in cui è necessario ed utile un aiuto per conoscersi meglio e per effettuare delle scelte consapevoli, in grado di condurre verso mete soddisfacenti tra quelle possibili nel contesto in cui si vive.
In fasi di cambiamento, di insoddisfazione, di indecisione è necessario disporre di possibilità che consentano di narrarsi e di guardarsi allo specchio in modo da poter individuare le risorse da poter mettere in gioco per superare le proprie difficoltà dirigendosi verso obiettivi più chiari e motivanti.
Ciò è particolarmente importante nel contesto lavorativo, all’interno del quale è nato un metodo di conoscenza di sé e di evoluzione personale oggi utilizzato in modo crescente anche in altri ambiti di scelta. Si tratta del “bilancio di competenze”, che rappresenta una complessa attività di orientamento, un percorso guidato che può aiutare a trovare nuove prospettive quando si percorre una strada a senso unico da tempo, quando si rende utile l’analisi del potenziale e quando si sceglie o si subisce un cambiamento che richiede degli adattamenti.

Le origini e la tradizione
Il metodo del “bilancio di competenze” è stato inteso originariamente come un complesso di azioni di consulenza orientativa utili per lo sviluppo professionale.
Esso infatti si è dimostrato un ottimo metodo di accompagnamento nelle fasi di transizione della vita professionale e si rivela molto utile per favorire l’inserimento in un contesto di lavoro nuovo, sia in una fase di avviamento iniziale al lavoro che in una fase di ricollocamento verso una nuova posizione lavorativa.
L’obiettivo, in questo ambito di applicazione tradizionale, è quello di sostenere l’analisi delle competenze dei destinatari del bilancio, in modo che essi divengano anche più consapevoli del contesto in cui possono integrare e spendere le proprie potenzialità in un modo coerente con il modo di percepire se stessi in un dato momento della propria vita. Questa possibilità di sincronizzare la propria “immagine di sé” con le “attività quotidiane” rappresenta un elemento cruciale per sentirsi soddisfatti e per viversi in sintonia con le proprie mansioni e con i propri impegni, attribuendo a questi ultimi una giusta dimensione nel proprio progetto di vita.
Conseguentemente il bilancio di competenze nel lavoro è considerato fondamentale tanto per i lavoratori che per i datori di lavoro.
Per un lavoratore (o aspirante tale) è importante per effettuare scelte allineate alle proprie caratteristiche personali, in modo da non ritrovarsi intrappolato in una professione inadatta a se stessi.
Per un’azienda è particolarmente utile sostenere un bilancio di competenze dei propri lavoratori quando si devono stabilire dei cambiamenti di mansioni o si devono decidere delle promozioni che, guidate dalla consapevolezza prodotta da tale percorso, avranno maggiori probabilità di successo e stabilità.
I primi interventi sistematici di bilancio di competenze sono stati sostenuti in modo ufficiale dal Ministero del Lavoro francese negli anni ’80 grazie al riconoscimento di questa pratica come un metodo di esercizio di una politica attiva di lavoro, modalità di attivazione che è stata acquisita anche dall’Italia che ha inserito il bilancio di competenze tra le azioni di orientamento formativo e di formazione continua.
La “formazione” è intesa in questo caso come sviluppo personale che il bilancio intende generare favorendo l’acquisizione di conoscenze su se stessi, ma anche fornendo esempi di modalità per riflettere su se stessi e per progettare i propri obiettivi in modo ancorato alla realtà interiore ed esteriore, sviluppando capacità di analisi retrospettiva e prospettica.

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Finalità del percorso
Un percorso di bilancio di competenze, al di là di ogni personalizzazione che si rende necessaria di volta in volta, deve cercare di soddisfare sempre quattro grandi finalità di base:
1. individuare le competenze già presenti nel cliente che sono pronte per essere investite in un progetto di inserimento sociale o professionale o, in alternativa, definire le potenzialità che possono essere sviluppate allo stesso scopo;
2. sostenere lo sviluppo di capacità di auto-valutazione e di scelta, tali da diminuire lo scarto tra “piano ideale” e “piano reale” che intrappola in lunghe fasi di stasi;
3. aiutare a potenziare le proprie risorse personali ed emozionali, le quali rappresentano un’arma per affrontare le situazioni di cambiamento in cui è necessario saper mantenere sempre viva la capacità di progettare/ri-progettare il proprio futuro;
4. elaborare un progetto concreto per il proprio sviluppo personale/professionale.

Verso il “Bilancio personale”: nuove applicazioni del “Bilancio di competenze”
Dopo alcuni anni dalle prime applicazioni professionali del bilancio di competenze i risultati positivi hanno incoraggiato l’adozione di questo processo di orientamento in nuovi contesti.

Questa procedura infatti si è dimostrata utile per: 
- sostenere capacità stabili di inserimento professionale nel mercato del lavoro, indipendentemente dalla tipologia di contratti disponibili; 
- motivare alla scelta di percorsi idonei di acquisizione di competenze ritenute fondamentali per inserirsi in determinati contesti di lavoro; 
- preparare a processi di mobilità interna o esterna e ad altre forme di cambiamento lavorativo; 
- allargare alcune rappresentazioni del contesto sociale, lavorativo o personale con ricadute positive sulle possibilità di cambiamento positivo; 
- motivare alla formazione continua.

In particolare, all’interno di un bilancio di competenze, è possibile prevedere alcuni momenti di diagnosi-consapevolezza ritenuti utili per raggiungere le finalità per cui viene richiesto il bilancio.

Una delle azioni fondamentali comprese nel bilancio è costituita dalla riflessione sulla motivazione che implica la possibilità di conoscere meglio quali sono gli aspetti che riescono a dare maggiore benessere e soddisfazione in modo da comprendere, per quanto possibile, questi aspetti nella propria routine e nel proprio futuro.

La classificazione dei propri interessi è un altro elemento fondamentale, strettamente connesso alla motivazione, che permette di considerare le situazioni di lavoro (ma relative ad altri aspetti della vita) che attraggono e che possono, per questo, motivare.

L’individuazione delle capacità personali che sono richieste dalle attività che affascinano è un passo fondamentale per capire se esse si incrociano con conoscenze e competenze già presenti in relazione alla propria esperienza, oppure se è necessario pensare a delle opportunità per sviluppare tali aspetti.

L’analisi di altri importanti aspetti personali può essere molto importante per guidare la progettazione attiva del proprio futuro e per aiutare ad avere un ruolo attivo anche in quelle condizioni in cui alcune scelte vengono subite. Essa indaga su aree importanti che riguardano l’analisi di risorse e punti deboli, la percezione di sé, gli stili di pensiero rispetto al futuro ma anche le modalità di comunicazione. In questo contesto l’analisi dei valori può aiutare a prendere consapevolezza di quegli aspetti della vita ritenuti importanti, in modo da mantenerli vivi di fronte alle scelte personali e professionali, rispettando il loro diverso peso interiore non soltanto in modo ideale ma anche sul piano reale delle scelte.

Le ricadute della progettazione del proprio futuro lavorativo coinvolgono gran parte del resto della propria vita e questo ha portato a constatare che il bilancio di competenze spesso ha la capacità di sostenere una riflessione in grado di stimolare una migliore organizzazione di tutti i settori della propria vita.
Per questa ragione ci sono crescenti applicazioni di questa metodologia, con la selezione di strumenti ad hoc, a campi di consulenza professionale volti a sostenere le scelte in senso più ampio e ad affrontare momenti di difficoltà e di crisi.
Percorsi simili al bilancio di competenza, più appropriatamente definiti “bilanci personali” trovano spazio nel contesto della consulenza psicologica o del counselling rivolto a persone che si trovano ad affrontare fasi di cambiamento importanti per la propria felicità e per definire il proprio futuro, quali: 
- momenti di blocco nel proprio percorso di studi; 
- cambiamenti della città o del paese in cui si vive (es. stranieri in fase di integrazione); 
- cambiamenti familiari (es. uscita dal nido, arrivo di un figlio, separazione); 
- trasformazioni radicali delle proprie abitudini quotidiane (es. pensionamento, abbandono di un’attività importante).

In questi casi la riflessione può coinvolgere anche aree legate a stili di pensiero o a modalità personali nella gestione delle emozioni, fino all’analisi del sé ideale in un determinato contesto e all’intreccio di questi aspetti con un progetto di cambiamento specifico.

Tre più uno
Il percorso tradizionale di bilancio di competenze consta di tre grandi fasi.

Nel corso della prima tappa, definita fase di presentazione e accoglienza, si accerta la possibilità concreta di effettuare un’azione di bilancio effettuando anche una analisi dei bisogni specifici e del problema che alimenta la richiesta.

Nella seconda fase, l’analisi del potenziale, si avvia una sequenza investigativa di attività di testing adattate alle esigenze specifiche, volte a esplorare le risorse personali e professionali dell’utente in modo da accrescere la sua conoscenza e consapevolezza di sé in modo equilibrato.

Nella terza fase, quella di elaborazione del progetto finale, si effettua una restituzione dei dati raccolti e si intrecciano i dati con il progetto futuro sviluppato in itinere, in modo da rendere l’utente consapevole di ciò che può favorire oppure ostacolare questo piano e da identificare le tappe necessarie per mettere in pratica il progetto stesso.

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A queste tre fasi, che mediamente impegnano da quattro a sei incontri, può seguire una quarta fase che si sviluppa a distanza di sei mesi e che è definita fase di accompagnamento durante la quale si verifica la realizzazione del progetto professionale.

Anche in questo caso, le esperienze svolte hanno messo in evidenza delle necessità che hanno modificato e ampliato le abitudini degli operatori per cui, in taluni casi in cui si rende necessario, il percorso di bilancio può essere integrato da un percorso di coaching in cui l’utente viene assistito periodicamente (anche una volta al mese) per verificare i progressi nella realizzazione del progetto e per guidare all’eventuale aggiustamento degli obiettivi in itinere.

Gli strumenti per il bilancio
Nella scelta degli strumenti da adottare per condurre un bilancio, il professionista deve lasciarsi guidare dall’obiettivo che intende raggiungere, ma anche dalle caratteristiche culturali e dall’età dei destinatari.
Le metodologie di intervento sono essenzialmente due:
- il colloquio individuale, che serve ad accompagnare soprattutto la fase finale del percorso;
- il lavoro di gruppo, che verte sul confronto guidato a partire dall’adozione di diversi strumenti di riflessione quali schede, test, questionari o anche laboratori di tipo creativo (es. scrittura o visualizzazione) o interattivo-comunicativo (es. role-playing) che riguardano un determinato aspetto su cui riflettere.
Come è stato sottolineato, l’adattamento del bilancio al cliente è importantissimo ma tale percorso risulta realmente utile nella misura in cui il suo valore venga compreso dal destinatario che deve impegnarsi in modo sincero, attivo e propositivo nella costruzione del suo futuro.

Approfondimenti bibliografici
- Aubret J., 1990, Le bilans personnels et professionnels, Inetop, Paris, 1990.
- Di Fabio A., Majer V., 2004, Il bilancio di competenze. Prospettive di approfondimento, Franco Angeli.
- Di Fabio A., 2002, Bilancio di competenze e orientamento formativo. Il contributo psicologico, Giunti, OS.
- Selvatici A., D’Angelo M.G., 1999, Il bilancio di competenze, Franco Angeli.
- Selvatici A., Waldann S., 2006, Ritrovarsi per ritrovare il lavoro. Bilancio di competenze per fasce deboli, Franco Angeli.

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