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LA CLEPTOMANIA

A cura di Valeria Cudini

Il termine cleptomania deriva dal greco kléptein (rubare) e μανία (mania): esso significa dunque, letteralmente, “mania di rubare”.
Nella categoria dei disturbi mentali la cleptomania rientra tra i disturbi del controllo degli istinti ed è caratterizzata appunto da una ricorrente incapacità a resistere all'impulso di rubare oggetti di cui non si ha alcun bisogno. Gli oggetti rubati, di norma, sono di poco o scarso valore (rossetti, accendini, portacipria eccetera) e il soggetto che li sottrae tende generalmente a disfarsene o anche a restituirli.
Il gesto cleptomane non ha premeditazione; il momento che precede l'atto è accompagnato da una sensazione di forte tensione mista a piacere e poi seguita, dopo il furto, da sollievo e gratificazione. Una volta compiuto l'atto del rubare il cleptomane realizza l'insensatezza del suo gesto e può facilmente essere colpito da un forte senso di colpa che sfocia, il più delle volte, in uno stato depressivo.

Eziologia
La cleptomania è stata riconosciuta come un disturbo mentale in California nel 1960. Si tratta di un fenomeno abbastanza raro che interessa circa lo 0,6 per cento della popolazione e colpisce principalmente le donne dall’età media di 35 anni e gli adolescenti e che però in alcuni casi può durare anche tutta la vita. In genere si manifesta di tanto in tanto ed caratterizzato da fasi acute in cui l'impulso a rubare è irrefrenabile alternate a momenti più o meno lunghi di inoperosità.
La spiegazione che i cleptomani adducono per giustificare il loro comportamento è la insoddisfazione personale, ma in realtà le cause sono molto più profonde e le ragioni molteplici.

In psichiatria la cleptomania è inquadrata come un'ossessione in quanto il soggetto interessato ha un pensiero fisso talmente invadente che blocca qualunque altro tentativo di ideazione. È per questo motivo che il cleptomane è sì considerato una persona con capacità di intendere ma non di volere, dal momento che di norma non è in grado di opporsi all'atto che va a compiere. La gratificazione che deriva dall'atto di rubare, d’altronde, supera ampiamente qualunque tentativo di frenarsi al punto da non considerarne neppure le conseguenze.

La psicoanalisi, invece, riconduce la cleptomania a un senso di colpa inconscio che può scatenare fenomeni depressivi e stati di angoscia. In quest'ottica la spiegazione andrebbe cercata nell'inconscio desiderio della punizione come atto compensatorio risollevante.

Il disturbo della cleptomania è spesso associato ad altre patologie, in particolare a personalità paranoide, schizoide o al disturbo borderline. Esso può inoltre manifestarsi dopo aver subito un trauma cerebrale o a causa di un avvelenamento da monossido di carbonio.

Diagnosi
Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ha stilato una lista secondo cui, per effettuare una diagnosi di cleptomania, occorre che il soggetto risponda a cinque criteri:
● fallimenti ricorrenti di resistere agli impulsi di rubare oggetti che non sono necessari all'uso personale o per il loro valore in denaro;
● aumentato senso di tensione immediatamente prima di compiere il furto;
● piacere, gratificazione e sollievo ogni volta che si commette il furto;
● l'atto di rubare non viene commesso per esprimere rabbia o spirito di rivalsa e non è una risposta a una delusione o un'allucinazione;
● il rubare non è legato a disturbi del comportamento, a un episodio maniacale o a un disordine di personalità antisociale.

Trattamento
Esistono molti e differenti tipi di approccio alla cura della cleptomania e non si è ancora giunti a definire un'unica cura. La terapia cognitivo-comportamentale è fortemente indicata soprattutto se associata a un trattamento di tipo farmacologico.
Va però precisato che la letteratura scientifica sulla cleptomania è ancora piuttosto scarsa perché pochi sono gli studi scientifici sui possibili trattamenti farmacologici del disturbo.

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Quali farmaci
Esistono comunque delle indicazioni terapeutiche di massima tra cui il suggerimento all'uso di alcuni farmaci quali gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), gli stabilizzatori dell'umore e gli antagonisti degli oppiacei.
L'unico studio in aperto sulla cleptomania ha mostrato benefici dovuti alla somministrazione di Naltrexone (antagonista dei recettori oppioidi) contenendo l'intensità dell'impulso a rubare e i pensieri associati a questo gesto. Un follow-up di tre anni nei pazienti trattati esclusivamente con Naltrexone ha mostrato una significativa diminuzione di comportamenti legati alla cleptomania.
Medici americani hanno trattato pazienti cleptomaniaci con farmaci usati per curare disturbi dell'umore come Prozac e Seroxat partendo dal presupposto che nei cleptomaniaci le crisi potessero essere innescate da cambiamenti di livelli della serotonina nel cervello, come nel caso della depressione.
Uno studio condotto negli Stati Uniti su un gruppo di pazienti con diagnosi di cleptomania e pubblicato sul Journal of Clinical Psychiatry ha dimostrato l'inefficacia del Lexapro e del suo principio attivo, l'escitalopram, nella terapia di questo disturbo. Nella prima fase del trattamento si erano riscontrati effetti apparentemente positivi che erano però più o meno identici nel sottogruppo di pazienti a cui era stato somministrato l'escitalopram e in quello trattato con un placebo.
Per questo tipo di disturbi, piuttosto, la psicoterapia si è dimostrata molto più efficace come rivela uno studio altrettanto recente i cui risultati sono apparsi sulla rivista The Cochrane Library. Anche nella sua forma meno impegnativa, ovvero la semplice terapia comportamentale o cognitiva, la psicologia ottiene risultati positivi e non provoca alcun effetto collaterale indesiderato.

Relazioni con il disturbo ossessivo-compulsivo (OCD)
Spesso la cleptomania tende a essere associata al disturbo ossessivo-compulsivo dato che le azioni irresistibili e incontrollabili sono simili, nelle modalità, a quelli di chi è affetto da OCD. In realtà gli studi scientifici volti a dimostrare la relazione tra disturbo ossessivo-compulsivo e cleptomania non hanno prodotto risultati significativi: nei pazienti affetti da OCD i tassi di cleptomania erano collocati in un range tra il 2,2-5,9%.

Bibliografia
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