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LE COMPETENZE GENITORIALI 1/2
Conoscerle per sostenere le figure di accudimento

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

Il complesso funzionamento della società moderna produce inevitabili ripercussioni sulla genitorialità: alcune funzioni di sostegno allo sviluppo si sono complicate e altre necessitano una maggiore attenzione rispetto al passato. Di conseguenza, il sostegno all’attuale complessità genitoriale si fonda sulla possibilità di individuare le competenze genitoriali presenti in madre e padre, ed eventualmente anche in altre figure familiari di supporto, in modo da poter potenziare o rendere flessibili quelle che risultano maggiormente importanti in alcune particolari condizioni di vita e nelle specifiche fasi evolutive attraversate dai figli.

La conoscenza delle caratteristiche delle competenze genitoriali è estremamente utile per sostenere nelle fasi di transizione e di adattamento ai cambiamenti, pertanto è particolarmente consigliata nelle famiglie che ricorrono ad adozioni o affidamenti, nelle famiglie in fase di separazione o di ricostruzione familiare, nelle famiglie monoparentali o in quelle che attraversano fasi di lutto o di grave malattia di un componente. L’attività di valutazione delle caratteristiche che connotano le capacità di accudimento e delle cosiddette “competenze genitoriali” rappresenta, per la sua importanza, una delle azioni professionali di cui possono avvalersi i magistrati in sede di separazione dei genitori e di affidamento dei figli, così come nelle condizioni in cui si desideri valutare le potenzialità di uno o di entrambi i genitori in caso di sospetto o accertato maltrattamento intra-familiare di un figlio minorenne.

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Il parenting
Nei contesti psicologici ed educativi si ricorre, con prestito linguistico, al termine “parenting” per riferirsi all'insieme delle azioni e dei comportamenti con cui i genitori, definiti in lingua inglese parents, si prendono cura dei figli promuovendo lo sviluppo fisico, emotivo, sociale ed intellettivo di questi ultimi.
All’interno di tali contesti di studio della genitorialità è stato precisato che la “funzione genitoriale”, e la connessa disponibilità a fornire cure, includono capacità cognitive, affettive e relazionali che non sono riducibili alle attitudini o alle caratteristiche individuali del singolo genitore bensì a come queste riescono a incontrare le necessità specifiche di ogni figlio.
A partire da numerosi studi sulle conseguenze di diversi stili e contesti di genitorialità, è ormai evidente che per rispondere alle esigenze dei figli occorre una sufficiente disponibilità alla costante rinegoziazione del ruolo parentale all'interno dell'equilibrio attuale della coppia genitoriale (Greco e Maniglio, 2009).

Sulla base delle capacità di parenting si definisce la cosiddetta “idoneità genitoriale” che si compone di quattro livelli o aree di competenza (Camerini, De Leo, Gustavo, Volpini, 2007):
1) il nurturing o nurturant caregiving, che include le risposte alle esigenze primarie fisiche ed alimentari ed è particolarmente importante nei genitori di neonati e bambini piccoli;
2) il material caregiving, che comprende il sostegno all'organizzazione e alla strutturazione dell’ambiente e del mondo fisico dei figli, che è rilevante in età precoci ma che resta, in modi diversi, estremamente importante per i genitori sia di adolescenti che di giovani adulti;
3) il social caregiving, che racchiude i comportamenti messi in atto dai genitori per stimolare la vita relazionale dei bambini, che supportano lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e richiedono maggiore attivazione in alcuni momenti di vita rispetto ad altri in cui è più utile una presenza non interferente;
4) il didacting caregiving, che è un’abilità fondata sui comportamenti genitoriali che incoraggiano la comprensione del proprio ambiente e che supportano lo sviluppo delle abilità di problem solving.

Le funzioni genitoriali

Attraverso il ricorso a competenze di cura e di educazione, differenziate in relazione alle età e alle esigenze specifiche dei figli, i genitori o le figure alternative di accudimento assolvono a molteplici funzioni genitoriali, che rappresentano degli obiettivi generici e trasversali di supporto ad uno sviluppo equilibrato dei propri figli.

Una delle prime funzioni dei genitori chiamate in causa nello sviluppo è la funzione protettiva che include tutti quei comportamenti con cui si offrono cure in risposta ai bisogni di un bambino e, in modo particolare, al bisogno di protezione fisica e di sicurezza. Tale funzione si svolge sia attraverso la presenza fisica, visibile e osservabile dal bambino dentro la casa, sia mediante la capacità di far sentire la propria esistenza e partecipazione alla vita dei figli, facilitando l'interazione di questi ultimi con il loro ambiente.
La vicinanza fisica e affettiva delle figure genitoriali che assolvono la funzione protettiva genera vissuti di sicurezza mentre, al contrario, una minaccia di perdita legata ad un'assenza di questa importante funzione è in grado di produrre ansia, collera e dolore che possono essere conservati a lungo dentro di sè.

Le storie evolutive degli adulti mostrano che può esistere una presenza fisica genitoriale incapace di trasmettere vicinanza affettiva o, al contrario, una capacità di essere presenti affettivamente anche se meno presenti fisicamente. La presenza reale e fisica di “figure d’attaccamento” è tuttavia un elemento determinante nei primi anni di vita per la creazione e il consolidamento dell’esistenza interiore di figure affettive di riferimento e di modelli interni delle relazioni.
Di conseguenza, la capacità, da parte delle figure genitoriali, di adempiere sufficientemente alla funzione protettiva genera quell'esperienza relazionale che è stata denominata da Bowlby (1989) "base sicura", che è in grado di alimentare la capacità di fare affidamento sugli altri quando è necessario.

Un altro obiettivo da assolvere come genitori o figure di sostegno allo sviluppo è la funzione affettiva che consiste nella capacità di strutturare il cosiddetto "mondo degli affetti" dei figli conferendo ad esso una qualità emotiva dotata di emozioni prevalentemente positive nell'interazione con il mondo degli adulti con cui si intrecciano legami significativi. Se i genitori sono in grado di vivere e condividere emozioni positive insieme ai loro figli, ciò contribuisce a costruire un mondo affettivo e relazionale sano intorno a questi ultimi. Inoltre, se i genitori manifestano coerenza tra affetti dichiarati e manifestati il risultato sarà lo sviluppo della capacità di "sintonizzazione affettiva" (o sana empatia), cioè di entrare in risonanza affettiva con le altre persone senza venirne contagiati o inglobati.

Anche la cosiddetta funzione regolativa è molto importante e si riferisce alla stimolazione, nei bambini e nei ragazzi, di quella capacità di regolare i propri stati emotivi mettendo in atto delle risposte comportamentali adeguate. Tale abilità trova supporto evolutivo nella capacità delle figure di accudimento di fornire iniziali strategie per la cosiddetta "regolazione di stato". Le difficoltà di regolazione possono originare da una delle tre seguenti risposte genitoriali nella mediazione degli stimoli emotivi:
• un iper-funzionamento regolativo, caratterizzato da risposte genitoriali intrusive che non danno il tempo al figlio di conoscere e segnalare agli altri i propri bisogni autentici e i propri stati emotivi;
• un ipo-funzionamento nella regolazione, connotato da una mancanza di risposte da parte del genitore;
• un funzionamento inappropriato nella regolazione, in cui i tempi di risposta genitoriale non sono in sincronia con i vissuti del bambino che non fa confusione nel proprio mondo interno.
La presenza di una delle suddette modalità disfunzionali, nell'assolvimento di questa funzione genitoriale, può generare nei figli i cosiddetti “disturbi della regolazione” quali, ad esempio, difficoltà nella regolazione del comportamento o nel controllo dei processi sensoriali, oppure deficit nella regolazione di processi fisiologici, attentivi, motori o affettivi (es. mantenere uno stato affettivo positivo). La regolazione di stato, inizialmente operata e trasmessa dai genitori, sembra infatti rappresentare la base per potersi rendere in seguito autonomi nel decodificare e gestire le proprie esperienze interiori, in modo da non sentirsi sopraffatti da esse, costituendo la base della prevenzione di successivi disturbi dell’umore e di problemi di ansia.

La funzione normativa riguarda la capacità genitoriale di dare una “struttura di riferimento” e risponde al bisogno fondamentale di bambini e ragazzi di avere dei limiti per dare, attraverso essi, una coerenza e una struttura ai comportamenti e agli eventi con cui ci si confronta. La possibilità dei genitori di assolvere a tale funzione deriva dal possesso di aspettative realistiche sui figli sulla base della consapevolezza dei compiti evolutivi di una determinata età, ma si pone anche in rapporto con l’atteggiamento interiore dei genitori di fronte a norme, regole sociali ed istituzioni.

Particolarmente importante, tra una fase evolutiva e l’altra, è la funzione predittiva che consiste nell'abilità dei genitori di diventare consapevoli del raggiungimento, in un figlio, di uno stadio dello sviluppo prossimo all'attuale stadio evolutivo. Tale capacità di parenting consente di mettere in atto alcuni comportamenti utili allo scopo di promuovere, stimolare e sviluppare le abilità imminenti che stanno per essere acquisite dal bambino, senza tuttavia produrre pressioni. Conseguentemente, questa funzione richiede di attivare una sensibilità ai piccoli dettagli, unitamente alla flessibilità nel cambiare gradualmente il modo di relazionarsi con i figli via via che questi crescono ed espandono le loro competenze potenziali.

Particolarmente importante per il supporto allo sviluppo del pensiero è la funzione significante che può essere compresa riprendendo il concetto di "funzione alfa" spiegata da Bion (1972). Attraverso quest’ultima, infatti, si spiega l’attività genitoriale finalizzata ad attribuire, alle percezioni e alle sensazioni dei bambini, un contenuto “pensato” e “pensabile”, tale da comprendere se stessi e il mondo. Più precisamente, grazie a questa “funzione significante”, i genitori creano una cornice in grado di dare un senso ai bisogni, ai gesti, ai movimenti, alle espressioni e ad ogni aspetto del mondo in cui si inserisce un fanciullo, rendendolo gradualmente in grado di “pensare le rappresentazioni” che lo riguardano, anche attraverso l'attribuzione di un significato alla relazione con gli adulti che per lui sono più importanti.

La funzione rappresentativa e comunicativa sostiene la formazione di ciò che viene definito lo “schema di essere con” ovvero la capacità di rappresentarsi l'esperienza soggettiva di “essere in una relazione”. L’acquisizione di questa struttura nei bambini avviene attraverso l’insieme delle “transazioni con le figure educative di riferimento” che, quando viene adeguatamente ricoperta la funzione rappresentativa, sono:
ripetute in modo coerente e continuo, affinché possano essere generalizzate in modo da diventare dei modelli;
interattive, in modo che l’oggetto primario di rappresentazione divenga l'esperienza interattiva;
costituite da molti elementi diversi, quali sensazioni, percezioni, affetti, azioni, pensieri, motivazioni ed altri elementi contestuali;
complesse e tali da consentire sia esperienze mentali integrate di tutti gli elementi, che esperienze mentali nelle quali ogni elemento diventa protagonista in modo indipendente dagli altri;
comprensive di elementi non verbali, ovvero riguardanti il fare e l'essere.
La funzione rappresentativa va intesa perciò come la capacità di favorire la creazione degli schemi dell' “essere in relazione” e la continua evoluzione di questi in relazione all'età dei propri figli, in modo da consentire il graduale cambiamento nelle azioni legate all' “essere con”. L’adattamento di questa funzione genitoriale in relazione all’età dei figli è perciò particolarmente importante dal momento che, fintanto che le rappresentazioni del bambino non vengono cambiate e adeguate alla sua età, quest’ultimo si potrebbe ritrovare ad agire a livelli evolutivi precedenti, pagando con un disadattamento sociale. I modelli dell’essere in relazione necessitano, a partire dalle competenze comunicative dei genitori, di un aggiornamento costante che solo gradualmente può divenire più autonomo.

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La funzione fantasmatica è costituita dall'abilità genitoriale di incoraggiare il mondo fantasmatico e le fantasie che supportano nei bambini sia la conoscenza della realtà, attraverso il confronto con ciò che non è reale, sia la costruzione della propria identità attraverso le fantasie su di sè. L’identità, infatti, si genera a partire dall’incontro del “bambino reale” con il “bambino desiderato” , ossia fantasticato dai genitori e dal bambino stesso. Quando la funzione fantasmatica è espressa in modo equilibrato, si lascia spazio alla possibilità di ogni bambino di conciliare le fantasia su se stesso, propria e degli altri, con il proprio modo di essere nel mondo.

Strettamente connessa alla funzione fantasmatica è la funzione proiettiva che è quella attraverso la quale i genitori consentono lo sviluppo di relazioni in cui si accettano solo alcune proiezioni dell’ideale dell’altro, dalle quali ci si può separare per realizzare se stessi.
Quando tale funzione viene svolta adeguatamente, infatti, i genitori sono sufficientemente consapevoli di utilizzare la proiezione sul figlio di un’immagine ideale di quest’ultimo, insieme alle immagini interiori derivanti da parti di sé desiderate. Attraverso l’incontro tra tale modalità narcisistica di amore e la relazione reale con il bambino, nel quale vengono viste queste parti di sé, si avvia la gestione di una caratteristica che fa da sfondo a tutte le successive relazioni interpersonali. In ogni relazione significativa, infatti, si entra in contatto con oggetti d’amore in cui si riconoscono porzioni dell’altro, proiettando tuttavia quote, più o meno consistenti, delle “parti di sé”.
All'interno della funzione proiettiva perciò ogni genitore è chiamato a sviluppare la capacità di tollerare l'esistenza indipendente del proprio figlio che consente l'autonomia di quest'ultimo, attraverso la possibilità di disinvestirlo gradualmente dagli aspetti narcisistici, riconoscendolo come "altro da sé" in modo da lasciare spazio alla costituzione di un “vero sé” (Winnicott, 1974).
Questa funzione è importantissima dal momento che allena sia alla possibilità di affermarsi anche nelle successive relazioni, che a riconoscere le parti di sé investite sugli altri in modo da non idealizzare gli oggetti d’amore successivi.
Quando essa è ostacolata dalla presenza di forti proiezioni sui figli di desideri e aspirazioni genitoriali non realizzate, questi ultimi possono finire per compiacere e rinunciare a sentire ciò che autenticamente sentono e desiderano, costruendo gradualmente le basi di una profonda sofferenza esistenziale all’interno di un mondo familiare in cui lo spazio dei desideri è impegnato interamente solo dai genitori.

Spesso dimenticata dalle coppie che si separano conflittualmente, ma estremamente importante, è la funzione triadica che è intesa come l'abilità dei genitori di avere tra loro un'alleanza cooperativa, basata sul sostegno o quantomeno sul rispetto reciproco. Per lo svolgimento di tale funzione occorre lasciare spazio all'altro genitore nel rapporto con il bambino, entrando anche in relazione con la diade “altro genitore-figlio” e trasmettendo un'idea della possibilità di fare un "gioco di squadra". Questa capacità presuppone che un genitore concepisca il proprio figlio come parte di una relazione in cui esiste naturalmente un terzo, una posizione che può essere riconosciuta anche in modo solo narrato, ma che consente al bambino di acquisire un senso di completezza e di appartenenza, ma anche un orizzonte relazionale e delle capacità di adattamento e di interazione più ampie.

Alcuni studi transculturali mostrano che, in gran parte dei paesi del mondo, la capacità genitoriale mantiene la sua efficacia qualora esista la possibilità di assolvere alle principali funzioni genitoriali con una divisione flessibile e ricontrattabile nel tempo che può coinvolgere sia la madre e il padre, che altre figure parentali (es. nonni) e, in talune condizioni di difficoltà, persino i figli adulti (es. in presenza di malattie di un genitore).
Ciò implica la necessità di divenire sempre più consapevoli dell’esigenza di abbandonare la suddivisione tradizionale dei ruoli genitoriali, attraverso il concreto superamento del rigido stile familiare patriarcale, ormai poco adatto alle nuove configurazioni familiari e alle molteplici richieste sociali (Burns e Homel, 1989).

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Le competenze genitoriali Le competenze genitoriali: seconda parte

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