IL COUNSELING ANDRAGOGICO
COUNSELING ANDRAGOGICO
Il counseling è un'attività di consulenza che può riguardare diversi aspetti:
quello psicologico, quello esistenziale, quello religioso, quello medico, quello
organizzativo.
Tutti questi ambiti d'intervento richiedono una dote comune del counselor, ossia
l'operatore.Una dote molto importante ed apprezzata è l'uso cosciente dell'empatia.
Entrare in sintonia con il proprio assistito è un'attività fondamentale per aiutarlo
a crescere e a superare le difficoltà che il corso della vita gli impone, tuttavia
va posta attenzione ai moti di spirito, alle affermazioni enfatiche, alle posture
inappropriate per poter disattivare per un momento la nostra funzione empatica
e cominciare ad avviare un'analisi contestuale.
Perché mi dice questo? Che cosa intende dire? Perché il tono di voce è cambiato?
Perché accavalla le gambe?
Il momento contraddittorio, fra dire e fare, fra pensare e dire, fra essere disponibile
ed in tensione, è un momento prezioso.
Non necessariamente scoviamo in tali frangenti delle nevrosi, ma delle semplici
ancore a valenza negativa che arrestano o rallentano lo sviluppo personale dell'individuo,
oppure troviamo degli stressori non facilmente individuabili, o, ancora, delle
false convinzioni che generano confusione e disorientamento.
Ecco che un uso controllato dell'empatia viene utile per avere un quadro più
generale del soggetto e del suo ambiente, nel senso che se adoperassimo sempre
la posizione empatica correremmo sempre il rischio di farci condurre, anche nei
deliri, e sarebbe un uso improprio e controproducente di lavoro in tal senso,
con in più il rischio di bruciarsi (esaurirsi).
Uscire quindi da una posizione empatica, non significa contrapporsi o lasciare
il soggetto alla deriva, ma un controllo responsabile di tutta la seduta di counseling.
Il momento contraddittorio indica conflitto perciò il counselor si attiva con
tutte le funzioni d'analisi ed indirizza le sue doti empatiche alla funzione di
verifica, una sorta di bio feedback.
Il sintomo, che indica la presenza di un problema a questo punto va intrappolato
e studiato.
Vediamo a questo punto come il counseling andragogico si appresta a farlo.
Andragogico significa riguardante l'accompagnamento dell'adulto , a differenza di pedagogico che riguarda i fanciulli, questo tipo d'approccio
permette e facilita il processo di crescita in un'ottica di maturità individuale.
Quindi è preziosa ed indispensabile l'azione della memoria dell'assistito, che
si presenta con il suo passato, le sue convinzioni, le sue aspettative.
In quest'ottica il sintomo ricercato non è quello patologico, perciò si rimanda
all'azione di un capace psicoanalista o, a seconda dei casi ad uno psichiatra,
ma quello di disagio o di malessere esistenziale.
Capita molto spesso, infatti, che l'individuo adulto non riesca a vedere la situazione
o l'oggetto o l'ostacolo che gli genera una forte tensione emotiva, in molti casi
tende ad attribuirli al suo esterno, ma, comunque, spesso dipende dal tipo di
percezione che si ha di esso.Proseguendo in questa via allora dobbiamo intervenire,
nel sistema emotivo e cognitivo dell'adulto.
Le tecniche possono essere varie e miste, sempre comunque usate con
discernimento e in un'ottica eco sostenibile della persona, per esempio: l'ascolto
attivo, l'atteggiamento empatico, il metodo di analisi transazionale, il metodo
dei sei cappelli ed il pensiero laterale di E. de Bono , l'analisi posturale e di comunicazione non verbale, il metodo della programmazione
neurolinguistica, l'empowerment.
Tutto ciò è mirato ad ottenere non solo una riorganizzazione mentale o una rieducazione
che modifichi il comportamento e gli atteggiamenti, ma che modifichi le abitudini
di utilizzo del cervello e, così facendo, lo sviluppino nel numero e nella qualità
delle sinapsi.
Tralasciando l'ambito patologico, e con ciò non intendo escludere quest'attività
in situazioni di presenza di handicap, magari sotto una capace supervisione può
anzi favorire il recupero, la consulenza andragogica mira a ristabilire o a stabilire
nuovi equilibri per la persona evolutivamente appropriati.
Questo si traduce ovviamente in una più corretta gestione dello stress, in una
consapevole attività decisionale nella vita di tutti i giorni, in una presa di
coscienza delle proprie risorse volte a reinvestire nel futuro o nei progetti
a lungo termine.
L'attività educativa è quindi rivolta alla coscienza poiché essa nasce dai e
con i sentimenti e, essendo ampiamente superata la concezione della lateralità
del cervello secondo cui si pensava che l'emisfero destro fosse deputato ad attività
olistiche e quello sinistro a quelle di analisi e logiche, alla modificabilità
cognitiva del cervello.
L'apprendimento, innescato nel counseling andragogico, modifica la struttura
fisica del cervello, rendendo più agevole i processi di adattamento, di cambiamento
e di apertura.
Il vantaggio evidente che ne consegue è che un ciclo di sedute non esaurisce
la sua funzione ma conferisce all'assistito nuove abilità, nuove capacità, giacché
la mediazione educativo - formativa agisce a favore dell'evoluzione filogenetica
e per il cambiamento ontogenetico del funzionamento mentale, il che si traduce
in maggiori capacità di risoluzione dei problemi.
In tal senso si può definire approccio ecologico, in quanto il soggetto non ha
una dipendenza dal counselor ma eventualmente di verifica nel corso evolutivo.
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