LA DISLESSIA |
A cura della Dott.ssa Monica Monaco |
Alcuni bambini mostrano una specifica difficoltà di lettura, caratterizzata da
errori peculiari che riguardano quest’abilità di apprendimento e che sono presenti
in modo indipendente dalla constatazione di una sufficiente o buona capacità intellettiva,
nonché dall’assenza di concomitanti problemi psicologici o neurologici.
Un disturbo dell’apprendimento molto specifico
La Dislessia rappresenta uno dei più comuni Disturbi Specifici dell’Apprendimento, definiti nel panorama internazionale Learning Disabilities.
Essa è una delle problematiche che possono ridurre le potenzialità scolastiche
e che vengono sinteticamente indicate anche come DSA.
Tale disturbo determina un rallentamento e uno scorretto funzionamento delle
capacità necessarie per lo studio, colpendo direttamente la lettura e la scrittura.
Le difficoltà che ne derivano riguardano la presenza di capacità di lettura e
di scrittura che appaiono poco fluenti e con errori. Dunque richiedono alle persone
dislessiche un grande impegno ed un conseguente cospicuo dispendio di energie
nel corso degli apprendimenti che possono determinare problematiche secondarie
di profitto scolastico o di demotivazione allo studio.
La dislessia viene considerata un problema molto specifico poiché è comunemente
osservata in persone che presentano un normale quoziente intellettivo, che non
mostrano sempre problematiche psicologiche o difficoltà relazionali e in cui non
si rilevano dei deficit di tipo sensoriale o neurologico abitualmente associati.
Generalmente è proprio la presenza di un quadro intellettivo nella norma, insieme
a difficoltà della letto-scrittura, che conduce ad ipotizzare la presenza della
dislessia.
L’origine del problema viene attribuito ad una disfunzione neurobiologica e al
conseguente cattivo funzionamento delle aree che contribuiscono a rendere possibile
la lettura.
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I problemi specifici che si possono osservare in presenza della dislessia, ma
che non sono sempre tutti presenti in una persona dislessica, sono:
• incapacità parziale o totale (o semplicemente lentezza) nell’associare graficamente
i suoni ai segni grafici corrispondenti, o viceversa i segni grafici ai suoni;
• difficoltà di interpretazione di altri simboli grafici (es. cifre);
• difficoltà o totale incapacità nel controllo sillabico nella lettura e/o scrittura;
• inabilità parziale o totale ad apprendere suoni e forme scritte di nuovi termini;
• incapacità a produrre le lettere in forme riconoscibili;
• confusione nella distinzione e nella produzione di segni grafici con una forma
speculare (es. b confusa con la d, p confusa con il 9 o con la q);
• difficoltà ortografiche;
• confusione nella distinzione tra destra e sinistra;
• difficoltà nella distinzione delle direzioni (es. est ed ovest);
• difficoltà nella distinzione dei rapporti temporali (es. ieri/domani);
• perdita di parole nel corso della lettura o tendenza a riscrivere la stessa
parola;
• salti da un rigo all’altro;
• inversione di sillabe e numeri composti (es. 13 letto 31 oppure AL letto LA);
• difficoltà ad apprendere delle informazioni in sequenza (es. giorni della settimana,
mesi dell’anno, lettere dell’alfabeto);
• errori nella lettura dell’orologio.
Se questo problema è associato ad altre problematiche di organizzazione delle abilità spaziali o viene trascurato, è possibile che si osservino anche difficoltà di attenzione e concentrazione e problemi nell’esecuzione di alcune prassi motorie che richiedono una certa coordinazione e precisione (es. fare un fiocco, allacciarsi le scarpe, sbucciare un frutto).
I problemi di demotivazione scolastica o di difficoltà nell’inserimento nel gruppo-classe sono frequenti conseguenze del problema principale e dei vissuti di insicurezza e inadeguatezza che esso genera. Conseguentemente, prima la dislessia viene individuata ed affrontata, più ristretta sarà l’ampiezza del corteo di sintomi secondari che essa può generare.
Il primo passo: la diagnosi
Quando ci si trova di fronte ad alcuni dei sintomi del problema che sono stati
descritti, occorre intervenire tempestivamente.
I genitori vengono generalmente convocati dagli insegnanti che sono i primi a
poter osservare le difficoltà di un fanciullo dislessico a scuola.
Tuttavia, spesso il primo problema da risolvere è proprio la resistenza ad accettare
la necessità di portare il proprio figlio da uno specialista, uno psicologo o
un neuropsichiatra infantile esperto in disturbi dell’apprendimento, che sia in
grado di accertare se si tratta di una difficoltà di apprendimento che necessita
dell’avvio di una procedura completa di diagnosi e della programmazione di interventi
di supporto.
Lo studio dell’andamento del disturbo nel tempo mostra che più veloce è il superamento
della negazione del problema da parte dei familiari, più ampio è il recupero dello
stesso. Infatti, se l’intervento avviene nei primi stadi delle difficoltà, un
bambino potrà avere un aiuto specifico e tenderà a demotivarsi meno e a sentirsi
meno insicuro, nonché a potenziare subito le abilità che mostrano insufficienze
a vantaggio degli apprendimenti scolastici.
Dopo aver sottoposto la situazione ad un professionista in grado di valutare le specifiche difficoltà scolastiche e di apprendimento, è possibile comprendere se è necessario proseguire con la valutazione integrata effettuata da un’équipe multidisciplinare di una struttura sanitaria locale che comprende generalmente un neuropsichiatra, uno psicologo ed un logopedista. Questo passo consente di valutare se vi sono altre problematiche associate, l’entità della difficoltà ed ogni altra informazione sia necessaria al fine di poter supportare la persona dislessica nel corso delle fasi di apprendimento.
Generalmente il referto diagnostico riporta il motivo per cui il bambino valutato è stato sottoposto originariamente a tale procedura di approfondimento conoscitivo, con un riferimento specifico alle difficoltà scolastiche inizialmente mostrate insieme al resoconto dei test utilizzati, fino a giungere alla diagnosi analitica per poter prevedere le misure di aiuto specifico che possono limitare il problema.
Di fronte a tale realtà è importante che i genitori e gli educatori siano informati
sul fatto che un bambino dislessico è in grado di imparare, ma che possiede una
tendenza a farlo in un modo diverso che, di fronte a procedure standard di insegnamento,
tende a produrre stanchezza, difficoltà e lentezza.
È pertanto inutile e persino inopportuno e peggiorativo, in termini principalmente
di sostegno alla passione per la conoscenza, mettere in atto dei comportamenti
punitivi o ripetitivi.
Uno dei principali errori da evitare è quello di far replicare la lettura di
uno stesso testo più volte, nel tentativo di ridurre il numero di errori commessi
che potrebbe decrescere in tale scritto solo per via di un processo di memorizzazione
del testo, ma che si riproporrebbe in modo simile di fronte a nuovo materiale
di lettura. Inoltre, questo atteggiamento porta con sé altri rischi tra cui quello
di stancare il fanciullo dislessico e di ridurre drasticamente l’attrazione per
la lettura, nonché quello di convincerlo in breve tempo di non essere in grado
di leggere correttamente, un’evidenza di fronte alla quale tenterebbe, come ogni
altra persona, di sottrarsi a future esperienze scoraggianti.
In modo simile agiscono i compiti di copiato ed in particolare quelli relativi
a liste di parole nuove o meno note.
Altamente scoraggiante diviene la correzione sottolineata o evidenziata di tutti
gli errori presenti nei compiti scritti che non siano centrati sull’apprendimento
ortografico. L’obiettivo che deve essere condiviso tra gli insegnanti che hanno
allievi dislessici in classe è che gli apprendimenti dei concetti e dei contenuti
in questo caso sono prioritari rispetto alla forma.
Affrontare il problema
Il passo successivo dopo la diagnosi è quello di cercare ogni aiuto per affrontare
la condizione di difficoltà di apprendimento, riducendo i problemi secondari,
principalmente quelli psicologici, che possono derivare da un approccio improvvisato
alla dislessia.
Dal momento che non tutti i contesti geografici prevedono il riconoscimento di
una certificazione idonea ad ottenere l’affiancamento di un insegnante di sostegno,
non sempre è possibile fare riferimento a tale figura.
In ogni caso è necessario che ogni scuola possa organizzarsi per aiutare i propri
educatori a conoscere ed affrontare il problema nel contesto della propria materia,
indipendentemente dalla possibilità di usufruire di un aiuto specifico che rimane
generalmente limitato ad alcune ore. L’obiettivo comune dello staff di insegnanti
deve essere quello di consentire gli apprendimenti di base attraverso le risorse,
evitando di sottolineare i problemi.
Tra le strategie di insegnamento che possono aiutare i dislessici sembra utile quella di ridurre l’accesso alla conoscenza attraverso la lettura e la scrittura, concentrando l’attenzione dei bambini con tale difficoltà su ciò che viene detto e che può essere ascoltato, in modo da non sovraccaricare i canali di ingresso dell’informazione che tendono ad essere saturati velocemente e disperdono energie generando un senso di confusione.
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Un valido metodo alternativo per prendere appunti, che è possibile consentire in questi casi, è quello di lasciare registrare le spiegazioni o ancora quello di fornire dei testi informatizzati che possano essere importati in programmi di sintesi vocale. Le lezioni tradizionali dovrebbero essere integrate sempre con momenti esperienziali di apprendimento quali esercitazioni e proiezione di materiale video, metodi altamente motivanti anche per gli allievi che non vivono la difficoltà della dislessia.
In base al tipo di difficoltà specifiche rilevate, si consiglia di intraprendere
una terapia logopedica oppure una riabilitazione neuropsicologica mirata a rendere
automatico e più veloce il processo di riconoscimento lessicale e ad integrare
e supportare le competenze che risultano maggiormente deficitarie.
In questo contesto risultano utili alcuni metodi che tendono ad allenare delle
buone abitudini di “igiene della lettura” che riguardano la postura, la centratura
del testo e la distinzione delle parti del testo più rilevanti e delle finalità
della lettura in base al tipo di argomento da studiare, tutti interventi utili
per ridurre la stanchezza e il dispendio di energie e di motivazione.
Molto validi sono altresì alcuni programmi informatici sviluppati per l’allenamento delle abilità metacognitive che sostengono la comprensione della lettura attraverso dei veri e propri giochi altamente coinvolgenti.
Infine, un’attenzione particolare nel corso degli interventi riabilitativi e di supporto alla dislessia va rivolta all’ambiente familiare. La famiglia, infatti, deve essere resa consapevole delle potenzialità e dei limiti del bambino, ma va anche aiutata ad affrontare eventuali sensi di colpa o sentimenti di rabbia che possono interferire con l’adozione quotidiana di metodi educativi che aiutino la costruzione di una immagine di sé positiva del bambino dislessico.
Letture di approfondimento
- AAVV, 2010, La dislessia evolutiva in pediatria, Erickson.
- Benso E., 2011, La Dislessia. Una guida per genitori e insegnanti: teoria, trattamento e giochi, Il Leone Verde.
- Davis R.D., 1998, Il dono della dislessia. Perché alcune persone molto intelligenti non possono
leggere e come possono imparare, Armando Editore.
- De Grandis C., La dislessia. Interventi della scuola e della famiglia, Erickson.
- Garnero L., 2011, Dislessici a scuola: gli allievi di domani?, Bambini Nuovi.