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I DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO

A cura di Katia Carlini,
Presidente di Psicologia in Movimento

All’interno delle varie difficoltà che possono colpire un minore, i disturbi dell’apprendimento si presentano con proprie specificità e precise richieste di interventi. Si tratta di un disturbo in forte aumento tra la popolazione generale tale da richiedere interventi individualizzati proprio per evitare un vero e proprio disadattamento scolastico dovuto a un insufficiente rendimento nelle varie discipline. Un alunno con problemi di apprendimento inserito in una classe comune richiede, infatti, strategie pedagogiche, educative e didattiche specifiche.
Cosa si intende con l’espressione “Disturbi dell’Apprendimento”? Si legge sul Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM IV: “I problemi di apprendimento interferiscono in modo significativo con i risultati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura, di calcolo, di scrittura. Demoralizzazione, scarsa autostima e deficit nelle capacità sociali possono essere associati ai disturbi dell’apprendimento”. La percentuale di bambini o adolescenti con Disturbi dell'Apprendimento che abbandonano la scuola è stimata intorno al 40% (o circa 1,5 volte in più rispetto alla media). E una volta divenuti adulti, i soggetti con Disturbi dell'Apprendimento possono avere notevoli difficoltà nel lavoro o nell'adattamento sociale. Nello specifico, i Disturbi dell'Apprendimento vengono diagnosticati quando i risultati ottenuti dal soggetto in test standardizzati, somministrati individualmente, su lettura, calcolo, o espressione scritta risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base all'età, all'istruzione e al livello di intelligenza.

Così, le caratteristiche fondamentali del Disturbo della Lettura sono date dal fatto che:
-  il livello di capacità di leggere raggiunto (precisione, velocità, o comprensione della lettura misurate da test standardizzati somministrati individualmente) si situa sostanzialmente al di sotto di quanto ci si aspetterebbe data l'età cronologica del soggetto, la valutazione psicometrica dell'intelligenza, e un'istruzione adeguata all'età (Criterio A);
- l'anomalia della lettura interferisce notevolmente con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di lettura (Criterio B);
- se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nella lettura vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C).
Nei soggetti con Disturbo della Lettura (anche definito dislessia), la lettura orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni; sia la lettura orale che quella a mente sono caratterizzate da lentezza ed errori di comprensione. Sebbene i sintomi di difficoltà di lettura (cioè, incapacità a distinguere tra lettere comuni, o di associare fonemi comuni con simboli letterali) possano insorgere anche all'asilo, il Disturbo della Lettura è di rado diagnosticato prima della fine dell'asilo o dell'inizio delle scuole elementari perché l'insegnamento formale della lettura di solito non inizia prima di questo livello nella maggior parte degli ambienti scolastici. Specie quando il Disturbo della Lettura è associato con un QI alto, il bambino può funzionare al livello della classe o quasi nelle prime classi, e il Disturbo della Lettura può non essere pienamente evidente fino alla quarta elementare o oltre. Con la diagnosi e l'intervento precoce, la prognosi è buona in una percentuale significativa di casi. Il Disturbo della Lettura può persistere nell'età adulta.

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Per quanto riguarda il Disturbo del Calcolo, i criteri diagnostici sono:
- una capacità di calcolo (misurata con test standardizzati somministrati individualmente sul calcolo o sul ragionamento matematico) che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell'intelligenza, e a un'istruzione adeguata all'età (Criterio A);
- il disturbo del calcolo interferisce in modo significativo con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di calcolo (Criterio B);
- se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nelle capacità di calcolo vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C).

Nel Disturbo del Calcolo possono essere compromesse diverse capacità, incluse le capacità "linguistiche" (per es., comprendere o nominare i termini, le operazioni, o i concetti matematici, e decodificare problemi scritti in simboli matematici), capacità "percettive" (per es., riconoscere o leggere simboli numerici o segni aritmetici e raggruppare oggetti in gruppi), capacità "attentive" (per es., copiare correttamente numeri o figure, ricordarsi di aggiungere il riporto e rispettare i segni operazionali) e capacità "matematiche" (per es., seguire sequenze di passaggi matematici, contare oggetti, e imparare le tabelline). Sebbene sintomi di difficoltà nel calcolo (per es., confusione nei concetti numerici o incapacità di contare con precisione) possano insorgere anche all'asilo o in prima elementare, il Disturbo del Calcolo è di rado diagnosticato prima della fine della prima elementare perché un sufficiente insegnamento formale del calcolo non viene di solito messo in atto prima di questo livello nella maggior parte degli ambienti scolastici. Esso diviene di solito evidente durante la seconda o la terza elementare. Specie quando il Disturbo del Calcolo è associato con un QI alto, il bambino può funzionare al livello della classe o quasi durante le prime classi, e il Disturbo del Calcolo può non essere evidente fino alla quinta elementare o oltre.

La caratteristica fondamentale del Disturbo dell'Espressione Scritta è:
-  una capacità di scrittura (misurata con un test standardizzato somministrato individualmente o con una valutazione funzionale delle capacità di scrittura) che si situa sostanzialmente al di sotto di quanto previsto in base all'età cronologica del soggetto, alla valutazione psicometrica dell'intelligenza, e a un'istruzione adeguata all'età (Criterio A).
- L'anomalia dell'espressione scritta interferisce notevolmente con l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che richiedono capacità di scrittura (Criterio B).
- Se è presente un deficit sensoriale, le difficoltà nelle capacità di scrittura vanno al di là di quelle di solito associate con esso (Criterio C).

Esiste in genere un insieme di difficoltà nella capacità del soggetto di comporre testi scritti, evidenziata da errori grammaticali o di punteggiatura nelle frasi, scadente organizzazione in capoversi, errori multipli di compitazione (disortografia), e calligrafia deficitaria. Questa diagnosi non viene di solito fatta se vi sono solo errori di compitazione o calligrafia deficitaria (disgrafia) in assenza di altre compromissioni dell'espressione scritta. Rispetto ad altri Disturbi dell'Apprendimento, si sa relativamente poco riguardo ai Disturbi dell'Espressione Scritta e alla loro correzione, specie quando essi insorgono in assenza di Disturbo della Lettura. Tranne che per la compitazione, i test standardizzati in questo ambito sono meno sviluppati rispetto ai test per le capacità di lettura o di calcolo e la valutazione della compromissione delle capacità di scrittura può richiedere un paragone tra ampi campioni di lavori scolastici scritti del soggetto e la prestazione prevista in base all'età e al QI. Ciò accade specialmente nel caso di bambini piccoli nelle prime classi elementari. Compiti in cui al bambino viene chiesto di copiare, di scrivere sotto dettatura e di scrivere spontaneamente possono essere tutti necessari per valutare la presenza e l'entità di questo disturbo. Sebbene la difficoltà di scrittura (per es., calligrafia o capacità di copiare particolarmente scadenti, o incapacità di ricordare sequenze di lettere in parole comuni) possano apparire anche in prima elementare, il Disturbo dell'Espressione Scritta viene di rado diagnosticato prima della fine della prima elementare perché un sufficiente insegnamento formale della scrittura non ha di solito avuto luogo fino a questo livello nella maggior parte degli ambienti scolastici. Il disturbo di solito si manifesta in seconda elementare. Il Disturbo dell'Espressione Scritta può essere riscontrato occasionalmente in bambini più grandi o in adulti, e si sa poco sulla sua prognosi a lungo termine.

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Senza dimenticare che un disturbo dell’apprendimento non coincide necessariamente con un basso livello d’intelligenza o con un’incapacità genetica nell’imparare, risulta indispensabile pensare a interventi educativi che tengano in considerazione anche la sfera emotiva del fanciullo visto che frequentemente le difficoltà scolastiche creano un senso di inefficacia, scoraggiamento e inutilità che portano a un atteggiamento depressivo con una conseguente demotivazione nei confronti dell’apprendimento. Da qui la necessità di pensare, in tali circostanze, a un percorso didattico che prenda come termini di riferimento le capacità e gli standard di riferimento del soggetto protagonista del proprio apprendimento. La capacità di agire su di sé, ponendosi obiettivi personali stimolanti e raggiungibili, infatti, rappresenta uno dei meccanismi cognitivi più importanti alla base della motivazione e della guida del proprio comportamento. In termini pratici, chi si occupa di educazione di soggetti con difficoltà di apprendimento (o meglio per tutti i soggetti) dovrebbe tener conto: della personalizzazione del compito e quindi programmare i compiti con la frequenza, i ritmi e le facilitazioni proprie del fanciullo; dello sviluppo dell’autonomia nell’apprendere attraverso il monitoraggio dei risultati e la possibilità di feedback immediati dell’insegnante che, passo dopo passo, agevoleranno il conseguimento degli obiettivi; della suddivisione degli apprendimenti su livelli successivi, al fine di poter pensare a una progressione graduale nell’apprendimento con l’inserimento in itinere di maggiori livelli di difficoltà quando alcune competenze sono state già acquisite.

Bibliografia
- AA.VV. DSM IV. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano 1999
- AA.VV. L’insegnante di fronte all’handicap. Manuale per l’intervento didattico nei diversi handicap, Edizioni Scientifiche Magi, Roma 1997
- Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Il Mulino, Bologna, 1999
- Marcelli, Psicopatologia del bambino, Biblioteca medica Masson, Milano 1997
- Militerni, Neuropsichiatria infantile, Idelson Gnocchi, 2004
- Sabbadini, De Cagno, Leggere e scrivere… e far di conto…, Anicia 2004
- Sabbadini, De Cagno, Mazotti, PPLS. Prove prerequisiti lettura scrittura, Anicia, 2006

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