I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE NEI PRIMI ANNI DI VITA |
A cura di Katia Carlini, Presidente di Psicologia in Movimento |
I disturbi dell’alimentazione nel corso dell’infanzia testimoniano difficoltà
della regolazione emotiva del bambino. È indiscutibile come le prime relazioni
avvengono con il seno della madre che è ricompensatore di nutrimento e, nel contempo,
mezzo di contatto e di riconoscimento del reale. Nonostante, infatti, sia possibile
distinguere rapidamente, fin dai primi pasti, i “piccoli mangiatori” dai “ghiottoni”,
tutti i bambini possiedono un equipaggiamento neurofisiologico ben sviluppato
per poter poppare adeguatamente. I disturbi dell’alimentazione potrebbero pertanto
annoverarsi nelle difficoltà di adattamento della madre alle caratteristiche del
bambino, ma anche nelle influenze sociali che se un tempo tendevano a privilegiare
l’aspetto dietetico e quindi la qualità e la quantità degli alimenti nei tempi
attuali, con l’alimentazione a richiesta, si soffermano maggiormente sul versante
relazionale, lasciando la madre in balia di ansie e fantasmi che riguardano l’alimentazione
senza alcun tipo di guida rassicurante. I grandi disturbi della nutrizione della
prima infanzia comprendono l’anoressia del secondo trimestre, l’obesità e i comportamenti alimentari devianti.
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Onde evitare tale esito è importante affidarsi alle cure di uno psicoterapeuta per migliorare la relazione madre-bambino. La madre può infatti beneficiare di un percorso volto a conoscere e a gestire i fantasmi inconsci legati al cibo e al rapporto con la propria figura materna. Risulta, infatti, prioritario attenuare le angosce legate al personale senso di inadeguatezza relative all’accudimento ma anche al desiderio di controllo sul bambino.
L’obesità
Un bambino si definisce obeso quando presenta un eccesso di almeno il 20% del
peso in rapporto alla normale media per la statura. L’obesità può comparire nel
primo anno di vita oppure nel periodo prepubere tra i 10 ei 13 anni. Normalmente
la smisurata assunzione di cibo, soprattutto a base di amidi o zuccheri, avviene
nel pomeriggio al rientro dalla scuola.
L’obesità infantile è attualmente il problema nutrizionale più diffuso in età pediatrica con una
crescita allarmante negli ultimi anni, soprattutto nei paesi industrializzati
(la prevalenza del sovrappeso è del 10,4%, 15,3% e 15,5% per i bambini e adolescenti
tra i 2-5, 6-11 e 12-19 anni). A partire dall’infanzia l’obesità si associa ad
alterazioni dismetaboliche che costituiscono il preludio di quelle dell’adulto
e nel bambino stesso gli effetti psico-fisici, dovuti al sovrappeso, sono immediatamente
visibili (problemi relazionali e di autostima dovuti al fatto di essere presi
in giro e di vivere in una società che stigmatizza le persone con problemi di
peso, problemi ortopedici, respiratori e ginecologici). Il bambino obeso si caratterizza
per la sua mollezza, apaticità e timidezza. Altre volte sono presenti insuccesso
scolastico ed enuresi. Il bambino obeso molto spesso appartiene ad una famiglia
di obesi, ovvero in quei contesti in cui l’eccessivo peso è legato a fattori genetici
e/o a cattive abitudini alimentari. In altri casi esso è figlio di madri ansiose
che rispondono a qualsiasi esigenza del figlio con un apporto alimentare tanto
da far scatenare nel bambino un bisogno di ingerire qualcosa ad ogni successiva
tensione. Ciò significa che in un primissimo momento sarebbe auspicabile aiutare
la madre attraverso un percorso psicoeducativo sull’alimentazione mentre laddove
l’obesità diventa conclamata risulta opportuno motivare il bambino al trattamento
di psicologia dell’età evolutiva e non limitarsi ad una semplice dieta.
I comportamenti alimentari devianti
Si tratta di una serie di comportamenti legati all’alimentazione che risultano
piuttosto bizzarri. Essi comprendono
a) il manierismo e le avversioni elettive;
b) la potomania;
c) la pica o allotriofagia;
d) la coprofagia;
e) il disturbo di ruminazione.
Il manierismo e le avversioni elettive sono comportamenti, fino ad un certo punto, piuttosto frequenti nella prima infanzia. Riguardano avversioni e desideri nei confronti di alcuni cibi. Molto spesso vengono rifiutate verdure e carni mentre vengono desiderate sostanze dolci. Il comportamento può assumere tuttavia tratti patologici laddove l’avversione si estende ad una grande quantità di cibi tanto da limitare l’apporto nutritivo a pochissimi e insufficienti alimenti.
La potomania consiste nell’assunzione eccessiva di liquidi. Il bambino, ostacolato nel suo bisogno imperioso di bere grandi quantità di acqua o altro, può arrivare a bere la sua stessa urina. Tale comportamento è spesso legato al periodo dello svezzamento con il timore associato dall’ingestione dei primi “pezzetti”. La paura del soffocamento del bambino potrebbe essere infatti trasmessa dalla madre allo stesso che nel tempo, se la patologia persiste, può sviluppare una vera è propria condotta ipocondriaca.
La pica implica l’ingestione di qualsiasi tipo di sostanza al di là del normale periodo
che va dai 4 ai 9-10 mesi durante il quale il bambino tende a portare qualsiasi
cosa alla bocca. Di fatto il bambino può ingerire chiodi, monete, bottoni, carta,
erba, sabbia, ecc. Tale comportamento è stato osservato in bambini in situazioni
di abbandono o di grave carenza affettiva o in bambini psicotici. Secondo il DSM
IV i criteri diagnostici per la Pica sono:
- Persistente ingestione di sostanza non alimentari per un periodo superiore
a 1 mese.
- L’ingestione di sostanze non alimentari è inappropriata rispetto al livello
di sviluppo.
- Il comportamento di ingestione non fa parte di una pratica culturalmente sancita.
- Se il comportamento di ingestione si manifesta esclusivamente durante il decorso
di un altro disturbo mentale (per es. Ritardo Mentale, Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, Schizofrenia), è sufficientemente grave da giustificare di per sé attenzione clinica.
La coprofagia implica un gusto per le materie fecali. Si tratta di comportamenti molto rari presenti in alterazioni profonde della relazione con l’altro e dell’investimento corporeo. Normalmente tale patologia è presente nei bambini con madri molto fredde, anaffettive, ostili e addirittura violente con il proprio figlio. Non è insolito assistere ad una psicosi quale seguito naturale del comportamento coprofago.
La ruminazione è descritta dal DSM IV con i seguenti criteri diagnostici:
- Ripetuto rigurgito e rimasticazione di cibo per un periodo di almeno 1 mese
dopo un periodo di funzionamento normale.
- Il comportamento non è dovuto ad una condizione gastrointestinale associata
o ad un’altra condizione medica generale (per es. reflusso esofageo).
- Il comportamento non si manifesta esclusivamente durante il decorso di Anoressia
Nervosa o di Bulimia Nervosa. Se i sintomi si manifestano esclusivamente durante
il decorso di Ritardo Mentale o di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, sono
sufficientemente gravi da giustificare di per sé attenzione clinica.
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Bibliografia
- AA.VV., DSM IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson 1999;
- Bruch H., Eating disorders: obesity, anorexia nervosa and the person within. Basic Books, 1973
- Cazzullo C., Clerici M., Trattamento integrato dei disturbi alimentari, Masson 2000;
- Contri G.B., Il pensiero di natura. Sic ed., 1994;
- Dalle Grave R., Terapia Cognitivo Comportamentale ambulatoriale dei Disturbi dell’Alimentazione, Positive Press, 2003; - Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Masson 1997.