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I DISTURBI DELLA NUTRIZIONE NEI PRIMI ANNI DI VITA

A cura di Katia Carlini,
Presidente di Psicologia in Movimento

I disturbi dell’alimentazione nel corso dell’infanzia testimoniano difficoltà della regolazione emotiva del bambino. È indiscutibile come le prime relazioni avvengono con il seno della madre che è ricompensatore di nutrimento e, nel contempo, mezzo di contatto e di riconoscimento del reale. Nonostante, infatti, sia possibile distinguere rapidamente, fin dai primi pasti, i “piccoli mangiatori” dai “ghiottoni”, tutti i bambini possiedono un equipaggiamento neurofisiologico ben sviluppato per poter poppare adeguatamente. I disturbi dell’alimentazione potrebbero pertanto annoverarsi nelle difficoltà di adattamento della madre alle caratteristiche del bambino, ma anche nelle influenze sociali che se un tempo tendevano a privilegiare l’aspetto dietetico e quindi la qualità e la quantità degli alimenti nei tempi attuali, con l’alimentazione a richiesta, si soffermano maggiormente sul versante relazionale, lasciando la madre in balia di ansie e fantasmi che riguardano l’alimentazione senza alcun tipo di guida rassicurante. I grandi disturbi della nutrizione della prima infanzia comprendono l’anoressia del secondo trimestre, l’obesità e i comportamenti alimentari devianti.

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L’anoressia del secondo trimestre
Compare generalmente tra il 5° e l’8° mese, ovvero quando inizia lo svezzamento del bambino. Il passaggio dai liquidi ai solidi può, infatti, suscitare un rifiuto del cibo. Il comportamento alimentare del bambino può creare delle paure nella madre che tenterà pertanto una serie di manovre volte alla nutrizione del bambino. Molto spesso a spuntarla è proprio il neonato accrescendo sempre più l’ansia della mamma. A peggiorare il rapporto madre-bambino interviene inoltre il fatto che quest’ultimo mangia normalmente quando affidato alle cure di altre persone (nonni, personale del nido, ecc). Il problema rientra normalmente se la madre riesce a cambiare il comportamento alimentare, nutrendo il figlio con una modalità più serena e soprattutto migliorando la propria autostima. Di contro, le difficoltà iniziali del bambino possono evolvere verso una forma di anoressia mentale grave accompagnata molto spesso da altre alterazioni quali difficoltà nel dormire, collere intense, totale disinteresse nei confronti del cibo. Così, se nel quadro precedente il bambino, nonostante le difficoltà a mangiare, continuava a crescere normalmente, in questa nuova situazione si assiste a un deficit di crescita con una corporatura mingherlina e un colorito piuttosto pallido. Secondo il DSM IV è possibile a proposito fare una diagnosi per il Disturbo della Nutrizione dell’Infanzia o della Prima Fanciullezza i cui criteri sono:
- Anomalia della nutrizione che si manifesta attraverso una persistente incapacità di alimentarsi adeguatamente con significativa incapacità di aumentare di peso o significativa perdita di peso durante un periodo di almeno 1 mese.
- L’anomalia non è dovuta ad una condizione gastrointestinale associata o ad un’altra condizione medica generale (per es. reflusso gastroesofageo).
- L’anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale (per es. Disturbo di Ruminazione) o a mancata disponibilità di cibo.
- L’esordio è prima dei 6 anni di età.

Onde evitare tale esito è importante affidarsi alle cure di uno psicoterapeuta per migliorare la relazione madre-bambino. La madre può infatti beneficiare di un percorso volto a conoscere e a gestire i fantasmi inconsci legati al cibo e al rapporto con la propria figura materna. Risulta, infatti, prioritario attenuare le angosce legate al personale senso di inadeguatezza relative all’accudimento ma anche al desiderio di controllo sul bambino.

L’obesità
Un bambino si definisce obeso quando presenta un eccesso di almeno il 20% del peso in rapporto alla normale media per la statura. L’obesità può comparire nel primo anno di vita oppure nel periodo prepubere tra i 10 ei 13 anni. Normalmente la smisurata assunzione di cibo, soprattutto a base di amidi o zuccheri, avviene nel pomeriggio al rientro dalla scuola.
L’obesità infantile è attualmente il problema nutrizionale più diffuso in età pediatrica con una crescita allarmante negli ultimi anni, soprattutto nei paesi industrializzati (la prevalenza del sovrappeso è del 10,4%, 15,3% e 15,5% per i bambini e adolescenti tra i 2-5, 6-11 e 12-19 anni). A partire dall’infanzia l’obesità si associa ad alterazioni dismetaboliche che costituiscono il preludio di quelle dell’adulto e nel bambino stesso gli effetti psico-fisici, dovuti al sovrappeso, sono immediatamente visibili (problemi relazionali e di autostima dovuti al fatto di essere presi in giro e di vivere in una società che stigmatizza le persone con problemi di peso, problemi ortopedici, respiratori e ginecologici). Il bambino obeso si caratterizza per la sua mollezza, apaticità e timidezza. Altre volte sono presenti insuccesso scolastico ed enuresi. Il bambino obeso molto spesso appartiene ad una famiglia di obesi, ovvero in quei contesti in cui l’eccessivo peso è legato a fattori genetici e/o a cattive abitudini alimentari. In altri casi esso è figlio di madri ansiose che rispondono a qualsiasi esigenza del figlio con un apporto alimentare tanto da far scatenare nel bambino un bisogno di ingerire qualcosa ad ogni successiva tensione. Ciò significa che in un primissimo momento sarebbe auspicabile aiutare la madre attraverso un percorso psicoeducativo sull’alimentazione mentre laddove l’obesità diventa conclamata risulta opportuno motivare il bambino al trattamento di psicologia dell’età evolutiva e non limitarsi ad una semplice dieta.

I comportamenti alimentari devianti
Si tratta di una serie di comportamenti legati all’alimentazione che risultano piuttosto bizzarri. Essi comprendono
a) il manierismo e le avversioni elettive;
b) la potomania;
c) la pica o allotriofagia;
d) la coprofagia;
e) il disturbo di ruminazione.

Il manierismo e le avversioni elettive sono comportamenti, fino ad un certo punto, piuttosto frequenti nella prima infanzia. Riguardano avversioni e desideri nei confronti di alcuni cibi. Molto spesso vengono rifiutate verdure e carni mentre vengono desiderate sostanze dolci. Il comportamento può assumere tuttavia tratti patologici laddove l’avversione si estende ad una grande quantità di cibi tanto da limitare l’apporto nutritivo a pochissimi e insufficienti alimenti.

La potomania consiste nell’assunzione eccessiva di liquidi. Il bambino, ostacolato nel suo bisogno imperioso di bere grandi quantità di acqua o altro, può arrivare a bere la sua stessa urina. Tale comportamento è spesso legato al periodo dello svezzamento con il timore associato dall’ingestione dei primi “pezzetti”. La paura del soffocamento del bambino potrebbe essere infatti trasmessa dalla madre allo stesso che nel tempo, se la patologia persiste, può sviluppare una vera è propria condotta ipocondriaca.

La pica implica l’ingestione di qualsiasi tipo di sostanza al di là del normale periodo che va dai 4 ai 9-10 mesi durante il quale il bambino tende a portare qualsiasi cosa alla bocca. Di fatto il bambino può ingerire chiodi, monete, bottoni, carta, erba, sabbia, ecc. Tale comportamento è stato osservato in bambini in situazioni di abbandono o di grave carenza affettiva o in bambini psicotici. Secondo il DSM IV i criteri diagnostici per la Pica sono:
- Persistente ingestione di sostanza non alimentari per un periodo superiore a 1 mese.
- L’ingestione di sostanze non alimentari è inappropriata rispetto al livello di sviluppo.
- Il comportamento di ingestione non fa parte di una pratica culturalmente sancita.
- Se il comportamento di ingestione si manifesta esclusivamente durante il decorso di un altro disturbo mentale (per es. Ritardo Mentale, Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, Schizofrenia), è sufficientemente grave da giustificare di per sé attenzione clinica.

La coprofagia implica un gusto per le materie fecali. Si tratta di comportamenti molto rari presenti in alterazioni profonde della relazione con l’altro e dell’investimento corporeo. Normalmente tale patologia è presente nei bambini con madri molto fredde, anaffettive, ostili e addirittura violente con il proprio figlio. Non è insolito assistere ad una psicosi quale seguito naturale del comportamento coprofago.

La ruminazione è descritta dal DSM IV con i seguenti criteri diagnostici:
- Ripetuto rigurgito e rimasticazione di cibo per un periodo di almeno 1 mese dopo un periodo di funzionamento normale.
- Il comportamento non è dovuto ad una condizione gastrointestinale associata o ad un’altra condizione medica generale (per es. reflusso esofageo).
- Il comportamento non si manifesta esclusivamente durante il decorso di Anoressia Nervosa o di Bulimia Nervosa. Se i sintomi si manifestano esclusivamente durante il decorso di Ritardo Mentale o di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, sono sufficientemente gravi da giustificare di per sé attenzione clinica.

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Trattamento
Come già specificato più volte, nel corso della breve trattazione, la terapia d’elezione per i disturbi alimentari nella prima infanzia riguarda principalmente la madre. Se la mamma diventa capace di correlare la sintomatologia del bambino con il suo stato emotivo e di apportare i correttivi comportamentali necessari, spesso i sintomi spariscono. A tal fine il terapeuta, in primo luogo, dovrebbe creare una relazione empatica con la stessa per far emergere dal suo passato quegli eventi e quei comportamenti che avrebbero costituito la radice dei suoi profondi sentimenti di autosvalutazione per poi dirigere il percorso terapeutico verso l’assunzione di comportamenti più assertivi e costruttivi sia verso se stessa sia verso la nuova famiglia al fine di non riproporre le vecchie dinamiche familiari. Infatti, solo liberando la madre da modelli negativi legati alla nutrizione e alla relazione con le figure significative in genere è possibile aiutarla a gestire le diverse emozioni che il bambino suscita con le sue attitudini alimentari.

Bibliografia
- AA.VV., DSM IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson 1999;
- Bruch H., Eating disorders: obesity, anorexia nervosa and the person within. Basic Books, 1973
- Cazzullo C., Clerici M., Trattamento integrato dei disturbi alimentari, Masson 2000;
- Contri G.B., Il pensiero di natura. Sic ed., 1994;
- Dalle Grave R., Terapia Cognitivo Comportamentale ambulatoriale dei Disturbi dell’Alimentazione, Positive Press, 2003; - Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Masson 1997.

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