PSICOLOGIA DEI DISTURBI SESSUALI |
A cura di Monica Barassi, Psicologia in Movimento |
DISTURBI SESSUALI
Disfunzioni sessuali
L’accresciuta popolarità delle tecniche comportamentali nel trattamento delle
disfunzioni sessuali nell’individuo o nella coppia, può aver portato alcuni psicologi
clinici a ritenere gli approcci di terapia psicodinamica meno rilevanti nel trattamento
di questi disturbi. Tuttavia, negli ultimi due decenni, i terapeuti sessuali hanno
visto numerosi individui e coppie che, per una serie di ragioni, non sono adatti
per una terapia sessuale breve di tipo comportamentale. Il risultato è stato che
la prescrizione di trattamenti specifici per specifiche disfunzioni sessuali è
diventata sempre più sofisticata. Si sono sviluppati, quindi, eccellenti tecniche
terapeutiche combinate che comportano un misto di interventi comportamentali e
psicodinamici.
Non si dimentichi, inoltre, che spesso un problema sessuale, nell’individuo o
nella coppia, che emerge come il principale disturbo nel corso di un colloquio
psicologico iniziale, non è spesso che la punta di un iceberg. In alcuni casi,
il problema sessuale può essere una “falsa traccia” per il clinico o può servire
a “contenere” una varietà di problemi intrapsichici, coniugali e familiari. I
pazienti che più facilmente rispondono a una terapia sessuale breve soffrono generalmente
di leggera ansia da prestazione nel contesto di una struttura di personalità ragionevolmente
sana e di una relazione coniugale ragionevolmente gratificante. I pazienti i cui
problemi sessuali sono associati a gravi patologie del carattere o gravi sindromi,
non traggono beneficio dalla terapia comportamentale breve. Il trattamento dei
sintomi sessuali deve pertanto essere altamente individuale e basato su un’attenta
valutazione psichiatrica e psicodinamica. Le cause organiche, soprattutto per
quanto riguarda i disturbi dell’erezione, devono essere escluse, facilitando così
un’accurata diagnosi psichiatrica.
Comprensione psicodinamica delle disfunzioni sessuali
Molte delle disfunzioni sessuali nell’individuo catalogate nel DSM-IV, Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali, possono essere categorizzate come
disturbi del desiderio, dell’eccitamento o dell’orgasmo.
In un’indagine condotta negli Stati Uniti a livello nazionale su 1749 donne e
1410 uomini di età compresa fra i diciotto e i cinquantanove anni (Laumann et
al., 1999), il 43 per cento delle donne e il 31 per cento degli uomini riportavano
un qualche grado di disfunzione sessuale.
Una terapia sessuale breve può essere il trattamento più efficace da un punto
di vista costo-beneficio per gli individui e le coppie che abbiano difficoltà
a raggiungere l’orgasmo, ma che non abbiano una grave psicopatologia associata.
I disturbi associati al desiderio e all’eccitamento tendono ad essere più refrattari
alla terapia sessuale breve in quanto sono ancorati a fattori psicopatologici
più radicati.
La comprensione psicodinamica del paziente maschio o femmina che non ha alcun desiderio per il sesso, o del paziente maschio che prova desiderio, ma non è in grado di ottenere un’erezione,
inizia con un’attenta comprensione del contesto situazionale del sintomo. Se il
paziente è coinvolto in una relazione intima, il clinico deve determinare se il
problema è contestualizzato ad un partner specifico e/o se è generalizzato a tutti
i potenziali partner sessuali. Difficoltà sessuali che sono specifiche della coppia
devono essere lette nel contesto delle dinamiche interpersonali della diade, mentre
quelle che si manifestano con ogni partner riflettono essenzialmente problemi
intrapsichici. I clinici devono ricordare, tuttavia, che i problemi del desiderio,
come tutti gli altri sintomi psicologici, sono sovradeterminati.
Il sovracitato studio nazionale, ha rilevato che la presenza di relazioni problematiche,
sia nel presente che nel passato, è fortemente associata a disfunzioni sessuali.
Nelle donne, tutti i tipi di disfunzione sessuale sono associati a infelicità
e scarsa soddisfazione fisica ed emotiva. I problemi collegati nel raggiungere
uno stato di eccitamento erano correlati a vittimizzazioni sessuali infantili. I maschi vittime di contatti
sessuali adulto-bambino presentavano invece, una maggiore probabilità di disfunzioni
dell’erezione, di eiaculazione precoce e scarso desiderio sessuale, rispetto a
coloro che non avevano esperito traumi infanti. Lo studio di Laumann ha sottolineato
che in entrambi i sessi, atti sessuali traumatici sembravano dare luogo a effetti
duraturi e profondi sul funzionamento sessuale.
Lo studioso Levine (1988) ha delineato tre diversi elementi del desiderio sessuale che devono funzionare in sincronia affinché vi siano un adeguato desiderio ed
eccitamento: pulsione, desiderio e motivazione. La pulsione affonda le sue radici nel biologico e può essere condizionata da fattori fisici,
come livelli ormonali, malattie e farmaci. L’elemento di desiderio è più intimamente associato a fattori cognitivi ed ideativi. Ad esempio un individuo,
pur in presenza di una normale componente pulsionale può desiderare di non avere
un rapporto sessuale per convinzioni religiose. Il terzo elemento, la motivazione, è intimamente collegata a inconsci bisogni di relazione d’oggetto fra gli individui.
Il clinico, quindi, deve valutare tutti e tre gli elementi e cercare di comprendere
come mai questi non siano integrati in un’unità funzionale. Numerosi fattori possono
interferire con la motivazione di un individuo. Uno dei coniugi può avere una
relazione extraconiugale, o non provare più alcun interesse per il partner. Oppure
un coniuge può sentirsi così cronicamente arrabbiato e risentito verso il partner
da non avere la motivazione al rapporto sessuale. I problemi della coppia senza
rapporti sessuali sono probabilmente la causa della maggior parte dei casi di
inibizione del desiderio sessuale. Anche le distorsioni trasferali di un partner,
ovvero il rapportarsi inconsciamente all’altro partner come se fosse il genitore
del sesso opposto, possono giocare un ruolo chiave nel disturbare la motivazione
. Anche singoli individui in terapia o in analisi possono esperire attaccamenti
simil-trasferali nei confronti di un potenziale partner sessuale che portano a
un disturbo della motivazione. La nostra capacità di eccitamento sessuale è intimamente
collegata con le nostre relazioni d’oggetto interne. Lo studioso Sharff (1988)
basandosi sulle teorie dello sviluppo di Fairbairn (1952), ha sviluppato un modello
delle relazioni oggettuali implicate nell’inibizione del desiderio sessuale. Fairbairn
postulò l’esistenza nel mondo interno dell’individuo di due sistemi di “oggetti
cattivi”: l’Io libidico e l’oggetto, in cui l’Io desidera un oggetto tormentante;
e l’Io antilibidico e l’oggetto, in cui l’Io prova odio e rabbia nei confronti
di un oggetto attaccante, negligente e tormentante. L’oggetto rifiutante o antilibidico
cerca di eliminare l’oggetto eccitante o lipidico. Nel modello di Sharff, pertanto,
questo sistema antilibidico interferisce con l’eccitamento sessuale, che deriva
dal sistema lipidico. Sostanzialmente, in una relazione di coppia, l’oggetto rifiutante
viene proiettato nell’altro, e l’eccitamento sessuale è contaminato dalla percezione
del partner come perseguitante o abbandonante. Nel modello di Sharff, i clinici
devono valutare i disturbi del desiderio considerando tre diverse aree di relazioni
interne ed esterne:
1) le realtà esterne all’attuale relazione coniugale della coppia
2) il mondo oggettuale interno di ciascun individuo e l’effetto di questo sulla
capacità di intimità sessuale
3) l’attuale costellazione familiare e come questa influenzi il desiderio sessuale,
ovvero la presenza o meno di figli, genitori anziani etc etc.
Considerazioni terapeutiche
Il clinico che valuta a livello diagnostico i disturbi sessuali funzionali deve
decidere se prescrivere all’individuo o alla coppia, una terapia sessuale comportamentale
breve, una terapia di coppia, una psicoanalisi o una psicoterapia supportivo-espressiva,
una farmacoterapia o una combinazione di queste. Lo studioso Lief (1981) ha stimato
che il 30-40 per cento di tutte le disfunzioni sessuali migliorerà sintomaticamente
con tecniche comportamentali brevi. Di coloro che non traggono beneficio dalla
terapia comportamentale, il 20 per cento avrà bisogno di una terapia di coppia,
il 10 per cento di una psicoterapia espressiva supportata e circa il 30 per cento
di una qualche combinazione di terapia sessuale e terapia di coppia. La studiosa
Kaplan (1986) riporta stime simili, ma considera anche la necessità di una farmacoterapia.
Va accuratamente vagliata la componente psicodinamica del sintomo per scandagliare
la presenza di tematiche e conflitti inconsci, quali ad esempio la paura dell’avere
successo, inteso anche come prestazione sessuale; gravi patologie del carattere
o conflitti nevrotici relativi alla sessualità profondamente radicati e la qualità
delle relazioni oggettuali interne di ciascun membro della coppia. Le relazioni
oggettuali interne sono intese come l’interiorizzazione del vissuto delle figure
significative infantili e della dinamica delle relazioni affettive vissute con
esse. In taluni casi i problemi sessuali profondamente radicati, possono essere
egosintonici, in quanto paradossalmente preservano uno stato di pseudo-equilibrio
e pseudo-adattamento nell’individuo, soddisfacendo certi bisogni psicologici nevrotici
e inconsci. Per taluni pazienti più gravi, quindi, un sintomo di natura sessuale
non è altro che il biglietto d’ingresso che manifesta la necessità di una psicoterapia
più approfondita.
Bibliografia
- Quick Reference to the Diagnostic Criteria from DSM-IV by American Psychiatric Association, Washington D.C., 1994-1995.
- Gabbard Glen O. (2000), Psychodynamic Psychiatry in Clinical Practice, American Psychiatry Press, Inc.(trad. it. Psichiatria psicodinamica, Raffaello
Cortina Editore, Milano, 2002).
- Simonelli C. (1996), Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali, Franco Angeli, Milano.
Sull'argomento, vedi anche Disfunzioni sessuali
DISTURBI SESSUALI