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I DISTURBI SOMATOFORMI

A cura della Dott.ssa Barbara Celani, Psicologia in Movimento

Mente e corpo: entità spesso considerate come separate che invece sono strettamente collegate e interdipendenti, la psiche rappresenta infatti una complessa funzione del nostro corpo inscindibile da esso. Insieme formano un unico sistema integrato, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali.
Fermo restando quanto appena detto, probabilmente si tende ad identificarsi maggiormente con la propria mente che non con il proprio corpo, al punto che a volte può essere vissuto come maggiormente accettabile un disturbo di natura fisica più che psicologica. Ciò che può accadere dunque è che inconsapevolmente si “preferisca” spostare, trasferire sul corpo o su una parte di esso ciò che è difficile affrontare direttamente, e che dunque si trasforma in qualcosa che si può affrontare dall’esterno, con una cura, un farmaco, intervento medico, evitando così i vissuti emotivi scomodi che possono essere alla base della manifestazione somatica.

Il “sintomo” che la mente crea può avere una funzione protettiva, essere un compromesso che permette di instaurare un equilibrio considerato accettabile, che ha dunque un costo apparentemente basso. Questo è uno dei meccanismi alla base di alcuni Disturbi Somatoformi, i quali sono più frequenti di quanto non si pensi, hanno una genesi multifattoriale (fattori costituzionali, sociali, culturali, evolutivi, ambientali etc.) e insorgono spesso in concomitanza con fattori di stress psicosociale, con grandi cambiamenti nella vita del soggetto, più spesso eventi negativi, legati a un conflitto con un’importante persona di riferimento o a una perdita, rispetto ai quali il soggetto stesso inconsapevolmente si autocensura. Può conseguirne dunque, in personalità particolari, un’espressione del conflitto o del dolore psichico a livello corporeo anziché verbale. (Saurer, 2002).

I disturbi somatoformi possono interessare qualsiasi organo o regione del corpo.
Il termine “somatoforme” proviene dal greco soma (corpo, fisico) e dal latino forma (aspetto, forma). La caratteristica comune in questi disturbi è infatti la presenza di sintomi fisici che fanno pensare ad una condizione medica generale e che non sono invece giustificati da essa, né dagli effetti di una sostanza o da un altro disturbo mentale. Il soggetto esprime un disagio attraverso il corpo: un tentativo inconsapevole di gestire una situazione di conflitto utilizzando l’organismo o parti di esso.

Eseguire esami di tipo medico è importante per escludere possibili cause organiche, ma, quando questi hanno esiti negativi è importante chiedersi se il problema abbia una origine psicologica, anche se tale relazione non sempre è immediata: capita spesso infatti che vengano diagnosticati soltanto dopo molto tempo dalla loro comparsa, in quanto l’iter legato ai vari accertamenti e consulti di diversi medici, può essere molto lungo. Inoltre, la diagnosi di un disturbo somatoforme può non risultare facilmente accettabile dal soggetto, che può sentirsi non preso sul serio e ciò può favorire la ricerca di ulteriori consulti medici e la non risoluzione (o il ritardo nella stessa) del problema sottostante.

Come accennato, i fattori predisponenti possono essere diversi. Ad esempio, i rapporti interpersonali e gli stimoli ambientali nell’infanzia possono avere un peso notevole: ambiente familiare e sociale eccessivamente rigidi, esigenti, stressanti, rapporti conflittuali tra genitori, malattie, scarsa abitudine all’espressione di stati emotivi (o scoraggiamento vero e proprio dell’esplicitazione di emozioni e sentimenti), problemi di autostima, insicurezza, scarsa fiducia di sé, possono concorrere a creare un “terreno fertile” per un futuro disturbo somatoforme. Avere in famiglia una persona con una diagnosi di questo tipo, aumenta infine la probabilità che si sviluppi problemi simili.
Molti disturbi hanno una matrice psichica come ad esempio alcune forme di allergia, intolleranze alimentari, herpes, cistiti, coliti, disturbi gastro-intestinali, sintomi pseudo-neurologici, bruxismo, asma, dolore cronico, neoplasie, emicranie, nevralgie, contratture muscolari, ecc.
È comunque doveroso precisare che la somatizzazione di per sé non è necessariamente patologica, può essere considerata come una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita: si parla di veri e propri disturbi quando l’intensità e la frequenza di questo tipo di reazione divengono tali da generare una compromissione significativa del funzionamento della persona, quando creano un eccessivo ricorso all’assistenza sanitaria, quando il problema diventa invalidante.

Simon (1991) ha proposto dei modelli interpretativi circa le correlazioni tra somatizzazione e disturbi psichiatrici:
somatizzazione come presentazione "mascherata" di affezioni psichiatriche: i sintomi fisici sono parte integrante di molti disturbi psichiatrici; il paziente, focalizzando l’attenzione su questi sintomi, può arrivare a scotomizzare quelli psicopatologici che, anzi, possono essere interpretati come conseguenti al disturbo fisico. Alcune patologie psichiatriche infatti (come ad esempio depressione e ansia), possono venire sottodiagnosticate in presenza di una marcata somatizzazione;
somatizzazione come stile personale di amplificazione percettiva: alcuni soggetti presentano, come tratto stabile di personalità o come conseguenza di un’alterata elaborazione neuropsicologica delle informazioni, una soglia bassa alla percezione dei sintomi psichici che vengono percepiti, perciò, come intensi, nocivi e disturbanti;
somatizzazione come tendenza a cercare assistenza per sintomi comuni: in presenza di elevato disagio emozionale, può accadere che si richieda assistenza per sintomi comuni per i quali, soggetti senza il medesimo disagio, non chiedono assistenza;
somatizzazione come risposta agli incentivi del sistema di assistenza sanitaria: il sistema assistenziale tende a privilegiare la patologia somatica e questo indurrebbe i soggetti a preferire inconsapevolmente questa via di espressione, al fine di ottenere maggiore attenzione (somatizzazione iatrogena) (Ciaramella, 2008).

Quando si parla di disturbi somatoformi non si intendono solo manifestazioni di tipo doloroso: un disagio si può esprimere attraverso il corpo anche in altri modi, come verrà esplicitato di seguito, partendo dalla descrizione dei criteri diagnostici per questi disturbi.
I Disturbi Somatoformi, secondo il DSM IV-TR (Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali) comprendono il disturbo di Somatizzazione (associazione di dolore e sintomi gastro-intestinali, sessuali e pseudoneurologici), il disturbo Somatomorfe Indifferenziato (lamentele fisiche non giustificate per almeno 6 mesi), il disturbo di Conversione (sintomi ingiustificati su funzioni motorie volontarie e sensitive), il disturbo Algico (caratterizzato dal dolore), l'Ipocondria (paura/convinzione di avere una malattia) e il disturbo di Dismorfismo Corporeo (preoccupazione/convinzione di presentare un grave difetto fisico).

Disturbo di somatizzazione: I sintomi possono essere molteplici e differenti, come sintomi dolorosi alla testa, alla schiena, alle articolazioni, sintomi gastrointestinali, sintomi sessuali e sintomi pseudo neurologici. Alla base di tali sintomi non si riscontrano cause fisiche, o qualora fossero presenti non sarebbero sufficienti a giustificare le lamentele fisiche, che portano il soggetto a richiedere continui interventi medici.

Disturbo somatoforme indifferenziato: è caratterizzato da lamentele fisiche non giustificate e dura almeno 6 mesi, ma non raggiunge la soglia per la diagnosi di Disturbo di Somatizzazione per intensità e durata dei sintomi.

Disturbo di conversione: comporta sintomi ingiustificati di deficit riguardanti le funzioni motorie volontarie e sensitive, i quali potrebbero suggerire una condizione neurologica o medica generale, in realtà inesistente. I sintomi possono comparire durante un evento stressante e portare dei vantaggi secondari (uscire dalla situazione stressante, evitare attività non gradite, concentrare su di sé l'attenzione etc.). Esistono diversi tipi di disturbo di conversione, classificati a seconda della sintomatologia:
• disturbo di conversione con sintomi di tipo motorio;
• disturbo di conversione con attacchi epilettiformi o convulsioni;
• disturbo di conversione con deficit sensitivi;
• disturbo di conversione con sintomi misti.
I soggetti spesso appaiono sereni e non preoccupati o ansiosi di liberarsi dei sintomi, e hanno difficoltà ad accettare una connessione con le circostanze stressanti in cui hanno avuto inizio. I sintomi di conversione si manifestano generalmente durante l'adolescenza o nella prima età adulta e spesso si ripresentano in altre forme nel corso del tempo.

Disturbo algico: il disturbo algico è caratterizzato da un intenso dolore localizzato in una o più zone del corpo, il quale causa disagio e menomazione significativi nella vita della persona, compromettendone il funzionamento globale quotidiano. Si può riscontrare un utilizzo importante di farmaci, in particolare antidolorifici e tranquillanti. Si ritiene che qualche fattore psicologico giochi un ruolo importante nell'esordio, gravità, esacerbazione, o mantenimento del dolore, il quale non deve essere prodotto intenzionalmente o simulato. A seconda della durata si può diagnosticare il disturbo algico:
acuto: durata inferiore ai sei mesi;
cronico: durata superiore ai sei mesi.
Esso, inoltre, può essere di tipo:
• associato con fattori psicologici;
• con fattori psicologici e condizione medica, nel caso in cui si valuta che anch'essa abbia avuto un ruolo nell'esordio o mantenimento del dolore.
Il dolore può essere connesso ad una situazione stressante o conflittuale contingente, o può permettere alla persona di evitare attività sgradite e/o di attirare su di sé l'attenzione.

Ipocondria: il disturbo si caratterizza per la preoccupazione o convinzione di avere una grave malattia; la preoccupazione persiste nonostante rassicurazioni mediche adeguate. I soggetti che ne sono affetti vivono nel terrore o nella convinzione di possedere una malattia, (in genere viene “scelta” una malattia socialmente diffusa): tale convinzione spesso nasce dall’errata interpretazione dei sintomi fisici. Gli ipocondriaci spesso spendono molto tempo presso strutture sanitarie e studi medici nel tentativo di avere una conferma alle loro assunzioni; essi reagiscono in modo sproporzionato a sensazioni o lievi alterazioni fisiologiche imputabili ad affezioni di lieve entità (un raffreddore ad esempio), considerandole campanelli d’allarme e/o conferme ai propri timori.

Disturbo di dismorfismo corporeo: Riguarda la preoccupazione di avere un difetto fisico che in realtà è inesistente o, qualora fosse lievemente presente, viene comunque percepito in maniera esagerata e distorta. Questo disturbo comporta una compromissione importante del funzionamento lavorativo, sociale, o di altre aree esistenziali. Non è raro che i soggetti ricorrano alla chirurgia estetica, che ovviamente non è risolutiva. Un ruolo fondamentale viene svolto dai fattori soggettivi, come canoni estetici e gusti personali, così come da fattori culturali e sociali.

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I possibili interventi

Una psicoterapia si rivela essenziale nel trattamento di un disturbo somatoforme: un soggetto che “sceglie” di sviluppare un disturbo di questo tipo, mostra delle difficoltà a mentalizzare e a simbolizzare un conflitto interno psichico, che viene dunque spostato sul piano fisico. È necessario, per lo psicoterapeuta, innanzitutto indagare se l’utente pone la richiesta sul piano di sofferenza fisico o se riesce a formularla anche a livello di conflitto psichico, quali sono i bisogni e le pulsioni che esterna attraverso i sintomi fisici e capire da quale disagio sta cercando di difendersi. Ci si deve chiedere perché investe proprio quella parte del corpo e quale significato gli attribuisce, quali potrebbero essere i vantaggi secondari ottenibili con la malattia.
In generale è necessaria una buona collaborazione tra psicoterapeuta e medici coinvolti e tra questi e il paziente, fatto non scontato, in quanto egli spesso preferisce continuare a pensare che il suo problema sia fisico e non psicologico e spesso giunge al trattamento psicologico dopo molto tempo a causa dei lunghi (e onerosi) percorsi medici.
È importante focalizzare l’attenzione non tanto sul sintomo di per sé, ma su cosa questo può simboleggiare al fine di rendere tutto questo consapevole ed elaborabile. L'efficacia del trattamento psicologico dipenderà dalle capacità di professionista e paziente di superare la resistenza psicologica al cambiamento da parte dell’organismo e alla rinuncia agli eventuali vantaggi secondari apportati dalla presenza del disturbo. Il paziente dovrà imparare a riconoscere le proprie tensioni psichiche e le relative cause, oltre che a comprenderle e a gestirle in un modo alternativo.
Nel caso dell’ipocondria è inoltre importante indagare cosa simboleggia la malattia temuta (cioè quale parte di sé è sentita come minacciosa) e quali sono i vantaggi secondari ottenibili con la malattia, quale significato e vissuto viene associato alla malattia all’interno del sistema familiare, i conflitti, i bisogni e le paure espressi tramite il timore della malattia ed esplorare eventualmente i sentimenti autodistruttivi e autopunitivi che potrebbero essere simboleggiati dalla malattia stressa.
In presenza di un disturbo da dismorfismo corporeo è importante anche tenere presente che la percezione corporea riflette la percezione del Sé e determina il modo di porsi in relazione agli altri. Appare dunque importante indagare qual è la rappresentazione del Sé e quali parti repellenti del Sé vengono simboleggiate dall’anomalia fisica, qual è il livello di autostima, qual è la vita relazionale del soggetto. Infatti, la negativa percezione di sé potrebbe riflettersi nella vita relazionale del soggetto che può tendere a ridursi.
La scelta del tipo di intervento dipende dalla gravità del caso. Risultano efficaci le terapie espressive e basate sul dialogo, le tecniche, di rilassamento, i gruppi terapeutici e di auto-aiuto e, in alcuni casi anche una terapia farmacologica, valutata, ovviamente da un medico.
In tutti i casi è fondamentale indagare le circostanze d’insorgenza del disturbo, al fine di scoprire gli eventuali eventi stressanti che possono avere avuto un ruolo scatenante o comunque facilitante nell’origine del problema, oltre che per capirne il significato.
Può risultare utile l’utilizzo di diari che permettano al paziente di tenere traccia di eventi, pensieri ed emozioni, in modo da favorire una maggiore “confidenza” con se stesso, un’autoconoscenza sempre più approfondita che può aiutare ad elaborare in termini psicologici eventuali conflitti psichici e tensioni emotive, favorendone l’espressione attraverso canali alternativi al corpo. Anche gli strumenti dell’arteterapia, possono rivelarsi utili a questo scopo: se utilizzate in contesti di gruppo, gli effetti possono risultare potenziati, grazie al confronto e alla cooperazione con gli altri. Infine, anche le attività sportive, con gli effetti benefici che tutti conoscono (rilascio di endorfine, “sfogo” di tensioni emotive e aggressive, effetti a livello estetico, socializzazione etc.), possono coadiuvare il trattamento di un disturbo somatoforme.

Riferimenti bibliografici

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• Ciaramella A., (2008), I disturbi somatoformi, da “Repertorio delle Scale di Valutazione in Psichiatria" a cura di Luciano Conti, See Editore, Firenze
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• Saurer O., Schöpf R., Pycha R., Tomasi R., Niederkofler H. (2002), Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige, Assessorato alla Sanità - Servizio Sociale, Ufficio Distretti Sanitari – Rai Sender Bozen

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