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IL DISTURBO DA ANSIA DA SEPARAZIONE

A cura di Katia Carlini,
Presidente di Psicologia in Movimento

Il Disturbo da Ansia da Separazione colpisce circa il 4% dei bambini provenienti soprattutto da famiglie molto unite; la separazione da casa o dalle figure di accudimento provoca una serie di reazioni emotive quali apatia, tristezza e ritiro sociale ma, soprattutto, condotte ansiose.
Il bambino che manifesta ansia da separazione, laddove è allontanato dai suoi caregiver, può manifestare:
- un’inquietudine riguardo al futuro, spesso con la paura che sopraggiunga una disgrazia o una malattia;
- irritabilità, atteggiamenti di collera, rifiuti, capricci, ecc; richieste o il bisogno di avere vicino un adulto e di essere rassicurato;
- idee depressive con autosvalutazione e senso di colpa.
Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV), i bambini affetti da questo disturbo vengono spesso descritti come richiedenti, intrusivi e bisognosi di attenzioni costanti. Frequenti sono anche le paure che si colorano di caratteristiche diverse a seconda della età dei bambini. Così i bambini possono aver paura degli animali, dei mostri, del buio, dei rapinatori, dei ladri, dei rapimenti e della morte. Il rifiuto della scuola può portare a difficoltà scolastiche e ad evitamento sociale. L’ansia e l’anticipazione della separazione possono divenire evidenti nella media fanciullezza. Gli adolescenti con questo disturbo, anche se tendono a negare l’ansia, limitano notevolmente le loro attività e sono riluttanti a lasciare la casa.

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L’Ansia da Separazione: normalità e patologia
Il fatto che il bambino sperimenti e manifesti ansia nel momento di separarsi con la sua figura principale di attaccamento non è di per sé considerato patologico. In effetti è considerato normale, anzi auspicabile, che il bambino protesti nel momento di allontanarsi dalla madre quando lo stesso ha compiuto l’ottavo mese. A partire da questo periodo, infatti, il bambino riconosce il volto materno e ha la percezione della sua assenza tanto da sviluppare una paura del viso dell’estraneo. La sua reazione di angoscia sta a indicare la paura fisiologica di perdere sua madre e, nello stesso tempo, la sua acquisita capacità di differenziare il familiare dall’estraneo. È normale allora, intorno all’ottavo mese e fino al quattordicesimo, osservare le proteste del bambino ogni qualvolta la figura di attaccamento sparisce dal suo campo visivo. Ma nei mesi che seguono ai primi segni dell’angoscia dell’ottavo mese, il bambino diventa via via più capace di relazionarsi con il mondo esterno, inizia a comprendere i gesti sociali e a differenziare le sue emozioni. L’acquisizione di una maggiore capacità di muoversi, per l’avvenuta ulteriore maturazione neurologica favorisce, quando è consentita senza ansie da parte dei genitori, la possibilità di allontanarsi e riavvicinarsi, senza il timore di perdere le figure significative. Ciò significa che non può essere fatta una diagnosi di disturbo da Ansia da Separazione nel bambino piccolissimo poiché deve essere ricordata l’angoscia di separazione considerata evolutiva, propria cioè dello sviluppo. Se tuttavia i comportamenti oppositivi a qualsiasi forma di allontanamento dalle figure di accudimento persistono nel tempo si può cominciare a parlare di un vero e proprio disturbo.

Criteri diagnostici per il Disturbo d’Ansia da Separazione
Per poter fare una diagnosi di tale disturbo devono essere presenti dei precisi comportamenti. Nello specifico, i criteri diagnostici per il Disturbo d'Ansia da Separazione secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali sono i seguenti:

A. Ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo ed eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, come evidenziato da tre (o più) dei seguenti elementi:
1. malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa o dai principali personaggi di attaccamento o quando essa è anticipata col pensiero;
2. persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento, o alla possibilità che accada loro qualche cosa di dannoso;
3. persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti separazione dai principali personaggi di attaccamento (per es., essere smarrito o essere rapito);
4. persistente riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove per la paura della separazione;
5. persistente ed eccessiva paura o riluttanza a stare solo o senza i principali personaggi di attaccamento a casa, oppure senza adulti significativi in altri ambienti;
6. persistente riluttanza o rifiuto di andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento o di dormire fuori casa;
7. ripetuti incubi sul tema della separazione;
8. ripetute lamentele di sintomi fisici (per es., mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito) quando avviene od è anticipata col pensiero la separazione dalle principali figure di attaccamento.

B. La durata dell'anomalia è di almeno 4 settimane.

C. L'esordio è prima dei 18 anni.

D. L'anomalia causa un disagio clinicamente significativo o la compromissione dell’area sociale, scolastica (lavorativa), o di altre importanti aree del funzionamento.

E. L'anomalia non si manifesta esclusivamente durante il decorso di un Disturbo Pervasivo dello Sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro Disturbo Psicotico e, negli adolescenti e negli adulti, non è meglio attribuibile ad un Disturbo di Panico con Agorafobia.

Il trattamento del Disturbo d’Ansia da Separazione
Il bambino con una diagnosi di Disturbo d’Ansia da Separazione, quasi sempre, vive in un contesto familiare piuttosto particolare. Il bambino è sempre molto dipendente dalla sua famiglia, la madre è spesso una personalità ansiosa e iperprotettrice nei confronti del figlio, con il quale mette in atto un continuo gioco di identificazioni.

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Al fine di aiutare il bambino è opportuno un trattamento psicoterapeutico di tipo familiare. Il terapeuta, tuttavia, deve essere attento che i genitori non invadano gli spazi del bambino e a non elargire consigli. Nonostante, infatti, essi verranno frequentemente richiesti dai genitori, questi rappresentano un’arma letale contro il benessere del fanciullo. Nella maggior parte dei casi, di fatto, i consigli non verranno comunque messi in atto e qualora ciò accadesse perderebbero comunque il loro significato originario. Del resto i consigli mascherano una posizione di dipendenza infantile nei confronti del terapeuta ovvero proprio quello che va “combattuto” nel caso dei Disturbi da Ansia da Separazione. Il terapeuta deve, al contrario, essere molto bravo nel procedere verso la strada della responsabilizzazione dei genitori, fidandosi delle loro capacità di comprensione e di progresso, creando una solida alleanza volta al benessere del bambino. Quest’ultimo, infatti, necessita di nuove esperienze volte ad acquisire una capacità di autoaccudimento e di tranquillità, anche quando i genitori non sono presenti. Ciò significa che il terapeuta deve lavorare, in primo luogo, con le ansie dei genitori. A questo proposito è importante ricordare come spesso l’ansia funge da schermo protettivo nei confronti di emozioni dolorose che altrimenti rischierebbero di affiorare alla consapevolezza. Le emozioni dolorose che tipicamente vengono celate includono rabbia, collera, vergogna, umiliazione e disperazione. I genitori hanno bisogno di riconoscere e accettare questi stati d’animo attraverso tecniche volte all’esplorazione dei vissuti interni del paziente. Affinché il fanciullo recuperi la propria possibilità di avventurarsi nel mondo è, infatti, necessario che i genitori riapprendano o apprendano per la prima volta ad accettare la loro esperienza nel ‘qui e ora’. Ovvero essi devono imparare a rimanere in contatto con l’ansia per iniziare a sperimentare le emozioni negate legate a situazioni, percepite, come catastrofiche del passato. Quando essi riescono a fare questo, iniziano a vedere che non sono realmente in pericolo nel presente. Una tecnica particolarmente utile e alla portata non solo dei genitori ma anche dei figli è rappresentata, a proposito, dallo psicodramma. Nello psicodramma i bambini e i genitori possono mettere in scena le vicende, reali o immaginarie, che maggiormente li preoccupano, permettendo loro di prendere più consapevolezza delle diverse paure, ma anche di liberare una serie di tensioni. Tale strategia consente un’esperienza diretta, quale ingrediente necessario per la modificazione non solo del comportamento ma anche delle cognizioni, degli affetti e delle sottostanti credenze su di sé. Oltre a ciò sono utili, parallelamente, una serie di indicazioni comportamentali volte ad attenuare la sintomatologia tipica dell’Ansia da Separazione. Esse consistono nel cominciare ad abituare il bambino a brevi momenti di separazione soprattutto nei momenti in cui è maggiormente tranquillo, dopo che ha mangiato o mentre è impegnato nella sua attività preferita. La separazione, anche se breve, va comunque compresa e accompagnata da rassicurazioni circa il ritorno certo e prevedibile del genitore che si allontana e da spiegazioni su dove è andato il genitore.

Bibliografia
- AA.VV.,  DSM IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson 1999;
- Attili G., Ansia da separazione e misura dell’attaccamento normale e patologico, Unicopli, 2001;
- Bisogni M., Brizzi C., Cardinali L., Legame di attaccamento e ansia da separazione, Aracne, 2008;
- Marcelli D., Psicopatologia del bambino, Masson 1997.

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