IL DISTURBO DI PERSONALITÁ BORDERLINE |
A cura di Barbara Celani, Psicologia in Movimento |
DISTURBO BORDERLINE
Un disturbo di personalità rappresenta un modello di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente
rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile,
esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, e determina disagio o menomazione.
I disturbi di personalità sono stabili nel tempo, la persona si presenta da sempre
con certe caratteristiche di personalità, causano delle alterazioni globali del
comportamento e sono resistenti al cambiamento. I disturbi di personalità sono
stati classificati in tre categorie (DSM IV – TR):
1. Disturbi caratterizzati da comportamento bizzarro:
- Disturbo paranoide di personalità: contraddistinto da una tendenza persistente e irrealistica ad interpretare
le intenzioni e le azioni degli altri come malevole nei propri confronti.
- Disturbo schizoide di personalità: mancano le relazioni interpersonali e la ricerca delle stesse, considerate poco
desiderabili in quanto gli altri vengono percepiti come poco gratificanti e intrusivi.
- Disturbo schizotipico di personalità: caratterizzato da cognizioni bizzarre, pensiero magico, isolamento sociale,
affettività inappropriata e coartata.
2. Disturbi caratterizzati da un’alta emotività:
- Disturbo antisociale di personalità: caratterizzato da atti criminali che mettono in pericolo la vita delle persone
e dall’assenza di relativi sensi di colpa.
- Disturbo borderline di personalità: contraddistinto da instabilità dell’umore, delle relazioni interpersonali e
dell’immagine di sé.
- Disturbo istrionico di personalità: caratterizzato da un’emotività eccessiva e dalla ricerca di attenzione: l’atteggiamento
è spesso seduttivo e teatrale.
- Disturbo narcisistico di personalità: chi ne è affetto si sente unico, importante e diverso dagli altri, richiede
costante attenzione e ammirazione, è incapace di riconoscere i sentimenti degli
altri ed è ipersensibile alle critiche.
3. Disturbi caratterizzati da una forte ansia:
- Disturbo evitante di personalità: le situazioni sociali vengono evitate a causa dell’aspettativa del rifiuto e
della disapprovazione, della convinzione che le emozioni ed i pensieri spiacevoli
siano intollerabili.
o Disturbo dipendente di personalità: chi ne soffre è fortemente dipendente dagli altri, a cui delega il prendere
le decisioni, teme l’abbandono e ha una scarsa fiducia in se stesso.
o Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: l’individuo si presenta rigido, perfezionista, dogmatico, pensieroso, moralistico,
inflessibile ed emotivamente e cognitivamente bloccato.
Il disturbo di personalità Borderline
Il termine “Borderline” significa “limite” o “linea di confine”, all’inizio del
Novecento veniva infatti utilizzato per indicare quelle patologie che non erano
classificabili né come nevrosi (problemi quotidiani condivisi dalla maggior parte
delle persone in cui il contatto con la realtà è mantenuto) né come psicosi (disturbi
mentali gravi in cui il contatto con la realtà è compromesso), ma che presentavano
tratti comuni di tutte e due le condizioni. Dunque “il borderline” oscillava bruscamente
tra normalità e follia.
Più recentemente sono stati individuati e descritti i tratti distintivi del disturbo
Borderline di personalità come tendenza a perdere il contatto con la realtà, automutilazioni,
tentativi di suicidio, paura di essere abbandonati, intenso bisogno e ricerca
dell'altro che arriva fino all’idealizzazione, alternato a comportamenti svalutanti
e aggressivi (specie se viene percepita una attenzione non totale), instabilità
delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e delle relazioni affettive,
elevata impulsività.
I pazienti borderline spesso alternano periodi di relativa normalità, in cui si mostrano sufficientemente
equilibrati, a periodi in cui il funzionamento psichico appare fortemente compromesso,
con violente crisi di rabbia, tentativi di suicidio, paranoia, con compromissione
importante del funzionamento globale. Durante periodi di intenso stress possono
comparire aspetti bizzarri (percepirsi come se osservassero dall'esterno il proprio
corpo o i propri processi mentali; sensazione che la realtà intorno a sé sia strana,
artefatta).
I soggetti borderline cambiano spesso obiettivi e valori relativamente a molte sfere della propria
identità (sociale, professionale, sessuale ecc.). L’impulsività si traduce in
comportamenti potenzialmente dannosi ed eccessivi: abbuffate, abuso di sostanze,
guida spericolata, alimentazione scorretta ecc.
Frequenti sono anche, come accennato, i comportamenti autolesivi, come il procurarsi
volontariamente tagli e bruciature, e i tentativi di suicidio, atti attraverso
i quali soddisfano vari bisogni: la percezione di sensazioni, l’annullamento di
sintomi dissociativi e di derealizzazione, l’autopunizione per la propria inadeguatezza
percepita.
Caratteristiche di tale disturbo sono le forti oscillazioni dell’umore che può
passare repentinamente dalla tristezza all’ansia, dalla rabbia incontrollata che
può arrivare alla violenza, soprattutto legate alla sensazione di venire abbandonati.
Spesso tali manifestazioni causano sensi di colpa e vergogna.
Talvolta persone che presentano il disturbo affermano di provare sentimenti di
vuoto e noia, contrapposti all’incapacità di incanalare le proprie energie e risorse
in una qualunque attività.
È un disturbo ego sintonico, ovvero la persona non considera problematici i propri
comportamenti, pensieri e azioni. Frequentemente vengono utilizzate frasi del
tipo: "sono fatto così", "non ci posso fare niente"ecc., disconoscendo i propri
sintomi e/o negandone la disfunzionalità, a meno che non interferiscano pesantemente
con significativi obiettivi.
Possibili fattori causali
Spesso, nella storia di vita di una persona affetta da tale disturbo, si riscontrano
abusi infantili. Molti recenti studi e ricerche hanno dimostrato come l'abuso
infantile sia trasmissibile attraverso le generazioni. Oliver (1993), dopo aver
passato in rassegna oltre 60 studi sull’argomento ha messo in evidenza che circa
un terzo dei bambini vittima di abuso diviene un genitore non adeguato e spesso
violento. Dunque esisterebbe un legame tra maltrattamenti infantili e abusi sessuali,
e il disturbo di personalità: i soggetti borderline hanno spesso genitori che rientrano a loro volta nello “spettro borderline.
Fonagy, Moran e Target (Fonagy et al., 1993) hanno elaborato una formulazione della teoria dell'attaccamento dei
gravi stati narcisistici e di quelli borderline basata su risultati epidemiologici che mostrano un'associazione tra una grave
patologia della personalità e un'esperienza infantile di maltrattamenti e violenza
sessuale. Ipotesi di partenza della ricerca era che i soggetti borderline siano quelli che hanno vissuto un'esperienza di violenza (sessuale) infantile
rifiutando di concepire i contenuti della mente dei propri genitori e che in seguito
hanno "evitato di pensare" che gli stessi intendessero far loro del male. Essi
non sviluppano la capacità di rappresentare sentimenti e pensieri dentro se stessi
e negli altri. Ciò fa sì che si basino su impressioni schematiche di pensieri
e sentimenti e che siano estremamente vulnerabili in tutte le relazioni intime.
Molti sintomi delle persone con disturbo borderline di personalità possono essere compresi in termini di strategie difensive che
compromettono i processi di mentalizzazione e le capacità meta cognitive. La loro
incapacità a tener conto dell'attuale stato mentale dell'ascoltatore rende difficile
seguire le loro associazioni e l’assenza di preoccupazione per gli altri che si
manifesta con comportamenti crudeli e violenti nasce dall'incapacità di rappresentarsi
la sofferenza nella mente degli altri. Non è pertanto presente un fondamentale
elemento moderatore dell'aggressività. La mancanza di capacità riflessiva, unita
a una visione del mondo come ostile, predispone al maltrattamento dei figli.
Una successiva ricerca di Peter Fonagy (Fonagy et al., 1995) aggiunge un dato interessante al legame tra abusi infantili e disturbo
borderline: “se i bambini sono maltrattati, ma hanno la possibilità di sperimentare una
relazione d'attaccamento significativa che fornisce la base interpersonale per
lo sviluppo della capacità di mentalizzazione, essi saranno in grado di elaborare
positivamente la loro esperienza e l'abuso non sfocerà in un disturbo grave della
personalità.
Non ci attendiamo che i processi autoriflessivi proteggano i bambini da disturbi
psichiatrici episodici, come la depressione; i dati epidemiologici suggeriscono
che le vittime del maltrattamento infantile sono ad alto rischio rispetto a molte
forme di disturbi di Asse I.
Quando il bambino maltrattato non ha un sostegno sociale sufficientemente valido
perché si sviluppi un legame d'attaccamento che possa fornire il contesto per
l'acquisizione di un'adeguata capacità di comprendere lo stato psicologico dell'altro
nelle più importanti relazioni interpersonali, l'esperienza dell'abuso non potrà
divenire oggetto di riflessione o essere risolta. Naturalmente l'esperienza di
abuso non risolta rende meno probabile lo sviluppo di relazioni significative,
il che, a sua volta, riduce ulteriormente la possibilità di una soddisfacente
risoluzione dell'esperienza disturbante attraverso l'uso dei processi riflessivi.
È infatti probabile che si stabilisca un pattern che comporta una generalizzazione della sospettosità e della sfiducia, portando
ad allontanarsi dallo stato mentale degli oggetti più significativi e lasciando
la persona priva di qualsiasi contatto umano. Ciò può spiegare la "bisognosità"
(neediness) degli individui con un disturbo borderline di personalità; tuttavia, non appena essi sono coinvolti in una relazione con
un'altra persona, l'inibizione della capacità di mentalizzare genera in loro una
terribile confusione, portandoli al caos nelle relazioni interpersonali.
La loro inadeguata funzione di mentalizzazione li conduce infatti in breve al
fallimento: essi regrediscono allo stato intersoggettivo dello sviluppo della
rappresentazione mentale e non sono più in grado di differenziare le proprie rappresentazioni
mentali da quelle degli altri ed entrambe dalla realtà. Questi processi si combinano
tra loro e tali soggetti sono terrorizzati dai propri pensieri sugli altri esperiti negli altri (attraverso la proiezione), in modo particolare i loro impulsi e le fantasie
aggressive; così molto spesso essi rifiutano il loro oggetto o fanno in modo di
esserne rifiutati. La psicoanalisi o la psicoterapia possono spezzare questo circolo
vizioso rinforzando la capacità riflessiva” (Fonagy et al., 1995).
Possibili interventi
In generale gli interventi possono riferirsi direttamente alla persona o essere
destinati ad uno o più familiari, soprattutto relativamente a pazienti adolescenti,
o al partner.
La motivazione al cambiamento è fondamentale per instaurare qualsiasi tipo di
intervento.
Lo scopo finale è quello di favorire la costruzione di una identità definita
capace di un buon esame di realtà e di relazionarsi in modo adeguato. Potrebbe
essere inizialmente utile una terapia supportiva, per favorire l’integrità dell’Io
e un rapporto con la realtà, e in seguito anche espressiva, per elaborare consapevolmente
le tematiche legate alla dipendenza, all’abbandono e all’aggressività.
Un approccio largamente utilizzato nel borderline è quello sistemico nella terapia di gruppo e nella terapia familiare: le regole e il ruolo in un eventuale gruppo rappresentano i confini, la definizione
e il contenimento per la loro identità frammentata.
Un ostacolo nel trattamento di questo disturbo può riguardare l’instabilità relazionale
che potrebbe portare a interrompere la terapia. Il terapeuta potrebbe anche essere
idealizzato e poi disprezzato creando inevitabili difficoltà controtransferali.
Il terapeuta deve essere flessibile ossia applicare l’intervento espressivo per
i pazienti che mostrano un Io forte, mentre utilizzeranno quella supportiva per
i pazienti più fragili. Allo stesso modo deve stabilire (setting, obiettivi) e
tener salde le condizioni che rendono possibile la psicoterapia e deve delimitare
i confini. Dovrà lasciarsi trasformare nell’oggetto cattivo e fungere da contenitore.
Dovrà favorire la funzione riflessiva, stabilire e mantenere l’alleanza terapeutica,
gestire la scissione tra farmacoterapia e psicoterapia, dato che spesso è opportuno affiancare un intervento farmacologico
a quello psicoterapeutico.
Gli obiettivi terapeutici più importanti sono la promozione dell’integrazione
dell’Io e lo sviluppo di uno stabile rapporto con la realtà e la gestione degli
impulsi (in particolare favorire la canalizzazione dell’aggressività), favorire
la costruzione di un oggetto integrato costante al quale il paziente possa rapportarsi
stabilmente senza oscillare tra idealizzazione e svalutazione.
Importante è anche la rielaborazione dei problemi legati alla tematica abbandonica
(Falabella, 2002)
Un altro tipo di approccio è quello della Terapia dialettico–comportamentale (Marsha Linehan,1993), che unisce tecniche classiche della Psicoterapia Cognitivo
Comportamentale (individuale e di gruppo), e strategie mediate da forme di meditazione
orientale (Mindfulness).
Tale approccio ha come presupposto l’idea che in alcune persone esista una vulnerabilità
biologica relativa agli stati emotivi che comporterebbe una bassa soglia di attivazione
responsabile di una forte reattività unita ad una difficoltà a tornare al tono
di base emotivo. Quando a questo fattore si aggiunge una inadeguatezza parentale
intesa come scarsa capacità di interpretare gli stati emotivi del bambino (e la
conseguente impossibilità di rispondere adeguatamente) il soggetto subisce un’amplificazione
del suo disagio preesistente e non acquisisce quegli strumenti adibiti al riconoscimento
e alla gestione delle emozioni, che la maggior parte delle persone acquisiscono
nell'infanzia.
I comportamenti impulsivi o autolesivi del paziente borderline spesso servirebbero a "disattivare" stati di attivazione emotiva intensi e dolorosi.
La Terapia dialettico–comportamentale si basa su una doppia strutturazione del
trattamento, individuale e di gruppo: nel trattamento individuale si lavora sui
vissuti del paziente borderline, si prescrivono dei "compiti" da eseguire durante la settimana. Il terapeuta
individuale, offre anche supporto telefonico al paziente per le emergenze (situazioni
a rischio di vita); nel trattamento di gruppo vengono insegnate strategie (skills training) in grado di permettere al paziente di adattarsi efficacemente a varie situazioni
problematiche, imparando a gestire autonomamente emozioni, pensieri, relazioni
interpersonali, stati di intensa sofferenza.
La pratica della Mindfulness permette di acquisire “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni
prestando attenzione al momento presente, intenzionalmente e in modo non giudicante.
La Terapia cognitiva a lungo termine, invece, è volta ad individuare sia i comportamenti disfunzionali, che le cognizioni,
gli aspetti affettivi e le strategie alla base del disturbo: si analizza dunque
la struttura disadattiva del paziente allo scopo di modificarla in una maggiormente
funzionale e adattiva che possa stabilizzarsi, generalizzarsi e mantenersi nel
tempo.
Bibliografia
• American Psychiatric Association (2002) DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Text Revision ICD-10/ICD-9-CM. Ed. italiana a cura di V. Andreoli, G. B. Cassano
e R. Rossi, Masson
• Falabella M. (2002), ABC della psicopatologia - Esplorazione, individuazione e cura dei disturbi mentali, Edizioni Scientifiche MaGi
• Fonagy P., Moran G. S. & Target M. (1993). Aggression and the psychological self. International Journal of Psycho-Analysis, 74, 471-485.
• Fonagy P. (1995). Playing with reality: the development of psychic reality and its malfunction
in borderline patients. Int. J. Psychoanal., 76: 39-44.
• Linehan M. (1993), Cognitive-Behavioral Treatment for Borderline Personality Disorder (1993), New York: Guilford Press. •Skills Training Manual for Treating Borderline
Personality Disorder (1993), New York: Guilford Press.
• Oliver J.E. (1993). Intergenerational transmission of child abuse: Rates, research, and clinical
implications. American Journal of Psychiatry, 150, 1315-1324.
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