I DISTURBI DI PERSONALITÀ: IL DISTURBO PARANOIDE |
A cura di Barbara Celani, Psicologia in Movimento |
DISTURBO PARANOIDE
Introduzione
Ognuno di noi possiede fin sin dalla nascita un fondamento biologico: il patrimonio
organico innato che ciascuno riceve attraverso la trasmissione ereditaria da cui
deriva la costituzione morfologica e le modalità di funzioni vitali (circolatoria,
respiratoria, digestiva, ecc.) dipendenti dal sistema nervoso e endocrino (costituzione
fisiologica). Il complesso di questi elementi determina una iniziale struttura
psichica o temperamento.
Al condizionamento dei fattori ereditari si aggiunge in seguito l’influenza dei
fattori ambientali: dalla complessa interazione di tutti i fattori dipende la
formazione della personalità che unifica gli aspetti biologici del temperamento
e quelli psichici del carattere, influenzati dall'ambiente, ma crea anche valori,
modelli di comportamento, forme di organizzazione sociale in grado di modificare
l'ambiente e la stessa personalità. Il carattere è frutto dell'iniziativa del soggetto sotto l'influsso dell'ambiente. Nel bambino
il carattere non si distingue ancora dal temperamento (risposta psichica naturale al corredo organico ereditario: essa esprime impulsi,
tendenze istintive, disposizioni, necessità, stati affettivi etc.), la decisione
non si distingue dall'impulso, i processi di inibizione sono poco sviluppati,
gli schemi mentali sono troppo semplici, ecc.
Con il termine personalità intendiamo l'insieme delle caratteristiche psichiche e della modalità di comportamento percezione,
pensiero e relazione che l’individuo sviluppa su base sia acquisita che genetica
e che costituiscono il nucleo fondamentale di un soggetto e che risulta stabile
nelle molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime o
si trova ad operare. Secondo Delisle (1992) la personalità è quel modo relativamente
stabile e particolare che abbiamo di organizzare gli elementi cognitivi, emotivi
e sensorio-motori della nostra esperienza.
Una personalità è considerabile abnorme se un tratto personologico ritenuto di
importanza clinica è presente in modo deviante dalla media statistica della maggior
parte degli esseri umani (Sims, 1997). Dunque, quando i tratti di personalità
risultano rigidi e non adattivi e causano una compromissione significativa o una
sofferenza soggettiva, essi costituiscono un Disturbo di Personalità (DSM-IV-TR). Anche se i soggetti non si ritengono insoddisfatti dei propri tratti
personologici, il loro comportamento risulta così disturbante o distruttivo per
gli altri da causare un grado di menomazione sociale e/o lavorativa significativa
(DSM-IV-TR, Case studies).
Un disturbo di personalità rappresenta un modello di rappresentazione mentale,
esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative
della cultura di appartenenza, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell'adolescenza
o nella prima età adulta, e determina disagio o menomazione. È un disturbo rigido,
stabile nel tempo, sul quale si costruisce l’organizzazione mentale dell’individuo,
influenzando il suo equilibrio. Tale modo costante di pensare, agire, sentire
e comportarsi si manifesta in almeno due delle seguenti aree:
- cognitività (modi di percepire e interpretare se stessi, gli altri e gli avvenimenti);
- affettività (varietà, intensità e adeguatezza della risposta emotiva);
- funzionamento interpersonale;
- controllo degli impulsi.
Molti dei disturbi di personalità sono egosintonici, cioè non vissuti dal soggetto
come problematici. Questo rende difficile il trattamento e anche la possibilità
stessa che questo venga richiesto. Tali disturbi alterano globalmente il comportamento
di un individuo e sono piuttosto resistenti al cambiamento. Nel DSM-IV (Manuale
diagnostico statistico dei disturbi mentali), essi vengono descritti in tre gruppi
separati.
Il primo gruppo (A) comprende quei disturbi caratterizzati da comportamenti eccentrici
e bizzarri e sono:
• Disturbo Paranoide di personalità: chi ne soffre mostra una tendenza persistente e irrealistica ad interpretare
le intenzioni e le azioni degli altri come umilianti o minacciose. Di solito viene
percepito dagli altri come polemico, ostinato, difensivo e non disponibile al
compromesso.
• Disturbo Schizoide di personalità: le caratteristiche principali di questo disturbo sono la mancanza di relazioni
interpersonali e l'assenza del desiderio di queste relazioni. Gli altri vengono
considerati come intrusivi e poco gratificanti e le relazioni come instabili e
indesiderabili. Di conseguenza, questi individui sono spesso descritti come distaccati,
appartati ed isolati.
• Disturbo Schizotipico di personalità: caratteristiche principali sono, oltre all'isolamento sociale, l'affettività
inappropriata e coartata e il comportamento insolito, le stranezze delle cognizioni
che ruotano attorno a temi come le credenze bizzarre o il pensiero magico.
Il gruppo B descrive quei disturbi caratterizzati da emotività e forte imprevedibilità:
• Disturbo Antisociale di personalità: questo disturbo comprende atti criminali pericolosi per l’altrui incolumità
e la mancanza del senso di colpa per i gesti compiuti.
• Disturbo Borderline di personalità: chi ne soffre presenta instabilità dell'umore, delle relazioni interpersonali
e dell'immagine di sé.
• Disturbo Istrionico di personalità: è caratterizzato da un'emotività eccessiva e dalla ricerca di attenzione. L'eloquio
può essere teso ad impressionare e carente di dettagli ed il comportamento è spesso
seduttivo e “teatrale”.
• Disturbo Narcisistico di personalità: chi ne soffre si sente unico, importante e diverso dagli altri, può richiedere
costante attenzione e ammirazione, è incapace di riconoscere e sentire i sentimenti
degli altri ed è ipersensibile alle critiche.
Il gruppo C comprende i disturbi caratterizzati da ansia e paura:
• Disturbo Evitante di personalità: è caratterizzato dall'evitamento delle situazioni sociali alimentato da temi
cognitivi quali l'auto-disapprovazione, l'aspettativa del rifiuto interpersonale
e la convinzione che le emozioni ed i pensieri spiacevoli siano intollerabili.
• Disturbo Dipendente di personalità: chi ne soffre è fortemente dipendente dagli altri, a cui delega il prendere
le decisioni. Tende ad essere dominato dalla paura di essere abbandonato e manca
di fiducia in se stesso.
Gli individui con tali disturbi possono avere grosse difficoltà nel controllare
i loro impulsi ed emozioni, e spesso hanno delle percezioni distorte di sé e degli
altri. Ne risulta che possono provare molta sofferenza ed esperire problemi a
casa, a lavoro e nelle relazioni interpersonali. I familiari spesso riportano
episodi di esplosione di rabbia, depressione estrema, autolesionismo, tentativi
di suicidio e abuso di droghe e alcool.
I pazienti con un disturbo di personalità sono spesso portati in trattamento
dalle persone che sono loro vicini perché riconoscono la presenza di problemi
gravi, o perché hanno raggiunto il loro limite personale di sopportazione. Questi
pazienti, infatti, solitamente non ritengono di soffrire di un disturbo di personalità
e considerano i loro schemi di personalità indesiderabili soltanto quando causano
un'evidenza sintomatica (depressione o ansia), o quando sembrano interferire con
importanti aspirazioni sociali e lavorative (Falabella, 2002)
Il disturbo paranoide di personalità
Mentre il pensiero paranoide non è di per sé patologico e consiste nello scindere
e proiettare sugli altri sentimenti ritenuti pericolosi e inaccettabili (quindi
scissione e proiezione), il disturbo paranoide di personalità consiste in uno
stile pervasivo e rigido di sentire, pensare e relazionarsi agli altri, i quali
vengono costantemente vissuti come minacciosi, pericolosi, impegnati in complotti
contro di lui. Attribuendo agli altri pensieri e sentimenti vissuti come negativi
o pericolosi, il soggetto salvaguarda la propria autostima. Tutto ciò che è spiacevole
è spostato all’esterno e ciò lo rende più facilmente controllabile: l’individuo
risulta molto impegnato in operazioni di controllo sull’ambiente che lo circonda.
Il suo stile di pensiero è connotato da sfiducia, diffidenza, sospettosità, ricerca
di significati nascosti nel comportamento degli altri, letto spesso come un comportamento
volto a provocargli un danno.
Il pensiero della persona con un disturbo paranoide di personalità si presenta
estremamente rigido, le proprie idee e convinzioni non hanno possibilità di essere
messe in discussione. Va da sé che i rapporti sociali risultano essere tutt’altro
che sereni e soddisfacenti: si può arrivare ad una chiusura sempre più netta nei
confronti degli altri e gli altri stessi possono arrivare a non sopportare più
gli atteggiamenti del soggetto. Infatti sono quasi sempre amici o familiari a
proporre il contatto con un professionista che possa pianificare un intervento.
Come già accennato, il soggetto non sente di avere dei comportamenti disfunzionali,
sono gli altri ad essere percepiti come problematici. Esercitare un costante controllo
sugli altri è probabilmente specchio del proprio terrore di essere controllato
e quindi limitato nella propria autonomia: ciò tradisce un’ importante lacuna
nella propria autostima.
I criteri diagnostici per il Disturbo Paranoide di Personalità secondo il DSM-IV-TR
sono i seguenti:
A. Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le
loro intenzioni vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima
età adulta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro
(o più) dei seguenti elementi:
1) sospetta, senza una base sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato
2) dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici o colleghi
3) è riluttante a confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato
che le informazioni possano essere usate contro di lui
4) scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in rimproveri o altri eventi
benevoli
5) porta costantemente rancore, cioè, non perdona gli insulti, le ingiurie o
le offese
6) percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri,
ed è pronto a reagire con rabbia o contrattaccare
7) sospetta in modo ricorrente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge
o del partner sessuale.
B. Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della Schizofrenia, di
un Disturbo dell’Umore con Manifestazioni Psicotiche, o di un altro Disturbo Psicotico,
e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.
Si possono distinguere due tipi di personalità paranoide accomunati dalla convinzione
di base che gli altri siano minacciosi, ostacolanti:
• Attivo: sospettoso, malfidente, ostile, facile ad offendersi, litigioso, geloso a livelli
morbosi (può commettere atti di violenza in risposta ad immaginarie ingiustizie);
• Passivo: il mondo è esperito da una posizione di sottomissione e umiliazione, presume
che qualsiasi evento gli accada sarà dannoso, poco assertivo, arreso ad un “inevitabile,
infausto destino”. (Sims, 1997)
In generale, il disturbo paranoide è caratterizzato da idee fisse che pervadono
ogni ambito della vita, per le quali non viene cercata una disconferma, ma al
contrario, ogni circostanza viene letta allo scopo di confermare la veridicità
delle idee stesse. Si distingue dalla schizofrenia in quanto non sono presenti
deliri, la realtà viene percepita correttamente, ciò che viene distorto è il significato
che viene dato alla stessa.
È importante esplorare aspetti che possono essere stati determinanti per l’insorgenza
del disturbo: tipo di legame oggettuale (la paranoia deriva da una scissione e
proiezione di sentimenti negativi nei confronti dell’oggetto); rappresentazioni
dell’oggetto interno; modalità in cui sono state vissute le fasi dello sviluppo
ponendo particolare attenzione a fissazioni anali dove predomina la tematica del
controllo.
Trattamento
Il trattamento può essere difficile a causa delle caratteristiche di sospettosità
e diffidenza tipiche di tale disturbo. Anche il terapeuta può essere visto come
minaccioso. È dunque difficile parlare di uno specifico trattamento per tale disturbo;
tuttavia, i soggetti spesso rispondono ad una psicoterapia di sostegno strutturata.
Il primo e non facile passo è quello di instaurare un rapporto di fiducia, (empatizzando
con la sospettosità del paziente ad esempio) un’alleanza terapeutica che permetta
di esplorare i timori, le convinzioni e le idee del paziente per stabilire se
vi possano essere possibili spiegazioni alternative e suggerire altre strategie
per rapportarsi alla realtà, alle persone, alle situazioni (DSM-IV-TR, Case studies).
Quando il disturbo si presenta in forma lieve, i soggetti possono avere un certo
di grado di consapevolezza che potrebbe permettere un intervento di tipo espressivo-psicodinamico
che esplori i conflitti interni sottostanti al disturbo. Dunque, l’enfasi espressiva
avrà lo scopo di favorire un processo di strutturazione e integrazione dell’Io
e modificare l’erronea interpretazione della realtà (cercando anche di ricondurre
l’origine dei problemi da una fonte esterna ad una interna).
È importante favorire lo sviluppo dell’autostima e l’interiorizzazione di un
oggetto buono che possa contenere l’aggressività e riparare gli oggetti persecutori.
Anche un approccio sistemico familiare potrebbe rivelarsi utile allo scopo di
sostituire regole disfunzionali con quelle funzionali e promuovere la circolarità
di una comunicazione chiara ed esente da ambiguità.
Bibliografia
- American Psychiatric Association (2002) DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Text Revision ICD-10/ICD-9-CM. Ed. italiana a cura di V. Andreoli, G. B. Cassano
e R. Rossi, Masson
- Frances A., Ross R., (2004), DSM-IV-TR, Case studies – Guida clinica alla diagnosi differenziale. Masson
- Delisle G., (1992) I disturbi della personalità, Sovera editore
- Falabella M. (2002), ABC della psicopatologia - Esplorazione, individuazione e cura dei disturbi mentali, Edizioni Scientifiche MaGi
- Sims A. (1997) Introduzione alla psicopatologia descrittiva, seconda edizione. Raffaello
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