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IL GOAL SETTING
UN PERCORSO PER PROGRAMMARE OBIETTIVI DI SUCCESSO

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

Una delle principali caratteristiche che distingue le persone che hanno frequentemente successo, che riescono nei loro intenti, che si sentono soddisfatte di se stesse, da coloro che non riescono, anche a dispetto della propria volontà e dell’impegno, a perseguire efficacemente le proprie scelte quotidiane, è la presenza di obiettivi ben scelti e idoneamente espressi. A partire dall’osservazione dell’importanza di sapersi porre adeguate mete, è stato formulato un programma ideale per la scelta degli obiettivi, che è possibile imparare ad applicare nel contesto di tutti i principali campi della propria vita disegnando percorsi, passo dopo passo, per inseguire piccoli e motivanti cambiamenti, raggiungendo gradualmente grandi risultati. Nasce così il Goal Setting o G.S., la Programmazione degli Obiettivi, un percorso per pianificare e sviluppare degli obiettivi personalizzati, che consente di adattare anche programmi preesistenti alle proprie esigenze, ai propri ritmi ed ai propri impegni.

Obiettivi come guida e come spinta

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L’importanza di sviluppare competenze quotidiane nel porsi adeguatamente obiettivi è legata a due principali funzioni assolte dagli obiettivi: quella di guidare e quella di motivare (Tracy B., 2005).
Stabilire una meta chiara infatti attiva delle funzioni di “mappatura”, ossia predispone alla prefigurazione e alla scelta di strade che avvicinino verso l’obiettivo su cui convergere, quasi come se l’obiettivo cominciasse a funzionare come una “calamita comportamentale” che attiva un cammino volto a seguire, o se necessario, persino a cercare di costruire una strada efficace.
Di conseguenza, se la mappatura interiore verifica l’assenza di un “percorso” verso l’obiettivo, si tenderà a “iniziarne la costruzione”, che in termini concreti consiste nella ricerca di modalità per accrescere importanti abilità necessarie per muoversi verso le proprie mete, nella selezione di apprendimenti utili e nello sviluppo di nuove strategie di risoluzione dei problemi incontrati in itinere (Monaco M, 2008b,c,d). Una volta stabilito un obiettivo, infatti, ogni decisione viene costantemente confrontata con esso per interrogarsi sulla probabilità che azioni e comportamenti avvicinino alla meta, altrimenti si comincia a tentare di modificarli.
Inoltre, l’abitudine di riflettere sui propri obiettivi rappresenta un modo per sforzarsi di considerare dei possibili risultati positivi, una prospettiva che “mobilita gli sforzi”, combattendo le tendenze pessimistiche automatiche di chi ha una bassa fiducia in se e, conseguentemente ad essa, tende frequentemente a concentrarsi sulle possibili sconfitte, demotivandosi, disperdendo energie e programmandosi per l’insuccesso. L’azione motivazionale esercitata dalla programmazione efficace di obiettivi adeguati non va solo intesa come una spinta ma anche come una fortificazione della persistenza e di tenacia, grazie alla possibilità di monitorare i progressi, nonostante spesso il raggiungimento di alcune mete richieda un tempo ed uno sforzo prolungati.

Obiettivi adeguati in tutti i campi

Il processo di Programmazione degli Obiettivi deve rappresentare innanzitutto un valido strumento di crescita personale e di conoscenza di sé, di sviluppo delle proprie potenzialità, in grado di stimolare il dialogo interiore e l’ascolto dei propri desideri.
Pertanto, una delle principali operazioni per iniziare ad organizzare degli obiettivi è indubbiamente quella di classificarli per aree, provando a distinguerli in alcune principali categorie che permettono peraltro di individuare gli aspetti ritenuti più importanti per una persona che redige una sorta di personale “lista dei settori di priorità”, fornendo delle evidenze circa la strutturazione dei propri interessi, valori e bisogni, tralasciando quelli che ritiene meno importanti.

In tal modo si possono distinguere infinite aree in cui prefiggersi mete, individuando ad esempio, categorie di scopi come le seguenti:

  • obiettivi lavorativi;
  • obiettivi scolastici;
  • obiettivi spirituali;
  • obiettivi culturali;
  • obiettivi fisici/di salute;
  • obiettivi economici/finanziari;
  • obiettivi di svago.

Va precisato che Il Goal Setting può essere adottato in ogni campo, sia che si proceda da soli o sotto la guida o supervisione di un professionista esperto nel settore, perché si tratta di un programma che permette di organizzare e motivare il proprio comportamento in ogni area chiedendo, se necessario in taluni casi, delle consulenze professionali specifiche che mirano in genere a trovare le strategie migliori per raggiungere gli obiettivi.
Così, se una persona decide di dimagrire potrà chiedere la consulenza di un dietologo dopo aver stabilito un programma ragionevole dei propri obiettivi, non solo fisici ma anche di quelli interconnessi di natura familiare, lavorativa o di studio. In tal modo, giungerà con le idee chiare dal professionista alimentare, in modo da poter concordare un programma che vada bene in funzione delle chiarite esigenze e ambizioni personali.
È ugualmente possibile tenere saldi gli obiettivi imposti da un percorso esterno che si sta seguendo, come ad esempio un percorso di studi, mentre si possono programmare i propri sotto-obiettivi personalizzati.

I sette errori capitali

Ci sono ben sette caratteristiche fondamentali che devono essere rispettate quando si programmano gli obiettivi, al fine di evitare di incorrere in quelli che possono essere anche definiti come “i 7 errori capitali” del Goal Setting (Monaco M., 2008a).
Le qualità necessarie di ogni obiettivo vengono ricordate spesso in modo sintetico attraverso l’utilizzo dell’acronimo S.M.A.R.T. che comprende proprio le cinque caratteristiche basilari di un obiettivo, che vengono analizzate singolarmente di seguito.
S sta per Specific e ricorda la necessità che un obiettivo sia Specifico, dal momento che è indispensabile sapere dettagliatamente cosa si vuole, oppure si rischia di fare scelte sbagliate tra le opportunità quotidiane che sembrano poter avvicinare all’obiettivo. Con una metafora, la selezione di obiettivi specifici viene spesso paragonata ad un preciso ordine fatto ad un cameriere: se si specifica la pietanza che si desidera nei suoi dettagli, si corrono meno rischi che essa non corrisponda ai propri desideri e gusti. In effetti un obiettivo generico può far attivare strade sbagliate per raggiungerlo o disperdere energie inutili, proprio come quando si ordina qualcosa da bere e si attende vigilanti di fronte ad ogni bicchiere o tazza in avvicinamento. Un obiettivo specifico deve precisare specifiche azioni o eventi che si desidera che si manifestino. Di conseguenza a quanto detto, un esempio di obiettivo generico potrebbe essere “dimagrire” mentre uno specifico può essere “perdere tre chili”.
M sta per Measurable cioè Misurabile e ricorda la necessità di poter verificare i miglioramenti e i benefici periodici, per poter verificare quanto ci si sta avvicinando ad un obiettivo. Si possono, a tal fine, adottare strumenti di “misurazione tradizionali”, come ad esempio sistemi numerici, oppure quando è necessario si possono stabilire delle “scale di misurazione soggettiva”. Queste ultime vengono adottate quando si tratta di miglioramenti che sono difficili da valutare oggettivamente o che sarebbe difficile misurare abitualmente con uno strumento di misura adeguato: così si ricorre a delle cosiddette “scale likert” che possono comprendere intervalli da 0 a 10 e in cui 0 rappresenta l’assenza di qualcosa che si intende ottenere e 10 la sua piena presenza. Se si intende raggiungere una diminuzione di peso la misurazione si potrà esprimere in chili o in centimetri misurati; viceversa se ci si pone come obiettivo il miglioramento dell’accettazione del proprio corpo, si dovrà necessariamente autovalutare quanto lo si accetta durante il percorso di cambiamento con la seconda modalità di misura.
Se la revisione periodica di un obiettivo tende a mettere in luce la presenza di risultati diversi da quelli attesi, in ragione di qualche inconveniente non considerato o inatteso, allora si consiglia una revisione degli obiettivi e un adattamento alla nuova condizione attuale.
A sta per Attainable/Achievable cioè Ottenibile o Raggiungibile e indica il bisogno di identificare mete che siano ritenute “accessibili” e “attraenti” dall’individuo. È necessario, infatti, che la persona senta davvero di potersi impegnare per arrivare alla meta e che la consideri motivante. “Raggiungibile” perciò è un obiettivo rispetto a cui la persona si sente attratta e per il quale si considera capace, che sottolinea come sia sempre necessario ottenere il consenso profondo della persona che deve raggiungerlo, anche quando il processo di Goal Setting è supervisionato da un professionista o coinvolge un gruppo (es. si coinvolge la famiglia di una persona che sta seguendo un programma di G.S., oppure se si stabiliscono obiettivi comuni che riguardano un gruppo di lavoro, di studio o una squadra sportiva).
R sta per Realistic ossia Realistico e indica il bisogno di identificare mete “possibili”, cioè relativamente facili, anche se non troppo da essere demotivanti. Esse vanno scelte tenuto conto delle risorse attuali dell’individuo e di ciò che si richiede che venga fatto per raggiungere la meta. Per capire se un obiettivo è realistico, occorre sempre avere le idee chiare nei minimi dettagli su cosa si deve fare per raggiungerlo, in modo da comprendere se si è in condizioni di arrivarci, sia in termini di disponibilità che di capacità. Con una metafora sportiva, si potrebbe immaginare il rispetto di questo aspetto come la scelta di “regolare l’asta alla giusta altezza” per preparare un salto in alto. E questa immagine ricorda anche che, per migliorare efficacemente, occorre alzare anche di singoli centimetri l’altezza dell’asta da saltare.
T sta per Time phased/Time based ossia Temporalmente Scandito/Basato sul tempo che significa che occorre stabilire una scadenza entro la quale raggiungere l’obiettivo ambito ed eventuali tappe intermedie ben scandite. In relazione al tempo, si distinguono: obiettivi a breve termine, obiettivi a medio termine e obiettivi a lungo termine. Nel primo caso in genere ci si propone di raggiungerli entro un mese, nel secondo entro 3-6 mesi e nel terzo caso si può andare da un anno solare ad un periodo completo in cui si svolge un’attività (es. una stagione sportiva per un atleta, una stagione teatrale per un attore, un anno scolastico per uno studente, ecc.).
Più recentemente, una delle più note organizzazioni mondiali di professionisti che si occupa di Goal Setting ha completato la descrizione delle qualità ottimali degli obiettivi, giungendo alla più completa sigla sintetica S.M.A.R.T.E.R., che comprende altre due qualità fondamentali per ogni meta.
E sta per Exciting ossia Eccitante e sottolinea che l’obiettivo provoca entusiasmo ed eccitazione quando viene conseguito, ma anche che esso motiva in quanto emoziona semplicemente se si immagina la sua possibilità di realizzarsi. Per massimizzare i benefici tradibili da tale qualità degli obiettivi, nel corso del Goal Setting, una delle tecniche fondamentali utilizzate per scegliere, consolidare e perfezionare gli obiettivi, sostenendo la motivazione, è l’imagery. Immaginare l’obiettivo è una chiave fondamentale per mantenerlo al centro delle proprie attività ogni giorno e per rendere sempre più probabile il suo verificarsi.
R sta per Recorded ossia Registrato. Ciò sottolinea che è importante che l’impegno a raggiungere un obiettivo vada sottoscritto e opportunamente annotato, in modo che divenga un visibile “contratto” con se stessi e un impegno leggibile. Naturalmente ogni memorandum quotidianamente presente è considerato importante per mantenere alta la motivazione e la promessa. Questa caratteristica viene considerata la chiave di distinzione tra un obiettivo e un sogno: quest’ultimo è vivo solo sul piano astratto e mentale e tende a poter diventare un obiettivo concreto solo quando viene steso un piano scritto per tradurre l’idea in attività.

Integrare quantità a qualità

Per portare avanti un buon lavoro di programmazione degli obiettivi è necessario integrare diversi tipi di obiettivi, evitando l’errore di concentrarsi solo sulle quantità e quindi sugli obiettivi finali.
Il G.S. insegna, infatti, che concentrarsi solo sui risultati finali rende difficile mantenere alto l’impegno ma è anche pericoloso in caso di insuccessi, perché non consente di guardare i miglioramenti parziali, quei successi che possono garantire miglioramenti futuri.
Più precisamente, in una cosiddetta “tabella di programmazione degli obiettivi”, vanno inseriti tre tipi di obiettivi, distribuiti in modo equilibrato:
1. obiettivi di risultato, riguardanti soprattutto gli esiti di uno o più comportamenti, riguardano esclusivamente la fine dell’impegno (es. vincere una gara, superare un esame, dimagrire un certo numero di chili, ecc.);
2. obiettivi di prestazione, anche definiti obiettivi di performance, sono connessi al miglioramento di un comportamento o di un’abilità di qualsiasi natura ritenuta fondamentale per avvicinare al primo tipo di obiettivo (es. aumento della resistenza in corsa, miglioramento del metodo di studio, accelerazione del metabolismo, ecc.);
3. obiettivi di processo, riguardano specifiche caratteristiche comportamentali e, più esattamente, sono legati alle modalità con cui si possono raggiungere i precedenti obiettivi (es. gestire il lavoro quotidiano con maggiore serenità, correre concentrandosi su pensieri positivi, affrontare gli esami con minore ansia, sentirsi più soddisfatti del proprio corpo, ecc.)
Va ricordato che la prima tipologia di obiettivi rappresenta il bersaglio finale da mantenere in mente, come se fosse la destinazione di un cammino che va visualizzato altrettanto spesso e chiaramente e che comprende gli obiettivi di prestazione e quelli di processo. Per tutti è necessario allenare buone capacità di immaginazione multisensoriale, emozionale e prospettica, in quanto questa naturale abilità, una volta perfezionata rappresenta il carburante quotidiano di piccoli e costanti progressi alla base di grandi successi.

Riferimenti bibliografici

  • Bishop J., 2003, Goal Setting for Students, Paperback.
  • Cairo J., 1998, Motivation and Goal Setting: How to Set and Achieve Goals and Inspire Others, Paperback.
  • Ellis K., The Magic Lamp: Goal Setting for People Who Hate Setting Goals, Paperback
  • Monaco M., 2008a, Corso sul Goal Setting: Programmazione e gestione degli obiettivi, A.M.
  • Monaco M., 2008b, Goal Setting per studenti, A.M.
  • Monaco M., 2008c, Goal Setting nello sport, A.M.
  • Monaco M., 2008d, Goal Setting per musicisti e cantanti, A.M.
  • Tracy B., 2005, Goals, Sperling & Kupfer Editori.
  • Weinberg R., Burton D., Yukelson D., Weigand D., 2000, Perceived Goal Setting practices of Olympic athletes: an exploratory investigation, The sport Psychologist, Human Kinetics.
  • Wilson S. B., 1994, Goal Setting, NY: AMACOM.

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