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LA GRAFOANALISI

A cura di Alessandra Mallarino

Chissà quante persone sono curiose di conoscere il significato del disegno del proprio figlio: perché disegna sempre robot? Che cosa significano quel cerchietto sopra le “i”, che scrive la propria moglie? E quelle “l” così lunghe che fa il proprio marito?
L’uomo è un essere curioso, sempre alla ricerca di strumenti o test in grado di raccontare qualcosa in più sulla sua personalità. Si direbbe che è nella sua natura essere affascinati da qualcosa o da qualcuno capace di interpretare il comportamento umano. Molti osservano il modo in cui si cammina, si parla, la gestualità, la mimica facciale (il linguaggio non verbale), e riesce a dare delle corrette interpretazioni. Ma uno degli strumenti più affascinanti capaci di “leggere” l’individuo, è sicuramente è la scrittura seguita da scarabocchi e disegni.
Scrittura, disegni e scarabocchi rappresentano una vera e propria fonte d’informazioni legate a chi li ha tracciati su un foglio, e possono essere molto utili per interpretare, in modo utile, costruttivo i tratti del carattere magari meno noti o semplicemente più nascosti di ciascun individuo.

È bene, prima di tutto, specificare la differenza tra grafologia e grafoanalisi, perché la somiglianza tra i due nomi potrebbe indurre ad una confusione interpretativa. Si tratta, invece, di due discipline diverse.
La grafologia studia le caratteristiche idiografiche dell’uomo, grazie alla comparazione di più scritti originali i quali sono consegnati al grafologo che li sottoporrà a un lungo studio, attraverso il quale verranno messe in correlazione le varie caratteristiche grafiche con i diversi comportamenti, basandosi sull’impostazione data dalla scuola morettina.
La grafoanalisi parte, o meglio si origina, dalla grafologia ma si distanzia grazie ad una vera e propria impostazione di tipo psicoanalitico di base. In questa specifica disciplina facente parte della testologia, si analizza la scrittura in modo molto approfondito interpretandola come una proiezione delle manifestazioni emotive più intrinseche. Ecco il motivo per cui si ha una potenziale applicazione sia a livello psicologico sia a livello pedagogico, della medesima.

I concetti elementari e di base, dai quali si parte per poi affrontare una corretta interpretazione grafoanalitica, sono quelli classici della psicoanalisi: il conscio, il subconscio e l’inconscio, supportati dall’apparato psichico freudiano (Io, Super Io, e Es). A essi sono ovviamente collegati i vari meccanismi di difesa, per mezzo dei quali il conflitto tra Es e Super Io, si attenua attraverso: rimozione, regressione, isolamento, compensazione nell’attivismo, sublimazione e reattività.
Tutti questi meccanismi sono ben visibili in ciò che si scrive, grazie a piccoli e grandi segni che la mano, quando scrive, lascia sul foglio.
Per tutti questi e altri motivi, la grafoanalisi non va vista come una scienza occulta, come qualcosa di difficile da interpretare o peggio come qualcosa di poco utile, poiché da essa si possono ricavare innumerevoli informazioni fruibili per aiutare anche la persona e migliorare parte del suo carattere e, nel caso dei disegni infantili, l’utilità è sicuramente volta anche per evidenziare eventuali problematiche, disagi, ostacoli che nel vissuto del bambino possono creare le più diverse difficoltà. Uno strumento quindi da usare con professionalità, attenzione e sempre nel rispetto della persona che si sottopone a tale analisi.
Si tratta di una vera e propria tecnica pratica, attraverso la quale è possibile venire a conoscenza della personalità dello scrivente, e delle relazioni tra psiche e dinamicità scrittoria.

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La scrittura è dunque un vero e proprio test proiettivo e come tale va interpretato, poiché offre la possibilità di mettere in correlazione la grafia, quindi lo scritto della persona con le sue emozioni, i vissuti, la psiche ecc.
Esaminare la scrittura, o un disegno implica molto tempo, pazienza, conoscenze, professionalità e non può essere fatto velocemente. La diagnosi si basa sullo studio della scrittura originale e non fotocopiato e implica misurazioni precise, capacità di osservazioni, applicazione metodologica.
Attraverso un’osservazione e uno studio grafoanalitico si considerano la pressione scrittoria, l’intensità, il calibro, l’inclinazione, tutti i più piccoli segni grafici, gli allunghi superiori e inferiori, la spigolosità o rotondità delle lettere tracciate sul foglio, gli spazi lasciati nelle diverse parti del foglio, insomma nulla è lasciato al caso o tralasciato, anche le più piccole tracce, segni hanno un loro significato, il quale va sempre inserito nel contesto di un’analisi globale.

Perché è interessante la grafoanalisi?
Perché tutti sono interessati a conoscersi meglio e a conoscere meglio le persone vicine, sia quelle più intime (i familiari), sia gli amici, i conoscenti e - perché no - anche i colleghi.
L’applicazione della grafoanalisi è molto estesa, da quella prettamente personale volta al miglioramento del sé, a quella di coppia, utile per risolvere o prevenire eventuali dinamiche che potrebbero portare a incomprensioni, diatribe, ecc. In ambito lavorativo trova un’applicazione nel settore della selezione del personale, poiché permette di valutare pregi e difetti, propensioni a lavorare in gruppo, capacità di raggiungere un obiettivo, resistenza allo stress, determinazione, qualità tipiche di leader, resistenza ecc. Un’altra applicazione della grafoanalisi è di valutare in ambito prettamente pedagogico lo stato emotivo e gli eventuali problemi o disagi di un bambino.

Partendo dal presupposto che la grafoanalisi si basa sui più saldi contenuti teorici della psicoanalisi, con un interessante livello di attendibilità (anche se molti esponenti delle comunità scientifiche sostengono il contrario), l’utilizzo integrato di un test proiettivo quale la scrittura, affiancato alla valutazione di un disegno e una consulenza di tipo psicologico possono, nella loro completezza, dare un quadro davvero interessante e approfondito legato alla personalità dello scrivente.
Come spesso succede, in ambito medico scientifico, l’unione di più discipline permette una valutazione più approfondita.

Cenni storici
Il padre della grafoanalisi, o per meglio dire della grafologia dalla quale poi la grafoanalisi si è evoluta e sviluppata, è stato Max Pulver, nato a Berna nel 1889 e morto nel 1952, uomo di cultura non solo psicologica ma anche filosofica. Tra i suoi amici più importanti si annoverano Freud e Jung; fu fondatore e Presidente della Schweizerische Graphologische Gesellschaft (S.G.G.). Evidenziò come dall’analisi della scrittura si potesse costruire, tracciare appunto, un quadro sulla personalità dello scrivente.
Tra i concetti più importanti c’era il simbolismo spaziale, dai forti legami antropologici e storici, che parte dal presupposto che nella scrittura, con ovvie e naturali variabili culturali, esistano dei segni grafici che persistono da quando l’uomo imparò a scrivere. Per fare qualche semplice e indicativo esempio: la parte alta (gli allunghi superiori) è legata alla spiritualità, alla ricerca di qualcosa di “superiore” a interessi culturali elevati ecc. Gli allunghi inferiori invece sono legati alla parte istintuale, alla notte, a qualcosa di oscuro, alle emozioni più nascoste ecc.
La pendenza verso destra indica quasi sempre la ricerca dell’altro, il padre, l’estroversione, la ricerca di contatti umani ecc. La scrittura piegata verso sinistra indica invece la madre, il passato, la chiusura, l’introversione, la paura di procedere guardando verso il futuro, ma anche la ricerca di protezione e di rassicurazione.
Altre osservazioni sono ad esempio collegate allo spazio del foglio che lo scrivente ha occupato, ai margini, alla pendenza rispetto alle righe (una scrittura che “cade” verso il basso del foglio, è spesso sintomatica di tristezza, depressione, ecc), questi come altri elementi vanno studiati e messi in correlazione per costruire un quadro completo e utile per dare un’interpretazione.
Nella scrittura si devono necessariamente operare delle osservazioni supportate da misurazioni e per fare ciò viene incontro uno specifico strumento utilizzato dai grafoanalisti consistente in una lente d’ingrandimento millimetrica, la quale aiuta a misurare e fare i dovuti calcoli e medie legate alle lettere, al calibro di ciascuna, alla distanza tra singole lettere e tra una parola e l’altra (osservazioni analoghe vengono effettuate anche nel caso dei disegni infantili).

Il foglio rappresenta sempre l’ambiente nel quale l’individuo vive, il suo spazio, ciò che lo circonda; il disegno diventa quindi un vero e proprio test proiettivo, basti pensare ai test più famosi, come il test dell’albero o il test della famiglia, o ancora il test della figura umana, per cui si chiede di disegnare soggetti predefiniti, si osserva l’elaborato e si procede poi con l’interpretazione.
Anche nel caso del disegno esistono decine di simboli. La figura umana, ad esempio e qualsiasi parte del corpo umano che il bambino disegna ha uno specifico significato ed è necessario saperla leggere opportunamente. Se un bambino disegna una figura umana con delle mani molto grandi, quest’ultime possono avere una duplice interpretazione. Le mani, infatti, servono per accarezzare, per giocare ma anche per fare del male. Ecco quindi che il tutto dovrà essere inserito in uno specifico quadro interpretativo, che prenda in considerazione anche altri elementi grafici.
Un bambino che disegna calcando decisamente in modo forte sul foglio, dimostra di avere una buona energia vitale, ma se arriva a bucare il foglio, ciò è un eccesso sintomatico di qualcosa che va analizzato in correlazione con altri caratteri grafici, come ad esempio la scelta dei colori.
In generale, la pressione è una dei primi segni grafici che si va a osservare poiché indicativa della salute fisica e mentale, dell’energia del soggetto, del suo modo di reagire alla vita e alle sorprese che questa gli propone nel quotidiano.

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Un altro esempio: un bambino che disegna spesso robot, al di là dell’essere magari influenzato da un particolare cartone animato che vuole “copiare”, come va interpretato? Indicativamente si tratterà di un bambino con un buon senso pratico, solido e operoso, ma al tempo stesso potrebbe nascondere sotto la “metallicità” una sorta di distacco dal mondo dei grandi, con manifestazioni a volte troppo reattive che nascondono un bisogno di equilibrio e di maggiore affetto.

Il mondo della scrittura e del disegno sono affascinanti perché il semplice e comune comportamento scrittorio, insito desiderio ancestrale della natura umana, di rappresentazione grafica del sé, permane indipendentemente dal passare del tempo e può essere quindi colto ed interpretato in qualsiasi momento, riservando spesso vere e proprie sorprese.

Bibliografia
- Brenner Ch., Breve Corso di psicoanalisi, ed: Martinelli Firenze
- Cimini e Maero M., Arte e scrittura due espressioni della realtà interiore dell’uomo, ed A.I.G.E.E. Torino 1990
- Corman L., Il disegno della famiglia: test per bambini, Boringhieri, Torino, 1978.
- Quaglia, R., Il disegno infantile, Giunti, Firenze 1995
- Crotti, E., Come interpretare gli scarabocchi, Red edizioni Novara 1996

 

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