LA GRAFOLOGIA |
A cura di Alessandra Mallarino |
La scrittura e il carattere sono in stretta correlazione secondo la grafologia che li mette in rapporto studiandone tutti i possibili significati e che va
considerata distinta dalla grafoanalisi, il cui approccio è di tipo psicoanalitico.
L’uomo non si esprime solo con le parole (comunicazione verbale) ma con gesti, espressioni, simboli, segni (la scrittura e il disegno ne sono
fin dall’antichità la forma più diretta di espressione), ovvero con un linguaggio
non verbale, la cui importanza e valenza sono pari e non inferiori alla prima forma di comunicazione.
A scuola s’impara a leggere e scrivere ma poi, al di là dei primi sforzi iniziali
per adattarsi e uniformarsi al modello imposto dei segni convenzionali, si muoverà
verso una scrittura sempre più personale, con un suo tratto e una particolare
pressione sul foglio.
Non esiste al mondo una scrittura uguale all’altra, ogni essere umano è unico
e ciò è specularmente rappresentato anche dal modo in cui si scrive e si tracciano
segni su un foglio bianco, comunicando al resto del mondo gli umori, le paure,
la gioia e la felicità. Così come le espressioni del volto “parlano agli altri”,
il modo di scrivere rappresenta l’individuo nella società.
La grafologia, capace di interpretare tutte queste sfumature, è da molti considerata
una sorta di scienza occulta, intorno alla quale aleggia molto mistero, dove i
fondamenti non sono sufficientemente validi per sostenere delle ipotesi interpretative
e conoscitive di una persona.
È invece da considerarsi come una scienza e basti pensare che già nel lontano
1895 il fisiologo William Thierry Preyer condusse un esperimento in cui dimostrò
come gli impulsi celebrali si manifestassero materialmente tramite la mano e quindi
tramite i segni lasciati sul foglio.
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Cenni storici
La parola grafologia deriva dal greco (graphè=scrittura; lògos=parola) e ha come significato “studio della scrittura”. Il primo a usare questo
termine fu J.H. Michon, un abate francese, appassionato dello studio della relazione
tra la scrittura dell’uomo e il suo carattere in generale, secondo una strada
seguita anticamente da Aristotele e secoli dopo, tra gli altri, da William Shakespeare
(lui la applicava più che altro, in senso romantico, allo studio specifico del
mondo femminile).
La grafologia scientifica conobbe una dignità accademica grazie a Camillo Baldo,
docente di medicina all’Università di Bologna, che scrisse: “Trattato come da
una lettera missiva si conoscano la natura e qualità dello scrittore” mettendo
in relazione il modo di scrivere con la personalità dello scrivente.
Successivamente, nel 1774, un contributo importante alla grafologia fu apportata
da J. K. Lavater, il quale scrisse “Psysiognomisische Fragmente”, poi ampiamente
approfondito da J. L. Moreau de la Sarthe.
In Italia il nome tutelare della grafologia è considerato Girolamo Moretti, il
fondatore della nuova scuola di grafologia italiana, con un proprio metodo e una
propria filosofia; il suo trattato più famoso è “Trattato di Grafologia”, pubblicato
nel 1914.
Quali sono i fattori che possono influire sulla scrittura?
I fattori di tipo involontario e inconscio che possono influire sulla scrittura
sono di vario genere e tra i principali si trovano:
• Psicologici: impazienza, collera e ansia possono incidere sulla scrittura rendendola meno
sicura, più angolosa, con tratti discendenti, filiformi, quasi impercettibili
o al contrario più marcata, grossa di calibro. Una forma di depressione la renderà
invece più piccola, con calibro alternato tra il piccolo e il grande, di tipo
serpentino.
• Fisici: le malattie in generale possono esercitare sulla scrittura dei particolari
tratti, ad esempio: se si tratta di malattie di cuore la persona scriverà con
diverse interruzioni, vi saranno punti là dove non è richiesto, quelli delle ‘i’
non saranno al loro posto. Nel caso di malattie metaboliche la scrittura è discendente,
così come quella dei malati epatici. In caso di malattie nervose spesso si notano
lettere mal formate, con un tremolio diffuso in tutte le righe.
• L’età e il sesso: non per tutti gli autori età e sesso sono considerati importanti, ma per molti
i due elementi sono utili per cogliere delle importanti differenze. In linea di
massima la scrittura femminile è più inclinata di quella degli uomini, con caratteri
che denotano una predominanza delle componenti intuitive. Ad esempio analizzare
la scrittura di un bambino dei primi anni delle elementari è da considerarsi molto
difficile poiché sono ancora molto forti i tratti “modello” in cui il bambino
si adegua ad uno stile insegnato ed imposto, quindi non personale.
Come interpretare in linea generale i tratti
L’interpretazione grafologica presuppone uno studio approfondito, tempo e pazienza
nell’analisi di più campioni dello scrivente. Non è quindi possibile quindi pretendere
una interpretazione di campione effettuata in pochi minuti.
Una delle prime analisi che si effettuano, al cospetto di uno scritto, è sulla
direzione delle righe, per questo è necessario chiedere un campione non su carta a righe o a quadretti
ma preferibilmente su un foglio totalmente bianco, in cui lo scrivente si senta
totalmente libero di esprimersi.
Una scrittura fortemente ascendente può essere rappresentativa di gioia, serenità, molta forza, ambizione, passione
e, se eccessiva, anche di presunzione, ma in linea generale anche di buona salute.
Al contrario un tratto discendente può essere significativo di poca energia, scoraggiamento, tristezza fino alla
depressione più accentuata.
Una scrittura mista con tratti ascendenti e discendenti indica variabilità di umore, poca costanza e arrendevolezza.
Molto importante è l’altezza delle lettere le quali possono essere grandi o piccole: in linea generale le lettere grandi
sono indicative di generosità, fantasia, fierezza, gusto di distinguersi, aspirazioni
elevate ecc, se però diventano eccessivamente grandi è probabile che ci si trovi
di fronte ad una persona bizzarra, eccentrica.
Se la grandezza è normale si è davanti a una persona pratica, con il senso di adattamento al quotidiano,
capace di risolvere i problemi senza difficoltà, ecc.
Una scrittura piccola è sinonimo di acume, di una persona dotata di senso molto critico, riservata,
dalla spontaneità contenuta; se le lettere sono sempre alte uguali indicano anche calma e perseveranza.
Una scrittura tondeggiante, senza angolosità, si associa spesso ad un carattere dolce, amante dell’estetica,
ma al contempo anche pigro, a volte incostante e apatico.
Al contrario una scrittura piena di angoli e dunque per definizione angolosa, è tipica di chi può manifestare un carattere deciso, ma anche chiuso, grande
ragionatore, pratico, fermo e pieno di energia.
Se la scrittura è mista tra angolosità e caratteri tondeggianti ci si troverà davanti a una persona con un carattere un po’ volubile.
I legami tra una lettera e l’altra delle parole fanno sì che la scrittura appaia
come molto legata o al contrario separata.
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In tutti i casi l’analisi grafologica va effettuata con attenzione, cautela e professionalità, ciò che solo uno specialista serio e competente può effettuare, a fronte di una quantità elevata di sedicenti grafologi che in realtà si improvvisano tali.
Bibliografia
- Lomazzi G. (a cura di), La Grafologia (Come scoprire i lati nascosti del carattere leggendo fra le righe
della scrittura), Vallardi, 1997
- Pulver, M., La simbologia della scrittura, Bollati Boringhieri, Torino, 1983
- Moretti, G., Trattato di grafologia, Edizioni Messaggero, Padova, 1980
- Fragola, M., Grafia e Personalità, Omega, Torino, 1983