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HANDICAP E PSICOLOGIA: L'AUTISMO

A cura di Monica Barassi
Psicologa e Socia fondatrice dell’Associazione Psicologia in Movimento

L'autismo è un disturbo di cui ad oggi l'eziologia, ossia la causa, non è nota. Per questo motivo la diagnosi viene ancora effettuata in base ad indicatori comportamentali. Ciò significa che come sintomi vengono considerati specifici comportamenti del paziente. Tale modalità di classificazione e diagnosi del ''disturbo autistico'' è quella attualmente adottata dai due manuali diagnostici più utilizzati: il DSM IV e l'ICD 10. Essi forniscono semplicemente una griglia d'osservazione che lo specialista potrà seguire per la diagnosi.

Ad oggi molti quadri sintomatici differenti vengono designati con il termine autismo. Per questo si preferisce spesso parlare più genericamente di disturbi dello spettro autistico. All'interno di tale definizione si fanno oggi rientrare tutte quelle patologie caratterizzate da gravi alterazioni del comportamento, della comunicazione e dell'interazione sociale. Questo tipo di disturbi è classificato dall'American Psychiatric Association (DSM IV) col nome di Disturbi generalizzati dello sviluppo, poiché alterano diffusamente la normale evoluzione della personalità.

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L'autismo,descritto come quadro clinico per la prima volta nel 1943 da Leo Kanner, è considerato dalla comunità scientifica internazionale un disturbo che interessa la funzione cerebrale. Normalmente i sintomi sono rilevabili entro il secondo/terzo anno di età e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione verbale e non verbale, dell'interazione sociale e dell'immaginazione o repertorio di interessi. Le persone con autismo presentano spesso problemi comportamentali che nei casi più gravi possono esplicitarsi in atti ripetitivi, anomali, auto o etero-aggressivi. La persona utilizza il linguaggio in modo bizzarro o appare del tutto muta; spesso ripete parole, suoni o frasi che sente pronunciare. Anche se le capacità imitative sono integre, queste persone spesso hanno notevoli difficoltà ad impiegare i nuovi apprendimenti in modo costruttivo in situazioni diverse

Spesso sono presenti, inoltre:
- ritardo mentale
- apparente carenza di interesse e di reciprocità con gli altri
- tendenza all'isolamento e alla chiusura
- apparente indifferenza emotiva agli stimoli o ipereccitabilità agli stessi
- difficoltà ad instaurare un contatto visivo, ad iniziare una conversazione o a rispettarne i turni
- difficoltà a rispondere alle domande e a partecipare alla vita o ai giochi di gruppo.

Non è infrequente che bambini affetti da autismo siano inizialmente diagnosticati come sordi, perché non mostrano alcuna reazione, come se non avessero udito appunto, quando sono chiamati per nome. Di solito un limitato repertorio di comportamenti viene ripetuto in modo ossessivo e si possono osservare sequenze di movimenti stereotipati. Queste persone possono manifestare eccessivo interesse per oggetti o parti di essi, in particolare se hanno forme tondeggianti o possono ruotare. Si riscontra una resistenza al cambiamento che per alcuni può assumere le caratteristiche di un vero e proprio terrore fobico. La persona può esplodere in crisi di pianto o di riso. Può diventare autolesionista, iperattiva ed aggressiva verso altro o verso oggetti. Al contrario alcuni mostrano un'eccessiva passività e ipotonia che sembra renderli impermeabili a qualsiasi stimolo. La gravità e la sintomatologia dell'autismo variano molto da individuo a individuo e tendono nella maggior parte dei casi a migliorare con l'età, anche se una remissione totale dei sintomi è un evento particolarmente raro.

L'autismo si trova a volte associato ad altri disturbi che alterano in qualche modo la normale funzionalità del Sistema Nervoso Centrale: epilessia, sclerosi tuberosa, sindrome di Rett, sindrome di Down, sindrome di Landau-Klefner, fenilchetonuria, sindrome dell'X fragile, rosolia congenita. L'incidenza varia da 2 a 20 persone su 10.000, a seconda dei criteri diagnostici impiegati e colpisce i maschi 4 volte di più che le femmine in tutte le popolazioni del mondo di ogni razza o ambiente sociale.

Le cause
Non è stata individuata una causa specifica per l'autismo, anche se molti e diversi sono i fattori osservati che possono contribuire allo sviluppo della sindrome. Poiché nel 60% dei casi gemelli omozigoti risultano entrambi affetti, con tutta probabilità una componente genetica esiste, anche se non è il solo fattore scatenante: in questo caso la percentuale di concordanza dovrebbe essere non del 60% ma del 100%. Gli studi di genetica si stanno attualmente concentrando su alcune regioni dei cromosomi 7 e 15.
Come fattori implicati sono stati riscontrate anche anomalie strutturali cerebrali, anomalie a livello di molecole che hanno un ruolo nella trasmissione degli impulsi nervosi nel cervello. Come già detto, l'autismo può inoltre presentarsi insieme ad altre sindromi già note: X-fragile, sclerosi tuberosa, fenilchetonuria e rosolia congenita. È importante ribadire che nessuno dei fattori precedentemente illustrati può essere identificato come "la causa dell'autismo", poiché, anche presi tutti insieme, essi rendono conto solo di una parte della popolazione di persone affette da autismo.

Gli interventi
Data l'alta variabilità individuale, non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso modo. Inoltre raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi. Per questo sono molti e diversi i trattamenti rivolti all'autismo. Gli unici però supportati da studi scientifici sulla loro validità sono gli interventi di tipo comportamentale e quelli di tipo farmacologico.
Gli interventi più efficaci risultano spesso essere quelli effettuati in età precoce e sono basati innanzitutto su un training altamente strutturato e spesso intensivo adattato individualmente al bambino. I terapisti lavorano sullo sviluppo delle capacità sociali e di linguaggio. L'impiego dei farmaci è volto alla riduzione o all'estinzione di alcuni comportamenti problematici o di disturbi associati come l'epilessia e i deficit di attenzione, col fine di evitare ulteriori aggravamenti

ALCUNE INFORMAZIONI RIGUARDO IL DSM-IV-TR

Che cosa è il DSM-IV-TR?
Il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, IV edizione, meglio conosciuto come DSM-IV-TR, è un testo che è stato redatto da una commissione di esperti nominata dalla A.P.A. (Associazione Americana dei Psichiatri). Elenca le definizioni dei disturbi mentali che incontrano il consenso degli psichiatri e della comunità scientifica internazionale, e di ogni disturbo illustra la descrizione dei sintomi e le linee guida per formulare una diagnosi corretta

A che cosa serve il DSM-IV-TR?
Il DSM-IV-TR è uno strumento a disposizione dei medici e dei professionisti della sanità che permette di riconoscere precocemente i disturbi psichiatrici e di formulare una diagnosi accurata. Rappresenta quindi anche una garanzia. Nel DSM IV (1996) la novità più importante, rispetto alla precedente del 1987, è lo spostamento della categoria di cui fa parte l'autismo, i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, dall'asse II (disordini a decorso lungo, stabili e con prognosi infausta) all'asse I (disordini episodici e transitori). Ciò implica l'aver riconosciuto che i sintomi possono variare ed attenuarsi, cosa che normalmente non si verifica per i disturbi sull'asse II, come ritardo mentale e disordini di personalità. Parallelamente sono anche leggermente cambiati i criteri diagnostici. La categoria è divenuta più omogenea, dato che i sintomi che ne fanno parte sono diminuiti da 16 a 12. Di questi, devono esserne presenti almeno 6, distribuiti fra tre aree (comunicazione, interazione sociale e patterns di comportamento stereotipati), con minimo due di essi che indichino deficit nell'interazione sociale.
Sono stati inoltre introdotti sotto la stessa categoria diagnostica dell'Autismo (i Disturbi Generalizzati dello Sviluppo) tre nuovi disturbi correlati:
- il Disturbo di Rett
- il Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza
- il Disturbo di Asperger.

L'aver ristretto i criteri diagnostici e l'aver aggiunto i tre nuovi disturbi, significa il riconoscere che l'Autismo è un disturbo che può presentare molte possibili varianti sintomatiche. Per la diagnosi di Disturbo Autistico, il DSM IV, prende in considerazione tre criteri (A, B, C) che devono essere soddisfatti.

Criterio a
Il Disturbo Autistico si manifesta con lo sviluppo anomalo o deficitario dell'interazione sociale, della comunicazione e del repertorio di interessi. Tali manifestazioni, possono variare notevolmente, a seconda del livello di sviluppo e dell'età cronologica della persona.
Come già detto, i sintomi presi in considerazione per la diagnosi del Disturbo Autistico corrispondono a specifici comportamenti osservati.
In particolare, nell'interazione sociale, vi può essere una compromissione di diversi comportamenti non verbali che regolano l'interazione e la comunicazione. In soggetti più piccoli si può osservare poco interesse nel fare amicizia, mentre in quelli più grandi può essere presente, ma può ''mancare la comprensione delle convenzioni che regolano l'interazione sociale'' (DSM IV). Appare spesso compromessa anche la percezione che la persona ha degli altri e sembra mancare la reciprocità sociale ed emotiva.
Per quanto riguarda l'area della comunicazione, quando lo sviluppo del linguaggio non sia scarso o assente del tutto, esso presenta delle particolarità, come un uso di esso ripetitivo e stereotipato, difficoltà ad iniziare o sostenere una conversazione, anomalie nell'altezza intonazione velocità, ritmo o sottolineatura. Accanto a questo, si può anche osservare una mancanza totale o parziale di giochi d'imitazione vari e spontanei, adeguati all'età della persona. Talvolta, invece, essi possono manifestarsi in maniera meccanica e fuori contesto adeguato.
Il repertorio di interessi appare limitato, caratterizzato da comportamenti e attività ristrette ripetitive e stereotipate, anomale per intensità e focalizzazione. ''Possono comportarsi in maniera monotonamente eguale e mostrare resistenza o malessere per cambiamenti banali'' (DSM IV). Sono spesso presenti stereotipie motorie che riguardano le mani o l'intero corpo, nonché anomalie posturali. Alcuni mostrano un eccessivo interesse per parti di oggetti, o sembrano affascinati da alcuni movimenti, come quelli rotatori, di una trottola o di un ventilatore.

Criterio b
''L'anomalia deve manifestarsi con ritardi o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree prima dei 3 anni di età: interazione sociale, linguaggio usato per l'interazione sociale o gioco simbolico o di immaginazione'' (DSM IV). Seppure vi è stato uno sviluppo normale, esso, per definizione, non può andare oltre i tre anni d'età.

Criterio c
L'anomalia deve potersi distinguere da disturbi simili, come il Disturbo di Rett o il Disordine Disintegrativo della Fanciullezza.

Bibliografia:
Quick Reference to the Diagnostic Criteria from DSM-IV by American Psychiatric Association, Washington D.C., 1994-1995.

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