HANDICAP E PSICOLOGIA: LE DISABILITA' MOTORIE |
A cura della Dott.ssa Katia Carlini,
Presidente dell’Associazione Psicologia in Movimento |
DISABILITA' MOTORIE
La disabilità motoria, che in Italia interessa oltre un milione di persone, comprende un’ampia varietà
di condizioni. Di fatto il movimento può essere danneggiato in uno degli aspetti
che lo caratterizzano e precisamente: il tono muscolare, la postura, la coordinazione e la prassia.
Con il termine tono muscolare si intende l’attività del muscolo che si mantiene e si adatta ai bisogni delle
azioni da svolgere che si realizzano grazie alle cellule nervose che innervano
il muscolo.
La postura corrisponde all’atteggiamento spaziale assunto dal corpo umano in seguito a
una distribuzione differenziata del tono muscolare dipendente dalla personalità,
dallo stato d’animo, dal sesso, dall’età e da eventuali patologie.
La coordinazione, invece, è la capacità di eseguire un movimento, controllandolo e regolandolo
in base alle necessità.
Infine, la prassia è l’abilità di compiere correttamente gesti coordinati e diretti al perseguimento
di uno scopo.
Il movimento può essere concepito sia come un corpo in azione impegnato nel perseguimento
di un fine sia come un corpo in azione che si relaziona con l’ambiente. Affinché
il movimento sia illeso sono dunque necessarie sia l’integrità delle diverse vie
motrici (vie piramidali, extrapiramidali e cerebellari), sia l’integrità del “dialogo
tonico” con l’ambiente circostante e della dimensione affettiva che questa presuppone.
Le principali difficoltà motorie derivate da un danno organico evidente delle
vie motorie sono: le paralisi cerebrali infantili e le encefalopatie.
Mentre tra le patologie delle condotte motorie dovute a un’alterazione della
relazione io-mondo citiamo: la disgrafia, l’impaccio motorio, le disprassie, e i tic nervosi.
La paralisi cerebrale spastica infantile, che interessa 1 bambino su 500, è dovuta a un danno irreversibile del sistema
nervoso centrale verificatosi a causa di un’emorragia o di un’ischemia in un periodo
intorno alla nascita. Di fatto, essa è provocata da traumi ostetrici, prematuranze
o patologie neonatali varie. In questi casi, il grado di infermità è assai vario
e può manifestarsi con una discreta spasticità che ostacola appena il cammino
fino alle grandi retroazioni che rendono impossibile qualsiasi motricità. In termini
tecnici, a seconda della localizzazione delle alterazioni, si parla di: monoplegia quando la lesione interessa un solo arto; emiplegia quando è colpita la metà del corpo; diplegia o malattia di Little quando sono interessati due arti; tetraplegia quando l’infermità riguarda tutti e quattro gli arti.
Le encefalopatie sono un gruppo di affezioni sia di origine genetica (anomalie cromosomiche, genetiche,
ereditarie) sia di origine acquisita all’inizio della gravidanza (embriopatia) o più tardiva (fetopatia). I sintomi motori comuni a tutti i tipi di encefalopatie sono: il tremore,
od oscillazioni ritmiche di una parte del corpo causate dall’azione alternata
di gruppi muscolari tra loro antagonisti; l’atrofia muscolare che indica la perdita
di forma, tonicità e funzione di alcuni gruppi muscolari; e la mioclonia che è
una breve e involontaria contrazione di un muscolo o di un gruppo di muscoli non
sempre patologica (come nel caso del singhiozzo) a meno che non sia persistente.
Nell’ambito del secondo gruppo di patologie della condotta motoria ricordiamo
innanzitutto la disgrafia. Lo studio clinico della disgrafia, che comporta una qualità della scrittura insufficiente in assenza di qualsiasi
deficit neurologico o intellettivo, mostra spesso la presenza di disordini dell’organizzazione
motoria (impaccio motorio, disprassia e instabilità) e disordini spazio-temporali
caratterizzati da disturbi nella coordinazione del gesto. Di fatto, la mano dei
bambini affetti da disgrafia scorre in modo disarmonico e con fatica. L’impugnatura
della penna è spesso scorretta, provocando una pressione della mano sul foglio
non adeguata e lasciando spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole. Non è
ancora chiara l’eziologia di questa patologia visto che in essa sono implicati
sia la motricità sia il rapporto del bambino con il suo apprendimento scolastico
e il significato che esso può assumere nell’ambito della sua dinamica familiare
e scolastica.
Per impaccio motorio si intende una serie di gesti goffi e pesanti o un’impossibilità a ottenere
un rilassamento muscolare attivo che può arrivare a una contrazione cerea e a
un irrigidimento degli arti tipici della catalessia. Anche in questo caso, è difficile
rintracciare le cause eziologiche. Così se qualche studioso pensa a un’origine
organica che implica un arresto dello sviluppo del sistema piramidale, altre autorevoli
testimonianze riconducono la goffiaggine dei gesti a un significato nevrotico
e a un’emotività invasiva.
Le disprassie motorie sono delle perturbazioni nell’organizzazione dello schema corporeo e della rappresentazione
spazio-temporale. In questi casi il movimento appare scoordinato e maldestro,
tanto da rendere deficitarie azioni come vestirsi, allacciarsi le scarpe, battere
le mani, ecc. Nella disprassia gli esami neurologici sono quasi sempre normali,
per cui le disabilità motorie sono spesso attribuite a consistenti problematiche
psicologiche.
Secondo Charcot “I tic consistono nell’esecuzione improvvisa ed imperiosa, involontaria ed assurda,
di movimenti ripetuti che rappresentano spesso una caricatura di un atto naturale”.
Tra i più frequenti vi sono quelli a carico del viso come l’aggrottamento delle
sopracciglia, smorfie, sbattere le palpebre, movimenti del mento, senza dimenticare
il sollevamento delle spalle o i tic respiratori come il tossicchiare, lo storcere
o il soffiare il naso. Normalmente l’esecuzione del tic nervoso rappresenta il
raggiungimento di un sollievo subito dopo un forte vissuto di disagio o ansia.
Durante tali situazioni, in queste persone sono spesso presenti sensazioni di
vergogna o di colpa per affrontare le quali adottano la tattica di scaricare la
tensione con una condotta motoria afinalistica. I tic nervosi di per sé non sono
una patologia inabilitante fatta eccezione per alcuni casi. Tra questi ricordiamo
la malattia di Gilles de la Tourette che si caratterizza per l’associazione: di
tic numerosi, ricorrenti, ripetitivi, rapidi e localizzati più spesso al viso
e agli arti superiori; e di tic vocali multipli sotto forma di coprolalia (linguaggio
scurrile), ecolalia (ripetizione a eco di ciò che dice l’interlocutore), grugniti,
tirate su con il naso, latrati, ecc. Tale sindrome comporta numerose implicazioni
a carattere sociale, disturbi psicologici e un quadro neurofisiologico alterato.
Aleksandr Lurija in una lettera scritta a Oliver Sacks disse a proposito dei tourettiani
"La comprensione di una tale sindrome amplierà necessariamente, e di molto, la
nostra comprensione della natura umana in generale. Non conosco alcun altra sindrome
che abbia un interesse paragonabile".
La prevenzione
In genere per quanto riguarda il trattamento delle disabilità motorie, la prevenzione
gioca un ruolo determinante. Nella fattispecie soprattutto per le cause congenite
e delle malformazioni è importante conoscere le principali norme per una gravidanza
senza rischi. Tutte le donne in età fertile e desiderose di avere un figlio dovrebbero
seguire un programma di prevenzione primaria e quindi: una dieta sana e bilanciata,
non fumare, non assumere sostanze tossiche, seguire un’adeguata attività fisica
e svolgere i principali esami circa le proprie condizioni fisiche. È inoltre fondamentale
svolgere un programma di prevenzione secondaria che mira a diagnosticare l’eventuale
patologia in una fase precoce attraverso l’ausilio di test, esami ecografici,
amniocentesi e risonanza magnetica fetale. In questi casi, l’accidentale conferma
della diagnosi della malattia dovrebbe indurre la donna e/o la coppia a rivolgersi
presso un centro ospedaliero specializzato nel trattamento di quella precisa patologia.
Cure e trattamenti
Per tutti i casi di disabilità motoria chiaramente manifestata occorre ricorrere
a interventi che hanno la funzione di evitare le complicazioni legate alla patologia.
Si tratta per la maggior parte dei casi di azioni multidisciplinari rivolte alla
cura e al trattamento delle complicanze associate alla patologia motoria. Di fatto,
la minorazione motoria molto spesso, se non sempre, influisce sulla capacità di
apprendimento in genere del soggetto che ne è colpito. Così, l’esercizio motorio
influenza la capacità di astrazione e la possibilità di comprendere il mondo,
ostacolando il processo mentale e rendendo difficile se non impossibile il concretizzarsi
di alcune esperienze. Risulta così fondamentale nel trattamento delle disabilità
motorie, oltre all’intervento riabilitativo (fisioterapico, psicomotorio, logopedico,
ortopedico e talvolta anche farmacologico e chirurgico) il supporto psicologico
e pedagogico. In genere, attraverso un delicato lavoro di equipe occorre mettere
il soggetto colpito dalla menomazione nella possibilità di esperire momenti che
favoriscono la conoscenza del sé, del rapporto oggettuale, lo sviluppo dell’autonomia,
dell’autostima e di altre abilità in grado di sopperire al deficit nel contesto
sociale. Si tratta di sviluppare strategie originali all’interno di momenti quotidiani
che necessariamente coinvolgono i familiari, il luogo di lavoro o il contesto
scolastico affinché possa realizzarsi una crescita e uno sviluppo continuo della
personalità del disabile quanto più possibile autonoma, anche attraverso l’ausilio
delle nuove tecnologie.
Bibliografia:
- AAVV, DSM IV. Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Masson 1999;
- Marcelli, D., Psicopatologia del bambino e dell’adolescente. Masson 1997;
- Bottos, M., Paralisi cerebrale infantile. Dalla “Guarigione all’Autonomia”. Diagnosi e proposte riabilitative, Piccin
Ed, 2003;
- Negri, R., La grande occasione per il pieno dispiegamento delle potenzialità del soggetto
con danno motorio cerebrale, in: Giornale Italiano Medicina Riabilitativa, 1988;
- Sabbadini, G., Manuale di neuropsicologia dell’età evolutiva, Feltrinelli, 1995.
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