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INTELLIGENZA VISIVA E BENESSERE PSICOSOMATICO

A cura della Dott.ssa Monica Monaco

Il “pensiero attraverso le parole” è certamente una delle capacità più importanti che contraddistinguono la specie umana, un’abilità esaltata dalla cultura occidentale, nel contesto delle istituzioni scolastiche di ogni livello e di ogni paese. Tuttavia, esistono anche importanti facoltà intellettive umane non verbali, spesso meno considerate e potenziate, grazie alle quali colori, suoni e altre sensazioni, sperimentate fin dai primi anni di vita attraverso la percezione, rappresentano la base di quotidiane esperienze di conoscenza e di apprendimento.
La capacità di “pensare per immagini”, recentemente definita “Intelligenza Visiva ”, è una di queste abilità cognitive e consente di fare un’esperienza del mondo più profonda e più immediata, vicina alla conoscenza della realtà esperita precocemente dai bambini quando ancora non sono abituati a vincolare le esperienze traducendole in parole
.

Le componenti dell'intelligenza visiva

Gli studi sull’intelligenza umana sono stati segnati dal passaggio da una concezione globale dell’intelligenza, ritenuta un’abilità cognitiva generale e misurabile unitariamente, ad una concezione multidimensionale, segnata dalla definizione e descrizione di numerose “intelligenze specializzate”, un contributo che è stato iniziato da H. Gardner (1983) e che ha portato ad uno studio approfondito, nel corso degli anni, di numerose e distinte attività intellettive.
Più recentemente, grazie al contributo di Ian Robertson (2002), professore di psicologia a Dublino, è stato coniato il termine di “Intelligenza Visiva ” per definire quelle abilità cognitive legate all’immaginazione e all’utilizzo di quello che l’autore definisce “l’occhio della mente”.

Dal momento che le esperienze quotidiane vengono registrate sia attraverso i cinque sensi che attraverso un sistema di consapevolezza interiore, l’Intelligenza Visiva comprende diverse dimensioni o abilità specifiche, le quali possono essere sviluppate anche in modo disuguale. Queste ultime vengono genericamente definite “capacità di visualizzazione ”, ma possono essere distinte in funzione delle esperienze percettive e sensoriali che cercano di riprodurre.

Si possono, infatti, immaginare esperienze:

  • relative a uno o più canali sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, olfatto);
  • connesse alla propriocezione, ossia alle informazioni e agli stati di consapevolezza rispetto al corpo nello spazio (schema corporeo e movimenti) e alla percezione di stimoli interni derivanti dagli organi (muscoli, tendini, articolazioni, stomaco, ecc);
  • relative alla cenestesi, ossia alla sensazione globale derivante dalla somma delle specifiche sensazioni propriocettive e interocettive, dalla quale deriva una percezione di stati psicofisici generali (benessere, malessere, confusione, sensazione di intossicazione, ecc).

Pertanto, all’interno delle possibili abilità immaginative specifiche che possono essere ricondotte alla più generale “capacità di visualizzare interiormente”, si possono distinguere almeno sette categorie:

LE CAPACITA’ DELL’INTELLIGENZA VISIVA

  1. la capacità di visualizzazione visiva;
  2. la capacità di visualizzazione uditiva;
  3. la capacità di visualizzazione olfattiva;
  4. la capacità di visualizzazione gustativa;
  5. la capacità di visualizzazione tattile;
  6. la capacità di visualizzazione propriocettiva, relativa alle posizioni e ai movimenti del corpo e alle sensazioni specifiche derivanti da organi (non sensoriali);
  7. le capacità di visualizzazione cenestetica, relativa a sensazioni generali presenti nel corpo, che derivano dalla somma di più sensazioni propriocettive.

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La capacità di utilizzare immagini visive è una delle più diffuse abilità dell’Intelligenza Visiva, che riguarda principalmente la produzione mentale di immagini relative alla visione dei colori, delle forme e dei movimenti di oggetti nello spazio. All’interno di tale generica abilità si possono ulteriormente distinguere delle capacità specifiche di immaginazione visiva, che riguardano la visualizzazione di volti, di oggetti o ancora di scene complesse e di insiemi complessi, come le mappe di luoghi.

Gli individui che sanno vedere immagini con “l’occhio interiore” non necessariamente saranno altrettanto dotati nella capacità di visualizzazione uditiva , che può riguardare la capacità di immaginare suoni e rumori singoli o intere melodie, nonché ritmi e intensità sonore differenti.

La capacità di visualizzazione olfattiva è un’abilità spesso attivata spontaneamente da alcune situazioni cariche di risonanza emotive, mediante la quale si può immaginare un odore caratteristico, desiderabile o fastidioso; tale capacità spesso attiva anche le sensazioni fisiche che potrebbero associate alla percezione olfattiva reale, come la nausea o, all’opposto, uno stato di benessere generale o di rilassamento.

Attraverso la capacità di visualizzazione gustativa è possibile immaginare un sapore o persino l’associazione di più sensazioni gustative, sperimentate nella realtà singolarmente.

Un’altra abilità specifica dell’Intelligenza Visiva, che si è dimostrata particolarmente utile nelle sue applicazioni a sostegno della salute, è la capacità di visualizzazione tattile , mediante la quale possono essere sperimentate sensazioni di sfioramento o di pressione, così come di calore o freddo, esperite nella realtà attraverso gli organi sensoriali e riproponibili nella mente con sfumature di intensità differenti.

Particolarmente importanti nel campo della riabilitazione psicomotoria e dell’allenamento ideomotorio sportivo si sono dimostrate la capacità di visualizzazione propriocettiva e la visualizzazione cenestetica . La prima permette, ad esempio, di immaginare la propria posizione rispetto ad uno spazio definito, un movimento del corpo o la presa di un utensile o ancora di immaginare le sensazioni sperimentate rispetto ad un organo, come il rallentamento del battito cardiaco. La seconda consente, invece, di immaginare uno stato psicofisico generale come la stanchezza, legato a sensazioni più specifiche, come le sensazioni di muscoli pesanti o di stanchezza visiva.

E’ molto importante distinguere le capacità di visualizzazione da quelle di rievocazione, sebbene il limite tra le due sia spesso molto sottile ed esistano parziali sovrapposizioni quotidiane. Nella visualizzazione, infatti, è possibile attingere alcuni dettagli dai ricordi ma, a partire da esperienze sensoriali vissute, si possono costruire nella mente anche situazioni mai vissute nella realtà oppure oggetti composti mai percepiti. Una conseguenza facilmente intuibile è che sulla base della visualizzazione si sviluppano molte attività creative. La capacità di creare immagini mentali di oggetti non presenti o non esistenti nella realtà è tuttavia subordinata all’acquisizione di una forma di pensiero logico-astratto ed è, pertanto, legata anche all’età e allo sviluppo mentale del visualizzatore.

Dal pensiero visivo al pensiero verbale

Quando si è bambini, le immagini sono il primo strumento per pensare che, gradualmente nel corso dello sviluppo, viene affiancato, e talvolta sostituito, dalle parole, molto utili per comunicare con gli altri, ma che spesso tolgono o delimitano le informazioni interiori che ogni individuo ha a disposizione  rispetto ai propri pensieri e alle proprie emozioni. Durante la crescita, infatti, spesso si assiste ad un decremento delle abilità dell’occhio della mente per via di un graduale abbandono del pensiero per immagini, a favore dell’acquisizione di un ricco repertorio di vocaboli utilizzati per tradurre le proprie esperienze a tutti i costi. Ciò determina nella mente un processo simile a quanto accade nella visione oculare reale, ossia si realizza un graduale offuscamento delle capacità di visualizzare interiormente il mondo che potrebbe essere paragonato a quanto accade in un disturbo della vista definito “occhio pigro”.
In questo deficit visivo, infatti, un occhio, per diverse cause, si mette a riposo e comincia a non funzionare come potrebbe, nonostante le potenziali capacità di visione siano intatte dal punto di vista fisiologico.
Così come accade nella visione reale, anche “l’occhio della mente” può diventare pigro e, anche in questo caso, è molto importante che tale situazione venga recuperata precocemente, stimolandone nuovamente il funzionamento. Lo sviluppo linguistico, opportunamente sostenuto da altre esperienze, non si oppone alla capacità di immaginazione, bensì potrebbe sostenerla, per esempio attraverso una “lettura creativa”, che non tenda a stimolare esclusivamente la produzione di parole, ma anche quella di immagini mentali.

Esistono poi numerose esperienze che favoriscono il mantenimento e lo sviluppo delle abilità di Intelligenza Visiva, che dovrebbero essere sempre opportunamente alimentate, soprattutto nel corso dello sviluppo; tra queste si annoverano il disegno e le arti visive, le attività musicali e lo sport, vissuto come momento di espressione e di conoscenza corporea. Il retaggio della tendenza precoce di un infante ad avvalersi dell’Intelligenza Visiva è visibile nella mente di ogni adulto che fa ricorso a simboli non verbali, come azioni e persino sintomi; il ruolo unico del pensiero per immagini, inoltre, viene spesso sottolineato da alcune esperienze difficilmente descrivibili attraverso il linguaggio.
L’impossibilità di conoscere e descrivere tutto attraverso le parole è stata inoltre evidenziata dai risultati molto interessanti di alcune ricerche neuroscientifiche, compiute su soggetti definiti “split brain”, in cui i due emisferi cerebrali non comunicano tra loro; tali studi mostrano che l’emisfero cerebrale destro, che ha capacità linguistiche molto ridotte, può conoscere degli aspetti della realtà che è assolutamente incapace di tradurre in forma verbale (Gazzanica M., 1989).

Nelle persone adulte, in base alla capacità di fare ricorso alle abilità che definiscono l’Intelligenza Visiva, si distinguono i “buoni visualizzatori” dai “cattivi visualizzatori”.

Fortunatamente è molto raro trovare individui completamente “ciechi interiormente” e, coloro che hanno mantenuto o sviluppato le loro capacità di immaginazione, spesso godono di altre qualità positive, tra le quali vengono frequentemente annoverate le seguenti:

  • ricordare meglio i sogni;
  • prevedere più facilmente gli esiti di alcune azioni, soprattutto motorie;
  • essere più abili nei compiti spaziali, come guidare, disegnare e risolvere problemi geometrici;
  • ricordare meglio i particolari di scene osservate;
  • essere più facilmente ipnotizzabili;
  • essere più creativi.

Traumi, malattie e salute nell'occhio della mente

Molti studi condotti mediante strumenti che consentono di conoscere le aree cerebrali coinvolte nello svolgimento di un compito, hanno mostrato risultati che devono far riflettere sulle importanti ricadute che l’Intelligenza Visiva può avere sulla salute, tanto fisica che mentale. Esiste, infatti, un’analogia tra le aree della corteccia cerebrale che vengono attivate nel corso della reale esecuzione di un movimento, della vista di qualcosa o dell’ascolto di un suono e tra le zone corticali che mediano la visualizzazione dello stesso gesto motorio, della visione del medesimo oggetto o dell’ascolto del suono in questione.
In altre parole, le aree del cervello attivate quando vediamo, ascoltiamo o facciamo qualcosa sono simili a quelle attivate immaginando di vedere, di ascoltare o di fare quella cosa.
La possibilità di attivare, attraverso un uso corretto dell’immaginazione, aree corticali impegnate anche nella visione, nell’ascolto o nel movimento reale, consente di potenziare qualunque allenamento motorio o attività di riabilitazione. Per tale ragione, un training di visualizzazione spesso è affiancato alla preparazione tecnica degli atleti e alla fisioterapia per il recupero di problemi motori. In tal modo, quello che non è ancora possibile fare o rifare con il corpo può essere stimolato attraverso la mente, che è in grado di attivare o di favorire la riattivazione di determinate aree del cervello coinvolte nelle prestazioni sensorio-motorie reali.
Dal momento che il cervello umano utilizza le stesse vie nervose quando vede e quando immagina di vedere, in alcuni casi è possibile che emerga un passato mai esistito.

La psicologia giuridica è costantemente messa alla prova da questi fenomeni che vengono definiti “falsi ricordi” e in cui i processi ricostruttivi della memoria si mescolano alle vivaci abilità derivanti dall’Intelligenza Visiva.

L’eguaglianza cerebrale “realtà vissuta = realtà immaginata ” può valere sia che le esperienze visualizzate siano positive, sia che siano negative.
Una conseguenza di quanto detto è che la capacità di visualizzare, che deriva dall’Intelligenza Visiva, può comportare una tendenza a perpetrare la riproduzione di una realtà spaventosa anche quando essa è terminata, continuando a riprodurre anche le reazioni negative del corpo e della mente che si erano attivate durante l’evento reale, ormai passato. In questo modo il sistema di visualizzazione si blocca su una scena ed un trauma viene mantenuto attuale, comportando flashback e sintomi di aumentato arousal, tipici dei cosiddetti Disturbi Post Traumatici da Stress. Grazie al risveglio di tutte le abilità di visualizzazione, talvolta fino a quel momento sopite, un episodio traumatico genera la tendenza ad alimentare ricordi sotto forma di “immagini maligne” che trasformano, generalmente in modo automatico e involontario, una risorsa in una fonte di stress. A questo proposito, una capacità alla visualizzazione sopra la norma è stata osservata in individui traumatizzati, come gli ex combattenti (Stutman K., Bliss E.L., 1985). Fortunatamente, le stesse abilità che hanno mediato l’innesco del problema spesso rappresentano la chiave per superarlo, come accade nelle tecniche di visualizzazione guidata, di desensibilizzazione o ancora nell’ipnosi o in alcune tecniche specifiche per il trattamento post-traumatico, tutti strumenti che appaiono, in questi casi, molto efficaci rispetto a quelli esclusivamente verbali come il colloquio, poiché la componente linguistico-verbale gioca un ruolo secondario nella genesi del problema e diventa importante solo per ricollegare le immagini attribuendo un senso agli eventi percepiti (Giusti E., Montanari C ., 2000).
Così, dal momento che non si può scegliere di non immaginare, si possono rompere le associazioni tra più tipi di immaginazione (visiva, uditiva, sensoriale), che si sono create di fronte al bombardamento sensoriale che un trauma produce. L’immaginazione è la base, e al contempo spesso la risorsa per la cura, anche della stragrande maggioranza delle fobie. Oggetti mostruosi o scenari paurosi e angoscianti vengono visualizzati dalla mente insieme ad un corteo di emozioni (visualizzazioni cenestesiche) associate ad essi ed, in tal modo, è possibile creare nella mente una realtà che non esiste e che è in grado di terrorizzare chi soffre per questo tipo di disagi.
La fobia dell’aereo ne è un esempio; accadimenti legati ad incidenti, disastri o morte vengono proiettati, come dal miglior registra horror, nella mente di un individuo che vive questa fobia, fino al punto da rendere reali le sue reazioni di paura che lo costringono all’evitamento della situazione di volo. Anche in questo caso la soluzione spesso può essere trovata nella causa e non è tanto importante ricordare l’evento iniziale che può avere scatenato tutto e che la mente ha rimosso per difendersi, bensì agire per modificare gradualmente gli scenari della mente. Molte rimedi efficaci per superare disagi psicologici di varia natura sono basati su immagini vivide, relative a tutti i canali sensoriali, che possono aiutare gradualmente a rompere abitudini negative o a crearne nuove positive.

Anche le malattie e i disagi fisici appaiono condizionabili dalle capacità derivanti dall’Intelligenza Visiva. Ciò deriva dalla possibilità dell’immaginazione di produrre dei cambiamenti fisici simili a quelle che sarebbero sperimentati in presenza di determinati stimoli esterni o interni che colpiscono il corpo.
Nel caso dei problemi fisici spesso la capacità negativa di immaginare un sintomo agisce automaticamente, come accade per le persone che hanno l’abitudine di leggere i foglietti illustrativi dei farmaci e di avvertire gli effetti collaterali descritti, ricorrendo ad un’incontrollata e spontanea immaginazione propriocettiva o cenestetica, attivata dalla descrizione dei sintomi.
Viceversa, sostenere attraverso delle tecniche specifiche la capacità di immaginare la reazione positiva alla malattia, nel corso di una terapia medica, sembra uno strumento positivo che spesso velocizza o aumenta le possibilità di guarigione o di sopportazione del dolore o della nausea, in occasione di interventi chirurgici, di chemioterapia o di altro tipo di terapie mediche necessarie (Lutgendorf S. et al ., 2000). In alcuni casi, come nelle cefalee muscolo-tensive o nei disturbi fisici legati a stress, le tecniche di visualizzazione si sono mostrate inoltre particolarmente utili per alleviare questi disagi, anche senza ricorso a farmaci.

Potenziare l'intelligenza visiva

Lo sviluppo delle capacità di immaginazione può rappresentare, quindi, una risorsa estremamente importante per la salute, poiché il linguaggio simbolico della mente è fatto di immagini che, talvolta, si fissano negativamente nella mente, alimentando alcuni profondi disagi psicosomatici che, tuttavia, rappresentano una prospettiva al mondo che può essere modificata.
L’allenamento della “visione interiore”, quando necessario anche attraverso specifici training di visualizzazione, può consentire di utilizzare le facoltà che compongono l’Intelligenza Visiva per migliorare le prestazioni in diversi campi, da quello lavorativo a quello sportivo.
Nell’ambito della salute, e in particolare della salute mentale, delle opportune tecniche di visualizzazione possono aiutare a combattere, con le stesse armi, le esperienze negative o stressanti che coinvolgono, attraverso i sensi, il corpo e la mente.

Bibliografia

  • H. Gardner (1983). Trad it. Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza , Feltrinelli, Milano, 1987;
  • Gazzanica M., (1989). Organization of the human brain, Science , 245, 947-952;
  • Giusti E., Montanari C., (2000). Trattamenti psicologici in emergenza , Sovera Multimedia, Roma;
  • Lutgendorf S. et al., (2000). Effect of relaxation and stress on the capsaicin-induced local inflammatory response, Psycosomatic Medicine , 62, 524-534;
  • Marzilier J.S. et al., (1979). Self-report and pyisiological changes accompanying repeated imagining of a phobic scene, Behaviour Research and Therapy , 17, 71-77;
  • Robertson I., (2002). Trad it. Intelligenza Visiva. Il sesto senso che abbiamo dimenticato , Rizzoli, Milano, 2003;
  • Stutman K., Bliss E.L., (1985). Post- traumatic stress disorder, hypnotizability and imagery, American Journal of Psychiatry , 142, 741-743.

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