MOTIVAZIONE AL TURISMO:
BISOGNI PSICOLOGICI E SIGNIFICATI DELVIAGGIARE
MOTIVAZIONE TURISMO |
A cura della Dott.ssa Monica Monaco | Un viaggio rappresenta il turista e può esprimere molti aspetti della sua personalità:
il suo stile di vita, i suoi valori, le sue abitudini più stabili. Ma una importante
spinta a viaggiare deriva anche dai bisogni attuali di un individuo, che in momenti
diversi della propria vita può sognare e scegliere vacanze estremamente differenti.
I bisogni dei viaggiatori
La motivazione turistica comprende ciò che dispone una persona o un gruppo a
viaggiare, racchiudendo naturalmente sia aspetti coscienti che elementi inconsci,
sia necessità stabili che bisogni transitori. Anche la motivazione turistica,
come altre spinte comportamentali, può essere positiva o negativa cioè può derivare,
nel primo caso, dalla ricerca di qualcosa da ottenere o, nel secondo, dall’evitare
situazioni indesiderate.
Uno degli elementi chiave che accomuna tutti i tipi di turisti e viaggiatori
sembra essere la ricerca di un “livello di stimolazione ottimale” (Iso-Ahola,
1982), ossia di uno stato soggettivo ideale che dipende molto dagli stimoli a
cui si è assoggettati nella vita quotidiana, ma anche da predisposizioni personali.
Esistono, infatti, dei livelli di attivazione estremamente personali che si associano
alla percezione di un senso di salute e di armonia interna: al di sotto di un
certo livello si pone la sensazione di noia e al di sopra si avverte ansia e stress.
Così come non esiste un livello oggettivo di stimolazione ottimale, non esistono
attività turistiche oggettivamente noiose o obiettivamente stimolanti, ma la possibilità
di innalzare o abbassare il livello di intensità psicofisica attraverso un tipo
di viaggio dipende dalla prospettiva del viaggiatore ma anche da ciò che tale
persona fa quotidianamente.
Questi aspetti spiegano come le scelte turistiche siano connesse al bisogno di
diminuire o eliminare una situazione spiacevole, sia essa di ipoattivazione che
di iperattivazione, attraverso il raggiungimento di una finalità turistica che
può rispondere a diversi bisogni psicologici.
La ricerca dell’omeostasi è un processo che spesso avviene in maniera inconscia
e in relazione a cui sono state descritte sette modalità principali di soluzioni
dello squilibrio interiore attraverso il turismo (Crompton, 1979):
- l’evasione dal quotidiano percepito, che si attua attraverso la ricerca di luoghi
di vacanza che siano diversi rispetto a quelli quotidiani vissuti a casa o al
lavoro;
- l’esplorazione di se stessi, che concerne la ricerca di occasioni nuove in ambienti
non familiari che possano permettere di scoprire qualcosa di nuovo sul proprio
profilo psicologico, migliorando la conoscenza di sé;
- il relax, che favorisce l’allentamento della tensione psico-fisica quotidiana
(es. periodi in centri di benessere);
- il prestigio, che induce a ricercare nel viaggio una possibilità di promozione
sociale;
- la regressione che, attraverso forme di comportamento meno razionali, favorisce
la liberazione da costrizioni sociali (es. giochi sulla spiaggia);
- l’impulso alle relazioni familiari, che stimola il rafforzamento di legami fondamentali
anche mediante attività semplici (es. giocare a carte) con un alto valore di condivisione
spesso negato nella “sovraffollata” quotidianità;
- il miglioramento delle interazioni sociali, che avviene attraverso forme turistiche
che tendono a diminuire le inibizioni e a portare in contesti comportamentali
diversi dalla quotidianità in grado di ridimensionare le insicurezze interpersonali
(es. villaggi in cui sono previste forme di socializzazione).
A questo modello, in seguito, Bruschi Pagnini e Pinzauti (1991) hanno effettuato
delle integrazioni mantenendo, nella loro prospettiva, le motivazioni a viaggiare
per migliorare il benessere attraverso vacanze per rispondere a necessità fisiologiche
(es. riposo o cura), per ricercare o esprimere il prestigio e per evadere dalla
quotidianità.
Inoltre, in tale contesto di studio, sono state riscontrate altre motivazioni
turistiche, quali:
- il turismo come comportamento imitativo, che appare legato alla necessità di
uniformarsi alle mode allo scopo di sentirsi più vicini alle tendenze della società
in cui si vive (es. viaggi in mete di moda);
- il turismo come soddisfazione di curiosità, che porta a ricercare forme di viaggi
connessi ad attività esplorative o conoscitive (es. viaggi di escursione o di
formazione);
- il turismo come realizzazione di un sogno, volto a sperimentare contesti di vita
non accessibili quotidianamente (es. contesti molto lussuosi) e per questo considerati
allettanti.
In relazione agli aspetti comportamentali riscontrati in ogni forma di turismo,
è stata sottolineata la differenza tra la cultura quotidiana che è stata definita
“cultura residuale” e l’opposta “cultura turistica” (Carr, 2002), uno stile di
vita inusuale che accomuna tutte le persone in vacanza in una collettività e che
è la chiave della possibilità di stabilire cambiamenti di percezione rispetto
alle prospettive abituali. Tale “dimensione extra-ordinaria” spiega l’utilità
potenziale di un viaggio e la sua possibilità di assumere un valore di crescita
personale.
Aspettative, significato del viaggio e fiducia in se'
Ogni viaggiatore si costruisce delle aspettative turistiche ed una “immagine
interiore di ogni viaggio” che pone tra le sue possibili scelte; ciò comporta
l’attribuzione di un significato alla vacanza che fa da guida nel confronto con
alcuni aspetti interiori, rendendo più o meno probabile una scelta. Nel valutare
una possibile meta turistica, concorrono infatti anche degli aspetti motivazionali
stabili, connessi soprattutto a dimensioni della personalità.
Un primo elemento che può favorire o scoraggiare una scelta turistica è lo stile
attributivo, cioè la tendenza ad attribuire la causalità degli eventi che potranno
verificarsi durante un viaggio, a fattori esterni o interni.
Se il cosiddetto “locus of control” relativo agli eventi turistici è interno
sarà più facile che un turista si confronti anche con situazioni più avventurose,
in cui penserà di poter avere un controllo delle proprie azioni.
Se il locus of control turistico è esterno sarà più facile attribuire agli altri
la qualità della propria vacanza e quindi scegliere dei viaggi affidandosi a operatori
turistici affermati, piuttosto che “correre il rischio” di dover gestire da sé
parti del viaggio.
Una dimensione altrettanto importante, strettamente connessa alla precedente,
è quella dell’autoefficacia percepita (Bandura, 1987), che comporta una sensazione
di saper fare qualcosa in un contesto specifico e che guida alla scelta delle
forme di turismo in rapporto principalmente a:
- mezzo di trasporto (es. convinzione di poter affrontare un viaggio con l’uso
di un particolare mezzo di trasporto);
- attività svolta nel corso del viaggio (es. capacità di svolgere attività fisiche
di un certo tipo);
- caratteristiche ambientali del luogo visitato (es. capacità di affrontare condizioni
climatiche o ambientali avverse).
Un viaggio per ogni età
Spesso una delle caratteristiche demografiche che sembra influenzare maggiormente
la motivazione turistica è l’età.
A tal proposito, Gibson e Yiannakis (2002) hanno studiato la trasformazione delle
motivazioni turistiche nel corso del “ciclo di vita”.
Essi, in particolare, hanno sottolineato che l’ingresso nella terza decade, compresa
tra i 28 e i 33 anni, e quello nel periodo della stabilità personale, tra 33 e
40, tendono a cambiare gli stili di vita trasformandoli in forme più stabili e
serie che muovono i turisti di questa età a scegliere generalmente forme di vacanza
più impegnate, quali quelle volte a favorire esperienze culturali o mirate ad
acquisire nuove abilità. In questa fase di vita in effetti abbondano i viaggi-studio
e gli itinerari culturali e conoscitivi.
Nello stesso contesto teorico viene sottolineato che il passaggio alla mezza
età, dai 40 ai 45, insieme all’ingresso in tale età, tra i 45 e i 50, sono spesso
accompagnati da maggiori possibilità economiche e comportano la scelta di mete
turistiche più spesso connesse a forme di dimostrazione dello status raggiunto
o comunque connesse prettamente ad interessi culturali.
Infine, la transizione alla quinta decade, tra 50 e 55 anni, e l’ingresso nella
terza età, oltre i 65 anni, generano l’abbandono quasi totale di forme di turismo
legato ad esperienze fisiche stancanti, quali escursioni impegnative e non organizzate
o esperienze connesse ad attività sportive. In questa fase aumenta invece il consumo
di forme turistiche più sicure e protette, ossia connesse a viaggi organizzati.
Un fattore importante che incide indirettamente nelle scelte turistiche al crescere
dell’età è connesso agli esiti delle esperienze turistiche precedenti accumulate.
Il comportamento turistico infatti è connesso anche ai risultati positivi conseguiti,
che rappresentano dei veri e propri rinforzi che spingono alla ripetizione ed
al consolidamento di tipologie comportamentali che si sono rivelate utili. Da
ciò spesso deriva ad esempio l’abitudine ad affidarsi a dei tour operators per
la scelta di viaggi anche molto diversi da quelli che sono stati scelti in precedenza,
ma che hanno fornito un buon grado di soddisfazione.
La motivazione, infatti, ricerca ricompense che possono creare nuovi bisogni
che possono essere appagati attraverso comportamenti turistici simili: da un viaggio
motivato da un bisogno potrebbe nascere pertanto una nuova motivazione che può
spingere a ripeterne qualche aspetto.
La scelta della vacanza tra due forze
Nel contesto delle motivazioni che spingono alla scelta di una meta vacanziera
sono stati opportunamente distinti due tipi di elementi:
- i fattorI push che rappresentano una spinta verso una vacanza e che sono costituiti
principalmente da motivazioni socio-psicologiche;
- i fattori pull che sono un’attrazione che guida verso località in relazione alle
offerte in termini di attrezzature o servizi.
Il primo tipo di fattori è la chiave del desiderio di viaggiare, mentre il secondo
rappresenta la calamita verso una meta. L’elemento comune è certamente l’emozione
che si ricerca attraverso l’esperienza della vacanza che la guida dall’origine
fino alla destinazione.
Generalmente le vacanze, per quanto possano sembrarlo, non sono mai frutto di
una scelta improvvisata. In ogni percorso di valutazione della destinazione di
un viaggio si rintracciano quattro fasi che compongono un sistema di scelta definito
“vacation sequence”. Tale struttura decisionale procede attraverso:
- l’individuazione del problema, che può riguardare la scelta di una meta o la
selezione tra più opzioni;
- l’acquisizione di informazioni, che può avvenire in modo più o meno formale e
che serve a motivare altri compagni di viaggio o a legittimare la scelta;
- la valutazione delle opportunità, che può coinvolgere degli operatori turistici,
derivare dalla consultazione di risorse multimediali o dalla valutazione di esperienze
di amici e parenti;
- la decisione, che in genere coinvolge tutti i membri di un gruppo turistico e
che può avvenire all’unanimità o con forme di negoziazione.
Alcune regole per scegliere un viaggio rigenerante in ogni momento dell'anno
Un viaggio può avere diversi scopi. Se si viaggia per scelta e si desidera rendere
il viaggio un’occasione per ricaricarsi, è necessaria qualche buona regola per
prendere decisioni soddisfacenti.
Innanzitutto, è necessario prediligere luoghi e tipologie di viaggio lasciandosi
guidare soprattutto dai propri bisogni del momento: occorre ascoltare gli stati
d’animo e le esigenze fisiche attuali, evitando di forzarsi a fare qualcosa che
non risponde alle necessità o alle possibilità del periodo.
Ciò significa quindi che, in un dato momento, può essere più benefico mettere
da parte l’ipotesi di affrontare un “viaggio sognato a lungo” che però non si
adatta al particolare momento che si sta vivendo: meglio rimandare o semplicemente
“rifantasticare” il viaggio.
Se ad esempio si desiderava condividere un dato viaggio con una persona con cui
oggi non è possibile partire oppure si aveva voglia di viaggiare in un periodo
in cui ci si sentisse più in forma, occorre decidere se cambiare momentaneamente
meta o cambiare aspettative, piuttosto che rimanere delusi da un’esperienza affrontata
sulla base di una condizione fisica o di umore inappropriata oppure guidati da
una immagine interiore del viaggio desiderato che si distacca da quello possibile
nella condizione attuale.
Un altro aspetto importante da considerare nella valutazione delle opportunità
di viaggio, riguarda la scelta dei ritmi turistici in relazione al livello di
stress attuale, stabilendo se si intende optare per un rapporto scandito in modo
predeterminato degli impegni turistici o se si cerca una flessibilità alternativa
alle frequenti esigenze quotidiane. Altrettanto importante è la scelta della compagnia
di viaggio, sia quella con cui partire che quella che è possibile condividere
a destinazione: il segreto anche in questo caso è lasciarsi guidare dai propri
bisogni emotivi, personalizzando la vacanza e ascoltando se stessi, evitando di
lasciarsi guidare dalle abitudini e dalle “scelte preconfezionate”. Solo così
si potrà beneficiare davvero dei viaggi e non ci si troverà a necessitare di un
periodo di “vacanza dalla vacanza”, prima di tornare alla routine.
Letture di approfondimento
- Gulotta G., 1997, Psicologia turistica, Giuffrè Editore, Milano.
- Suggelli F.R, 2004, Psicologia del turismo, Carocci, Roma.
- Villamira M.A. (a cura di), 2001, Psicologia del viaggio e del turismo, UTET,
Torino.
- Virdi R., Traini A. (a cura di), 1990, Psicologia del turismo. Turismo, salute,
cultura. Armando Editore, Roma.
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