MUSICA E FIORI DI BACHMUSICA E FIORI DI BACH
Una disarmonia. Una parte che non vibra all’unisono con il tutto. Sembra l’analisi di un direttore d’orchestra durante le prove di un concerto, e invece è la definizione che il dottor Edward Bach diede delle malattie, molti anni fa. Vissuto tra il 1886 e il 1936, il medico gallese è famoso per aver ideato un metodo di cura basato sulla floriterapia, i Fiori di Bach, appunto. E in questa frase, apparentemente solo una riflessione poetica sul malfunzionamento di un organismo, sono presenti due concetti chiave alla base di metodi di cura alternativi alla medicina occidentale ufficiale. Il primo, la parte per il tutto, quasi una figura retorica, è un pilastro della medicina olistica: un organo malato va considerato non come problema a sé, ma come parte sofferente di un intero organismo; e quindi non può essere curato senza prendere in considerazione il tutto che lo comprende, lo circonda e soffre con lui. Il termine vibrazione invece rimanda chiaramente alla musica. Nelle medicine orientali il concetto del “vibrare” in armonia col resto del corpo, con l’universo, non è certo una novità. Ad ognuno dei sette chakra principali, ad esempio, vengono associati un colore e una nota, con cui il chakra “vibra” in sintonia. Se le note, e quindi la musica, accompagnano i normali ritmi del corpo, ne scandiscono il benessere, è naturale pensare che la musica stessa possa diventare un metodo di guarigione, o quantomeno un valido supporto ad altre tecniche di cura. Nel mondo occidentale la validità della musicoterapia è stata relativamente accettata, in tempi recenti. Si tratta di una disciplina nata a metà del Novecento, che ha conosciuto un certo successo a partire dagli anni ’80, soprattutto nei paesi anglosassoni, nell’ambito della terapia del dolore. A tutt’oggi in realtà la situazione è ancora nebulosa: in Italia si discute sulla differenza fra musicoterapeuta e musicoterapista, esistono corsi di vario tipo, ed è stata fondata una Federazione Italiana Musicoterapeuti; dal 2005 è stata avviata la sperimentazione per i diplomi in questa disciplina in due conservatori, a Verona e all’Aquila. Attualmente la musicoterapia (attiva e passiva, cioè che preveda che il paziente suoni uno strumento, o semplicemente ascolti) viene utilizzata principalmente a sostegno di malattie neurologiche o psichiatriche, dall’autismo alla sindrome di Down, dai disturbi dell’umore a quelli somatoformi. La cosiddetta medicina alternativa, invece, si accompagna alla musica da sempre, anche come semplice sottofondo, come ad esempio succede durante una seduta di Reiki.
Tornando al dottor Bach, la sua floriterapia si basa sul concetto che ogni sintomo
di malessere fisico sia originato da un disturbo psicologico, e che ogni individuo
ha un diverso approccio relativamente a uno stesso sintomo. Riconoscere gli stati
d’animo che causano un determinato “fiume d’energia” permette di individuare il
fiore che può curarli, che può ristabilire l’armonia nella sfera emotiva di una
persona. Così, a 38 tipi comportamentali sono state associate altrettante essenze,
suddivise tra dodici guaritori, sette aiuti e diciannove assistenti; in più è
stato elaborato un Rescue Remedy, una sorta di rimedio universale in caso di emergenza,
basato sulla miscela di cinque fiori, Star of Betlehem, Rock Rose, Impatiens,
Clematis, Cherry Plum. Trattando i fiori con i sistemi del sole o della bollitura,
si può ottenere il fiore di Bach. I fiori sono stati suddivisi in sette gruppi,
corrispondenti a sette situazioni emozionali: fiori per individui che hanno paura;
che vivono nell’incertezza; che non mostrano interesse al presente; che vivono
in solitudine; ipersensibili alle influenze del prossimo; che si preoccupano troppo
del benessere altrui; in preda allo scoraggiamento e alla disperazione. Il medico
ha tramandato sia i metodi per preparare i fiori, sia le caratteristiche dei fiori
stessi relativamente ai tipi psicologici, in modo semplice affinché fosse possibile
per tutti effettuare un’autodiagnosi e curarsi da sé: la sua concezione della
terapia era incentrata sul fatto che tutti potessero essere messi in condizione
di analizzarsi, curarsi in modo innocuo, e soprattutto prevenire i disturbi. La
medicina ufficiale non ha mai riconosciuto la validità dei Fiori di Bach, e spiega
i benefici che provano coloro che ne fanno uso come un semplice effetto placebo.
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