MUSICOTERAPIA E MALATTIA DI ALZHEIMER
MUSICOTERAPIA ALZHEIMER |
a cura di Maria Teresa Nardi |
Nel 2001 l’America Accademy of Neurology ha indicato la musicoterapia come una
tecnica per migliorare le attività funzionali e ridurre i disturbi del comportamento
nel malato di Alzheimer. Ciò è possibile perché la musica sembra rivelarsi una
via di accesso privilegiata per contattare il cuore dei malati che preservano
intatte certe abilità e competenze musicali fondamentali (intonazione, sincronia
ritmica, senso della tonalità), nonostante il deterioramento cognitivo dovuto
alla malattia.
La malattia
Le persone colpite dall’Alzheimer sin dall’inizio presentano una graduale perdita
delle funzioni mnestiche (orientamento, memoria a breve termine e disturbi cognitivi),
alla quale si associano comportamenti inadeguati e pericolosi: vagabondaggio ossessivo
e aggressività, ansia e depressione. Successivamente si verifica una progressiva
e sempre più grave compromissione del linguaggio, una diminuzione dell’emotività
e dell’iniziativa (apatia) e un incremento dell’ostinazione.
La malattia, cagionata da una grave degenerazione dei neuroni cerebrali, oggi
riveste una grande rilevanza sociale, a causa del progressivo invecchiamento della
popolazione; si calcola che essa sia responsabile di oltre la metà dei casi di
demenza senile, che riguarda un numero molto alto di soggetti anziani (circa il
10% della popolazione sopra i 65 anni, e un 30% della popolazione sopra gli ottanta).
Convivere e prendersi cura di una familiare colpito da questa malattia, ancor
oggi pressoché incurabile, è difficile e gravoso.
Le terapie
Nei malati di Alzheimer la terapia farmacologica è diretta a contrastare alcuni
aspetti di un quadro clinico destinato ad un inevitabile peggioramento, e quella
verbale, a causa dei gravi deficit mnemonici, cognitivi e linguistici che accompagnano
i pazienti, non può essere avviata. Si deve perciò ricorrere a pratiche riabilitative
e terapeutiche che coinvolgano il paziente, lo stimolino in modo adeguato, cercando
di mantenere e ravvivare il suo interesse con il mondo esterno e con gli altri;
per questo sempre più geriatri ritengono utile e necessario incoraggiare gli anziani
a seguire terapie espressive, tra le quali la musicoterapia , che hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita, oltre
a rivitalizzare l’umore, ridurre l’aggressività e, ovviamente, stimolare la memoria.
La musicoterapia
Gli approcci musicoterapici sono volti ad integrare funzioni cognitive, affettive,
fisiche ed interpersonali, utilizzando tecniche attive e ricettive. Durante le
sedute i pazienti cantano canzoni popolari, ascoltano musica dal vivo e/o registrata,
danzano liberamente o vengono coinvolti in danze popolari molto semplici, accompagnano
con strumenti a percussione brani musicali o canzoni. Durante le sedute il paziente
non deve mai sentirsi a disagio e non gli devono mai essere fatte delle richieste
superiori alle sue capacità. L’intervento musicoterapico mira a raggiungere alcuni
dei seguenti obiettivi (AA.VV., 2003):
- socializzazione;
- modificazione dello stato umorale della persona e contenimento di manifestazioni
d’ira e di stati di agitazione;
- contenimento dell’aggressività, del Wondering (vagabondaggio afinalistico) e
degli stati ansiosi-depressivi;
- aiutare l’ospite a soffocare il proprio compatimento e a distogliere l’attenzione
dai disturbi somatici;
- accrescimento dell’autostima e della considerazione di se stessi;
- riattivazione della memoria musicale ed emozionale: recuperare il presente attraverso
la rivisitazione e la riappropriazione dei ricordi;
- indurre un comportamento musicale attivo (cantare o suonare uno strumento) per
favorire il mantenimento delle abilità motorie, anche attraverso movimenti semplici
del corpo;
- costruzione di una relazione empatica tra musicoterapeuta e paziente.
L’importanza di introdurre la musicoterapia nella riabilitazione dell’Alzheimer
è supportata da una serie di studi scientifici che hanno valutato attentamente
le condizioni degli anziani durante e dopo ogni seduta: in generale si osserva
che si riducono i sintomi più invalidanti della malattia e, pur sottolineando
che i canti e le impovvisazioni strumentali non hanno alcuna pretesa di guarire,
è palese che la partecipazione regolare alle sedute, soprattutto per pazienti
ancora autosufficienti, aiuta a rallentare i processi degenerativi e migliora
le condizioni generali, specie se il malato vive in istituto (ALDRIDGE, 1998).
Ciò è ampiamente supportato anche dalle schede di valutazione compilate al termine
di ogni seduta, dalle quali emerge chiaramente che la musicoterapia ha effetti
benefici sui malati, in particolare:
- si riscontrano comportamenti socialmente accettabili e coerenti rispetto al contesto:
manifestazioni di applausi, verbalizzazioni dotate di senso compiuto, comportamenti
orientati verso il contatto fisico, interazioni con gli altri, socializzazione,
formazione di gruppi e loro conduzione;
- si registrano modificazioni significative della sfera emotiva e dell’umore della
persona, che vive la seduta come momento di divertimento, di soddisfazione e di
benessere;
- gli episodi di Wondering a volte vengono inibiti dalla presenza della musica
e del musicoterapeuta, che trasmettono al paziente tranquillità e sicurezza; l’aggressività
trova sfogo creativo nel ritmo e nella musica cantata e suonata dal paziente,
che così aumenta il proprio livello di autostima e fiducia in sé stesso, attenua
atteggiamenti ansiogeni e ripetitivi, diventando meglio gestibile;
- le sedute di musicoterapia non sono orientate soltanto al passato, ma indagano
anche la capacità di creare in modo estemporaneo nuovi ritmi e nuove melodie.
La persona demente accetta l’improvvisazione inserendovisi in modo cosciente,
dimostrando di possedere ancora una dose significativa di creatività che emerge
in modo palese durante gli incontri;
- i pazienti danno prova, a vari livelli, di possedere una competenza musicale
rilevante che si manifesta nel canto, nella pratica strumentale e nell’esecuzione
di movimenti o semplici danze popolari che favoriscono l’orientamento e l’acquisizione
della dimensione spazio-temporale;
- i malati sono capaci di cantare (a volte citano il testo correttamente a volte
solo in parte, a volte manifestano lallazione) e ricordano intere canzoni appartenenti
al loro bagaglio culturale, ciò accelera ad esempio il recupero della parola negli
afasici;
- il musicoterapeuta instaura una relazione significativa col paziente: la musica
permette di creare un dialogo sonoro che il soggetto è in grado di gestire a un
livello di comunicazione non verbale (AA.VV., 2003).
Le sedute
I musicoterapeuti sono concordi nel sostenere che è necessario stabilire una
scansione spazio-temporale degli incontri, poiché la maggior parte dei malati
perde precocemente questi due parametri di riferimento. Ecco, allora, che le sedute
devono svolgersi sempre nello stesso spazio, alla stessa ora e dagli stessi operatori.
Anche i contenuti degli incontri devono avere una successione temporale definita
e ripetitiva affinché i pazienti trovino stabilità e regolarità. Le proposte così
si succedono gradualmente: l’approccio iniziale è forse la fase più delicata poiché
deve attirare ed incuriosire con discrezione i malati per invitarli a partecipare
alle sedute, segue una fase centrale caratterizzata da maggior coinvolgimento,
quindi la chiusura e il saluto finale.
I contenuti delle sedute
La canzone popolare
Ricordare e ricostruire una canzone in tutte le sue parti, ritmo, melodia e testo,
è una tecnica musicoterapica ampiamente utilizzata con i malati d’Alzheimer, ed
ha lo scopo di mantenere attiva la memoria, di accrescere la produzione linguistica
e di tranquillizzare il malato. Bisogna, però, lavorare sempre con canzoni che
i pazienti conoscono, che fanno parte del loro bagaglio culturale, che ricordano
il loro passato. Nel cantare una canzone i malati ritrovano le loro origini, i
ricordi, le emozioni, i vissuti e gli stati d’animo delle esperienze più significative
della loro vita.
Il musicoterapeuta interpretando canzoni e melodie del passato restituisce al
paziente fatti, episodi e circostanze altrimenti sommerse dalla malattia e perdute
per sempre. Il paziente si scopre ancora capace di cantare e di provare piacere
nel condividere un’esperienza di gruppo; anche gli anziani non autosufficienti
spesso ricordano e cantano i testi delle canzoni, partecipano e rispondono con
logicità agli stimoli musicali, mentre hanno chiare difficoltà a sostenere attività
dialogiche di altro tipo. Il canto, infine richiede uno sforzo di concentrazione,
di attenzione, di espressione, di memoria; la pratica canora distrae da una situazione
aggressiva, permette un controllo della respirazione e quindi il rilassamento.
(AA.VV., 2003)
Gli strumenti musicali
L’utilizzo degli strumenti musicali facilita gli anziani che hanno difficoltà
ad esprimersi, poiché lo strumento è un mediatore tra l’individuo ed il mondo;
la scelta specifica dello strumento deve tener conto delle limitate possibilità
di movimento degli arti superiori ed inferiori dei pazienti, perciò è consigliabile
strumenti dalle superfici ampie, come i tamburi, così facendo i pazienti non si
sentono inadeguati e frustrati e si inseriscono facilmente nell’attività. Solo
successivamente si introducono strumenti più difficili da maneggiare e suonare.
Durante l’esecuzione strumentale ed il lavoro ritmico i malati riattivano e potenziano
le capacità motorie, acquistano maggior autocontrollo e precisione nei movimenti,
stimolano i processi cognitivi, anche se perdono la spontaneità e la libertà di
esprimersi.
I movimenti
Accade spesso che l’ascolto musicale spinga spontaneamente i pazienti ad esibirsi
in balli popolari e, là dove le condizioni lo permettano, è proprio il musicoterapeuta
a proporre al gruppo semplici danze coreografiche, con lo scopo di favorire la
socializzazione ma anche la coordinazione motoria.
Bibliografia di riferimento
- AA.VV., Musicoterapia con il malato di Alzheimer , Ed. Federazione Alzheimer Italia e Progetto Anziani Musica, Gorizia, 2003.
- D. ALDRIDGE, La musica applicata al Morbo di Alzheimer , Convegno organizzato da Scuola Europea di Musicoterapia, Corinaldo 23-24/5/1998.
Bibliografia consigliata
- F. DELICATI, Musicoterapia e demenza senile, in Musica e Terapia. Quaderni italiani di musicoterapia, Anno 00, vol.1, gennaio
2000, pp. 27-38.G. PORZIONATO, Malattia di Alzheimer e Terapia Musicale, in Musica e Terapia. Quaderni italiani di musicoterapia, Anno 00, vol.1, gennaio
2000, pp. 2-9.
- A. VINK, Melodie dimenticate: la musicoterapica con anziani affetti da demenza , in Musicoterapia in Europa, Ed. Ismez, Roma, 2001, 319-331.
- AA.VV., Musicoterapia con gli anziani , in Manuale di Arte e Scienza della Musicoterapia, ED. Ismez, Roma, 1997, cap. V, pp. 339-397.
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