MUSICOTERAPIA E ANZIANIMUSICOTERAPIA E ANZIANI |
a cura di Maria Teresa Nardi |
L'anziano e le strutture residenziali
L'ingresso in istituto rappresenta un momento di forte cambiamento delle condizioni ambientali (abbandono della propria casa e del proprio paese), affettive (si lasciano parenti, amici e conoscenti) e comportamentali (mutano a volte radicalmente le abitudini quotidiane); in pratica si interrompe bruscamente un vissuto di continuità, uno stile di vita che può favorire risposte disadattive. Studi e ricerche psicogeriatriche sostengono che l'istituzionalizzazione può determinare l'insorgere o l'accentuazione di disturbi emotivi e un'accellerazione dell'involuzione intellettiva (Poderico, 1993); in particolare segnalano un impoverimento della vita emozionale dell'anziano che vive in istituto, minore creatività, minore chiarezza percettiva, minore integrità, minore capacità di reazione agli stimoli che agiscono sull'affettività, una tendenza verso la passività e l'inattività, una maggiore chiusura ed una minore reattività all'ambiente, autosvalutazione, sentimenti di apatia e di perdita di speranza o incompletezza (Delicati, 1997). Il ricovero, inoltre, favorisce manifestazioni di disagio psicofisico che spesso sfocia in una forte depressione senile, caratterizzata da disturbi dell'umore (tristezza, pessimismo, mancanza di stima in se stessi), e da inibizione psicomotoria accompagnata da senso di grande stanchezza e ansia, alle quali si aggiungono disturbi somatici.
La musicoterapia in istituto
Per contrastare il decadimento e il deterioramento fisico, mentale e psicologico, in questi ultimi anni nelle strutture residenziali per anziani si stanno attivando dei programmi animativi e preventivi/terapeutici. L'anziano viene, quindi, coinvolto in attività corporee, manuali, grafico-pittoriche, teatrali, verbali e musicali.
Tra gli interventi musicali un posto di rilievo è ricoperto sempre più dalla musicoterapia che dà aiuto espressivo e comunicativo all'anziano sofferente (Delicati, 1997). E' necessario, però, che le sedute si integrino con le altre attività di animazione e con le attività sanitarie ed assistenziali, per perseguire assieme i seguenti obiettivi:
L'anziano e la musica
L'anziano, anche quello che non ha ricevuto un'educazione musicale, ha una competenza
esperienziale in tutto quello che concerne il campo sonoro-musicale: la conoscenza
di canti, il ricordo di eventi sonori per lui significativi, le pratiche sociali
inerenti la musica come il ballo, le serenate, i cantastorie, gli strumenti musicali.
Questo bagaglio sonoro-musicale che l'anziano si porta dentro, che lo accompagna,
che parla della sua storia, del suo vissuto, dei suoi sentimenti, delle sua sensibilità,
delle vicende passate, della sua cultura diventa materiale su cui lavora il musicoterapeuta.
L'anziano è, dunque, considerato una persona ancora ricca di potenzialità, di
speranze, di desideri e di bisogni da attivare, conservare, preservare e rispettare.
La musicoterapia lavora sulle parti sane dell'anziano e suo obiettivo primario
è quello di valorizzare tutte le potenzialità residue; la musica diventa così
un mezzo per prendersi cura degli anziani troppo nostalgicamente legati al passato
e quindi incapaci di vivere un presente proiettato nel futuro, e degli anziani
che presentano problemi di depressione, aiutandoli ad accettare il proprio processo
di invecchiamento e/o ad elaborare un lutto.
Francesco Delicati, musicoterapeuta che opera da anni in questo settore, ha elencato una serie di funzioni e di obiettivi generali della musicoterapica per anziani:
Le attività musicoterapiche
L'esperienza musicale nel paziente anziano istituzionalizzato è un'occasione importante per impegnarsi in attività spesso nuove e di grande coinvolgimento sul piano emozionale, rievocativo e cognitivo.
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Osservando gruppi di anziani sottoposti a musicoterapia si è notato che lo stimolo
ritmico-musicale a volte induce spontaneamente a partecipare alla danza; addirittura
molto spesso questi comportamenti sono automatici, infatti sono gli stessi pazienti
ad iniziare da soli la danza che li aiuta ad orientarsi nel tempo e nello spazio.
Alcune esperienze hanno fatto registrare nei partecipanti cambiamenti d'umore,
aumento della fiducia in se stessi, mantenimento o riacquisizione dell'autonomia
e superamento dei momenti di solitudine e apatia; inoltre semplici esercizi motori,
a tempo di musica, riattivano la circolazione sanguigna, aumentano il tono muscolare
e allentano l'irrigidimento.
L'ascolto di musica semplice può inserirsi nella routine quotidiana della vita
della residenza, rendendo diversa la giornata. L'ascolto è utilizzato non solo
come mezzo di distrazione, ma come momento importante per riavviare l'anziano
ad una percezione attenta e globale. L'ascolto è, inoltre, un vero e proprio mezzo
per " l'attivazione delle funzioni cerebrali, poiché è un'azione complessa che coinvolge
non solo la componente affettiva della persona ma anche quella razionale. E' dimostrato
che l'ascolto della musica con un atteggiamento prevalentemente dominato dall'emotività
provoca un netto aumento dell'attività cerebrale nell'emisfero di destra, mentre
un ascolto di tipo analitico-interpretativo, che si accompagna alla lettura dello
spartito, produce un aumento della funzionalità a livello dell'emisfero di sinistra" (Marco Trabucchi in Lorenzetti L.M., 1984).
Bibliografia