MUSICOTERAPIA E GIOCO D'AZZARDO
MUSICOTERAPIA E GIOCO D'AZZARDO |
a cura di Maria Teresa Nardi | Improvvisazioni al pianoforte, dialoghi sonori e ascolto di musica rilassante
sono i contenuti principali delle sedute di musicoterapia, a cui possono partecipare
i giocatori d'azzardo patologici che decidono di intraprendere un programma terapeutico
per guarire. Il gioco d'azzardo, infatti, nel 1980 è stato riconosciuto come una
malattia mentale dall'Associazione degli Psichiatri Americani ed è classificato
tra i Disturbi del Controllo degli impulsi nel Diagnostic and Statistical Manual
of Mental Disorders. Per guarire, dunque, è consigliato un percorso psicoterapico
che può comprendere anche una serie di terapie complementari, quali la musicoterapia.
Il gioco d'azzardo
Il gioco d'azzardo affonda le sue radici nella storia e nella cultura di ogni
popolo: troviamo notizie relative al gioco a partire dal 4000 a.C. nell'antico
Egitto, in India, Cina e Giappone. La storia ci regala non solo testimonianze
scritte riguardanti scommesse al gioco dei dadi, ma anche esempi di giocatori
compulsivi famosi, come gli imperatori romani Caligola e Nerone e, in epoche più
recenti, George Washington e Fjodor Dostoevskij, autore de Il giocatore scritto
proprio per far fronte ai debiti di gioco. Oggi circa l'80% della popolazione
adulta gioca: lotteria, lotto, totocalcio, scommesse sportive, bingo … giochi
che per la maggior parte delle persone rappresentano un passatempo innocuo che
non mette a repentaglio la vita familiare, lavorativa e sociale. Tuttavia, una
minoranza di persone, circa il 4%, fa del gioco d'azzardo l'attività principale
della vita: questi sono giocatori compulsivi o patologici.
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| Caravaggio, particolare tratto da I Bari, 1594. |
Il giocatore d'azzardo patologico
Secondo lo psicologo Marvin Zuckerman dell'Università del Delaware, il giocatore patologico fa del gioco il centro della propria vita ; egli dipende dal gioco, in quanto è la sua unica fonte di ricreazione ed eccitamento . Il giocatore viene definito come un vero e proprio cercatore di emozioni in quanto alla base della patologia vi è la ricerca continua di novità, di stimoli
eccitanti ed inusuali e la propensione a correre forti rischi per trovarli. Nel
momento in cui si provano le emozioni e le sensazioni ricercate si altera lo stato
di coscienza e si cade quasi in trance. Lo scopo del giocatore patologico, infatti,
non è la vincita di denaro, bensì il raggiungimento di una esperienza emotiva
eccitante. Oltre a ciò, nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders
si trovano elencati altri sintomi che permettono di diagnosticare questa patologia:
si annoverano ad esempio il coinvolgimento sempre crescente nel gioco d'azzardo,
il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori, il compiere azioni illegali
per finanziare il gioco, l'affrontare inutili sforzi per tenere sotto controllo
l'attività di gioco.
La terapia
Il programma terapeutico a cui si possono sottoporre i giocatori d'azzardo patologici
prevede un intervento multidisciplinare sul paziente, con lo scopo di sanare tutti
gli aspetti della vita del soggetto, coinvolti negativamente dal gioco. Il Dott.
Guerreschi, psicologo e psicoterapeuta, consiglia di avviare la terapia con una
serie di colloqui che hanno lo scopo di costruire una motivazione al cambiamento,
di gestire la resistenza e di rafforzarne l'impegno. Segue poi la fase psicoterapeutica
che prevede terapie individuali, di coppia, di famiglia e di gruppo.
La musicoterapica
Nel trattamento psicoterapico per giocatori d'azzardo patologici rientra come
terapia complementare anche la musicoterapia. L'inserimento del suono e della musica in questo percorso di guarigione permette
ai giocatori di socializzare in modo sano, di elevare il tono dell'umore, di spostare
l'attenzione su altro e soprattutto di distogliersi dalla fissazione del gioco. L'obiettivo dell'intervento musicoterapico, infatti, è proprio quello di togliere
i pazienti dalla trance, di aiutarli a gestire la fissazione e il forte impulso
che li induce a giocare e di controllare l'irrequietezza e l'irritabilità che
si manifestano nel momento in cui smettono di giocare. Il percorso completo con
la musicoterapia consta di dodici sedute articolate in tre diverse sezioni: un
primo lavoro individuale con il giocatore, quindi una serie di sedute di gruppo,
alternate ancora ad incontri individuali, ed una fase conclusiva, probabilmente
la più difficile, che prevede il coinvolgimento dei familiari nel gruppo di malati.
Le sedute
Roberto Ghiozzi , musicoterapeuta - accreditato presso il dipartimento di Scienze dell'educazione
dell'Università di Verona ove svolge attività di docenza ed è membro del Gruppo
di Studi e Ricerca del Prof. Franco La Rocca della stessa Università - ha studiato
ed organizzato i contenuti delle sedute, durante le quali si alternano momenti
di rilassamento tramite l'ascolto di musica registrata, anche se nella maggior
parte dei casi è preferibile quella prodotta dal musicoterapeuta stesso, il dialogo
sonoro e l'improvvisazione al pianoforte a coda.
L'ascolto musicale per indurre il rilassamento ha lo scopo di migliorare il benessere
psicofisico generale del giocatore; alcuni studi, infatti, hanno rilevato che
un giocatore patologico è colpito da una serie di disturbi legati allo stress,
come l'insonnia, l'ansia, la depressione, l'emicrania, l'ipertensione, problemi
allo stomaco e alla pelle per citarne solo alcuni, poiché a questi vanno solitamente
associati anche disturbi mentali. Il dialogo sonoro, invece, è una precisa tecnica
musicoterapica, elaborata dal Dott. Mauro Scardovelli , attraverso la quale le persone interagiscono tra di loro mediante l'utilizzo
del suono, della voce e del corpo; il dialogo sonoro è molto utile ai giocatori
per individuare il problema originario che li ha condotti alla patologia, e offre
loro l'occasione di esprimere le emozioni attraverso il suono, per giungere in
modo creativo ad una soluzione positiva.
L'improvvisazione al pianoforte a coda permette di far distendere il giocatore
sopra la grande cassa armonica dello strumento, ricchissima sorgente sonora, mentre
il musicoterapeuta improvvisa, ricorrendo alla tecnica dell'improvvisazione clinica,
tenendo conto cioè dello stato emotivo del paziente che diventa lo spartito da
leggere. Al termine di ogni incontro i momenti più importanti vengono elaborati
e verbalizzati assieme allo psicologo.
Nelle sedute di gruppo la terapia musicale continua con la respirazione ed il
movimento corporeo per poi procedere ancora con il dialogo sonoro fra i partecipanti
ed il musicoterapeuta. In queste sedute i giocatori improvvisano con la voce,
con il corpo e con semplici strumenti musicali; è sicuramente un'attività di grande
coinvolgimento emotivo che permette loro di dar voce, attraverso la propria tecnica
e la competenza espressiva, a ciò che stanno vivendo in quel preciso istante;
inoltre, li aiuta a mantenere il contatto con la proprie emozioni e a tradurle
direttamente in musica senza mediazioni o diaframmi di tempo, spazio o scrittura.
Nell'ultima fase, infine, ai giocatori si uniscono anche i loro familiari: è forse
la parte più delicata, più attesa e nello stesso tempo più temuta dai giocatori
compulsivi in via di guarigione, perchè hanno paura di non essere riaccettati
e di non riacquisire la fiducia perduta da parte dei loro parenti. Queste sedute
aiutano i pazienti e i loro familiari ad organizzare pensieri e sentimenti, a
relazionarsi di nuovo e spesso in tempi sorprendentemente brevi grazie alla musica:
l'ascolto di brani prodotti dal musicoterapeuta, le improvvisazioni, i momenti
ludici che si creano durante i dialoghi sonori entrano in profondità, fanno da
ponte nella relazione e aiutano a ricucire i rapporti significativi lesi dalla
dipendenza dal gioco.
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