Il gioco d'azzardo Il gioco d'azzardo affonda le sue radici nella storia e nella cultura di ogni popolo: troviamo notizie relative al gioco a partire dal 4000 a.C. nell'antico Egitto, in India, Cina e Giappone. La storia ci regala non solo testimonianze scritte riguardanti scommesse al gioco dei dadi, ma anche esempi di giocatori compulsivi famosi, come gli imperatori romani Caligola e Nerone e, in epoche più recenti, George Washington e Fjodor Dostoevskij, autore de Il giocatore scritto proprio per far fronte ai debiti di gioco. Oggi circa l'80% della popolazione adulta gioca: lotteria, lotto, totocalcio, scommesse sportive, bingo … giochi che per la maggior parte delle persone rappresentano un passatempo innocuo che non mette a repentaglio la vita familiare, lavorativa e sociale. Tuttavia, una minoranza di persone, circa il 4%, fa del gioco d'azzardo l'attività principale della vita: questi sono giocatori compulsivi o patologici.
Il giocatore d'azzardo patologico Secondo lo psicologo Marvin Zuckerman dell'Università del Delaware, il giocatore patologico fa del gioco il centro della propria vita ; egli dipende dal gioco, in quanto è la sua unica fonte di ricreazione ed eccitamento . Il giocatore viene definito come un vero e proprio cercatore di emozioni in quanto alla base della patologia vi è la ricerca continua di novità, di stimoli eccitanti ed inusuali e la propensione a correre forti rischi per trovarli. Nel momento in cui si provano le emozioni e le sensazioni ricercate si altera lo stato di coscienza e si cade quasi in trance. Lo scopo del giocatore patologico, infatti, non è la vincita di denaro, bensì il raggiungimento di una esperienza emotiva eccitante. Oltre a ciò, nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders si trovano elencati altri sintomi che permettono di diagnosticare questa patologia: si annoverano ad esempio il coinvolgimento sempre crescente nel gioco d'azzardo, il bisogno di giocare somme di denaro sempre maggiori, il compiere azioni illegali per finanziare il gioco, l'affrontare inutili sforzi per tenere sotto controllo l'attività di gioco.
Il programma terapeutico a cui si possono sottoporre i giocatori d'azzardo patologici prevede un intervento multidisciplinare sul paziente, con lo scopo di sanare tutti gli aspetti della vita del soggetto, coinvolti negativamente dal gioco. Il Dott. Guerreschi, psicologo e psicoterapeuta, consiglia di avviare la terapia con una serie di colloqui che hanno lo scopo di costruire una motivazione al cambiamento, di gestire la resistenza e di rafforzarne l'impegno. Segue poi la fase psicoterapeutica che prevede terapie individuali, di coppia, di famiglia e di gruppo. La musicoterapica Nel trattamento psicoterapico per giocatori d'azzardo patologici rientra come terapia complementare anche la musicoterapia. L'inserimento del suono e della musica in questo percorso di guarigione permette ai giocatori di socializzare in modo sano, di elevare il tono dell'umore, di spostare l'attenzione su altro e soprattutto di distogliersi dalla fissazione del gioco. L'obiettivo dell'intervento musicoterapico, infatti, è proprio quello di togliere i pazienti dalla trance, di aiutarli a gestire la fissazione e il forte impulso che li induce a giocare e di controllare l'irrequietezza e l'irritabilità che si manifestano nel momento in cui smettono di giocare. Il percorso completo con la musicoterapia consta di dodici sedute articolate in tre diverse sezioni: un primo lavoro individuale con il giocatore, quindi una serie di sedute di gruppo, alternate ancora ad incontri individuali, ed una fase conclusiva, probabilmente la più difficile, che prevede il coinvolgimento dei familiari nel gruppo di malati. Le sedute Roberto Ghiozzi , musicoterapeuta - accreditato presso il dipartimento di Scienze dell'educazione
dell'Università di Verona ove svolge attività di docenza ed è membro del Gruppo
di Studi e Ricerca del Prof. Franco La Rocca della stessa Università - ha studiato
ed organizzato i contenuti delle sedute, durante le quali si alternano momenti
di rilassamento tramite l'ascolto di musica registrata, anche se nella maggior
parte dei casi è preferibile quella prodotta dal musicoterapeuta stesso, il dialogo
sonoro e l'improvvisazione al pianoforte a coda.
Nelle sedute di gruppo la terapia musicale continua con la respirazione ed il movimento corporeo per poi procedere ancora con il dialogo sonoro fra i partecipanti ed il musicoterapeuta. In queste sedute i giocatori improvvisano con la voce, con il corpo e con semplici strumenti musicali; è sicuramente un'attività di grande coinvolgimento emotivo che permette loro di dar voce, attraverso la propria tecnica e la competenza espressiva, a ciò che stanno vivendo in quel preciso istante; inoltre, li aiuta a mantenere il contatto con la proprie emozioni e a tradurle direttamente in musica senza mediazioni o diaframmi di tempo, spazio o scrittura. Nell'ultima fase, infine, ai giocatori si uniscono anche i loro familiari: è forse la parte più delicata, più attesa e nello stesso tempo più temuta dai giocatori compulsivi in via di guarigione, perchè hanno paura di non essere riaccettati e di non riacquisire la fiducia perduta da parte dei loro parenti. Queste sedute aiutano i pazienti e i loro familiari ad organizzare pensieri e sentimenti, a relazionarsi di nuovo e spesso in tempi sorprendentemente brevi grazie alla musica: l'ascolto di brani prodotti dal musicoterapeuta, le improvvisazioni, i momenti ludici che si creano durante i dialoghi sonori entrano in profondità, fanno da ponte nella relazione e aiutano a ricucire i rapporti significativi lesi dalla dipendenza dal gioco. GIOCO D'AZZARDOArticoli correlati
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