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IL MUTISMO SELETTIVO

A cura di Barbara Celani, Psicologia in Movimento

Il "Mutismo Selettivo", è caratterizzato dall'uso appropriato del linguaggio in alcune situazioni, in particolare quelle familiari e da una totale e persistente assenza dell'uso della lingua parlata altrove, ad esempio a scuola. Proprio per questo motivo la presenza del disturbo viene spesso riconosciuta solo dopo l’ingresso a scuola, mentre in realtà i primi sintomi compaiono generalmente tra 1 e 3 anni di età. Essi sono la timidezza, il rifiuto di parlare in alcune situazioni, un comportamento riservato, etc.  

mutismo selettivoNella maggior parte dei casi, il bambino parla con uno o più membri della famiglia, soprattutto con la madre, qualche volta con uno o alcuni coetanei, ma non con gli estranei, e non in contesti al di fuori della famiglia. Nella scuola, in tempi e momenti ristretti può sussurrare con qualche compagno, ma nel grande gruppo resta generalmente silenzioso.  
La maggioranza dei bambini elabora un'efficace modalità di comunicazione non verbale (indicando, sorridendo, scrivendo, rimanendo immobili affinché qualcuno non indovini il messaggio etc.) e se l’ambiente che lo circonda interpreta correttamente questi messaggi e risponde in maniera coerente con essi, sta rinforzando questo tipo di comunicazione. Questo, se da una parte è comprensibile e funzionale, favorisce l’uso sempre più costante di questo tipo di comunicazione a scapito di quella verbale.    

Spesso il disturbo è sottovalutato dall’esterno, il che è rischioso, specie se a minimizzare è ad esempio il pediatra (“suo figlio è solo timido, gli passerà”): una sottostima dei sintomi ritarda il ricorso a strategie e interventi efficaci e dunque al rinforzo del disturbo, con relativo aumento della frustrazione da parte dei genitori, combattuti tra la tentazione di sminuire anch’essi il problema e il bisogno di confrontarsi con la realtà anche per attivarsi in maniera adeguata.  
L’impatto con tale realtà si fa più duro quando, con l’ingresso a scuola, il disturbo si palesa e viene esplicitato dagli insegnanti: quando il mutismo selettivo viene finalmente riconosciuto, la media dei bambini con questo disturbo è muta già da due anni. A quel punto il comportamento non-verbale è diventato un atteggiamento consolidato, molto difficile da modificare.

Secondo il DSM-IV, i criteri diagnostici per individuare un bambino selettivamente muto sono i seguenti: 
• il bambino non parla in determinati luoghi, come la scuola o altre situazioni sociali; 
• il bambino parla normalmente nelle situazioni in cui si trova a suo agio, come nella propria casa (sebbene alcuni bambini possano essere muti in casa); 
• l'incapacità del bambino di parlare interferisce con la sua capacità di "funzionare" nel contesto scolastico e/o nelle situazioni sociali; 
• il mutismo dura da almeno un mese; 
• non sono presenti disturbi della comunicazione (come la balbuzie) e altri disturbi mentali (come autismo, schizofrenia, ritardo mentale).

Circa il 90% dei bambini con mutismo selettivo risponde ai criteri diagnostici del DSM-IV della fobia sociale. Il loro linguaggio corporeo è "impacciato" quando l'attenzione è rivolta verso di loro: abbassano o girano la testa altrove, si toccano i capelli, guardano a terra, si nascondono in un angolo, si succhiano il dito, o in genere trovano qualcosa con cui giocherellare. Molti assumono uno sguardo "assente" o mostrano un volto "inespressivo" e si comportano come se ignorassero l'altro, mentre, in realtà, sono così ansiosi e impauriti che letteralmente non riescono a rispondere.  
Possono, ad esempio, aver paura di parlare o di interrompere l'abitudine di non-parlare, oppure possono sentirsi imbarazzati a parlare perché non sanno quale sarà la reazione da parte delle altre persone.

L’importanza della diagnosi differenziale è cruciale: spesso questi bambini vengono “semplicemente” considerati timidi o addirittura autistici e ciò oltre a impedire l’impostazione di interventi corretti e precoci, non favorisce una conoscenza realistica dell’incidenza del mutismo selettivo. Le statistiche infatti oscillano da 0.08% a 0.1%: il che potrebbe far pensare ad una sottostima dell’incidenza, dovuta probabilmente anche all’eterogeneità dei metodi utilizzati nelle ricerche e/o alla non rappresentatività dei campioni scelti e alla difficoltà per i familiari di riconoscere i sintomi. 

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Gli studi epidemiologici hanno mostrato un'alta incidenza di ansia sociale e di altre forme di ansia e/o depressione nei familiari stretti degli individui selettivamente muti, ma non vi è prova che una patologia familiare provochi i sintomi di mutismo selettivo.  
Sebbene una percentuale di bambini selettivamente muti apparentemente superi il mutismo senza interventi particolari, alcuni casi indicano che questi individui continuano a soffrire di altre manifestazioni di ansia.  
Recenti studi sembrano dimostrare che molto probabilmente il mutismo selettivo abbia una base biologica che ha le sue radici nell'ansia: ovviamente è ancora necessaria una certa cautela nel considerare certa la presenza di fattori neurobiologici. Confrontando ad esempio casi riportati nella letteratura medica passata sui bambini la cui terapia è stata di natura più psicoanalitica e psicodinamica, con altri con i quali sono stati utilizzati protocolli basati sulla terapia comportamentale e/o trattamenti farmacologici per l'ansia, sembra che questi ultimi mostrino più probabilità di guarire o progredire significativamente.  
La timidezza è un tratto non-patologico della personalità, ma non è paralizzante come il mutismo selettivo. L'incapacità di parlare quando gli altri si aspettano la verbalizzazione porta a insuccessi scolastici se non vengono adottate strategie particolari, e ad una scarsa autostima a causa della frustrazione e rabbia riflessa dagli insegnanti ed altre persone.

Come già accennato, il tempo trascorso a scuola è quello più potenzialmente ansiogeno e ricco di richieste al bambino, legate perlopiù all’aspettativa che il bambino parli e partecipi alle attività proposte. Spesso questo provoca una maggiore concentrazione delle attenzioni e delle pressioni proprio sul bimbo con mutismo selettivo, attivando un circolo vizioso che aumenta l’ansia e di conseguenza alimenta il disturbo.  
Soprattutto in classe è importante non forzare il bambino a parlare ma piuttosto favorire la relazione con i compagni, stimolare la comunicazione non-verbale attraverso attività non necessariamente verbali che stimolino la socializzazione. Tutto questo aumenta la comunicazione generale e fa sentire il bambino più sicuro di se stesso, al contrario della rigida aspettativa di linguaggio parlato.  
L'obiettivo principale della scuola dovrebbe essere quello di fare tutto il possibile per far sentire il bambino rilassato e a suo agio.  
L'insegnante dovrebbe lavorare con i genitori per aiutarli ad alleviare quanto più possibile l'ansia, dovrebbe inoltre cercare di conoscere il bambino in modo assolutamente discreto e con disponibilità. In questo modo, molti bambini progrediscono più facilmente. Sorridergli, fare cenni, sedergli vicino, parlargli dolcemente, incontrarlo prima dell’inizio delle lezioni in modo che non si senta oppresso in presenza di troppe persone. Utile è lasciare che il bambino osservi mentre l'insegnante conversa con la madre indirizzando la conversazione verso il bambino quando questi appare più a suo agio, coinvolgendolo nella conversazione senza aspettarsi che parli per non creare ansia. I bambini non vogliono sentirsi come se stessero deludendo l'insegnante. 
Insegnanti, genitori, professionisti qualificati devono concordare insieme obiettivi e modalità e portarli avanti con pazienza e gradualità, ognuno per il suo ruolo per aiutare un bambino a superare il disturbo. I genitori e i terapisti devono collaborare dunque su interventi per ridurre l'ansia, così come devono essere supportati e aiutati a riconoscere e affrontare le proprie ansie. Non esiste una cura miracolosa, tuttavia un lavoro cooperativo a scuola e in altri contesti sociali permettono al bambino di emergere gradualmente dal proprio stato d'ansia e di far fronte alle varie situazioni. 
È importante, per favorire l’autostima e la comunicazione nel bambino, partire dai gesti, dai simboli, i disegni, passando gradualmente alle espressioni facciali, i movimenti del corpo, i bisbigli e infine la voce.  
Se non sono implicati altri fattori, la maggioranza dei bambini selettivamente muti rende molto bene nella classe regolare, a patto che non li si costringa a parlare. Gli adattamenti richiesti sono minimi e dovrebbero essere possibili in ogni scuola. Quando è richiesta la verbalizzazione, si dovrebbe permettere ai bambini selettivamente muti di usare metodi alternativi per eseguire i compiti assegnati, per esempio la registrazione su nastro svolta a casa oppure eseguire compiti orali su base uno-a-uno o entro un piccolo gruppo di persone quando possibile. 
I bambini selettivamente muti hanno ottime possibilità di superare il loro disturbo quando c'è una collaborazione tra genitori, insegnanti e terapisti. 
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