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PSICOLOGIA DEL FITWALKING

a cura di Katia Carlini,
Psicologia in Movimento

Il camminare è il primo degli schemi motori che si esegue in tenera età dopo aver acquisito il controllo della stazione eretta, ed è una delle più naturali espressioni del comportamento umano. Il fitwalking lo si può definire come un’evoluzione della camminata o in altri termini ‘un passo in più’. Il termine inglese, letteralmente tradotto con “camminare per la forma fisica”, indica infatti che non è sufficiente camminare ma che occorre farlo al meglio, mostrando una particolare attenzione per la corretta meccanica del movimento e per l’equilibrio, in genere, che si vuole dare alla vita. Si tratta di una pratica che in realtà è presente, propedeuticamente in ogni attività di fitness e rappresenta, in talune circostanze, una vera e propria filosofia di vita.

Di fatto, esistono diverse modalità con le quali praticare la “camminata”. Alcuni soggetti, i cosiddetti Life Style, sono dei semplici appassionati del camminare tanto da praticare, anche inconsapevolmente, il fitwalking in ogni circostanza di vita quotidiana. Diverso è invece il discorso per i Performer Style poiché particolarmente attenti al lato sportivo. Non si tratta di persone che praticano il fitwalking per agonismo ma solo in vista dei benefici che esso può portare al proprio corpo e alla propria salute, tanto da praticarlo anche in luoghi chiusi con l’ausilio di tapis roulant. Infine, gli appassionati dello sport e dell’agonismo sono definiti Sport Style, dato che praticano il fitwalking partecipando, volentieri, a tutti gli eventi e gare di tale disciplina sportiva. Se il nucleo principale delle motivazioni al fitwalking è, comunque, individuabile nel benessere fisico, con particolare rilevanza verso gli aspetti estetici e fisici (dimagrimento, tonicità muscolare, efficienza fisica in genere), è altrettanto vero che esso sarebbe insufficiente a spiegare il numero così alto di persone appassionate della disciplina se non si prendesse in considerazione il bisogno di benessere psichico della persona.

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In genere, si sa, attività fisiche di intensità e durata sufficienti determinano incrementi di capacità lavorative, fiducia, stabilità emotiva, funzionamento intellettivo, benessere psicofisico e, parallelamente, riduzione di ansia e tensione. A questi benefici si sommano quelli derivanti dall’interazione sociale, facilitante le relazioni interpersonali se il fitwalking è svolto in un contesto di gruppo e quelli derivanti dall’essere all’aria aperta. Il fitwalking rientra nella categoria di abilità motorie definite closed skill. Nelle abilità closed skill l’ambiente è stabile e facilmente prevedibile, e l’atleta normalmente ha un certo tempo per prepararsi all’azione. Si tratta in sostanza di sport in cui il gesto tecnico deve essere riprodotto per conformarsi il più possibile a uno standard ideale. Inoltre, il fitwalking è considerata un’abilità motoria continua poiché non è caratterizzata da un inizio e una fine così nettamente classificabili e la durata dell’azione è relativamente ampia o comunque decisa dal soggetto. Ciò comporta che tale attività fisica possa essere adatta a tutti gli individui a prescindere dalla loro età e dal loro grado di resistenza generando, a chiunque la pratichi, una serie di benefici fisici:
- l’apparato locomotore (ossa, articolazioni e muscoli) registra un sensibile aumento del tono muscolare, per cui la fibra muscolare, irrorata da maggior quantità di sangue, si ossigena e si rinforza. Aumenta la mobilità delle articolazioni che, con la camminata costante, mantengono un elevato grado di elasticità nei tendini e nei legamenti. Anche il tessuto osseo si mantiene compatto e si prevengono rischi di deterioramento precoce dell’apparato scheletrico come l’osteoporosi. Inoltre, mancando la fase di volo, perché un piede rimane sempre a terra, tale attività risulta non essere mai traumatica per ossa, articolazioni e muscoli;
- l’apparato respiratorio grazie al fitwalking ne trae numerosi vantaggi. Di fatto, la meccanica respiratoria viene potenziata: i muscoli respiratori e, in particolar modo, il diaframma, con l’esercizio motorio aumentano la loro potenza e l’efficienza dei loro movimenti. Se la gabbia toracica diviene più mobile aumenta lo spazio a disposizione dei polmoni per espandersi. Questo determina l’aumento dei litri d’aria che i polmoni possono inspirare ed espirare (capacità vitale) comportando un numero inferiore degli atti respiratori necessari, durante il fitwalking, rispetto a soggetti sedentari;
- il sistema cardiocircolatorio dello sportivo implica delle differenze consistenti rispetto a chi non pratica costantemente l’arte del camminare. Nei primi, infatti, il cuore è più grosso, sia perché le cavità interne aumentano di volume, per contenere una quantità di sangue maggiore, sia perché le pareti, costituite da tessuto muscolare, si rinforzano e si ispessiscono. Sono poi numerosi gli adattamenti che si verificano nella circolazione sanguigna: le pareti dei vasi diventano più elastiche, la pressione sanguigna diminuisce e il maggior tono muscolare complessivo migliora il ritorno venoso del sangue al cuore.

Insomma, il fitwalking è un toccasana che previene ipertensione, osteoporosi, diabete, sovrappeso e obesità. I soggetti che dedicano anche solo 30 minuti al giorno alla camminata sportiva hanno un rischio molto basso di sviluppare un significativo aumento del peso corporeo. L’attività fisica, infatti, aiuta a mantenere l’equilibrio tra la quantità di calorie introdotte con la dieta e la quantità di calorie spese e contribuisce al successo dei tentativi di perdere peso. Ma, soprattutto, il fitwalking rientra tra le più significative strategie di coping per scaricare le tensioni della vita quotidiana, ridurre la depressione e aumentare la resistenza agli stress. In altri termini, il fitwalking rappresenta un’ottima strategia per fronteggiare le condizioni di stress cronico, acuto e la sindrome di burn out. In questi casi, la sofferenza è determinata dalla constatazione di una differenza tra i bisogni percepiti e le proprie capacità di risposta. Il fitwalking rappresenta allora un momento con il quale il soggetto può riascoltare se stesso e i segnali che arrivano dal corpo. Infatti, se il coping così come è stato definito da Lazarus si riferisce all’insieme degli sforzi cognitivi e comportamentali attuati per controllare specifiche richieste interne e/o esterne che vengono valutate come eccedenti le risorse della persona, il fitwalking rientra a buon diritto nella categoria delle strategie di adattamento del soggetto, visto che si tratta di:
- un processo dinamico attraverso il quale ambiente e individuo si influenzano a vicenda;
- un’azione intenzionale, finalizzata a controllare l’impatto negativo dell’evento stressante;
- una risposta specifica di regolazione affettiva, che consente di mantenere una prospettiva positiva di speranza e controllo delle proprie emozioni in una condizione di disagio.

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L’esercizio prolungato (oltre i 30 minuti) del fitwaking in condizioni solitarie produce infatti una sensazione di “autodistensione”, che consente di riequilibrare condizioni fisiche e psichiche alterate. Il camminare con un ritmo cadenzato e costante porta infatti verso la progressiva acquisizione della concentrazione psichica passiva (non volitiva) secondo un atteggiamento rilassato del “lasciarsi accadere” che implica un raccoglimento intimo con un abbandono interiore a determinate formule e rappresentazioni in termini, tendenzialmente, privi di giudizio. Inoltre, l’esposizione alla luce solare durante l’esercizio all’aria aperta, come accade nella stragrande maggioranza dei soggetti che praticano fitwalking, contribuisce al miglioramento del tono dell’umore grazie alla produzione di melatonina e di testosterone. Oltre che ridurre l’ansia e la depressione, l’arte del camminare, influisce in termini positivi sul miglioramento dell’autostima, della percezione del sé fisico e della padronanza di sé. Il concetto di autostima è uno dei maggiori indicatori di salute mentale ed è significativamente correlato con il miglioramento della salute e del benessere fisico. Nella fattispecie, con il fitwalking, hanno la possibilità di far accrescere la stima di sé, gli obesi, gli anziani, le donne e tutte le categorie che normalmente non hanno un’alta considerazione di sé.

Se fino ad ora si sono illustrati gli effetti positivi indiretti prodotti dal fitwalking sull’apparato psichico, non si possono trascurare i recenti studi che concentrano la loro attenzione sui meccanismi diretti e strettamente neurofisiologici trasformati dalla pratica sportiva e che vanno a incidere in termini benefici sull’ansia e sulla depressione. Queste patologie, legate alla disregolazione della noradrenalina e della serotonina, di fatto vengono trattate farmacologicamente con gli SSRI ovvero medicinali volti a regolare i sistemi neurali alterati. Si è visto che chi pratica costantemente e per lungo tempo il fitwalking produce, al pari dei farmaci sopra menzionati, gli stessi mutamenti neurofisiologici, producendo direttamente un miglioramento del tono dell’umore e della serenità del soggetto. Il fitwalking dimostra in sostanza tutto il suo potenziale quando è paragonato ad altre tecniche terapeutiche e psicoterapeutiche con i vantaggi aggiuntivi di:
- poter essere autosomministrato;
- avere un basso costo;
- produrre accettabilità sociale;
- essere facilmente accessibile;
- generare una lunga serie di benefici fisici.

Bibliografia
- AA.VV.; L’educazione motoria di base, Istituto della Enciclopedia Italiana, Treccani, 2001;
- Cei A., Psicologia dello sport, Il Mulino, 2001:
- Tamorri S., Neuroscienze e Sport. Psicologia e sport – Processi mentali dell’atleta, UTET, 2000;
- Terreni L., Occhini L.; Psicologia dello sport. Aspetti sociali e psicopatologici – Valutazione e programma di intervento, Guerini Scientifica, 1997;
- Zimbello R.; a cura di Tacchini L., L’attività fisica in Psicologia della salute: motivazioni ed effetti terapeutici, 2000.

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