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PSICOLOGIA E SCULTURA

A cura di Monica Barassi,
Psicologia in Movimento

Fra psicologia e scultura esiste un intimo e affascinante legame, messo in evidenza dal padre stesso della psicanalisi, Sigmund Freud il quale nei suoi scritti sottolineò come entrambe le discipline utilizzassero tecniche di lavoro "estrattive”.
Come l’arte scultorea fa emergere forme artistiche dalla pietra nuda, infatti, la psicoanalisi scava nella mente umana per estrarne problemi, sciogliere conflitti e riportare alla luce la genuina personalità dell’individuo.
Dello stretto legame fra psiche e scultura era convinto anche Carl Justav Jung che durante tutta la sua carriera di studioso ha stimolato all’uso delle tecniche espressive (scrittura, pittura, scultura etc ) i suoi pazienti, convinto del beneficio che potessero apportarvi per la guarigione dalle nevrosi. Nel 1922, Jung acquistò un terreno sul lago di Zurigo dove iniziò una lenta edificazione con delle torri e vi trascorse in seguito gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi all’approfondimento della conoscenza di sé stesso e della psiche umana. “Ancora oggi si possono vedere alle torri diversi lavori scolpiti personalmente da Jung nella pietra. Sono le sue immagini interiori alle quali cercava di dare forma” (Wuehl M. I.,1998, p.122).

La testimonianza dell’attrazione dell’uomo per la produzione di creazioni manuali si può constatare con l’esistenza di rudimentali tracce di scultura fin dall'epoca preistorica. L’arte scultorea andò quindi perfezionandosi via via lungo i secoli raggiungendo poi vette artistiche di grande bellezza lungo tutta l’epoca antica, il medio evo fino ad arrivare all’epoca moderna e contemporanea.
L'uomo, già dal Paleolitico, scoprì che l'argilla, a contatto col fuoco, si induriva. In seguito, nel Neolitico l’uomo imparò che mescolando l'argilla con altri materiali, come pietruzze, paglia e conchiglie otteneva oggetti meno delicati e più resistenti. Un po’ alla volta, sulla base dell’esperienza, l'uomo iniziò a produrre contenitori e vasi che utilizzava per conservare cibo ed acqua.
Oggigiorno si può definire la scultura come l'arte di dare forma ad un oggetto a partire da un materiale grezzo o assemblando diversi materiali. A seconda della natura del materiale utilizzato, l’artista deve lavorare procedendo in maniera specifica, ovvero modellando un oggetto per addizione o sottrazione. Materiali come il legno e il marmo consentono di scolpire intagliando o scolpendo la materia stessa: materiali come l'argilla, invece, permettono di modellare per addizione, aggiungendo alla materia iniziale man mano altra materia.

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La psicoanalisi, seppur oggi articolata in varie correnti e scuole, mira a condurre l’individuo verso una maggiore consapevolezza di sé e all’integrazione del proprio lato inconscio, conducendo la persona ad un senso di benessere e soddisfazione esistenziali. Lo psicoanalista scavando nella psiche del paziente, così come l’artista scava nella pietra, demolirà il falso sé e farà riaffiorare la genuina personalità dell’individuò, sepolta e deturpata da traumi e situazioni esistenziali difficoltose.
Si può quindi ricondurre il legame fra psicoanalisi e scultura ad alcuni fattori motivazionali-bisogni correlati alla natura umana, presenti nell’individuo e che ne guidano il comportamento. Anzitutto, l'uomo essendo di natura socievole ha bisogno di esternare e comunicare ai propri simili le sue esperienze e i propri vissuti emotivi. L’arte in genere ed a pieno titolo la scultura, proprio come la parola, è un linguaggio che l’uomo utilizza per comunicare con gli altri.
L’uomo prova un innegabile bisogno di esprimere, esternare e comunicare i propri contenuti psichici al fine di ottenere una catarsi emotiva, ovvero la liberazione e lo sfogo delle proprie emozioni. L’individuo, grazie alla catarsi emotiva, può liberare le energie bloccate nel tenere a freno i vissuti, soprattutto quelli dolorosi, e prendere contatto con gli aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale.
Non a caso già nel bambino piccolo si può notare un naturale impulso a disegnare persone ed avvenimenti che lo hanno colpito, così l’uomo più adulto ed in grado di utilizzare con proprietà la mano è guidato da un moto interiore a dare forma alla materia. Lo scultore nel portare alla luce le proprie emozioni le trasferisce nella materia: si può parlare, quindi, di un’emozione materializzata.

In secondo luogo, si può osservare nell’uomo il bisogno di Spiritualità, di Trascendenza, che spiega l’aspetto “mistico” insito nelle produzioni scultoree di ogni epoca. Da sempre l’uomo si è interrogato sull’esistenza di una dimensione spirituale dopo la morte e di un Essere Superiore. L’uomo preistorico vedeva il Sole, la Luna, gli Animali, i Fiumi, i Fulmini, i Cataclismi Naturali e ne rimaneva fortemente impressionato: forze più grandi di lui e di cui non poteva avere il controllo esistevano e lo condizionavano. L’uomo preistorico tentava di “connettersi” con questa dimensione Altra, la dimensione della Natura, del Mistero: incideva nelle caverne gli Astri, Scene di Caccia etc rivolgendosi a Divinità Superiori per comunicare, chiedere protezione e ringraziare.
Si può, quindi, osservare come l’uomo tenti attraverso l’arte di rispondere al proprio bisogno di trascendenza, di collegarsi ad una dimensione spirituale ed eterna e di dare risposta al mistero della transitorietà e mortalità umana. L’artista attraverso l’atto della creazione scultorea dà forma alla propria dimensione spirituale. Lo scultore produce un’oggetto potenzialmente immortale che può lasciare traccia del proprio passaggio sulla terra e che può farne sopravvivere la memoria presso le generazioni future.

In terzo ed ultimo luogo, si può osservare nella scultura il puro bisogno-piacere edonistico dell’artista di dare libero sfogo alla propria fantasia e creatività, facendo emergere, partorendo e materializzando un’opera unica e personale. L’artista in questo modo crea una produzione scultorea che esprime la sua unicità, la sua originalità e che lo contraddistingue dalle altre persone, potenziandone l’autostima e un senso di potenza.

Bibliografia
- Adorno P. (1986), L’arte italiana, Casa editrice G. D’Anna.
- Canestrari R. (1984) Psicologia generale e dello sviluppo, Editrice Clueb Bologna.
- Wuehl M. I. (1998), Jung Fogli d’Album, La biblioteca di Vivarium.

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