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PSICOLOGIA DELLO SPORT e ALLENAMENTO MENTALE 2/2

Molti esperti concordano nel sostenere che gli allenamenti mentali degli atleti devono focalizzarsi su almeno 6 abilità mentali di base per sostenere efficacemente le prestazioni atletiche.

1) La capacità di modificare l’arousal, ovvero il proprio livello di attivazione psicofisiologica, rappresenta una risorsa mentale fondamentale per affrontare in modo adeguato una performance sportiva. La capacità di regolare le proprie energie nell’asse mente-corpo va allenata anche in funzione delle richieste caratteristiche della disciplina praticata: ci sono sport che beneficiano di un discreto picco di energie da scaricare in un’unica prestazione breve e intensa e altri che richiedono una disponibilità a lungo termine di buone energie.
Attraverso tecniche di rilassamento (es. training autogeno o esercizi di imagery calmanti) o esercizi di attivazione psico-fisica (es. tecniche di respirazione o tecniche di imagery attivanti) è possibile imparare a innalzare o abbassare il livello naturale di arousal in modo da raggiungere il proprio punto ottimale di “carica”.

2) Un altro aspetto che è particolarmente importante allenare nell’atleta è costituito dalla capacità di controllare l’attenzione poiché talvolta lo stile attentivo naturale non risponde alle necessità tipiche della propria disciplina sportiva e ciò può determinare stanchezza e affaticamento o distrazione su elementi che ostacolano la prestazione. Attraverso un training di allenamento attentivo un atleta può imparare a cosa prestare attenzione, quando essere più attento e come mantenere l’attenzione a lungo, imparando ad ampliare o a restringere volontariamente il focus dell’attenzione e a dirigere quest’ultima all’esterno o all’interno, secondo le richieste della situazione sportiva in cui si trova.

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3) Un’altra importante abilità che accompagna positivamente le attività degli atleti è costituita dal controllo delle immagini mentali. Le pratiche di imagery costituiscono un supporto alle capacità di gestione dei pensieri che si manifestano anche attraverso il linguaggio iconico-visivo e simbolico. Imparare a immaginare in modo multisensoriale, aggiungendo emozioni e sensazioni fisiche alle proprie visualizzazioni, può essere utile per diversi scopi a sostegno delle prestazioni.
Innanzitutto significa innescare le aree di preparazione dei movimenti nel proprio cervello, in modo da attivarsi in modo più organizzato nella loro esecuzione concreta e ciò risulta utile sia per perfezionare elementi tecnico-tattici che per prepararsi all’esecuzione di situazioni in cui il cosiddetto “allenamento ideomotorio” aiuta anche la concentrazione (es. esecuzione di tiri liberi, servizi o rigori). Una buona immaginazione multimodale migliora anche la velocità di soluzione dei problemi, consentendo la realizzazione mentale di strategie efficaci in determinate situazioni.
L’abilità di immaginare esperienze in modo multisensoriale consente altresì di poter esplorare vividi scenari su cui gradualmente risolvere eventuali dinamiche interiori e sperimentare, in un contesto protetto, reazioni alternative a quelle precedentemente sperimentate, desensibilizzando gradualmente elementi ansiogeni e rinforzando sensazioni positive che si impara ad integrare nelle esperienze personali che contribuiscono a strutturare la propria immagine interiore.

4) Un altro modo per sostenere il controllo dei pensieri dell’atleta è quello di allenare o modificare il dialogo interiore o self talk. Ciò che un atleta pensa e dice rispetto a sé, agli avversari, alla sua vita in generale e al contesto che lo circonda è molto importante. I pensieri (es. io devo sempre lavorare il doppio per ottenere qualcosa) hanno un’influenza sulle sensazioni (es. stanchezza), sulle aspettative e sulle azioni (es. comportamenti di auto-sabotaggio di fronte a successi facili).
L’analisi del dialogo interiorizzato e innescato automaticamente di fronte ad alcuni stimoli, la consapevolezza dei messaggi esterni assimilati e attivati anche nella vita sportiva, può essere la base per sviluppare un nuovo dialogo interno positivo centrato su nuove decisioni. L’esplorazione guidata di nuovi desideri attuali rispetto a sé come atleta, gradualmente liberi dalla ripetizione di modalità interiorizzate di stare in relazione, rappresenta la base di questo nuovo dialogo interiore. Quest’ultimo, una volta ristrutturate le convinzioni interiori ostacolanti e rinforzate quelle stimolanti, permette di ridurre gli errori, elicitare emozioni positive e incrementare la fiducia in se stessi, diventando la base di buone prestazioni durature e di un buon inserimento in gruppi e in contesti sportivi.

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5) Un altro aspetto su cui si concentrano gli allenamenti mentali sportivi è costituito dalla gestione delle emozioni, dell’ansia e delle condizioni stressanti. A questo proposito il mental training si basa sull’individuazione degli stimoli ansiogeni a partire dai quali si attivano emozioni, pensieri o sensazioni disturbanti la prestazione atletica e il benessere. Il passo successivo è quello di fermare le modalità disfunzionali di reazione sviluppando nuove modalità di risposta in grado di avvicinare alla sperimentazione dello stato di agevolazione delle prestazioni descritto come “flow”. Le strategie di intervento più utilizzate per le sensazioni sgradevoli di ansia sono metodi di rilassamento, meditazioni, biofeedback e yoga. Per contrastare pensieri ed emozioni sgradevoli si lavora con tecniche di ristrutturazione dell’immagine di sé (es. esposizione immaginativa graduale, esposizione immediata con inibizione della risposta ansiosa, programmazione psicocibernetica di modalità alternative di reazione).

6) Altrettanto centrale nel funzionamento mentale di un atleta è la capacità di gestione degli obiettivi che sostiene la motivazione sia nelle fasi di gara che di allenamento. L’allenamento al cosiddetto “goal setting” si basa sulla periodica scelta e revisione di obiettivi, non soltanto di risultato ma anche di prestazione e qualitativi. La possibilità di avere gli obiettivi in mente, formulati spesso secondo il metodo S.M.A.R.T. e distinti in breve, medio e lungo termine consente di aumentare, infatti, la motivazione interiore e di mantenerla nel tempo malgrado non siano subito presenti conferme esterne dei propri progressi.

Oltre all’allenamento delle abilità mentali basilari descritte, esistono alcuni programmi di allenamento mentale specifici che mirano a sviluppare abitudini mentali utili per affrontare eventi meno ordinari nella vita di un atleta.
Ne sono esempi i programmi di allenamento mentale applicati nella riabilitazione dagli infortuni, durante i quali è possibile apprendere, ad esempio, strategie di gestione del dolore e della tensione utili per il recupero dall’infortunio.
Un altro programma specialistico di allenamento mentale può riguardare il supporto alla gestione del peso negli atleti attraverso il quale è possibile, tra le altre possibilità, anche insegnare metodi per fronteggiare gli stati emotivi che sottostanno al ricorso a comportamenti di eccessiva restrizione o di abuso alimentare che hanno negative ricadute tanto sulla salute che sulle prestazioni sportive.

In generale attraverso l’allenamento mentale è possibile sostenere la piena manifestazione dei talenti di un atleta, favorendo una maggiore fiducia nelle capacità personali e, se e quando la vita di un atleta lo richiede, sostenendolo anche nei momenti più difficili.

Bibliografia

- Cei A., 1998, Psicologia dello sport, Il Mulino, Bologna.
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- Morris T., Spittle M., Watt A.P., 2005, Imagery in sport, Human Kinetics, USA.
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- Taylor J., Wilson G., 2005, Applying Sport Psychology. Four Perspectives, Human Kinetics, USA.

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Psicologia dello sport e allenamento mentale Psicologia dello sport: le abilità mentali

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