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PSICOPATOLOGIA DELL’ACQUISTO: LA SINDROME DA SHOPPING

A cura della Dott.ssa Monica Monaco


Test sindrome da shopping

Consumismo e consumopatie

Una delle caratteristiche della società moderna è la presenza di un diffuso atteggiamento consumistico e di una tendenza ad incoraggiare il comportamento d’acquisto, spesso alimentando falsi bisogni che hanno gradualmente trasformato il possesso del prodotto in una vera e propria fonte di felicità, in uno strumento per costruire una identità sociale accettata e gradita, considerando lo shopping persino una tecnica per scaricare le tensioni di una giornata difficile.
Una conseguenza di questa condizione sociale generale è rappresentata dall’estrema difficoltà a segnare il confine tra acquisto normale e patologia dell’acquisto; pertanto i fenomeni di acquisto compulsivo, definiti anche consumopatie, come la sindrome da shopping, rappresentano spesso il risultato dell’incontro e intreccio tra una manifestazione del disagio individuale e uno stile di vita proposto, alimentato ed esaltato a livello sociale, in una società in cui si fa sempre maggiore spazio l’acquisto del superfluo.

Quantita’ e qualita’ degli acquisti nella sindrome da shopping

Lo shopping compulsivo o sindrome da shopping rappresenta un disagio psicologico e comportamentale caratterizzato da una tendenza a manifestare vere e proprie crisi di acquisto, una forma di mania delle spese che, nei primi anni in cui è stato descritta, ha fatto guadagnare a questo disturbo anche il termine di oniomania o mania del comprare (Kraepelin E., 1915).

Dal momento che la patologia, in questo caso, si innesca a partire da un comportamento normale e quotidiano, spesso questo tipo di disturbo rimane silente e non viene diagnosticato se non quando irrompe creando, come spesso accade, disagio psicologico-familiare o disastrose conseguenze economiche. Inoltre, la diffusa cultura dell’acquisto che connota l’attuale società spesso comporta delle difficoltà nel tracciare una netta distinzione tra coloro che acquistano, soddisfacendo anche i loro più piccoli desideri, e coloro che non riescono a gestire volontariamente i propri acquisti e che presentano un problema di compulsive buying che, in virtù del suo profondo legame con le caratteristiche consumistiche della società moderna, è stato anche definito eccessoressia .

Pertanto, spesso è difficile distinguere l’acquisto patologico da quello normale sulla base di criteri quantitativi e la diagnosi viene posta solo molto tempo dopo che il problema comincia a manifestarsi.

Le caratteristiche qualitative che contraddistinguono il problema risultano un metro più utile per riconoscere la presenza di questo tipo di disagio, fin dai primi momenti in cui comincia a manifestarsi. Esistono, infatti, alcune caratteristiche che contraddistinguono gli acquisti effettuati durante le crisi di shopping compulsivo , quali la tendenza a comprare soprattutto oggetti inutili e non indispensabili che, frequentemente, non si collegano ai gusti dell’acquirente, che sono spesso al di sopra delle sue finanze e che spesso sono varianti di una stessa categoria di prodotto.

La scelta degli articoli da acquistare spesso risponde ad un bisogno, più o meno cosciente, di costruire dall’esterno la propria identità, attraverso la proprietà in generale o la proprietà specifica di alcuni oggetti, individualmente o socialmente considerati come l’espressione di qualche qualità positiva e vincente. Una conferma della connotazione simbolica che spesso può assumere l’acquisto deriva da alcuni studi sulle tipologie di spese effettuate dagli individui affetti da sindrome da shopping; il valore simbolico va indotto soprattutto quando si osserva una certa ripetitività dell’acquisto di un certo tipo di prodotti, che vengono comprati come se si fosse alla ricerca di importanti pezzi mancanti di un puzzle interiore da completare.

A questo proposito, le donne sembrano maggiormente propense a comprare vestiti, oggetti e strumenti di bellezza; anche gli uomini acquistano prodotti legati alla cura del corpo, come capi di vestiario o attrezzature sportive complesse, ma sembrano ancora più propensi a cercare il possesso di simboli di prestigio sociale, come automobili o strumenti altamente tecnologici, quali computers e impianti audio-video, spesso riconducibili ai loro sogni professionali o sociali più alti e illusori.

Vissuti psicologici e rapporti con altre problematiche

Le differenze qualitative legate agli episodi di acquisto compulsivo, rispetto ai vissuti che accompagnano un acquisto normale, riguardano anche le sensazioni e le emozioni sperimentate dai compulsive buyers.

Durante gli episodi, infatti, vengono descritti sempre degli intensi, e talvolta contraddittori, stati emotivi che in alcuni casi vengono collegati a fattori esterni, come le proprietà del prodotto, e in altri a sensazioni interiori.

Nel corso degli episodi spesso vengono descritti dei vissuti che si modificano durante l’acquisto, perciò sono state distinte tre principali fasi del vissuto relativo al compulsive spending.

  1. Nella prima fase, vengono spesso sperimentate sensazioni di corteggiamento da parte dei prodotti, qualche volta percepiti come capaci di movimento ipnotico e di doti magiche e spesso considerati irrazionalmente come un’occasione da non lasciarsi sfuggire. I vissuti interiori di questa attrazione iniziale sono anche descritti sotto forma di sensazioni viscerali e profonde, come brividi, vampate di calore, vibrazioni, eccitazione, agitazione, energia che circola o persino perdita di controllo di sé.

  2. Il cambiamento o l’intensificazione dei primi vissuti viene registrato nel momento in cui comincia ad essere in atto il comportamento d’acquisto e quindi si entra nella seconda fase emotiva. In tale momento della crisi d’acquisto spesso le emozioni sono caratterizzate da un pervadente sentimento di benessere e di felicità, alimentato da un blocco cognitivo nella percezione del tempo, che spesso è annullato, come in una specie di stato dissociativo della mente. Raramente la consapevolezza del proprio comportamento distruttivo rimane costante e, in questi rari casi, si determinano precocemente profondi sensi di colpa e vissuti di scoraggiamento o sentimenti di incapacità a controllarsi.

  3. Questi sentimenti, tuttavia, sono più frequenti nella terza fase, quella in cui vengono realizzate le conseguenze del proprio comportamento negativo e in cui le illusioni sul potere dell’acquisto vengono rotte. Ciò si verifica in genere al termine del raptus di spese, durante il quale viene descritta un’amplificazione di tutte le emozioni negative, con intensi sensi di colpa, vergogna di sé e sensazione di vuoto interiore.

Le crisi di acquisto incontrollato, pur avendo le caratteristiche qualitative finora descritte, non sono sempre imputabili ad un disturbo specifico del consumo, ma spesso rappresentano l’espressione di un disturbo di natura diversa. A questo proposito sono state distinte due tipologie di consumi patologici, sulla base della dipendenza-indipendenza del problema rispetto ad altri disturbi mentali (Alonso-Fernandez F., 1996).

  1. La prima tipologia descritta è la consumopatia abusiva, in cui l’acquisto di natura patologica è presente come sintomo secondario ad un disturbo psicologico, come la depressione, l’ansia, i disturbi dell’umore, la schizofrenia e perfino la demenza. Nei disturbi d’umore bipolari, le crisi d’acquisto vengono generalmente registrate nei periodi ipomaniacali o maniacali, caratterizzati da stati di agitazione espressi anche in altri settori e in cui, quindi, tali comportamenti non rappresentano altro che una delle diverse forme con cui può manifestarsi il comportamento maniacale. Una sensazione di vuoto interiore e di tristezza è spesso ciò che alimenta il comportamento di acquisto dei soggetti depressi, che spesso mettono in atto l’acquisto come una modalità per vincere la solitudine e per entrare in contatto con il mondo. Oltre che nella depressione, anche in alcuni soggetti schizofrenici sono state osservate delle forme di ricerca di oggetti da acquistare, sebbene in questi gravi disturbi l’accumulo di alcuni oggetti spesso riguarda dei mezzi di difesa contro una idea delirante. Nelle demenze o insufficienze mentali la difficoltà a comprendere il concetto di proprietà e le sue modalità di acquisto può comportare problematiche connesse all’acquisto o ad altre forme di comportamenti correlati alla conquista di beni di varia natura. In tutte queste situazioni, poiché il sintomo legato allo shopping è connesso e provocato da un’altra patologia principale, è importante intraprendere una cura del disagio maggiore, poiché guarendo quello si possono ottenere degli effetti positivi anche sulla mania dell’acquisto.

  2. Differentemente dalla prima forma di consumo patologico, nella consumopatia morbosa o da dipendenza la coazione all’acquisto si manifesta come una propensione esagerata al consumo alimentata da un impulso incontrollabile.

Per sottolineare la differenza tra i due tipi di consumo patologico è stata fatta anche una distinzione tra comportamento compensatorio , che rappresenta una forma di reazione messa in atto per scacciare il malumore e per affrontare le frustrazioni o pensieri ed emozioni di altra natura e comportamento compulsivo , attraverso il quale non si ricerca piacere, ma si intende riempire un vuoto o proteggersi dalla paura o insicurezza, attraverso una condotta che assolve le funzioni di un rito (Pallanti S., Koran L., 1995).

Al di là di ogni importante distinzione, che va fatta ai fini di individuare se il modo di procedere per il trattamento del problema sia una terapia della patologia principale o un lavoro specifico sul problema connesso agli acquisti, il comune denominatore che può essere rintracciato nelle consumopatie è la presenza di effetti deleteri di natura finanziaria e spesso familiare-relazionale.

La sindrome da shopping tra impulso, ossessione e dipendenza

Una delle caratteristiche più importanti della sindrome da shopping è quella di comprendere diverse forme di disagio in un disturbo complesso, che è sempre stato difficile classificare nell’ambito dei disagi della mente (Pani R., Biolcati R., 1998).

Lo shopping compulsivo rappresenta, infatti, un disturbo che implica tre categorie di disagio psicologico-comportamentale presenti spesso contemporaneamente:

  1. un disturbo del controllo dell’impulso
  2. comportamenti ossessivi
  3. dipendenza da un’attività

La presenza di un deficit nel controllare i propri impulsi all’acquisto è testimoniata dall’impulso a comprare, vissuto in modo irresistibile. Questa incontrollabile spinta all’acquisto, presente nei compratori compulsivi, è stata definita buying impulse e viene descritta come una pervasiva tendenza distruttiva ed eccessiva, che crea un bisogno urgente che preme per essere soddisfatto. Tale caratteristica rende questo comportamento per alcuni aspetti simile ad altre manifestazioni di scarso controllo dei propri istinti, come il gioco d’azzardo patologico e la cleptomania.

La ripetitività dei comportamenti di acquisto e la ciclicità delle crisi hanno portato in risalto anche il carattere ossessivo del disturbo che sembra aumentare, come altri problemi ossessivi, in corrispondenza delle situazioni di stress.

Ma la caratteristica che senza dubbio appare spesso più difficile da sradicare concerne la dipendenza dall’attività di acquisto che si instaura in questo tipo di comportamento e che ha portato a parlare anche di dipendenza dagli acquisti o di addictive buying. Spesso, a tal proposito, sono state descritte vere e proprie crisi di astinenza che rappresentano anche il momento iniziale più difficile da gestire nel processo di guarigione; altri segni di questo aspetto del problema si rintracciano in altri comportamenti tipici delle dipendenze, come quelli volti a nascondere gli acquisti, similmente a quanto viene fatto dai tossicomani con la droga.

Alcuni studiosi che sottolineano l’aspetto della dipendenza nel compulsive buying hanno descritto le caratteristiche di questa forma di vincolo all’acquisto, definendo tale problematica come una dipendenza senza oggetto, in cui l’attività sostituisce un oggetto da cui dipendere, e come una dipendenza sociale o legale, nei confronti della quale la società non esercita alcun controllo o pressione ma che esprime persino dei modelli incoraggiati socialmente.

Dall’acquisto normale all’acquisto patologico

Il comportamento d’acquisto nel disturbo da shopping compulsivo subisce numerose trasformazioni rispetto ai processi di scelta ragionata osservati in condizioni normali di acquisto.

Normalmente, infatti, l’acquisto è guidato da alcuni bisogni, da atteggiamenti e preferenze personali, da norme soggettive legate all’approvazione dei familiari e amici, da credenze sul controllo del comportamento d’acquisto e dal comportamento passato, tutti elementi che concorrono nella determinazione dell’intenzione ad acquistare (Fig. 1).

Fig. 1 - Modello del comportamento d’acquisto abituale

Nella sindrome da shopping i fattori che guidano il comportamento d’acquisto si organizzano in modo differente (vedere immagine successiva). In questo caso, infatti, esistono dei bisogni pressanti, connessi al continuo processo di costruzione dell’Identità, al potere, al successo e al desiderio di accettazione da parte degli altri. Questi bisogni sono sostenuti da atteggiamenti che possono opporsi alle preferenze personali, in virtù di valutazioni basate sulla rappresentatività di alcuni prodotti rispetto a dei modelli socialmente vincenti. Di conseguenza non si sceglie sempre ciò che si preferisce davvero, ma ciò che si ritiene possa fare acquisire certe caratteristiche vincenti. Inoltre, le abitudini dannose persistenti che si innescano dopo le prime crisi alimentano uno scarso senso di controllo, che tende poi ad agevolare ulteriormente il comportamento d’acquisto eccessivo. Il ruolo giocato dalle norme soggettive, che non si evidenziano attraverso il comportamento d’acquisto, si deduce dalla presenza di comportamenti volti a nascondere gli acquisti effettuati.

Fig. 2 - Modello del comportamento d’acquisto compulsivo

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Spesso, a partire da elementi esterni, come messaggi pubblicitari, persone frequentate o modelli socialmente condivisi, si innescano delle credenze sul comportamento d’acquisto che corrispondono a delle convinzioni eccessivamente positive relative al vantaggio legato all’acquisto di un prodotto, che viene considerato un affare o perfino uno strumento simbolicamente in grado di risolvere dei problemi personali e delle insicurezze. Il comportamento passato rappresenta la trappola più importante, dopo i primi episodi di perdita di controllo degli acquisti, in quanto fornisce un modello per un nuovo comportamento incontrollato e alimenta una credenza che il controllo del proprio comportamento sia altamente deficitario. Il comportamento coatto di acquisto, una volta instauratosi, alimenta le stesse caratteristiche che lo hanno generato, rinforzandole ad ogni crisi ed è per questo che spesso, come accade anche nel gioco d’azzardo patologico e in altre forme di dipendenza da attività, risulta difficile da interrompere.
Una delle principali dimensioni su cui riflettere per superare il problema è quella relativa alle false idee, spesso automatiche, che alimentano il comportamento in questione che tenta simbolicamente di avvicinarsi a dei modelli illusori, spesso inseguiti nel tentativo di compensare le proprie insicurezze e di superare i propri problemi di autostima, che finiscono per peggiorare ad ogni fallimento nel controllo comportamentale.
Lo scarso senso di controllo di sé rappresenta, inoltre, un elemento fondamentale che alimenta la probabilità che l’abitudine negativa all’acquisto si riproponga a causa di una convinzione negativa sulla propria capacità di controllare volontariamente il proprio comportamento di acquisto.

Una terapia efficace di questo problema deve, inoltre, facilitare un graduale controllo sempre maggiore dei propri impulsi, instaurando gradualmente una nuova modalità di effettuare acquisti, caratterizzata dalla capacità di limitare il budget di compere periodicamente e dalla possibilità di uscire per negozi, ispezionando prodotti senza necessariamente portarseli a casa.

Il ruolo della famiglia nell’acquisto patologico

In molti casi di acquisto patologico, la storia clinica mostra che il disturbo, diffuso prevalentemente nella popolazione femminile, è già presente da molti anni (anche dieci) in forma latente prima di venire a galla determinando serie difficoltà economiche.
L’origine del disturbo viene spesso fatta risalire a problematiche evolutive, soprattutto radicate nell’educazione genitoriale, troppo permissiva o, al contrario, iperprotettiva.
L’idea condivisa che la problematica si radichi in famiglia ha portato a sottolineare diversi aspetti nella psicodinamica evolutiva del problema e sono stati rintracciati diversi fattori che contribuiscono ad originare gli acquisti compulsivi. Le prime prospettive, di origine psicoanalitica, collegano il disturbo compulsivo dell’acquisto a delle esperienze negative infantili o a delle problematiche affrontate nell’arco dello sviluppo.

In questa prospettiva, il comportamento incontrollato viene interpretato come un modo per rivivere un conflitto che ripropone sentimenti infantili , come l’impotenza, la vergogna e la colpa, al fine di tentare di controllarlo ad ogni nuovo episodio di acquisto coatto. L’acquisto compulsivo sembra inoltre rappresentare un tentativo di compensare alcuni desideri infantili repressi, mettendo in atto un comportamento socialmente sostenuto e accettato.
Un altro aspetto psicologico particolarmente evidente in questo disagio riguarda la presenza di un continuo tentativo di riempire un vuoto interiore , manifestata attraverso l’acquisto ripetuto che esprime ciò che si desidera essere ma che, come in un circolo vizioso, ripropone i medesimi vissuti di mancanza interiore che non possono essere colmati attraverso gli elementi esterni.
Questo aspetto è particolarmente evidente nello sforzo di acquistare aspetti interiori attraverso centinaia di libri, spesso comprati per cercare risposte alle domande che sono rimaste inascoltate. In relazione ad alcune dinamiche familiari pregresse, non è raro che si manifestino anche dei tentativi, da parte del compratore compulsivo, di trovare un genitore, reale o simbolico, che si assuma la responsabilità di riparare al danno economico, un atteggiamento che mostra la frequente situazione di stallo nel processo di autonomizzazione, che si esprime anche attraverso l’acquisizione di un potere economico. Inoltre, spesso le persone propense al consumo compulsivo sono state abituate a vivere con dei genitori che hanno sempre manifestato il loro affetto mediante attenzioni materiali che, di conseguenza, vengono ricercate sia nell’acquisto ripetuto, che nelle richieste di aiuto per riparare ai debiti contratti a fronte dell’esasperata attività di shopping.
La dipendenza , espressa prima nei confronti del consumo e poi attraverso la ricerca di aiuto nel gestire le difficoltà economiche, mostra come questo tipo di disturbo spesso sia l’esito di un’educazione che trasmette l’idea di essere incompetenti, un aspetto che ha portato a parlare di patologia dell’autonomia, dal momento che il disagio esprime una distorsione dell’autonomia che, attraverso una transitoria ricerca di libertà, riporta puntualmente alla dipendenza.
L’acquisto, in questo disturbo, è legato a prodotti che esprimono indirettamente il pensiero su di sé nonché il desiderio di modificare parti di sé concrete o intangibili, riempiendo quello che è stato definito il Sé vuoto o Empty Self (Cushman P., 1990 ).
Va, infine, ricordato che un elemento importante che frequentemente stimola l’acquisto è l’ansia che può rappresentare una condizione di partenza che spinge a cercare di scaricare la tensione psicofisica in eccesso. Per tale ragione un training di rilassamento si può rivelare spesso un ottimo punto di partenza per cominciare a gestire il problema, diminuendone la frequenza.

Bibliografia

  • Christenson G.A., Faber R.J., De Zwaan M., (1994). Compulsive buying: descriptive characteristics and psichiatric commorbility, Journal of Clinical Psychiatry, 55, 5-11.
  • Pallanti S., Koran L., (1995). Disturbi del controllo degli impulsi NOS e SSRI: il Citalopram nel Pathological Gambling e Compulsive Shopping, Italian Journal of Psychopathology, 9, 1-9.
  • Alonso-Fernandez F., (1996). Trad it. Le altre droghe , Edizioni Universitarie Romane, Roma, 1999.
  • Pani R., Biolcati R., (1998). Shopping compulsivo , Edizioni Quattroventi, Urbino.
  • Caprara G.V., Barbaranelli C., (2000). Capi di governo Telefonini Bagni schiuma , Raffaello Cortina .

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