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GLI STERMINATORI

Con il termine “sterminatori”, libera traduzione dell’inglese mass murder, vengono indicati quei soggetti che in unico evento criminale uccidono almeno tre persone senza un movente apparente, spesso con efferatezza e non per un motivo strumentale come ad esempio una rapina o un atto terroristico. Il termine, pur usato talvolta in ambito giornalistico, ha trovato la sua collocazione in campo psicologico per iniziativa del Prof. Angelo Zappalà, Direttore dei Corsi di Criminologia e Psicologia Investigativa della Scuola Superiore di Formazione Rebaudengo di Torino e già autore di un volume, intitolato appunto “Gli sterminatori”, pubblicato da Centro Scientifico Editore di Torino nel 2007.
Lo studioso ha voluto porre l’attenzione su un fenomeno che negli Stati Uniti è stato ampiamente trattato, sia sotto il profilo sociologico che psicologico, a seguito di ripetuti fatti di cronaca particolarmente allarmanti dal punto di vista sociale, ma che in Italia è stato probabilmente sottovalutato, dal momento che i casi che hanno visto protagonisti gli “sterminatori” sono stati analizzati singolarmente e non inseriti in quadro complessivo.
Eppure, come ha osservato il Prof. Zappalà, “l’Italia è purtroppo un paese di straordinario interesse criminologico, ove sono presenti le più diverse manifestazioni del crimine: terrorismo, nazionale e cellule dell’internazionale del terrore, criminalità organizzata nazionale e di importazione, omicidi in famiglia, pedofilia, significativa presenza di fenomeni di corruzione e criminalità economica, stragi impunite, criminalità ambientale, truffe, crimini “rituali” del satanismo acido, traffico di clandestini e di droga, serial killer, misteriosi attentatori dinamitardi e persino inquinatori di bibite e di bottiglie d’acqua.”

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Certamente, influisce sul triste primato italiano, l’ampiezza del territorio e la sua varietà in termini sociologici e culturali ma è sintomatico, ad esempio, che proprio in Italia si sia verificato un caso unico al mondo come quello del cosiddetto UnaBomber (termine che ricalca l'omologo americano), il quale ha agito con dispositivi esplosivi molto sofisticati, che sottendono una particolare organizzazione, forse non solo riconducibile alla iniziativa di un singolo autodidatta. Ma è invece un singolo lo “sterminatore”, un individuo che da un contesto di normalità emerge improvvisamente e inaspettatamente per colpire spesso con ferocia per poi scomparire nel nulla così come è apparso.

A partire da un’attenta analisi dei casi avvenuti in Italia riconducibili al fenomeno, il Prof. Zappalà ha quindi declinato lo “sterminatore” italiano in tre figure:
altruistico, sono coloro che uccidono, generalmente i propri familiari, talvolta anche altre persone, per porre fine alla presunta o reale sofferenza di questi. Questo tipo di soggetti compie un suicidio, o tenta di compierlo, al termine della strage. Sono soggetti che sterminano la famiglia per amore, perché convinti del fatto che i propri cari non potrebbero affrontare il mondo senza di loro, in seguito alla propria morte, creduta incipiente perché vittima di una grave malattia e/o perché intende suicidarsi per i motivi più diversi. Questo sterminatore vuole quindi salvare i suoi familiari da una vita di dolore, di sofferenza e priva di futuro che avrebbero in seguito alla sua scomparsa. Anche un rovescio finanziario o la perdita del lavoro, possono indurre questi soggetti ad uccidere i propri cari di cui, a quel punto, si percepisce certa la rovina imminente.
liberatorio, in questo gruppo troviamo i soggetti che hanno come obiettivo principale l’uccisione delle persone che sono vissute come ostacoli alla propria visione del raggiungimento dell’autonomia, di realizzazione e di indipendenza.
vendetta, sono coloro che uccidono per vendicarsi di un reale o immaginario torto subito e che coinvolgono nella propria furia omicida anche altre vittime che possono essere occasionali.

Lo studio del Prof. Zappalà offre anche un ‘identikit’ dello “sterminatore” italiano, che individua un soggetto generalmente maschio, con una età media di 42 anni, nel 60% dei casi coniugato o convivente, con più del 90% dei soggetti portatori di un disturbo psicologico-psichiatrico.
L’età si spiega, secondo lo studioso, dal fatto che l’indole criminale può emergere in un momento della vita in cui si è particolarmente attivi e comunque esposti a problemi coniugali o più in generale ad una crisi degli affetti.
Ci sono anche dati sulle modalità nelle quali agiscono gli “sterminatori”: l’evento criminale dura generalmente pochi minuti, viene consumato soprattutto al Nord, nei giorni feriali (lunedì, venerdì), preferibilmente la mattina o la sera. In genere le vittime sono familiari, solo nel 27% dei casi lo sterminatore uccide anche fuori dal contesto familiare. Al termine della strage, uno sterminatore su due si suicida e, il 50% dei restanti, viene condannato. L’arma più frequentemente impiegata è un arma da fuoco.

Un inquietante interrogativo legato al fenomeno è se lo sterminatore italiano rimarrà sempre confinato tra le mura domestiche oppure se anche nel nostro paese assisteremo ad un sorgere del fenomeno che gli americani chiamano “I’m going to postal” per indicare uno persona che “in preda ad un raptus” si reca all’ufficio postale, o in altro luogo pubblico, per commettere una strage.
Una risposta, secondo il Prof. Zappalà, va ricercata senz’altro in una analisi della società, dove una persona è immersa e vive, e che può giocare un ruolo nell’esacerbare il fenomeno degli sterminatori. Se infatti lo “sterminatore” agisce in preda ad un raptus che è la manifestazione terminale di diversi percorsi psicopatologici, è pur vero che ai fattori esterni all’individuo viene attribuito un ruolo non marginale nel far emergere un quadro psicopatologico.

“I ritmi di questa vita” – sostiene il Prof. Zappalà – “il lavoro, la graduale marea di precarietà che allaga le diverse dimensioni del vivere, rendono l’orizzonte del futuro dai confini più incerti. La situazione economica, l’ordine mondiale, il clima, l’inquinamento, la criminalità, le diete, le vecchie e nuove malattie, il ‘fiato corto’ dovuto alla rincorsa al consumo, tutto è percepito come minaccioso e fonte di stress. Lo stress è considerata una malattia moderna, una scoria del progresso con cui si deve imparare a convivere, anzi a sopravviverne.”
“Oggi è arduo non incontrare qualcuno che si dichiari ‘non stressato’. Chi dice essere in tale condizione, non necessariamente è soggetto di un quadro clinico quanto ad un sentimento di disagio generalizzato e un contestuale desiderio di cambiamento che deve essere radicale per poter uscire dalla posizione di scacco in cui mette lo stress. Ecco allora che per taluni individui sentirsi così minacciati, incapaci di controllare la propria vita e con una futuro che, quando è prevedibile, è percepito a tinte fosche, passare all’atto, uccidendo senza motivo. può essere un gesto che permette di riacquistare per qualche minuto quote di potere e di controllo su una vita sentita senza significato e senza futuro.”

Il fenomeno degli “sterminatori”, secondo il Prof. Zappalà, potrebbe aumentare anche in Italia, così come già accade negli Stati Uniti e in misura minore in altri Paesi, poiché ad un aumento di civiltà non corrisponde necessariamente una diminuzione di frustrazione, di aggressività e di senso di incertezza, elementi che rendono le persone più vulnerabili sul piano psicologico.
Tuttavia, esistono misure che possono essere adottate per circoscrivere il fenomeno, come ad esempio le limitazioni nel possesso delle armi da fuoco, che come si è detto è il mezzo prediletto degli “sterminatori”. L’accesso facilitato di pistole e fucili da parte degli adolescenti americani, ad esempio, è una delle cause del fenomeno cosiddetto dello “school shooting”, di quei ragazzi che fanno irruzione negli edifici scolastici provocando delle vere e proprie carneficine, segnando la vita di tante famiglie ma anche provocando profonde ferite in una società che dovrebbe iniziare a riflettere seriamente su se stessa e offrire risposte adeguate al disagio e all’insicurezza psicologica che colpisce una parte di essa, in costante ed allarmante crescita.

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