LA TERAPIA DI GRUPPO
TERAPIA DI GRUPPO |
A cura della Dott.ssa Katia Carlini, Presidente dell’Associazione Psicologia in Movimento |
Se in un primo momento la psicoterapia di gruppo è nata con l’intento di andare incontro alle esigenze economiche dei pazienti,
in un tempo successivo si è osservato come il gruppo presenti delle peculiari caratteristiche che favoriscono lo sviluppo di relazioni, la nascita
di legami identificativi, la creazione di una cultura comune e potenti meccanismi
trasformativi. Più volte è stato sottolineato come il gruppo non è la semplice somma degli
individui che lo compongono. Il gruppo è, infatti, contemporaneamente e paradossalmente,
sia un intero o un contenitore, sia un fatto o un’esperienza. Ne consegue che
i gruppi possiedono capacità curative che vanno ben oltre il superamento del senso di alienazione, dell’isolamento
sociale e della possibilità di condividere il proprio disagio con altre persone.
Modelli di terapia di gruppo
In prima istanza è importante operare una prima distinzione tra gli interventi
gruppali di tipo supportivo e gli interventi gruppali di tipo espressivo.
Rientrano nella prima categoria approcci volti all’accrescimento dell’autostima,
delle abilità di problem solving, della gestione dello stress. Nella maggior parte dei casi in questi interventi,
aventi in comune obiettivi informativi-educativi, i fruitori condividono una situazione
problematica. I membri del gruppo, sono sollecitati dal leader, in un clima di
accettazione, a esprimere liberamente le difficoltà, le paure, e le conseguenze
connesse alla tematica. Esempi di gruppi supportivi sono: gruppi di arte-terapia,
gruppi di gestione dello stress, gruppi di gestione dell’ansia e/o degli attacchi
di panico, gruppi per il controllo della rabbia, gruppi per malati terminali,
training di assertività, trainig di problem-solving, ecc. In tutti questi casi
gli obiettivi che attraverso la psicoterapia di gruppo si vogliono raggiungere
sono il sollievo dai sintomi e l’acquisizione di competenze. In sostanza, il successo
di questo tipo di gruppi viene spesso valutato con la scomparsa o il miglioramento
di una sintomatologia consistente, grazie all’apprendimento di nuove strategie
fino a quel momento sconosciute. In genere i pazienti più adatti a partecipare
a questo tipo di gruppo sono quelli che hanno difficoltà ad esprimere verbalmente
le proprie emozioni e sentimenti, che interiorizzano i sentimenti in modo autodistruttivo
e che hanno uno scarso senso dell’identità.
I gruppi con carattere espressivo-interpretativo sono uno valido strumento volto al cambiamento e alla crescita personale. Essi
dunque operano principalmente nell’area intrapsichica che, a cascata, porta delle
trasformazioni anche a livello interpersonale, sintomatico e di acquisizione di
nuove competenze. Tra questa tipologia di gruppi, ricordiamo l’analisi gruppo,
il modello Tavistock, la gruppoanalisi e i gruppi umanistici-esistenziali. Grazie
ai feedback del terapeuta e degli altri partecipanti, ogni membro comincia a prendere
maggiore consapevolezza di sé e delle proprie dinamiche ed, eventualmente, a cambiare
ciò che merita di essere cambiato. Di fatto il personale e genuino modo di essere
molto presto si presenterà nel gruppo, tanto che ogni individuo ripropone nel
gruppo le stesse dinamiche interpersonali che caratterizzano la sua vita relazionale.
Nel corso del gruppo il paziente apprende a considerare sia i commenti positivi
che le critiche negative come feedback costruttivi al fine di assumere un comportamento
più cooperativo.
Principali funzioni dei gruppi
A prescindere dall’orientamento di base del gruppo terapeutico, alcune funzioni
sono presenti in ciascuna terapia di gruppo. Secondo Yalom, i fattori terapeutici
generali validi per tutti gli approcci gruppali sono:
- universalità: il paziente trae beneficio dal rendersi conto che tutti i suoi sintomi possano
essere condivisi;
- acquisizione di nuove informazioni: la pluralità che caratterizza il gruppo
è fonte, inevitabilmente, di notizie e chiarimenti sui problemi condivisi;
- instillazione di speranza: il farsi coraggio vicendevolmente mobilità l’ottimismo tra i partecipanti e
la sensazione di potercela fare;
- cambiamento del copione familiare: il gruppo consente la messa in scena, attraverso un delicato gioco di transfert
e controtransfert, di vecchi drammi familiari, che con la presenza esperta del
terapeuta possono essere rivisitati e cambiati al fine di raggiungere migliori
livelli di benessere;
- altruismo: i partecipanti al gruppo sperimentano l’importante vissuto di essere non solo
bisognosi ma anche competenti e in grado di soddisfare richieste altrui, attraverso
le loro indicazioni o suggerimenti;
- sviluppo di tecniche di socializzazione: il gruppo svolge una fondamentale funzione di specchio. I partecipanti attraverso
feedback e risposte aiutano e sono aiutati nell’acquisizione di una più accurata
autopercezione. La nuova consapevolezza è alla base per un successivo cambiamento
di interazione sociale;
- comportamento imitativo: ogni paziente ha la possibilità di osservare e prendere a modello gli aspetti
positivi del comportamento degli altri partecipanti e del terapeuta;
- apprendimento interpersonale: ogni partecipante, per migliorare la propria patologia, deve attraversare diversi
stadi. In primo luogo è indispensabile rendersi conto delle proprie modalità di
interazione sociale e delle conseguenze che esse hanno sugli altri e su se stesso,
quindi, deve modificare tali modalità, attraverso la sperimentazione, nel gruppo,
di nuovi comportamenti e infine deve verificare se essi risultano effettivamente
più adeguati e rispettosi per tutti;
- coesione di gruppo: i partecipanti sperimentano la sensazione che qualcosa di importante sta per
avvenire all’interno di un contesto protetto e accogliente. La coesione di gruppo
altro non è che la percezione dell’esistenza di un setting o un contenitore le
cui “pareti” sono formate dai vari membri e dalla loro voglia di far parte del
gruppo;
- catarsi: il contesto gruppale sviluppa la potenzialità liberatoria attraverso l’immedesimazione
nell’altro e nelle sue problematiche;
- fattori esistenziali: non costituiscono di per se un fattore di cambiamento ma una consapevolezza
necessaria affinché gli eventi avversi della vita possano essere vissuti con meno
drammaticità. Essi comprendono la responsabilità, la solitudine, il senso dell’esistenza,
la morte.
Qui di seguito viene presentato un modello di terapia di gruppo così come è applicato
dall’ASPIC.
Le sedute di gruppo consistono in incontri periodici, di circa 15 persone, il
cui scopo principale è l’espressione di sentimenti e vissuti in un ambiente protetto
ed il raggiungimento della consapevolezza delle proprie dinamiche interne ed interpersonali.
Si tratta di un gruppo di evoluzione e sviluppo personale dove ciascuno dei partecipanti
ha la possibilità di effettuare un lavoro individuale in cui è assistito da un
agevolatore e può utilizzare una o più componenti del gruppo in qualità di personaggi
e/o figure della sua esistenza e/o della sua immaginazione. Alla base del buon
funzionamento del gruppo vi sono delle regole, che consentono ad ognuno di rispettare
la libertà degli altri:
-
La riservatezza e confidenzialità: non si deve parlare al di fuori di quanto accade nel gruppo. La discrezione
darà la libertà necessaria per esprimersi liberamente;
-
L’astinenza da relazioni sessuali tra i componenti del gruppo: relazioni speciali esterne inibiscono a vicenda i partecipanti coinvolti;
-
Il non fumare: consente di utilizzare creativamente le motivazioni e le tensioni che portano
all’atto sterile e dannoso del fumare;
-
Il tempo a disposizione fisso: fa si che ognuno utilizzi il gruppo lasciando spazio agli altri;
-
Esprimersi invece di dialogare: durante tutte le fasi dell’incontro di gruppo non è consentito dialogare con
la persona che in quel momento ha la parola, anche quando si viene direttamente
interpellati da essa.
-
Il basta davvero: è una formula convenzionale che, pronunziata da chi sta compiendo un’esplorazione
in profondità, gli permette di interrompere il suo lavoro, richiamando il gruppo
a sospendere e fermare del tutto ed immediatamente l’interazione in corso;
-
L’esclusione di osservatori occasionali: permette al gruppo, libero di interferenze esterne, di raggiungere progressivamente
coesione, solidarietà, complicità ed intimità.
Ma la regola aurea di ogni gruppo di sviluppo, come nella vita, è che
“Ciascuno riceve nella misura in cui dà”. Le assenze dal gruppo sono quindi sempre
una rinuncia ad un’opportunità di lavoro per sé, ma anche un’irresponsabile sottrazione
di energie e di confronti emotivi per gli altri partecipanti.
La seduta di gruppo ha una sua struttura e attraversa delle fasi che corrispondono
alle fasi di
precontatto (inizio),
contatto (durante) e
postcontatto (fine). Nella fase iniziale i membri del gruppo sono invitati a partecipare
brevemente a turno del loro vissuto iniziale: sentimenti, aspettative e a prenotarsi
eventualmente per un’esplorazione. Inizia quindi la fase del vero e proprio lavoro
in gruppo. Chi si è prenotato per prima inizia a parlare. Durante questa esperienza
individuale egli utilizza il gruppo per sé con l’aiuto dell’agevolatore. Infatti,
uno o più membri del gruppo possono essere chiamati a partecipare al lavoro in
qualità di personaggi e/o figure dell’esistenza e/o dell’immaginazione di chi
sta lavorando. Essi, astenendosi dall’intervento, favoriscono l’esplorazione del
partecipante. Al termine del lavoro l’agevolatore chiede a chi ha effettuato l’esplorazione
se vuole ricevere un feedback da qualcuno. I membri del gruppo, chiamati a dare
un feedback, esprimono le percezioni, i vissuti, gli immaginari, i sentimenti
generati in loro dall’esperienza di esplorazione individuale a cui hanno assistito
o partecipato. In questo modo la persona che ha lavorato rielabora la sua esplorazione,
arricchendola e amplificandola attraverso l’altro. La nuova consapevolezza evidenzia
come il soggetto produce ciò che lamenta e come mutare creativamente le future
interazioni.
Per ulteriori approfondimenti
- Yalom, Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo, Boringhieri, 1997
- Anzieu, Il gruppo e l’inconscio, Borla, 1986
- Bion, Experiences in Groups, Basics Books, 1961
- Carli, Paniccia e Lancia, Il gruppo in psicologia clinica, La Nuova Italia Scientifica, 1988
- Correale, Neri, Contorni, Fattori terapeutici nei gruppi e nelle istituzioni, Borla, 1995
- Neri, Esperienza di sé nel gruppo, Borla, 2000
- Giusti, Cardini, Gruppi pluralistici, Sovera 1994
TERAPIA DI GRUPPO