AIUTARE LA MENTE CON IL TRAINING AUTOGENO
AIUTARE LA MENTE CON IL TRAINING AUTOGENO |
A cura della Dott.ssa Monica Monaco | Cos’e’ il training autogeno
Il training autogeno, largamente conosciuto e diffuso in tutto il mondo come
“tecnica di rilassamento”, è un metodo di aiuto psicosomatico elaborato dallo
studioso di origine berlinese J.H. Schultz e dal suo stesso fondatore definita
come un “metodo di autodistensione da concentrazione psichica”. Il T.A., acronimo
con cui tale tecnica viene ormai usualmente indicata, se praticato correttamente
e costantemente, può consentire di raggiungere un’autosuggesione ed un addestramento
al cambiamento psicofisico, migliora il contatto con se stessi e rappresenta una
risorsa dalle immense potenzialità per aiutare la mente sia a migliorare le quotidiane
performances che ad alleviare disagi psicosomatici di vario tipo.
Nascita e principi - base del metodo
Il 1932 è l’anno della nascita ufficiale del training autogeno che è stato presentato
attraverso la pubblicazione dell’opera fondante “Das autogene training”, in cui sono raccolti i risultati di molti anni di studi condotti dal suo iniziatore,
ricerche che risentono delle esperienze di quest’ultimo nel campo dell’ipnosi
e della psicoanalisi. L’allenamento o training agli esercizi di T.A. consente,
dopo la prima fase di addestramento, di raggiungere la capacità di ottenere dei
benefici psicofisici immediati grazie alla ripetizione di “formule autogene” e
l’effetto a lungo termine di cambiamento dei processi psicofisici negativi che
possono essere all’origine di molti disturbi psicosomatici. Questa tecnica quindi
è uno strumento di cambiamento che opera a tre livelli:
- A livello fisiologico, favorendo un riequilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo e del Sistema Endocrino,
entrambi strettamente connessi ai vissuti emotivi;
- A livello fisico , migliorando lo stato di benessere e di salute generale;
- A livello psicologico, aiutando a ristrutturare le proprie reazioni negative e migliorando alcuni
vissuti psicologici.
Attraverso il training autogeno si crea un crescente equilibrio psicofisico,
soprattutto su quelle funzioni psicosomatiche (es. emozioni, stati somatici legati
alla contrazione di muscoli involontari) che sono mediate dal cosiddetto Sistema
Nervoso Autonomo. Gli esercizi infatti tendono a mettere a riposo quella parte
di tale struttura che garantisce l’attivazione psicofisiologica e diminuiscono
quegli eccessi di alcuni ormoni, come l’adrenalina, che si riversano nel sangue
in condizioni di stress.
Allo stesso modo l’allenamento autogeno permette di passare gradualmente ad una
maggiore consapevolezza (e una conseguente possibilità di controllo) delle attività
muscolari involontarie (es. respirazione), liberandole sempre di più del controllo
volontario negativo che costringe a stati di stress alcuni muscoli volontari.
Il carico di tensioni fisiche e psicologiche accumulate viene scaricato attraverso
le cosiddette “scariche autogene” , ossia quei fenomeni transitori di origine psicologica o somatica che tendono
a manifestarsi in modo decrescente fino a sparire completamente nel corso dell’allenamento
autogeno e che sono connesse alla possibilità del T.A. di liberare e decongestionare
le aree cerebrali sovraccaricate dallo stress. Per questo spesso, nelle fasi iniziali
dello svolgimento degli esercizio di training autogeno, si possono verificare
scariche motorie (movimenti involontari, tosse, riso, spasmi), scariche uditive
(ronzii, fischi, rumori), scariche vestibolari (vertigini, senso di galleggiamento)
o ancora scariche affettive (emozioni di vario tipo positive o negative). Di qualunque
tipo siano le scariche autogene esse in genere interessano aree somatiche (muscoli,
vista, ecc.) o aree psicologiche (affetti, pensieri, ecc.) sovraccariche di tensione
che in tal modo viene diminuita gradualemente.
“Training” vuol dire “allenamento”, “autos” vuol dire “da se” e “genos” significa
“che si genera”, perciò l’etimologia della denominazione della tecnica permette
di spiegare meglio i suoi obiettivi, tutti volti a rendere la persona che si sottopone
a tale pratica in grado di produrre da se un allenamento al rilassamento, al cambiamento
psicologico e al controllo di alcuni stati fisici, attraverso una crescente capacità
autonoma di “autosuggestione” che inizialmente viene guidata e insegnata da un
esperto.
Il principio fondamentale su cui si basa la tecnica dell’“allenamento autogeno”
è quello del cosiddetto “condizionamento classico”, ossia un metodo di apprendimento psicologico esposto da I. Pavlov in altri
contesti. Nel training autogeno, attraverso questa forma di apprendimento è possibile
ottenere, con la ripetizione degli esercizi, l’associazione tra una formula o
un esercizio mentale (inizialmente stimoli neutri e poi stimoli condizionati)
ed uno stato psicologico o fisiologico (risposta incondizionata), che diviene
una cosiddetta “ risposta condizionata” in seguito alla sperimentazione di tecniche
specifiche di concentrazione e autosuggestione in condizioni protette e positive
(stimoli incondizionati). Tale principio - base sottolinea l’importanza di ripetere
con costanza l’allenamento agli esercizi nel corso della fase iniziale di “training”
e la necessità di favorire fin da principio l’autogenicità nel produrre le risposte
agli esercizi, senza creare dipendenza dal trainer o da una voce guida.
Altri processi neuropsicologici importanti sembrano inoltre intervenire nella
fase di allenamento al cambiamento psicofisico prodotta attraverso il “training
autogeno”.
Un fenomeno importante riguarda la capacità della memoria di sensazioni fisiche
rievocate attraverso le immagini mentali di rendere attuali e reali tali sensazioni
anche in assenza di stimoli concreti. Secondo gli studi sull’intelligenza visiva
raccolti da Ian Robertson ciò deriverebbe dalla tendenza del nostro cervello ad
attivare, attraverso stimoli immaginativi, le stesse aree messe in azione da stimoli
reali. Così, ad esempio, l’allenamento ad immaginare una fonte che scalda una
parte del corpo (es. acqua tiepida) può permettere di ottenere risposte fisiologiche
simili a quelle che tale stimolo reale produrrebbe (es. aumento della temperatura
e dell’irrorazione sanguigna della parte).
Similmente funziona il principio dell’“ideoplasia” che spiega la possibilità
di produrre micromovimenti attraverso una fervida ed allenata capacità di immaginare
movimenti muscolari reali. Infatti, ciò avviene quotidianamente nella comunicazione
non verbale e permette nel T.A. di ottenere delle risposte di controllo muscolare.
Esercizi e utilita’ del training autogeno 
Gli esercizi del training autogeno vanno distinti in due categorie: quelli che
costituiscono il più noto “Training Autogeno Inferiore” e quelli che appartengono
alle possibilità del “Training Autogeno Superiore”.
Nella prima area, quella del T.A.I. rientrano sei esercizi di base, due fondamentali
e quattro complementari, tutti eseguiti dopo l’esercizio propedeutico.
Quest’ultimo è “l’esercizio della calma” , un allenamento importantissimo poiché il raggiungimento di uno stato iniziale
di “calma” in cui si riesce a mettere da parte ogni preoccupazione ed ogni pensiero
permette di sperimentare in modo adeguato ed efficace gli altri esercizi. Senza
il raggiungimento di tale condizione psicologica non si riesce a disporre delle
opportune energie e condizioni mentali che consentono una completa concentrazione
volta ad ottenere gli effetti desiderati attraverso gli altri esercizi.
Tale esercizio risulta molto utile per imparare a controllare stati di ansia
generalizzata o di confusione e panico poiché consente di accrescere la capacità
di convogliare all’interno quelle energie mentali che tendono a disperdersi verso
l’esterno, guidate da forze centripete che catturano l’attenzione su elementi
che alimentano vissuti e pensieri negativi.
L’“esercizio della pesantezza” rappresenta un utile strumento per ottenere uno stato generale di rilassamento
muscolare e consente di prendere consapevolezza di tensioni muscolari inconsapevoli
e di vissuti psicologici che tendono a crearle e quindi a generare delle problematiche
psicosomatiche quali dolori, crampi. Esso, pertanto, risulta estremamente utile
per affrontare problematiche del dolore, cefalee muscolo-tensive, disturbi da
stress, vertigini derivanti da tensioni accumulate sul collo o per combattere
l’insonnia.
L’“esercizio del calore” consente di ottenere dei cambiamenti a livello della circolazione nei vari distretti
muscolari, approfondendo lo stato di rilassamento che è possibile ottenere attraverso
il precedente esercizio, poiché accresce il rilassamento e anche la mobilità muscolare.
Questo esercizio è utile per coloro che soffrono di disturbi legati alla cattiva
circolazione e può essere un valido strumento di riscaldamento mentale dei muscoli
che devono essere impegnati in uno sforzo fisico.
Attraverso l’“esercizio del cuore” ci si mette in contatto con il proprio ritmo interiore di vita e con la parte
che simbolicamente viene designata come “il centro delle emozioni”. E’ un esercizio
non sempre facile da eseguire e strettamente importante per favorire il contatto
e la graduale accettazione sia della propria vita affettiva-emotiva, sia della
natura umana. I risultati che possono essere ottenuti praticandolo correttamente
hanno importanti ricadute positive nell’alleviare le somatizzazioni che riguardano
problematiche circolatorie centrali, come la tachicardia, che nascono da situazioni
ansiogene e che sono una delle componenti fondamentali del cosiddetto Disturbo
da Attacchi di Panico.
Con l’“esercizio del respiro” si impara a lasciare che la funzione respiratoria non venga influenzata da aspetti
psicologici che tendono a modificarla alterandola. Anche questo esercizio è molto
utile in caso di problemi somatici legati all’ansia, poiché questi ultimi tendono
sempre a manifestarsi con una ricaduta sul ritmo respiratorio che in genere viene
accelerato, producendo scarsa ossigenazione e sintomi conseguenti come capogiri
o sensazione di svenire. La simbologia del respiro come fonte di vita, inoltre,
rende utile questo esercizio anche in situazioni di depressione e in tutti i casi
in cui si sia instaurato un circolo vizioso per cui dall’emozione negativa nasce
l’apnea o il rallentamento respiratorio che a sua volta crea nuove emozioni negative
legate alle sensazioni fisiche sperimentate in seguito ad una cattiva respirazione
e al contatto con la vita e ciò che entra in noi dall’esterno attraverso il respiro.
L’“esercizio del plesso solare” è un esercizio coinvolge molti organi interni quali intestino, fegato, pancreas,
milza, rene e surrene, che convogliano tutti verso lo stesso ganglio nervoso che
media il loro funzionamento. Eseguito con una mano sul ventre fino alla parte
finale dello sterno per aumentare il contatto e la consapevolezza della zona su
cui si lavora, questo esercizio consente sia di lavorare per favorire un migliore
funzionamento degli organi vitali coinvolti, che per ridurre le tensioni di natura
psicologica che spesso sono alla base di gastriti e problemi digestivi. Inoltre,
esso aumenta il contatto con le sensazioni fisiche che si associano ai vissuti
psicologici di accettazione o rifiuto di certe situazioni, soprattutto se relative
a questioni non sempre completamente consapevoli.
Infine, l'“esercizio della fronte fresca”, che completa efficacemente un rilassamento generalizzato, consente di lavorare
sia sulle problematiche somatiche connesse alla cattiva circolazione cerebrale,
poiché agevola una vasocostrizione e quindi un controllato afflusso del sangue
al cervello, sia su quelle problematiche psicologiche che sono avvertite e vissute
come “calore e sovraccarico della mente”. La “mente fresca”, infatti, è simbolo
di lucidità e di una capacità di vivere le emozioni e le decisioni con un giusto
distacco emotivo che è possibile imparare a sperimentare a livello psicologico
e fisico grazie all’apprendimento di tale esercizio.
Dopo aver appreso in modo approfondito gli esercizi del Training Autogeno Inferiore
possono essere appresi altresì esercizi supplementari o ancora si possono eseguire
specifici esercizi che appartengono al Training Autogeno Superiore.
Per apprendere correttamente questa tecnica si può ricorrere ad un operatore
specializzato o, nel caso in cui la si utilizzi per finalità legate al cambiamento
e al miglioramento di certi comportamenti o per affrontare problematiche di tipo
psicologico o psico-somatico, attraverso uno psicologo esperto nell’insegnamento
e nella pratica di tale tecnica. Infine, esiste anche la possibilità di seguire
un vero e proprio percorso psicoterapeutico con specialisti che utilizzano la
cosiddetta “psicoterapia autogena”.
Ambiti di applicazione della tecnica
L’approfondimento della conoscenza degli esercizi di base del Training Autogeno
permette di comprendere meglio le innumerevoli possibilità applicative che sono
state sviluppate rispetto all’uso originario di tale metodo. Il T.A., infatti,
nasce originariamente in campo clinico psicologico e psicosomatico per affrontare
problematiche quali:
- disturbi funzionali e somatizzazioni di tipo neurovegetativo(cefalee, tachicardie,
problemi circolatori e respiratori, disturbi digestivi);
- fobie e disturbi d’ansia;
- tic o balbuzie;
- disturbi del sonno (insonnia, apnee).
Ben presto i seguaci e prosecutori dell’uso del Training Autogeno hanno sperimentato
adattamenti degli esercizi in altri settori.
Uno dei primi esempi riguarda il mondo della psicologia del lavoro, in cui molte
industrie hanno voluto e richiesto di provare questo metodo, sperimentando le
sue ricadute positive sul rendimento in azienda e sulla sua capacità di limitare
lo stress e l’assenteismo legato a problematiche di questo tipo.
Attualmente uno dei campi più importanti di applicazione di questa tecnica è
quello della psicologia dello sport e della preparazione mentale degli atleti
(Bassi G.B., Bonfanti M., Arcelli E.) che riguarda sia intere squadre sportive
(di calcio basket, pallacanestro, pallanuoto) che atleti che praticano sport individuali
in cui alcuni esercizi risultano utilissimi sia alla performance che alla riduzione
che al recupero di alcuni infortuni. E’ il caso dello sci, del baseball, del tennis,
della scherma o di alcune arti marziali in cui la tecnica si rivela efficacissima
anche per il controllo della concentrazione. Da molti anni ormai questa tecnica
è parte integrante dei cosiddetti “corsi di preparazione al parto” e se, preventivamente
imparata, risulta molto utile a gestire le emozioni e a controllare il respiro
ed il dolore.
Infine, vanno ricordate con curiosità ed interesse le più recenti, ma non meno
diffuse, applicazioni. Una delle principali concerne il campo educativo in cui
il T.A. per l’infanzia si trasforma in “fiabe del rilassamento” che possono essere
utilizzate per affrontare difficoltà di sviluppo piuttosto diffuse, superando
anche i limiti delle classiche tecniche di approccio verbale al problema. Un’altra
recente applicazione della tecnica riguarda i trattamenti estetici, soprattutto
quelli che si rivolgono alla cura dell’acne nervosa o da stress, dei problemi
estetici della cattiva circolazione o più semplicemente al rilassamento e alla
ricerca di un benessere globale che si associa ai trattamenti effettuati nelle
sale di bellezza o nei centri termali.
Riferimenti bibliografici
- Schultz J.H. (1968). Trad it. Il training autogeno I – esercizi inferiori , Feltrinelli, Milano.
- Schultz J.H. (1968). Trad it. Il training autogeno II – esercizi superiori , Feltrinelli, Milano.
- Marchi I. (2002). Teoria e pratica del training autogeno , Demetra, Firenze.
- Tosi D. (2001). Training autogeno. Guida pratica al più efficace metodo contro lo stress , Brancato.
- Peresson L. (1985). Trattato di training autogeno – vol. I e II , Piovan.
- Hoffman, Bern H. (1980). Manuale di training autogeno , Astrolabio.
- AA.VV. (2003). Appunti dal seminario su “il training autogeno e la gestione dell’ansia ”, Centro ASPEN onlus, Palermo.
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