IL TRAINING AUTOGENO PER I BAMBINI |
A cura della Dott.ssa Monica Monaco
Il training autogeno è un metodo nato originariamente per insegnare agli adulti a raggiungere numerosi
obiettivi importanti per la salute psicofisica, adottando delle procedure inizialmente
guidate e, successivamente, maggiormente o totalmente autonome ed indipendenti
da un conduttore. Esso è un allenamento allo sviluppo di modalità e capacità di
pensiero, di contatto con vissuti affettivi, di gestione delle emozioni e di reazione
agli stimoli, un vero e proprio strumento di educazione a stili di vita e comportamenti
che sostengono la salute. Per tale ragione tale tecnica è stata presto utilizzata
anche con i bambini, attraverso l'adozione di opportune modifiche per la conduzione
e per l'insegnamento degli esercizi.
Allenare i bambini con il gioco e la fantasia
Il training autogeno può essere insegnato per mezzo degli esercizi tradizionali
a partire dai 10-12 anni in su, ma con i bambini molto piccoli esso può essere
applicato come un gioco di fantasia, adottando le tecniche immaginative proprie
della "terapia della suggestione" e le narrazioni della fiaboterapia.
Gli effetti che in tal modo si riescono a produrre velocemente sui bambini, divertendo
e motivando anche i più piccoli agli esercizi, derivano dalla liberazione di tensioni
interiori accumulate, dall’allentamento di determinate inibizioni e dalla possibilità
di fornire nuove soluzioni a problemi ed a conflitti interiori attraverso il linguaggio
delle immagini mentali e con l'allenamento precoce del dialogo interiore.
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Al fine di scegliere gli esercizi più adatti ad ogni bambino tra quelli del ciclo inferiore e superiore e di poterne eventualmente creare alcuni con obiettivi supplementari, prima di iniziare qualsiasi attività con i bambini è necessario procedere con la raccolta di informazioni iniziali attraverso un colloquio con uno o entrambi i genitori o, qualora ciò non fosse possibile, con altri familiari significativi che li conoscono meglio. Nel corso di tali attività si annotano le attività maggiormente piacevoli ed entusiasmanti per ogni bambino, nonché eventuali difficoltà tipiche dello sviluppo in relazione all'età attraversata (es. paure ordinarie) o ancora stati emotivi straordinari e comportamenti problematici.
Dopo l'esecuzione degli esercizi è particolarmente importante la raccolta dei vissuti, dei pensieri e delle sensazioni sperimentate, poiché i bambini nella fase post-allenamento sono particolarmente favorevoli ad aprirsi e ciò consente di raccogliere informazioni utili per adattare i successivi interventi, ma anche per raggiungere le dimensioni più profonde di eventuali conflitti e disagi. Inoltre, in tale momento, qualche volta essi possono necessitare di risposte rassicuranti ad alcuni pensieri e ad alcune emozioni affrontate nel corso dell'allenamento o anche nella quotidianità in cui non sempre esistono spazi in cui bambini riescono a trovare tempo ed un contesto favorevole per parlare dei propri vissuti in modo da imparare a padroneggiarli.
Con l'esercizio abituale è possibile far comprendere ai bambini che essi possono utilizzare anche nella quotidianità il dialogo interiore, il pensiero e le immagini mentali per superare situazioni in cui vivono tensione, ansia, rabbia o altre emozioni che possono essere alla base di malesseri, nonché per alleviare veri e propri sintomi somatici di origine psicologica o ancora per cambiare dei comportamenti disadattivi che nell'infanzia spesso vengono manifestati nel tentativo di far fronte a bisogni interiori. Il training autogeno, infatti, nell'infanzia come nell'età adulta consente di entrare in contatto con se stessi, evitando il ricorso abituale ed eccessivo a meccanismi di difesa (es. negazione, rimozione) che sarebbero in grado, con il tempo e la ripetizione, di condurre verso abitudini psichiche disfunzionali.
L'abbigliamento del bambino che si desidera avvicinare al training autogeno deve essere comodo e consentirgli il gioco e la possibilità di sperimentare sensazioni di comfort, facilità di movimento e possibilità di sedersi o sdraiarsi sul pavimento.
Gli effetti del training autogeno nell’età dello sviluppo
Nell'infanzia e nell’intera età evolutiva le applicazioni del training autogeno
sono innumerevoli e consentono di avvicinarsi anche ai bambini che manifestano
disagio o problematiche specifiche dello sviluppo, avvalendosi di un metodo che
ai loro occhi appare semplicemente come un momento ludico, facile da presentare,
superando tutte le difficoltà che spesso inducono i genitori ad evitare di portare
un figlio da un professionista della salute mentale oppure a definirlo un poco
credibile "amico di famiglia".
Gli esercizi che tradizionalmente costituiscono il ciclo inferiore si rivelano
particolarmente indicati per favorire il rilassamento in generale, per scaricare
lo stress e le tensioni emotive fino ad alleviare o determinare la graduale scomparsa
di alcuni problemi che si manifestano soprattutto con sintomi somatici o comportamentali.
Praticando tali esercizi si possono affrontare problematiche di ansia e di stress
che si manifestano a livello organico, familiare, scolastico o sociale, poiché
essi tendono a migliorare il contatto con le sensazioni fisiche, e conseguentemente
con i vissuti interiori, di rilassamento, pace, equilibrio e sicurezza. I disturbi
tipici dello stress infantile che vengono migliorati e per cui questo metodo si
rivela utile comprendono gli stati di agitazione che possono essere manifestati
attraverso sintomi di:
• enuresi (qualora essa compaia contestualmente o poco dopo sconvolgimenti psichici e non
sia legata ad accertabili anomalie organiche transitorie o permanenti);
• ipersensibilità a rumori o a stimoli sociali (es. presenza di estranei);
• eccessiva sudorazione o rossore, spesso associati ad insicurezza o rabbia, durante le interazioni con altri bambini
o durante le attività ludiche, scolastiche o sportive;
• irrequietezza diurna;
• insonnia, con o senza incubi e terrori notturni;
• crisi di pianto e di capricci frequenti ed immotivate;
• difficoltà scolastiche legate a mancanza di concentrazione, di memoria oppure a facile comparsa di
stanchezza;
• disturbi transitori nello sviluppo del linguaggio generati o aggravati da cause psicologiche (es. ritardo nella comparsa del linguaggio,
balbuzie, difetti di pronuncia e tendenza a mantenere il linguaggio infantile);
• disturbi gastrointestinali, come diarrea o stitichezza, non legati a cause patologiche ed associati a stati
di tensione oppure a particolari fasi dello sviluppo che tendono a generare angoscia
(arrivo di un fratellino-sorellina, ingresso a scuola, mutamenti di abitudini
e stili di vita, cambiamenti di residenza, sostituzione di educatori ed altre
figure affettive con cui il bambino intrattiene interazioni quotidiane, ecc.);
• tutti i problemi che si manifestano a livello fisico ma che, una volta escluse cause fisiologiche, compaiono in concomitanza di fattori
di stress (es. tosse nervosa, bruxismo, febbre lieve ripetuta in occasione del rientro a scuola, di esami o di competizioni
sportive).
Dopo che un bambino ha appreso gli esercizi fondamentali del primo ciclo, nel
modo in cui il conduttore ritiene più opportuno in base alla sua età ed alle sue
inclinazioni, è possibile proporre gli esercizi del ciclo superiore oppure quelli
supplementari in relazione alle problematiche che si intende affrontare ed agli
obiettivi di prevenzione e di educazione a cui si aspira.
Con tali esercizi, anche nei bambini, si mira a raggiungere cambiamenti più complessi,
che coinvolgono il contatto con pensieri ed emozioni.
Attraverso la loro sperimentazione ripetuta è possibile incoraggiare un sano
sviluppo psicologico favorendo nei bambini:
• la conoscenza, la comprensione e la capacità di comunicare e di affrontare
emozioni e sentimenti;
• il rafforzamento di capacità intellettive di riflessione e di ragionamento;
• il miglioramento dell'autostima ed il superamento graduale di condizioni di
insicurezza;
• la possibilità di avvicinarsi gradualmente a situazioni, contesti e oggetti-soggetti
che tendono a produrre ansia o paura (es. andare dal medico, fare un prelievo,
andare a scuola, dormire soli nella propria stanza, ecc.), manifestando reazioni
di minore attivazione psico-fisica;
• la preparazione ed il supporto emozionale per affrontare situazioni a cui,
in taluni casi i bambini meno fortunati, non possono sottrarsi (es. operazioni
chirurgiche, lunghe e stressanti terapie come quelle oncologiche).
Tali allenamenti consentono altresì di scaricare le energie psicofisiche eccedenti bilanciando i livelli di attivazione (arousal), consentendo l'attenuazione o la risoluzione dell'iperattività di alcuni bambini. Il T.A. inoltre consente di affrontare il problema opposto della passività e pigrizia di altri bambini, dal momento che i suoi esercizi di base rappresentano una modalità per eseguire un vero e proprio risveglio energetico ed una stimolazione della vitalità che consente di conoscere o recuperare il piacere di alcune sensazioni che il corpo sperimenta attraverso il "movimento psichico" generato dall'allenamento.
Come per gli adulti, anche per i bambini, la scelta dell'allenamento individuale
è da preferire quando è necessario personalizzare l'intervento per raggiungere
obiettivi specifici o risolvere problematiche particolari, selezionando ed adattando
alla situazione specifica gli esercizi tradizionali oppure impostandone alcuni
supplementari. Inoltre, esistono bambini che, come alcuni individui adulti, riescono
a rilassarsi esclusivamente in contesti di pratica individuale, poiché richiedono
di trovarsi in un clima di completa serenità in cui non siano presenti le distrazioni
che sono comuni in un gruppo, e ancor più in un gruppo di bambini.
Inoltre, le attività individuali consentono più facilmente di scegliere e mantenere
lo stesso conduttore con il quale alcuni bambini più introversi, che hanno maggiori
difficoltà ad aprirsi, riescono ad instaurare più facilmente un rapporto di familiarità
e di fiducia che favorisce l'allenamento e le fasi post-allenamento.
Attraverso l'inserimento all'interno di un gruppo di training autogeno è possibile
raggiungere importanti obiettivi educativi e di prevenzione.
Questo contesto è da preferire sia in assenza di necessità specifiche che quando
si desidera che l'intero gruppo possa raggiungere obiettivi comuni condividendo
gli stessi esercizi.
Inoltre, la pratica in gruppo è utile per facilitare gli apprendimenti in alcuni
bambini che tendono ad imitare gli altri dimostrando di essere più sensibili al
cosiddetto "apprendimento sociale".
L'allenamento di gruppo si rivela altrettanto efficace per motivare quei bimbi
che accettano di allenarsi richiedendo insieme a loro la presenza di un parente
(es. fratello) oppure di qualche amico.
Generalmente quando si costituiscono i gruppi di bambini per praticare il training
autogeno è opportuno che tra i partecipanti selezionati non vi sia una eccessiva
differenza di età, che generalmente non dovrebbe superare i tre o quattro anni.
Gli esercizi per i bambini
Il primo vero e proprio allenamento a cui si accostano i bambini dopo le attività
preliminari è costituito da uno speciale "esercizio della calma" che è possibile
eseguire lasciando scegliere ad ogni bambino il proprio “mezzo di locomozione
mentale” per recarsi in un posto straordinario che egli potrà arricchire con la
sua fantasia di tutti i particolari che desidera. In tal modo, inizierà un viaggio
immaginario sul pianeta della calma (o semplicemente su una stella) che diverrà,
attraverso una guida competente, un esercizio di canalizzazione della propria
attenzione verso l'interno e di creazione di immagini mentali in grado di suscitare
risposte di calma e serenità. Per molti bambini dimostrare di riuscire a completare
attivamente questo allenamento è già un obiettivo importante, soprattutto se difficilmente
riescono a mantenere la concentrazione per qualche minuto sulla stessa attività
mentale.
Esistono altre modalità frequenti adottate per fare sperimentare questo esercizio
ai bambini, tra cui le più comuni sono l'avventura sul monte dei pensieri e il
viaggio nel paese della fantasia.
Il passo successivo è la sperimentazione di un "esercizio della pesantezza" adattato, che mira a rilassare il tono muscolare attraverso un gioco che ha l'obiettivo di guidare i bambini a concentrarsi sulla conoscenza e sull'approfondimento delle sensazioni associate al rilassamento del corpo, che più spesso alla loro età vengono vissute come "leggerezza". Indipendentemente dalla preferenza della sensazione di peso o leggerezza i bambini possono sperimentare, tra i vari possibili, il gioco della metamorfosi (o dell’incantesimo) attraverso il quale immaginano di trasformarsi in qualcosa di molto pesante (es. una pietra, un dinosauro, un elefante, ecc.) o al contrario in qualcosa di leggero (es. un astronauta sulla luna, una nuvola, una piuma, una foglia, ecc.). Nel corso di questo secondo viaggio di fantasia si inviterà il bambino a spostare mentalmente nel suo corpo le sensazioni di rilassamento sperimentate, fino a giungere alla loro generalizzazione.
Per concludere la sperimentazione degli esercizi fondamentali si effettua un gioco che consente di sperimentare l"esercizio del calore". A tal fine è possibile adottare il viaggio nel paese delle luci e dei colori in cui si utilizzano immagini mentali che facilmente rappresentano uno stimolo in grado di rievocare una sensazione di tepore o di calore. In alternativa ad esso si può proporre il viaggio nella caverna del corpo nel corso del quale il flusso tiepido del sangue viene trasformato in un fiume che viaggia lentamente o ancora il viaggio nel regno dei pesci in grado di far sperimentare una profonda sensazione di rilassamento e di quiete immaginandosi nel tepore di un fondale marino o di un grande acquario.
Proseguendo con gli allenamenti è possibile far sperimentare ai bambini la regolarità del ritmo respiratorio attraverso la storia del monte del respiro o ancora guidarli all'ascolto del battito cardiaco attraverso il viaggio nel cuore della terra.
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Nella ripetizione dello stesso esercizio con un bambino al fine di consolidare il raggiungimento di alcune finalità è possibile scegliere tra metodi alternativi, eseguendo un diverso allenamento in presenza del desiderio di cambiare o riproponendo lo stesso per rispondere alla richiesta di ripetere un'esperienza gradita già effettuata.
In alcuni casi la pratica del training autogeno consente una completa guarigione, soprattutto quando le problematiche vengono affrontate entro breve tempo rispetto la presentazione dei primi sintomi. In altri casi è comunque possibile un miglioramento che può richiedere più tempo in relazione all'ampiezza dell'intervallo trascorso tra comparsa del problema e richiesta d'aiuto.
In tutti i casi questo metodo ha mostrato di produrre sui bambini molti benefici in quanto rappresenta un valido strumento di supporto psicologico ed emozionale alla crescita, capace di migliorare il funzionamento globale dell'organismo attraverso l'educazione di numerose capacità cognitive, emotive e comportamentali.
Approfondimenti bibliografici
- Eberlein G., Trad. It., 2001, Le fiabe che rilassano. Il training autogeno per favorire la tranquillità e il
benessere dei bambini, Red Edizioni.
- Goldbeck L., Schmid K,2003, Effectiveness of autogenic relaxation training on children and adolescents with
behavioral and emotional problem. In Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 42,
1046-1054.
- Monaco M., 2010, Corso di Training Autogeno Inferiore per bambini, Accademia Menteviva.
- Nadeau M., 2001, 40 giochi di rilassamento, Edizioni Il Punto Di Incontro.
- Vollmar Klausbernd, 2000, Trad. it Training Autogeno per bambini, Macro edizioni.