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IL TRAINING AUTOGENO IN GRAVIDANZA

A cura di Monica Monaco

Numerose indagini rivelano da tempo che esiste un’evidente differenza nel vissuto della gravidanza che viene sperimentato dalla donne che seguono un percorso significativo, individuale o di gruppo, di psicoprofilassi al parto.
Uno dei metodi più utili che può essere adottato efficacemente per mantenere un equilibrio ed una serenità emotiva, tra le naturali oscillazioni ormonali e le altrettanto normali insicurezze legate ai cambiamenti corporei, di abitudini e di ruoli, è indubbiamente quello del Training Autogeno che è stato preso in considerazione secondo diversi approcci e che spesso viene combinato con ad altre tecniche di rilassamento e di cosiddetta igiene e prevenzione psicologica pre-parto.

Approcci tradizionali per la preparazione al parto
Esistono numerose prospettive e conseguenti metodologie adottate per l’assistenza psicologica al parto sviluppate in diversi paesi del mondo. Tra esse il comune denominatore è l’uso di metodologie di rilassamento e di autogestione degli aspetti psicologici e fisici che in gravidanza possono essere fonti di stress e che possono aumentare il vissuto del dolore al momento del parto.

Uno dei più noti approcci sviluppati nei paesi anglosassoni è quello definito “metodo Read”, anche noto come “parto senza paura” o più semplicemente “parto naturale”. A strutturarlo è stato Grently Dick Read che lo ha centrato tutto sull’educazione e sulla riacquisizione di una prospettiva più naturale nei confronti del parto.
Egli infatti sosteneva che spesso le problematiche di paura, rifiuto o dolore che accompagnano la gravidanza in molte donne, e che alimentano disturbi psicosomatici anche persistenti che rendono la gravidanza un periodo di grande disagio, sono frutto di una educazione disadattiva alla gestazione, ricca di false convinzioni, di pregiudizi e centrata sulla trasmissione di racconti di esperienze deformati.
Per queste ragioni culturali, la paura viene amplificata e trasformata da meccanismo adattivo in dispositivo spropositato rispetto alla reale minaccia che diviene persino controproducente.
Read riteneva dunque che l’ansia del parto tende così ad aumentare la tensione in differenti aree muscolari di una donna in gravidanza, rendendola più sensibile al dolore e più propensa a respirare scorrettamente (aumentando ulteriormente il dolore e contrastando la dilatazione).
Il suo metodo, a partire da questa premesse, tende ad utilizzare innanzitutto dei mezzi psicologici di suggestione per il rilassamento che mirano a migliorare la tolleranza al dolore, insegnando a riconoscere nel corpo i segnali associati ad ansia e paura, quali posture ricche di tensione, cattiva respirazione e contrazioni nei muscoli.
A questi esercizi, in questo approccio è stata associata la chinesiterapia fino a giungere a sviluppare il cosiddetto “parto attivo” (Balaskas J., 1983), un approccio moderno che deriva dal metodo di Read e che comprende massaggi, stretching, danza del ventre ed esercizi di contatto con alcuni muscoli per aumentarne il controllo consapevole, vocalizzi, visualizzazioni e allenamenti di posture per supportare il parto naturale. Tutte le attività vengono svolte da guide esperte che puntano all’obiettivo di far aumentare nelle gestanti la conoscenza del proprio corpo in modo da poterlo guidare verso l’acquisizione di schemi motori che possano essere poi adottati positivamente durante il parto.

Un altro metodo per la preparazione al parto che è nato con l’obiettivo di preparare alla gestione psicofisica del dolore è il metodo sovietico-francese che si fonda sul concetto di apprendimento di Ivan Pavlov e sul meccanismo del riflesso condizionato che sono stati applicati al parto prima da diversi autori sovietici e poi dal francese Lamaze (1956).
Il fulcro originario del metodo è l’ipotesi che una donna, a causa della comune educazione all’idea del parto con dolore, finisce per creare all’atto del parto un binomio “contrazione-dolore” che diventa un riflesso artificiale.
Per contrastare la costituzione di questo riflesso in questo approccio si tende a fornire alla donna uno strumento ritenuto importante: la “respirazione alitante”, che consiste nell’uso di un particolare ritmo del respiro superficiale e accelerato da associare ad un ritmo respiratorio che faciliti la fase espulsiva. In questa prospettiva si ritiene infatti che questa modalità respiratoria sia in grado di inserirsi in questo legame psicofisico (o riflesso condizionato) tra utero e dolore, spezzandolo e creando un nuovo riflesso condizionato “contrazione-respirazione” che agevola il parto.

L’assistenza psicologica al parto con il training autogeno
Oggi, senza dubbio il metodo del Training Autogeno, associato ad altre tecniche e attività psico-educative, è la forma più diffusa di preparazione e di assistenza psicologica al parto adottata nel nostro paese.
Alcuni professionisti preferiscono adottare ancora gli efficaci esercizi della metodologia tradizionale di Shultz, mentre altri sono più propensi ad adottare il metodo sviluppato da Umberto Piscicelli, definito R.A.T., ossia Respiratory Autogenic Training.
Nel primo caso si adottano i sei esercizi del T.A. del ciclo inferiore dopo aver svolto l’esercizio propedeutico ed alcuni esercizi supplementari che possono essere scelti o coniati per affrontare le insicurezze e l’ansia legate al parto e alla maternità.
Nel metodo R.A.T. invece è stata sviluppata una procedura con degli esercizi speciali che hanno in comune con il T.A. di Shultz l’approccio al rilassamento con procedure che tendono a far generare in modo autonomo e attivo nella gestante il rilassamento, differentemente da ciò che avviene nei metodi che adottano delle eteroinduzioni impartite sistematicamente da un conduttore.
L’obiettivo originario di questo metodo era quello di utilizzare delle metododologie autogene per contrastare stati di squilibrio emozionale in gravidanza e nel corso del parto, ma oggi viene adottato prevalentemente per fornire aiuto al momento del travaglio.
Il R.A.T. comprende sette esercizi che integrano tecniche respiratorie, esercizi di rilassamento progressivo e tecniche immaginative.

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Più precisamente il primo esercizio della serie è definito esercizio di rilassamento attivo e progressivo e consta di una sequenza di cinque figure che consentono il rilassamento muscolare secondo una procedura ad hoc che coinvolge la parte superiore del corpo ed il viso.

Il secondo esercizio di questo metodo è l’esercizio dell’immaginazione e della propriocezione unitaria del corpo ed è un esercizio in cui si chiede di immaginare dal punto di vista sensoriale la successione delle figure comprese nel primo esercizio. In questo modo l’evocazione immaginativa del rilassamento nel corpo consente di ottenere effetti di distensione in alcune zone o in tutto il corpo senza più eseguire la sequenza. L’esercizio si continua con una visualizzazione dell’immagine corporea dall’esterno e con una nuova assunzione di prospettiva interna, in modo da consolidare ulteriormente la capacità di uscire e rientrare nelle sensazioni di rilassamento che vengono archiviate nella memoria.

Il successivo esercizio è l’esercizio dell’immaginazione e della propriocezione frazionata attraverso il quale si procede con un ascolto frazionato delle sensazioni di una serie di distretti muscolari e si comincia anche a conoscere mentalmente e concettualmente il proprio respiro naturale e il movimento associato ad esso nell’area perineale del canale del parto.

Il quarto esercizio è l’esercizio dello spazio pieno attraverso cui si mira a raggiungere la cosiddetta “commutazione autogena globale”, completando e ingrandendo i vissuti propriocettivi di rilassamento e fissando la propria attenzione sulle sensazioni ottenute dalla concentrazione sulle zone speculari del corpo, secondo una procedura che richiama l’esercizio supplementare del T.A. messo a punto da Luthe e chiamato “esercizio degli spazi”.

Il quinto esercizio è l’esercizio del respiro autogeno o della commutazione respiratoria e comprende la precedente propriocezione frazionata che gradualmente lascia spazio alla consapevolezza del respiro, poi all’esercizio dello spazio pieno per terminare con la concentrazione sul respiro tipica del T.A. tradizionale.

Il successivo è l’esercizio delle risposte paradossali che inizia secondo le modalità del precedente esercizio e poi diventa un compito di ascolto delle cosiddette “risposte paradossali”, ossia delle variazioni del respiro (amplificazioni in grado di aumentare il rilassamento muscolare) che si verificano nella commutazione autogena di fronte a degli stimoli disturbanti. Questi ultimi vengono prodotti per la durata di un minuto per alcune serie e generalmente sono costituiti da un battito di mani o dal suono di un gong.

Il settimo esercizio del metodo R.A.T. è l’esercizio del condizionamento semantico e dell’abitudine alla contrazione uterina in cui, una volta ottenuto l’incremento della risposta paradossale del respiro autogeno, si cerca di creare un riflesso condizionato “contrazione-risposta respiratoria paradossale”, trasformando il battito di mani in una rappresentazione simbolica delle contrazioni attraverso una frase-guida.

In questo metodo i sette esercizi vengono generalmente appresi a partire dal 4° mese e, dopo il primo ciclo, si continua simulando le fasi del travaglio in modo che ogni gestante possa immedesimarsi nel respiro autogeno, ascoltando il rilassamento muscolare che ne consegue, secondo dei ritmi tipici del parto.
Come è stato osservato da alcuni autori, il problema di questo metodo è che esso risulta mediamente più difficile da ricordare del metodo tradizionale e quindi spesso si finisce per non adottarlo fuori dalle sedute condotte dalla guida.
Anche per queste ragioni è sempre più frequente il ricorso, anche in gravidanza, al Training Autogeno condotto a partire dal metodo di Shultz la cui procedura viene costantemente preferita da molte istituzioni e professionisti che si occupano dell’assistenza alla gravidanza, dal momento che gli esercizi del T.A. tradizionale si sono rivelati molto utili e pratici in gravidanza e durante il parto, nonché per aiutare ad affrontare le altre frequenti problematiche psicologiche che possono accompagnare questo delicato periodo della donna.

Le possibilità del training autogeno per le gestanti
Come per ogni metodo che viene adottato per la cura psicologica delle future mamme, anche il Training Autogeno, se condotto e seguito da un professionista esperto e seguendo un approccio idoneo alle necessità specifiche, dimostra di poter svolgere alcune funzioni importanti per la salute psicologica della gestante e del nascituro.
Esso infatti permette di attenuare le oscillazioni degli stati emotivi e di umore della futura mamma, che accompagnano spesso tutto il periodo della gravidanza ma anche le fasi che seguono il parto, svolgendo un’azione di protezione e di prevenzione delle problematiche più serie come i disturbi di ansia della gestante e la depressione post-partum.
L’impiego del Training Autogeno in gravidanza inoltre ha mostrato di agevolare la riduzione di tutti i disturbi della gravidanza che hanno una componente psicologica che può aumentarne il malessere percepito (es. nausea, vomito, insonnia, irritabilità, stitichezza, anomalie respiratorie e del ritmo cardiaco da ansia, sbalzi di pressione, stanchezza e dolori tensivi).
Questo metodo, da solo o associato ad altre efficaci tecniche di allenamento mentale, consente altresì di abituarsi a ridurre o a recuperare velocemente il dispendio energetico psicofisico, perché allena corpo e mente a tenere degli atteggiamenti e dei comportamenti che agevolano un minore dispendio di energie psicologiche e fisiche e che permettono di rispondere meglio ai maggiori bisogni di energia richiesti dal puerperio o che si presentano in modo ancora più impellente nel post-partum e in tutto il primo periodo di maternità.

L’utilizzo di appositi esercizi supplementari di T.A. inoltre può aiutare a centrarsi soprattutto sulle funzioni positive che accompagnano i cambiamenti fisici della gravidanza che in questo modo possono essere vissuti in modo più positivo ed essere accettati e tollerati.
Altri esercizi possono essere d’aiuto per abituarsi gradualmente ai cambiamenti di ruolo e di abitudini, poiché mirano a far superare le incertezze e i dubbi sulle proprie capacità di gestire i futuri momenti quotidiani attraverso allenamenti mentali che incoraggiano a stabilire un primo contatto naturale e positivo con tali esperienze che, in tal modo, iniziano ad integrarsi nella nuova “immagine di sé” ancora in fase di strutturazione (e per questo instabile e piena di dubbi).
Questi benefici sono stati spiegati dalla capacità che le tecniche di controllo dello stress come il T.A. esercitano, al di là della possibilità da parte della gestante di adottarle anche al momento del parto.
Con l’esercizio infatti l’allenamento autogeno è in grado di stimolare anche la produzione di endorfine, particolari prodotti chimici del cervello che contrastano l’ansia e l’agitazione, favorendo anche il controllo dei dolori (es. sciatica o altri fastidi frequenti in gravidanza o normali nel post-partum) e il riequilibrio di messaggi nervosi come quelli che regolano la nausea gravidica e il vomito.
Al contempo esso attiva una diminuzione dell’attivazione del sistema nervoso vegetativo che viene prodotta attraverso la concentrazione autogena su stati mentali positivi che tende a produrre un graduale decremento risposte viscerali e muscolo-volontarie che si associano ai vissuti di tensione (es. contrazioni muscolari e crampi, fastidi digestivi, eccessiva trasmissione di messaggi nervosi, ecc.).

Tali risultati dimostrano naturalmente di essere tanto più efficaci quanto più la donna si impegna ad eseguire gli allenamenti nel corso della settimana e quanto più il professionista che conduce il percorso è competente sulle dinamiche mentali in gravidanza e post-partum, sulle tecniche di aiuto specificamente utilizzate e se riesce a gestire le reazioni, adattando gli esercizi alle esigenze specifiche, facendo comprendere con quale atteggiamento e obiettivi essi vadano eseguiti.

Riferimenti bibliografici sull’argomento

- Balaskas J., 1983, Manuale del parto attivo: gli esercizi per arrivare al parto con la sicurezza e le energie necessarie, Red.
- Lamaze F., 1956, Il parto senza dolore mediante metodo psicoprofilattico, Enciclopedia Medica Chirurgica francese.
- Piscicelli U., 1991, Training Autogeno Respiratorio e psicoprofilassi ostetrica, Piccin.
- Read D.G., 1944, Childbirth without fear, Harper, N.Y.
- Sbriglio V.S., 1980, Psicoprofilassi autogena della maternità. Guida sinottica per le gestanti dei corsi di preparazione al parto con il “training autogeno” di J.H. Shultz, Cortina, Torino.


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