LA VELATERAPIA | A cura di Barbara Celani, Psicologia in Movimento |
Nessuno può dirsi insensibile alla vista della distesa immensa, potente e misteriosa
del mare. Ma, per alcuni, il mare può rappresentare anche una via per la scoperta
di sé, della propria forza e dei propri limiti. Meglio se utilizzando un mezzo
che esalta il fattore naturale, permettendo così di beneficiare più direttamente
di quanto il mare è in grado di offrire. Come la barca a vela.
La barca a vela è un tipo di imbarcazione la cui propulsione è affidata prioritariamente allo
sfruttamento del vento e nella quale il motore riveste solo un'azione di supporto,
per lo più nelle manovre in porto. Una barca a vela, per poter navigare, ha bisogno
della forza del vento sulle vele. Essa può posizionarsi a varie angolature rispetto
alla direzione del vento, in base alla rotta che decide di tenere.
Uscire in mare con una barca a vela, implica una serie di operazioni da compiere
e di dinamiche psicologiche che si snodano costantemente. Ci sono decisioni da
prendere molto velocemente, sono necessarie abilità di problem solving, si devono
gestire emozioni, paure, dubbi, governare gli elementi naturali e sfruttarli a
proprio vantaggio: tutto questo rappresenta una sorta di lavoro terapeutico che
valorizza la personalità e favorisce la crescita personale.
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Le prime iniziative legate alla Velaterapia furono intraprese nel quadro di progetti
per il reinserimento sociale ed il recupero di giovani con problemi di relazione
e di socializzazione. In tale contesto la Velaterapia è nata da una esperienza
svedese conclusasi con sorprendente successo legata a un progetto di recupero
di ragazzi considerati difficili e socialmente non inseriti.
In Italia la Velaterapia è comparsa nella seconda metà degli anni ‘80 e oggi
sempre più associazioni veliche la inseriscono tra le loro iniziative. Tra i primi
in Italia a considerare la vela come una opportunità terapeutica, Antonio Lo Iacono,
Presidente della Società italiana di Psicologia (Sips), e vicepresidente dell'Associazione
“Mareaperto” che dal 1989 porta in barca a vela disabili e persone soggette a
disturbi nell’area psichica e motoria.
Fin dall’inizio la Velaterapia si è dimostrata particolarmente efficace e si
è diffusa anche in ambiti diversi da quelli dai quali era partita, tanto che non
si impiega più esclusivamente come strumento di cura per disabili ma viene consigliato
per una gran parte di interventi orientati al sostegno di numerose procedure psicoterapeutiche.
La Velaterapia consiste nel trascorrere un certo periodo di tempo, variabile
a seconda dei casi, in una barca a vela dovutamente attrezzata. Vengono programmate
delle attività e, con la supervisione ed il controllo di uno psicoterapeuta, viene
predisposto un iter didattico-comportamentale idoneo a sollecitare motivazioni
e reattività orientate alla produzione e al sostegno di normali rapporti interpersonali.
L’ambiente si presta in modo esemplare a realizzare un clima collaborativo e partecipativo,
dove ognuno può rapidamente rintracciare le proprie inclinazioni ed esplicitarle
nella interpretazione di uno specifico ruolo. Lo scopo non è solo quello di formare
e consolidare quegli aspetti caratteriali che stanno alla base della normale interazione,
ma anche di creare occasioni di sperimentazione delle proprie attitudini comportamentali
e relazionali essenziali per uno sviluppo positivo della personalità.
Essa può definirsi come uso consapevole dell’esperienza in barca nella vita quotidiana,
oppure associata a terapie riabilitative per persone che abbiano disturbi mentali
come anche handicap fisici.
“Su di una barca a vela le dinamiche di gruppo si amplificano, si ricrea una società
in miniatura che ripropone le relazioni quotidiane con la massima intensità. L’avventura
evocata dall’andar per mare si mescola alla responsabilità di ogni membro dell’equipaggio
verso l’altro, al mettere in sicurezza se stessi e gli altri, a restare nel proprio
ruolo e rispettare i ruoli altrui, allo stare a regole precise e sottostare agli
ordini di un ‘comandante’. Nello specifico in questo caso nell’equipaggio è presente
anche uno psicoterapeuta che inserisce, in un setting inusuale, la sua competenza
professionale… Questa è un’esperienza che porta ad un consolidamento del sé e
ad un miglioramento della propria consapevolezza corporea. Proprio per questo
il metodo viene utilizzato in gruppi di ragazzi spesso definiti ‘difficili’ o
su pazienti psichiatrici. Per le sue implicazioni fisiche è anche utilizzata per
persone con varie disabilità organiche. Non diversa è l’implicazione della Velaterapia
nell’organizzazione aziendale, in cui trova il suo inserimento nell’ambito formativo:
su di una barca a vela tutti hanno un ruolo e delle competenze, tutti hanno un
obiettivo comune, vigono delle regole, è presente un leader, la comunicazione
è diretta, le decisioni devono essere veloci e condivise dall’equipaggio, che
deve muoversi in sintonia con la barca e con il suo comandante. Qui i conflitti
diventano aperti e privi di spazio per una decantazione e hanno, invece, la necessità
di un chiarimento e di una soluzione immediata”. (Dott.ssa Mencaglia)
La barca rappresenta dunque una piccola comunità, con le proprie regole, i propri
ruoli, i propri diritti e i propri doveri. Per i bambini può diventare un’esperienza
di autonomia e di gioco, per gli adolescenti un’occasione per sperimentarsi lontano
dai genitori, imparando nuove cose, acquisendo capacità che esulano dalla quotidianità:
la barca a vela, dunque, non solo come momento riabilitativo, sportivo e ricreativo
ma come occasione di maturazione e crescita.
In ultimo, non è trascurabile il potenziale benefico intrinseco nel’immersione-esposizione
alla natura, intesa come mare, sole e vento, ma anche come vita marina: durante
un’escursione in barca, a seconda dei luoghi ovviamente, ci si può imbattere in
uccelli, pesci, tartarughe e soprattutto delfini. Questi animali, più di altri,
sono noti per le emozioni che suscitano e per la connotazione quasi umana che
spesso viene loro attribuita, probabilmente per la loro straordinaria intelligenza,
per il muso “sorridente”, per il loro atteggiamento giocoso e per la notevole
sensibilità e capacità di comunicazione, caratteristiche che li pongono anche
al centro di programmi terapeutici e riabilitativi in particolare per persone
con disturbi della comunicazione.
Il contatto con la natura insegna anche ciò che andrebbe e non andrebbe fatto
per preservarla: dunque una sensibilizzazione alla salvaguardia dell’ambiente
e alla lotta all’inquinamento.
Utile infine, per comprendere la validità della Velaterapia, la lettura dei principi che animano e ispirano l’idea che la vela è per tutti, sanciti dal Manifesto europeo della vela solidale, approvato dal Parlamento Europeo nel novembre 2010:
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