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LA VELATERAPIA

A cura di Barbara Celani, Psicologia in Movimento

Nessuno può dirsi insensibile alla vista della distesa immensa, potente e misteriosa del mare. Ma, per alcuni, il mare può rappresentare anche una via per la scoperta di sé, della propria forza e dei propri limiti. Meglio se utilizzando un mezzo che esalta il fattore naturale, permettendo così di beneficiare più direttamente di quanto il mare è in grado di offrire. Come la barca a vela.

La barca a vela è un tipo di imbarcazione la cui propulsione è affidata prioritariamente allo sfruttamento del vento e nella quale il motore riveste solo un'azione di supporto, per lo più nelle manovre in porto. Una barca a vela, per poter navigare, ha bisogno della forza del vento sulle vele. Essa può posizionarsi a varie angolature rispetto alla direzione del vento, in base alla rotta che decide di tenere.
Uscire in mare con una barca a vela, implica una serie di operazioni da compiere e di dinamiche psicologiche che si snodano costantemente. Ci sono decisioni da prendere molto velocemente, sono necessarie abilità di problem solving, si devono gestire emozioni, paure, dubbi, governare gli elementi naturali e sfruttarli a proprio vantaggio: tutto questo rappresenta una sorta di lavoro terapeutico che valorizza la personalità e favorisce la crescita personale.

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Secondo la Società Italiana di Psicologia, mare e vento combattono lo stress, la depressione e le ansie legate alla vita di tutti i giorni al punto che andare in barca è diventata una vera e propria cura chiamata “Velaterapia”. Si mettono infatti in atto dinamiche particolari perché si è “costretti”, in un certo senso, a muoversi in uno stesso ambiente e in uno spazio ristretto, a condividere emozioni e sensazioni e a collaborare, pur sotto la guida di un leader. Dunque si fa “gruppo”, tutti sono ugualmente importanti: le persone dell’equipaggio hanno dei compiti specifici e devono anche essere in grado di svolgere mansioni altrui nel caso in cui un membro sia impossibilitato a farlo.
In barca si ha l’opportunità di allontanare da sé problemi quotidiani poiché è necessario concentrarsi perlopiù sulla gestione della barca stessa. La vela, tramite la conduzione e l’esperienza del comando, permette di sollecitare l’attenzione, di aumentare l’autostima e l’autonomia e di essere sottoposti a continue stimolazioni che facilitano la creazione di un contesto nel quale i problemi e le incombenze legate alla routine quotidiana vengono notevolmente ridimensionati fino ad essere totalmente dimenticati.

Le prime iniziative legate alla Velaterapia furono intraprese nel quadro di progetti per il reinserimento sociale ed il recupero di giovani con problemi di relazione e di socializzazione. In tale contesto la Velaterapia è nata da una esperienza svedese conclusasi con sorprendente successo legata a un progetto di recupero di ragazzi considerati difficili e socialmente non inseriti.
In Italia la Velaterapia è comparsa nella seconda metà degli anni ‘80 e oggi sempre più associazioni veliche la inseriscono tra le loro iniziative. Tra i primi in Italia a considerare la vela come una opportunità terapeutica, Antonio Lo Iacono, Presidente della Società italiana di Psicologia (Sips), e vicepresidente dell'Associazione “Mareaperto” che dal 1989 porta in barca a vela disabili e persone soggette a disturbi nell’area psichica e motoria.
Fin dall’inizio la Velaterapia si è dimostrata particolarmente efficace e si è diffusa anche in ambiti diversi da quelli dai quali era partita, tanto che non si impiega più esclusivamente come strumento di cura per disabili ma viene consigliato per una gran parte di interventi orientati al sostegno di numerose procedure psicoterapeutiche.

La Velaterapia consiste nel trascorrere un certo periodo di tempo, variabile a seconda dei casi, in una barca a vela dovutamente attrezzata. Vengono programmate delle attività e, con la supervisione ed il controllo di uno psicoterapeuta, viene predisposto un iter didattico-comportamentale idoneo a sollecitare motivazioni e reattività orientate alla produzione e al sostegno di normali rapporti interpersonali. L’ambiente si presta in modo esemplare a realizzare un clima collaborativo e partecipativo, dove ognuno può rapidamente rintracciare le proprie inclinazioni ed esplicitarle nella interpretazione di uno specifico ruolo. Lo scopo non è solo quello di formare e consolidare quegli aspetti caratteriali che stanno alla base della normale interazione, ma anche di creare occasioni di sperimentazione delle proprie attitudini comportamentali e relazionali essenziali per uno sviluppo positivo della personalità.
Essa può definirsi come uso consapevole dell’esperienza in barca nella vita quotidiana, oppure associata a terapie riabilitative per persone che abbiano disturbi mentali come anche handicap fisici.

Su di una barca a vela le dinamiche di gruppo si amplificano, si ricrea una società in miniatura che ripropone le relazioni quotidiane con la massima intensità. L’avventura evocata dall’andar per mare si mescola alla responsabilità di ogni membro dell’equipaggio verso l’altro, al mettere in sicurezza se stessi e gli altri, a restare nel proprio ruolo e rispettare i ruoli altrui, allo stare a regole precise e sottostare agli ordini di un ‘comandante’. Nello specifico in questo caso nell’equipaggio è presente anche uno psicoterapeuta che inserisce, in un setting inusuale, la sua competenza professionale… Questa è un’esperienza che porta ad un consolidamento del sé e ad un miglioramento della propria consapevolezza corporea. Proprio per questo il metodo viene utilizzato in gruppi di ragazzi spesso definiti ‘difficili’ o su pazienti psichiatrici. Per le sue implicazioni fisiche è anche utilizzata per persone con varie disabilità organiche. Non diversa è l’implicazione della Velaterapia nell’organizzazione aziendale, in cui trova il suo inserimento nell’ambito formativo: su di una barca a vela tutti hanno un ruolo e delle competenze, tutti hanno un obiettivo comune, vigono delle regole, è presente un leader, la comunicazione è diretta, le decisioni devono essere veloci e condivise dall’equipaggio, che deve muoversi in sintonia con la barca e con il suo comandante. Qui i conflitti diventano aperti e privi di spazio per una decantazione e hanno, invece, la necessità di un chiarimento e di una soluzione immediata”. (Dott.ssa Mencaglia)
La barca rappresenta dunque una piccola comunità, con le proprie regole, i propri ruoli, i propri diritti e i propri doveri. Per i bambini può diventare un’esperienza di autonomia e di gioco, per gli adolescenti un’occasione per sperimentarsi lontano dai genitori, imparando nuove cose, acquisendo capacità che esulano dalla quotidianità: la barca a vela, dunque, non solo come momento riabilitativo, sportivo e ricreativo ma come occasione di maturazione e crescita.
In ultimo, non è trascurabile il potenziale benefico intrinseco nel’immersione-esposizione alla natura, intesa come mare, sole e vento, ma anche come vita marina: durante un’escursione in barca, a seconda dei luoghi ovviamente, ci si può imbattere in uccelli, pesci, tartarughe e soprattutto delfini. Questi animali, più di altri, sono noti per le emozioni che suscitano e per la connotazione quasi umana che spesso viene loro attribuita, probabilmente per la loro straordinaria intelligenza, per il muso “sorridente”, per il loro atteggiamento giocoso e per la notevole sensibilità e capacità di comunicazione, caratteristiche che li pongono anche al centro di programmi terapeutici e riabilitativi in particolare per persone con disturbi della comunicazione.
Il contatto con la natura insegna anche ciò che andrebbe e non andrebbe fatto per preservarla: dunque una sensibilizzazione alla salvaguardia dell’ambiente e alla lotta all’inquinamento.

Utile infine, per comprendere la validità della Velaterapia, la lettura dei principi che animano e ispirano l’idea che la vela è per tutti, sanciti dal Manifesto europeo della vela solidale, approvato dal Parlamento Europeo nel novembre 2010:

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1. Il movimento europeo della vela solidale è parte integrante del più ampio movimento internazionale per la pace e per l’attenzione ai bisogni dei più deboli e degli ultimi.
2. Obiettivo prioritario per il movimento europeo della vela solidale è contribuire a migliorare la qualità della vita per tutti. In particolar modo con coloro ai quali, a causa di un danno fisico o mentale oppure di uno svantaggio sociale, viene impedito l’accesso ai benefici e all’affettività della vita sociale.
3. Noi del movimento europeo della vela solidale siamo fautori e promotori anche di una integrazione orizzontale tra le diverse abilità e i diversi livelli di svantaggio sociale. Consideriamo fondamentali all’interno dei nostri percorsi esperienze di auto aiuto e di mutuo aiuto.
4. Usiamo la leggerezza della navigazione a vela, della solidarietà a bordo, come strumento efficace, tra gli altri, contro lo stigma, l’esclusione in ogni sua forma, contro i privilegi dei pochi a discapito dei bisogni dei molti.
5. Rivendichiamo la più antica tradizione della marineria e del mare, fondata sul rispetto della natura, degli altri, di se stessi. Siamo convinti che a bordo le diverse abilità diventano una ricchezza e mai un impedimento. Ognuno, a prescindere dalla propria abilità, può dare un valido contributo al buon svolgimento della vita di bordo e della navigazione. Tale esperienza diventa bagaglio esistenziale di grande importanza se riportato a terra nella vita di tutti i giorni.
6. Siamo inoltre convinti che la vita di bordo e la navigazione a vela contribuiscono in maniera determinante ad alleggerire l’isolamento del “disagiato” e soprattutto quel vittimismo di cui spesso si alimenta.
7. Il movimento europeo della vela solidale vuole mettere in essere e promuove tutte quelle azioni sportive e culturali, di politica e di comunicazione sociale per convincere le Istituzioni, in particolar modo quelle legate alla scuola, alla giustizia e alla medicina, affinché si creino spazi sempre più ampi di utilizzo della navigazione a vela come “strumento” educativo, riabilitativo e terapeutico.
8. Il movimento europeo della vela solidale si contrappone all’isolamento dei disabili e degli svantaggiati sociali, al loro contenimento in “aree speciali” in centri specializzati anche nei casi di disabilità leggere.
9. Il movimento europeo della vela solidale promuove esperienze e percorsi di trattamento e non di intrattenimento nell’area del disagio. Rinuncia nei fatti a esperienze episodiche, prive di verifiche circostanziate e più in generale alla beneficenza tout court.
10. Il movimento europeo della vela solidale intende creare una rete di confronto e di relazioni tra le Associazioni Europee che utilizzano la vela nell’area del disagio fisico, mentale, sensoriale e sociale.

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