SAPER ASCOLTARE
E' possibile valutare la capacità di ascolto in relazione al tempo dedicato,
alla modalità ed ai benefici ricevuti?
Saper "ben ascoltare" può portare ad aprire la mente a nuove idee, a nuove soluzioni,
ad arricchimento della persona. E' un'abilità che può essere molto utile anche
per la crescita professionale. Questa capacità contribuisce notevolmente ad essere
dei bravi genitori, dei buoni figli, degli insostituibili compagni; è indispensabile
ai medici, ai manager, indiscutibilmente agli addetti alle vendite.
Da studi statistici, come si vede da grafico, è stato rilevato che, nei processi
di comunicazione, la maggior parte del tempo viene dedicata all'ascolto.

Poiché il tempo è un bene prezioso e va utilizzato al meglio, le modalità di
ascolto dovrebbero essere migliorate. Un metodo è quello di analizzare schematicamente
le proprie modalità di ascolto e tentare di quantificarle:
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Ascolto finto |
Ascolto "a tratti" , lasciandosi catturare da distrazioni, dall'immaginazione e comunque fidandosi
dell'intuito che precocemente cattura le cose "importanti" tralasciando quelle
meno importanti. Ascolto quindi passivo, senza reazioni, vissuto solo come opportunità
per poter parlare. |
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Ascolto logico |
Ci si sente già soddisfatti quando ci si scopre ad ascoltare applicando un efficace
controllo del significato logico di quello che ci viene detto. L'attenzione sarà
concentrata sul contenuto di ciò che viene espresso ed anche l'interlocutore potrebbe
avere l'errata convinzione di essere stato capito. |
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Ascolto attivo empatico |
Ci si mette in condizione di "ascolto efficace " provando a mettersi "nei panni dell' altro ", cercando di entrare nel punto di vista del nostro interlocutore e comunque
condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta. Attenzione:
da questa modalità è escluso il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione
del "dover darsi da fare" per risolvere il problema. |
Quanto si è disposti a credere che quest'ultima modalità possa allargare
le conoscenze, facilitare i rapporti, evitare errori, risparmiare tempo, aumentare
la fiducia nella relazione? Può valer la pena di fare dei tentativi?
Lo sforzo necessario sarà di spostare il l'interesse dal "perché " l'altro dice, interpreta o vive una situazione al "come " la dice: avendo, e quindi mostrando, interesse e comprensione ("sei importante, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento"). Potrebbe succedere che chi parla, sentendosi ascoltato, tenterà di migliorare
la comunicazione sia nella quantità che nella qualità a tutto vantaggio della
ricchezza delle informazioni, del senso di sicurezza, della fiducia e dell'onestà.
Applicare una più efficiente modalità di ascolto avrà diversi vantaggi nei vari ambiti:
- riduce le incomprensioni.
- induce l'interlocutore ad esprimersi a pieno senza timore: spesso stimola in
lui la ricerca delle migliori possibilità espressive, anche nei contenuti!
Rapportarsi al meglio con gli altri aumenta l'autostima e la fiducia in se stessi : si immagazzinano più informazioni, si eseguono meglio le istruzioni ed anche
si ha maggior controllo su quelle date. Meno errori vuol dire impiegare il tempo
al meglio in un clima di fiducia e di rispetto. Saper ascoltare se stessi, inoltre,
metterà al riparo da scelte di cui ci si potrebbe pentire e aiuterà a soddisfare
i bisogni ben individuati.
Gli obiettivi raggiungibili ascoltando a livello attivo empatico potrebbero consistere, quindi, in un arricchimento personale, in un sostegno
al nostro interlocutore perché trovi da solo le risposte ai suoi problemi o entrambi
contemporaneamente; in tutti i casi:
conviene aspettare il proprio turno ascoltando e poi parlare
Attenzione: le nostre abitudini di ascolto in qualche modo sono state influenzate
dai modelli appresi da bambini e da come si è sviluppata la nostra integrazione
nelle prime occasioni di socializzazione. Tuttavia, con un certo esercizio, è
possibile migliorare le proprie capacità di ascolto.
Ecco due semplici esercitazioni per:
- migliorare le abilità di ascolto imparando ad utilizzare un ascolto attivo empatico
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- Nella situazione in cui il nostro interlocutore è preda di uno stato emotivo
alto (rabbia, ansia, agitazione), per un fatto che non dipende da te, prova ad ascoltare al livello attivo empatico.
- Prova ad ascoltare al livello attivo empatico quando il problema che ha causato lo stato emotivo ti coinvolge come attore (l'interlocutore ti considera la causa del suo stato emotivo perturbato).La
teoria, in questo caso, è applicabile più difficilmente e sarà necessario uno
sforzo per riuscire nell'impresa.
- Fai mente locale su qualche persona che ritieni un "buon ascoltatore", poi rifletti sul suo modo di porgersi e sulle gradevoli sensazioni che ti
procura; ricorda, inoltre, qualche situazione in cui un buon ascolto ha o avrebbe
risolto un problema più in fretta.
- allenarsi all'ascolto e alla consapevolezza
- Prova a ripensare ad alcuni momenti passati della tua vita in cui sei riuscito
ad esprimerti su argomenti "difficili"; quanto ti sei sentito veramente ascoltato;
con chi eri? Quando o quanto invece hai "dovuto tener dentro" perché bloccato
dal tuo interlocutore? Chi era? Da chi ti piacerebbe o ti sarebbe piaciuto essere
ascoltato di più?
- Per alcuni minuti chiudi gli occhi e concentrati sui rumori che provengono dall'esterno
sforzandoti di captare anche quelli meno percettibili.
- Prova ad ascoltare con impegno una conferenza per te poco interessante o gli
interventi di una riunione noiosa.
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