LINGUAGGIO NON VERBALE
Un artista abituato ad usare i colori e a godere delle forme percepira' la realta'
circostante in un'ottica "piu' colorata" e con maggiori "sfumature" rispetto ad
un profano; un musicista apprezzera' maggiormente armonia e pulizia di suoni rispetto
a chi non se ne e' mai curato.

Entrambi hanno affinato le loro percezioni ed hanno appreso alcune modalita'.
Con la passione e con l'impegno e' possibile apprendere nuovi "linguaggi" ed ampliare
cosi' la nostra rappresentazione del mondo.
Nel campo della comunicazione prestare attenzione al linguaggio non verbale,
individuarne alcuni ausili interpretativi potra' consentire un cambiamente-ampliamento del sentire e del vedere e quindi delle interessanti descrizioni alternative del mondo. Gli strumenti
proposti potranno dare indicazioni sui "segnali" degli altri, ma anche sui propri,
preziosi per conoscerci meglio.
Un esempio ...
| Per avere un'immediata rappresentazione del linguaggio non verbale proviamo ad
immaginare di essere in un paese straniero e di non conoscere affatto la lingua:
noi italiani siamo famosi nel mondo per il nostro gesticolare e per trovare strade
alternative al linguaggio strettamente verbale per comunicare! Del resto se proviamo
ad osservare attentamente il nostro interlocutore anche mentre parla la nostra
lingua, potremo individuare una serie di segnali che si accompagnano alle parole
e che ci danno delle interessanti informazioni!!! |
Tentando una separazione di piani, (Watzlawick Menschliche Kommunikation 1974 ) da una parte abbiamo il contenuto (si esprime con le parole) e da una parte la relazione (si esprime con il linguaggio non verbale). Quando la relazione e' positiva
tutto va liscio come l'olio, ma se la relazione è da costruire o è tesa o addirittura
negativa i segnali non verbali (tono, mimica, atteggiamento, gestualità,distanza)
diventano molto importanti, prendono il sopravvento e spesso "inghiottono" le
informazioni sul piano del contenuto. Se un interlocutore ha paura o si sente
aggredito o umiliato si attiva in lui il "cervello rettile", si innesca un parziale
blocco delle funzioni cognitive e le emozioni prendono il sopravvento. La comunicazione comincia a soffrire, la "buona, efficace
e duratura" relazione diventa piu' difficile da mantenere o instaurare.
E' straordinario come noi, pur non avendo consapevolezza piena (conoscenza del
codice) del linguaggio non verbale, istintivamente gli attribuiamo maggior importanza
e gli concediamo maggiore fiducia, infatti spesso lo usiamo come modalita' di
controllo del linguaggio verbale .
Provate a dire "sono molto contenta di vederti" con un'espressione sfacciatamente
triste: che reazione avrebbe la persona che vi sta di fronte? Siamo in genere
molto attenti a controllare la congruenza tra il contenuto della comunicazione
ed i segnali non verbali dell'interlocutore: la congruenza convince mentre l'incongruenza
rende instabile il rapporto e genera disagio ed incredulita'.
Un occhio attento ed esperto riesce a:
- ricollegare queste sensazioni con i segnali che li hanno generati
- operare delle verifiche
- superare malintesi spesso svantaggiosi
Spesso gli insicuri, ad esempio, inviano messaggi incongruenti e qualche loro
inibizione da qualcuno potrebbe essere scambiata per "arroganza". Tengo a sottolineare
l'importanza dell'operare delle verifiche perché anche i segnali non verbali o "analogici" non sono sempre univoci e così
anche il sorriso può essere segnale di imbarazzo, presunzione e non soltanto di
compiacimento; le lacrime possono essere di dolore o di gioia , lo stringere i pugni può indicare aggressività/ostilità e persino autodisciplina.
Un altro motivo per prestare attenzione al linguaggio non verbale è quello che,
se anche noi siamo sollecitati molto precocemente all'apprendimento del linguaggio
parlato, un messaggio può essere così suddiviso nella sua costituzione (suddivisione
di Albert Mehrabain ):

Dalle vostre esperienze e da suggerimenti teorici potrete riscontrare delle regolarita'
nel linguaggio corporeo che daranno degli indizi sull'altro ma che dovranno essere
sempre verificate, invece di presumere di "aver senz'altro" capito: solo un attento
controllo ci consentira' di stabilire se la nostra percezione era corretta. Il
miglior modo per assicurarsi di aver ben capito e' stimolare l'altro a esplicitare
le intenzioni e si potra' fare facendo domande o … restando in silenzio. Le domande aperte (quelle a cui non si può rispondere con si' o no) incoraggeranno l'interlocutore
a esprimersi più a lungo e quindi noi potremmo prestare ascolto sia al contenuto
che al modo con si parla, mentre le domande chiuse (quelle che sollecitano come risposta un si' o un no) non saranno sempre appropriate
perchè, se usate per il controllo dei sentimenti al di fuori delle relazioni strettamente
private,sono troppo sfacciatamente intrusive della sfera psicologica intima. Spesso
il tacere allo scopo di incoraggiare l'altro a parlare più a lungo è il metodo
che ottiene migliori risultati, ma è di difficile attuazione: provare per credere!! |